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	<title>instagram Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>instagram Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>Perché segui Trump sui social: sfatiamo il complotto</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/01/27/perche-segui-trump-sui-social-sfatiamo-il-complotto/</link>
					<comments>https://www.adlmag.it/2025/01/27/perche-segui-trump-sui-social-sfatiamo-il-complotto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[instagram]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Potreste scoprire di star seguendo Trump, il nuovo Presidente degli Stati Uniti, senza nemmeno saperlo o aver mai visitato la sua pagina. Possibile sì, e del tutto legale. Allo show delle elezioni di Trump, nolenti o volenti, abbiamo partecipato un po’ tutti. Bene, a quanto pare avremmo fatto anche di più, ma senza rendercene conto. [&#8230;]</p>
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]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Potreste scoprire di star seguendo Trump, il nuovo Presidente degli Stati Uniti, senza nemmeno saperlo o aver mai visitato la sua pagina. Possibile sì, e del tutto legale. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Allo show delle elezioni di Trump, nolenti o volenti, abbiamo partecipato un po’ tutti. Bene, a quanto pare avremmo fatto anche di più, ma senza rendercene conto. <br></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Molte persone hanno scoperto di seguire l’account Instagram di Trump, contro la propria volontà. <br></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Si è dato il via all’allarme e al complotto, proprio come all’America piace fare. Forti anche della presenza di Mark Zuckerberg all’evento. Il proprietario di Meta, il colosso a cui appartiene Instagram, era nelle prime file durante il grande evento americano. Le persone, quindi, hanno unito i puntini arrivando alla grande teoria del complotto tra la Casa Bianca e l’imprenditore. In realtà Zuckerberg (più o meno) non c’entra nulla e nemmeno Trump. <br><br>Sembrerebbe essere tutto normale e spiegabile. Gridando allo scandalo e alla violazione della privacy a così pieni polmoni si è riusciti a scomodare anche i grandi uffici di Meta, da cui è arrivata la spiegazione. <br><br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6872.jpeg" alt="" class="wp-image-32940" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6872.jpeg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6872-980x653.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6872-480x320.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Via Avvenire</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>Il direttore delle comunicazione di Meta ha raccontato di come sia tutto un grande fraintendimento. <br></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Vi soiego meglio..gli account incriminati sono i profili Instagram di Trump e JD Vance, l’attuale vicepresidente degli Stati Uniti. Il fatto è questo: l’azienda, dopo l’insediamento di una nuova amministrazione presidenziale, adotta una prassi particolare. In questo processo gli account Facebook e Instagram della precedente amministrazione vengono archiviati e tutti i follower si spostano a quelli nuovi. I quali ora sono: @potus per Trump e @vp per Vance. <br></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">In sostanza, Trump e Vance hanno ereditato i follower che prima del giuramento appartenevano ai profili istituzionali di Joe Biden e Kamala Harris. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per voi ha senso? Per me non troppo, ma sono multinazionali, una spiegazione ce l’hanno sempre. (O forse ho guardato troppe volte “<em>The Social Network”</em>). Sicuramente non si tratta di un complotto e tantomeno di favoreggiamento, forse, ma vero è che l’azienda ha annunciato alcuni cambiamenti. Questi per riposizionarsi in vista dell’insediamento della nuova presidenza. Tra questi abbiamo l’abolizione del programma di <em>fact checking</em>, l’interruzione dei programmi di diversità, equità e inclusione e <em>dulcis in fundo</em> una ricomposizione del consiglio d’amministrazione dell’azienda. <br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="667" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6869.webp" alt="" class="wp-image-32941" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6869.webp 1000w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6869-980x654.webp 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6869-480x320.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1000px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Via Variety</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br>Ora, per quanto gli username dei due personaggi sembrino gli stessi del rapper emergenti che tutti abbiamo nel nostro quartiere, il loro significato spiega molto più facilmente questa incomprensione. <br></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">POTUS, infatti, altro non è che l’abbreviazione per <em>President</em> <em>Of The United States. </em>VP per <em>Vice President. </em><br></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quindi, il nostro follow non ci è stato strappato dai nostri cari rappresentanti di partito, ma è rimasto lì dove stava. Questo perché non seguivamo la persone nello specifico, quanto piuttosto la carica istituzionale. Infatti, i profili rappresentano gli account ufficiali dell’amministrazione insediata nella Casa Bianca nell’attuale momento storico. I profili personali sono tutt’altra cosa. <br></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Insomma, morale della favola: non inquadrare Zuckerberg negli eventi importanti. Questo perché senza la presenza di uno dei titani dell’oligarchia tecnologica, forse non avremmo puntato il dito così velocemente contro Meta. O forse non sarebbe cambiato nulla e i fili della trama sarebbero stati tirati lo stesso a conclusione. <br><br></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6870-1024x683.webp" alt="" class="wp-image-32942" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6870-980x653.webp 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6870-480x320.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption"> Via Rolling Stones</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nessun complotto: i profili ufficiali contano gli stessi follower di prima, cambiano solo il numero di post e di seguiti.<br></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma Meta ci ha comunque messo lo zampino. Infatti, cercando l’hashtag #democrat, non compare niente se non la scritta “<em>abbiamo nascosto questi risultati” </em>perché, a quanto pare,“<em>potrebbero contenere contenuti sensibili”. </em>Questo ha fatto un po’ storcere il naso perché, guarda caso, è capitato proprio a pochissimi giorni dell’annuncio di Zuckerberg dell’eliminazione del programma di <em>fact checking</em> da tutti i sociali. Oltre che al successivo, presunto ancora, trasferimento del team di moderazione dei contenuti dalla California al Texas “<em>per isolarlo dai pregiudizi culturali”</em>.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="420" height="314" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6876.webp" alt="" class="wp-image-32943" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6876.webp 420w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6876-300x224.webp 300w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /><figcaption class="wp-element-caption">Via The Economic Times</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br>Di nuovo, però, arriva il dipartimento di comunicazione dell’azienda a calmare le acque e ci spiegano che si tratta di un errore che concerne vari hashtag e “<em>non sono quelli di sinistra”.</em> <br></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tutto sommato mi è andata bene, mille volte meglio fare l’unfollow al profilo di Trump che vedersi ricomparire il segui sul profilo di “quell’ex”. Peccato però che nonostante molti smettono di seguirli, dopo pochi minuti si ritrovino di nuovo il profilo della presidenza nei seguiti. <br></p>



<p class="wp-block-paragraph"> </p>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>
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		<title>Filtri sospesi</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/01/22/filtri-sospesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[filtri di bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[instagram]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;era un tempo in cui le cose erano vere. Distopia? no, semplicemente è arrivato Instagram, con i filtri. Dove i sorrisi si stampano a comando, i corpi brillano di perfezione artificiale e gli occhi riflettono colori che nessun tramonto reale ha mai visto. Un mondo nato non dal caso o dalla natura, ma dalla logica [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>C&#8217;era un tempo in cui le cose erano vere. Distopia? no, semplicemente è arrivato Instagram, con i filtri. Dove i sorrisi si stampano a comando, i corpi brillano di perfezione artificiale e gli occhi riflettono colori che nessun tramonto reale ha mai visto.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un mondo nato non dal caso o dalla natura, ma dalla logica spietata di un algoritmo e dalla magia ingannevole di un filtro. Oggi, quel castello di perfezione sembra iniziare a <strong>mostrare le sue crepe</strong>.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Meta, il colosso dietro Instagram, ha deciso di rimuovere i filtri di bellezza in alcune regioni per motivi legali e per le crescenti pressioni sul benessere psicologico degli utenti. E con questa decisione, inaspettata e improvvisa, <strong>la realtà è tornata a bussare alle porte</strong> di milioni di schermi. Ma come si reagisce quando l’illusione svanisce? Si festeggia la verità o si piange la perdita dell&#8217;inganno?</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>L’era della perfezione artificiale</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per anni, i filtri sono stati la lente attraverso cui abbiamo osservato e giudicato noi stessi e gli altri. Un filtro per affinare il naso, un altro per gonfiare le labbra, uno per cancellare la stanchezza dagli occhi e poi, perché no, uno per trasformare l’intero volto in una maschera di seta senza pori, senza rughe, senza tempo. Era semplice: bastava un clic, un gesto rapido, per diventare migliori. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="382" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/filtri-insagram-effetti.jpg-copia.jpg" alt="" class="wp-image-32690" style="width:561px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/filtri-insagram-effetti.jpg-copia.jpg 800w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/filtri-insagram-effetti.jpg-copia-480x229.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Ma migliori per chi? E per quale standard?</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In questo circo di artefatta perfezione, gli utenti avevano trovato una fuga. Non si trattava più di apparire, ma di esistere, esclusivamente, attraverso <a href="https://www.today.it/opinioni/filtri-instragram-meta-editoriale.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’apparenza.</a></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Poi, improvvisamente, tutto si è fermato. I filtri, che per molti erano diventati una seconda pelle, sono spariti. Niente più “Paris” o “Glow”, niente più illusioni rassicuranti. Solo il volto, crudo, reale, disarmante. Un volto che alcuni utenti non riconoscono più, poiché <strong>sepolto sotto strati di artificialità.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Il panico degli utenti</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il panico non si è fatto attendere. Sui social sono esplosi commenti, lamentele, accuse. <strong>“Come faccio a postare una foto adesso?”</strong> si chiede una ragazza, mentre un’altra confessa: “Non so più chi sono senza filtri. È come guardare un estraneo”. Alcuni hanno definito questa decisione un attacco alla loro libertà di espressione. Altri, più cinici, hanno parlato di ipocrisia: “Si preoccupano del nostro benessere, ma continuano a bombardare di pubblicità tossiche per prodotti dimagranti e chirurgia estetica”.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="367" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/180331464-10668931-a16c-4134-8753-8b6327941612.jpg" alt="" class="wp-image-32689" style="width:780px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/180331464-10668931-a16c-4134-8753-8b6327941612.jpg 900w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/180331464-10668931-a16c-4134-8753-8b6327941612-480x196.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 900px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C’è chi ha accolto la novità con sollievo, certo, ma sono voci isolate. La maggioranza sembra persa, smarrita, come se si fosse svegliata da un sogno dorato per ritrovarsi in una realtà che non sa più affrontare. E forse è proprio questo il punto:<strong> i filtri non erano solo un gioco, ma una dipendenza. </strong>Una droga che ci faceva sentire adeguati e ci dissociava dalla realtà. E ora che questa droga è stata tolta, l’astinenza si fa sentire con tutta la sua brutalità.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>La verità che crea spavento</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma perché questa reazione così intensa? Perché il ritorno alla realtà, che dovrebbe essere naturale, è vissuto come una condanna? Forse perché abbiamo passato troppo tempo a nasconderci. Nascondere i nostri difetti, le nostre insicurezze, le nostre imperfezioni. Abbiamo costruito <strong>un mondo di vetro</strong>, fragile, scintillante, in cui <strong>ogni riflesso era una bugia</strong>. E ora che quel vetro si è infranto, ci troviamo a fare i conti con noi stessi. Non più con la versione migliorata di noi, ma con ciò che siamo davvero.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E qui si apre una domanda inquietante: siamo ancora capaci di accettare la verità? O siamo talmente assuefatti alla falsità da non poter più vivere senza di essa? Forse i filtri di Instagram non erano solo uno strumento, ma il simbolo di un’epoca, di <strong>una cultura che ha preferito la maschera al volto, la finzione alla realtà.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Un futuro no illusion?</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Che cosa succederà ora? Il mondo cambierà davvero? Forse no. Forse troveremo altri modi per costruire nuove illusioni, nuove maschere. <strong>La tecnologia ci offre infinite possibilità</strong>, e l’uomo ha sempre saputo piegarla ai propri desideri. Ma forse, per qualcuno, questa potrebbe essere un’opportunità. Un’occasione per riscoprire il valore dell’autenticità, per accettare che la bellezza non è solo simmetria e perfezione, ma anche imperfezione, unicità, umanità.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="780" height="470" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Meta-Logo-780x470-1.jpg" alt="" class="wp-image-32691" style="width:561px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Meta-Logo-780x470-1.jpg 780w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Meta-Logo-780x470-1-480x289.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 780px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sarà difficile, certo. Perché <strong>vivere senza filtri significa esporsi, mostrarsi, rischiare di essere giudicati.</strong> Ma significa anche liberarsi, abbracciare la propria verità. E forse, in un mondo così abituato alla finzione, questo è l’atto di ribellione più grande.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E mentre i riflettori si spengono su questa vicenda, rimane un pensiero: se davvero siamo arrivati al punto di non poter vivere senza un filtro, allora forse <strong>il problema non è Instagram. Il problema siamo noi.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E forse, per cambiare davvero, dovremmo iniziare a guardarci nello specchio, senza paura, senza filtri, e chiederci chi siamo. E chi vogliamo essere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>By Millo &amp; Frank</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: Pinterest</p>
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		<title>Instagram: addio ai filtri bellezza</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/01/18/instagram-addio-ai-filtri-bellezza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Di Fano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jan 2025 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[instagram]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una svolta per l&#8217;autenticità: Instagram elimina i famosi e illusori filtri bellezza creati dagli utenti Il 14 Novembre, Instagram ha perso la sua maschera più famosa: i filtri. Finalmente Meta, l’azienda di proprietà di Mark Zuckerberg, ha deciso di rimuovere i famosi filtri creati dagli utenti, ed in particolare, i cosiddetti “filtri bellezza”. Sì, quelli [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una svolta per l&#8217;autenticità: Instagram elimina i famosi e illusori filtri bellezza creati dagli utenti</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il 14 Novembre, Instagram ha perso la sua maschera più famosa: i filtri. Finalmente Meta, l’azienda di proprietà di Mark Zuckerberg, ha deciso di rimuovere i famosi filtri creati dagli utenti, ed in particolare, i cosiddetti<em> “filtri bellezza”</em>. Sì, quelli che ci facevano sentire belli come i divi di Hollywood e che ognuno di noi ha usato almeno una volta nella vita. Peccato però, che sia tutta un’illusione, e questo noi, lo sappiamo benissimo. Ingenuamente, andavamo ad annullare, in maniera parziale o totale, i connotati del viso che ci fanno sentire unici, quelli che ci rendono davvero belli e mostrandoci così sempre più simili gli uni agli altri.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Oggi siamo arrivati ad un punto di svolta. Per molti, infatti, questo gesto viene definito un atto di coraggio, una sfida alla società che ci induce a nascondere chi siamo veramente: le nostre imperfezioni, le caratteristiche che ci rendono particolari. Insomma, le nostre parti più belle. Oggi, forse, è il giorno in cui possiamo finalmente liberarci, almeno per quanto riguarda Instagram.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Ma questo è davvero il cambiamento che stavamo cercando?</strong>. Al giorno d’oggi, è difficile che qualcuno osi ancora scattarsi selfie con la corona di fiori o l’instancabile faccia da cane. E un pò dispiace che rimuovano i filtri più divertenti e giocosi, come <em>“Scopri che animale sei”</em> oppure poter vedere la tua faccia sul corpo di Miley Cyrus nel video di <em>Wrecking Ball</em>. Sicuramente, però, diventa un’<strong>opportunità per riflettere sul nostro rapporto umano con la bellezza</strong>, l’autenticità e l’apparenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Leggende-di-Moda-1-1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-32412" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Leggende-di-Moda-1-980x490.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Leggende-di-Moda-1-480x240.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una scelta che si rivolge ai più giovani</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dietro la decisione di Meta infatti, si cela un dilemma più preoccupante sulla <strong>salute mentale</strong>. La generazione di oggi, è abituata a specchiarsi sui social e a rincorrere un desiderio “malato” di perfezione ideale, fatto di standard irraggiungibili. Specialmente quando parliamo di filtri, e dunque di bellezza fisica, tutto ciò ha sviluppato negli adolescenti un disturbo da dismorfismo corporeo: una preoccupazione eccessiva e ossessiva per un difetto fisico percepito, che spesso è inesistente o non visibile agli altri. Questo, di conseguenza, ci spinge sempre più all’omologazione, ad essere in linea con quell’estetica e ad adeguarci ai trend del momento, per sentirci più giusti.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Secondo gli psicologi, l’uso prolungato dei filtri di bellezza su Instagram emerge come un serio pericolo per l’autostima, alimentando ansia e depressione. E secondo uno studio del Wall Street Journal, il 33% degli adolescenti che utilizzano la piattaforma vive un disagio psicologico legato a questa pratica. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Mentre Meta inizia a riconoscere i rischi, non è la prima a intervenire. TikTok infatti ha già imposto restrizioni sui filtri di bellezza per i minori, consapevole dell’impatto devastante che questi strumenti possono avere sulla salute mentale. </p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Possiamo parlare di rivoluzione?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Poco importa della rimozione dei filtri che levigano la pelle, modificano il naso e ingrandiscono le labbra. Tanto ad oggi, si fa con la chirurgia, poichè la nostra <strong>ricerca insaziabile di perfezione</strong> non si ferma con un click.&nbsp; Sicuramente, sarà interessante vedere come reagiranno gli utenti social a questo cambiamento (specialmente i personaggi pubblici, i quali ne fanno largo uso). La domanda da porsi, dunque, è: ” Cambierà davvero qualcosa?”.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È difficile che questo gesto possa attuare una vera e propria rivoluzione, perché continueranno ad esistere tantissime altre app che permetteranno di distorcere la realtà e la propria immagine, come Snapchat, FaceApp e l’Intelligenza Artificiale. Anzi, ormai è ciò che ci si prospetta per il futuro. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="414" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Tattoos-1.jpg" alt="" class="wp-image-32425" style="width:582px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Tattoos-1.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Tattoos-1-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La dura realtà, è che rimuovere i filtri dai social non serve a molto se continueremo con la logica dell’<strong> <em>“apparire”</em> piuttosto che<em> “essere”</em>.</strong> Ci si chiede quindi se sia davvero possibile che da oggi Instagram diventi un posto sicuro dove essere noi stessi. Intanto, la sfida per ognuno di noi sarà quella di ricercare un&#8217;idea di bellezza meno legata ai canoni estetici imposti, e più legata alla volontà di mostrare se stessi per ciò che si è: senza filtri, nel vero senso della parola.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel frattempo, Instagram li abbandona, sì, ma in realtà cambia solo il modo per accedere a questi strumenti che ci fanno sentire &#8220;perfetti&#8221;. Così, con la nostra immagine intatta, siamo pronti per un nuovo scatto. E se ci sembra di non essere al meglio, niente paura, i filtri sono ancora lì, a trasformarci in una versione più sopportabile di noi stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Foto: Pinterest</p>
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		<title>Fontanesi il ruba tempo: l’arte che lacera e ricuce il mondo</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2024/12/05/fontanesi-il-ruba-tempo-larte-che-lacera-e-ricuce-il-mondo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[Fontanesi]]></category>
		<category><![CDATA[instagram]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al mondo esiste l’arte, e poi, l’arte che non chiede il permesso, che non aspetta -e non ne ha bisogno di certo-&#160; la tua approvazione. Un’arte che si insinua nei meandri più intimi della quotidianità, prendendo il banale per trasformarlo in epifania. Di cosa stiamo parlando?&#160; Dell’arte di Fontanesi, una creatura anonima che, figlia del [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Al mondo esiste l’arte, e poi, l’arte che non chiede il permesso, che non aspetta -e non ne ha bisogno di certo-&nbsp; la tua approvazione. Un’arte che si insinua nei meandri più intimi della quotidianità, prendendo il banale per trasformarlo in epifania.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Di cosa stiamo parlando?&nbsp;</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dell’arte di Fontanesi, una creatura anonima che, figlia del mondo digitale, scivola tra i profili Instagram come un’ombra sfuggente, ricordandoci che non tutto può essere incasellato in una categoria o un hashtag.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Lui, o lei, ha deciso di rubare un nome che sa di passato, un nome che appartiene a un pittore dimenticato del XIX secolo. Ma non c’è nulla di nostalgico in Fontanesi. C’è invece il cortocircuito, il pugno nello stomaco che ti lascia senza fiato.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="506" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3836.jpg" alt="" class="wp-image-29584" style="width:639px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3836.jpg 900w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3836-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 900px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Attivo dal 2012, Fontanesi ha trasformato i social media — <a href="https://www.instagram.com/fontanesi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Instagram</a>, in particolare — in un laboratorio d’avanguardia. Non si tratta di un semplice archivio d’immagini, bensì di un palcoscenico dove due frammenti del mondo, apparentemente scollegati, si incontrano e dialogano. È come se prendesse due mondi lontani — un cane che corre su un prato e il frammento di un muro sbrecciato — e li unisse in un’unica storia. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong><em>Nessuna didascalia, nessun indizio, solo un invito:&nbsp;guardare.</em></strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Il layout delle storie, l’arte del disordine</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Fontanesi si appropria del caos di Instagram e lo rende sistema. Il layout delle “stories”, quella griglia nata per catturare momenti fugaci, diventa il terreno fertile per un’estetica che flirta con il neorealismo, con la pittura fiamminga, e persino con l’irriverenza di Munari.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ogni immagine è un frammento; ogni frammento è una domanda. E, in fondo, non è questo il compito dell’arte? Metterci davanti ad enormi punti interrogativi, spogliarci della nostra certezza che il mondo sia fatto di ordine e bellezza? Perché il mondo di Fontanesi non è&nbsp;<em>bello</em>. È grottesco, è ironico, è romantico e, a volte, perturbante.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ciò che colpisce, in questa “pratica fontanesiana”, è la capacità di smascherare il vuoto sotto il patinato. Nei suoi collage visivi, l’estetica della spontaneità digitale — selfie, scorci di città, animali, texture urbane — viene riassemblata in composizioni che non vogliono mai consolarti.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="890" height="890" data-id="29587" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3832.jpg" alt="" class="wp-image-29587" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3832.jpg 890w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3832-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 890px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="890" height="890" data-id="29586" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3830.jpg" alt="" class="wp-image-29586" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3830.jpg 890w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3830-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 890px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="640" data-id="29585" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3831.jpg" alt="" class="wp-image-29585" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3831.jpg 640w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3831-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 640px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non ci sono sorrisi, non ci sono idilli. Ci sono, invece, lampi di verità: l’erba che cresce tra le crepe di un muro; il riflesso distorto di un volto nell’acqua sporca; il cielo grigio che incombe sopra un edificio in rovina.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Un’estetica che non si piega alle regole</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Alcuni critici vedono in Fontanesi un ritorno al neorealismo: l’arte del quotidiano, del brutto che si fa sublime. Altri evocano la pittura fiamminga, con la sua ossessione per il dettaglio e per la luce che trasforma anche l’oggetto più umile in qualcosa di eterno.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma non è qui che sta il vero fascino di Fontanesi. Il suo genio, semmai, sta nella libertà con cui maneggia questi riferimenti, nel modo in cui trasforma la banalità in narrazione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Fontanesi, come un Munari digitale, gioca con il nostro sguardo e con il nostro immaginario. Le sue immagini sono un enigma che non offre soluzione. C’è chi ci vede ironia, chi romanticismo, chi un filo di malinconia. Ma non importa ciò che vedi: importa ciò che senti.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="800" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3835.jpg" alt="" class="wp-image-29588" style="width:388px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3835.jpg 800w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3835-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E ciò che senti è un misto di inquietudine e meraviglia, come se stessi spiando qualcosa di troppo intimo per essere condiviso.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>L’arte che ci meritiamo</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In un mondo ossessionato dalla perfezione, Fontanesi ci offre l’imperfezione. In un’epoca in cui ogni immagine è filtrata, corretta, ripulita, lui ci regala il disordine, il non detto, l’incontro fortuito tra due realtà che, nella loro collisione, riescono a raccontare qualcosa di vero.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non è un’arte per tutti. Non è un’arte che consola. Ma è un’arte che serve.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Perché?</strong> </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Perché ci ricorda che il mondo, come la vita, non può essere sempre bello. E questo, forse, è il più grande atto di sincerità.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E così, Fontanesi ci lascia con un sorriso amaro. Non sappiamo chi sia, né dove voglia arrivare. Ma una cosa è certa: in un’epoca di immagini vuote, il suo, è un messaggio che pesa. Pesa come un macigno!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: Pinterest</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="890" height="890" data-id="29590" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3834.jpg" alt="" class="wp-image-29590" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3834.jpg 890w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3834-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 890px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="890" height="890" data-id="29589" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3833-copia.jpg" alt="" class="wp-image-29589" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3833-copia.jpg 890w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_3833-copia-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 890px, 100vw" /></figure>
</figure>
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		<title>Ultraviolet Social Club: serviva davvero un altro social?</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2024/08/19/ultraviolet-social-club-serviva-davvero-un-altro-social/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2024 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[community]]></category>
		<category><![CDATA[creator]]></category>
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		<category><![CDATA[influencers]]></category>
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		<category><![CDATA[patreon]]></category>
		<category><![CDATA[Ultraviolet social club]]></category>
		<category><![CDATA[UV social club]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’era più digitale di sempre, sono tantissime le applicazioni e ancora di più i social network. Dall’avvento di Facebook, entrare nell’Olimpo dei social è riuscito a pochi, ma sono sicuramente sufficienti. Da poco sembrerebbe essere partito alla ribalta un nuovo social per i creators e la loro community, ma ne avevamo bisogno? In un giorno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nell’era più digitale di sempre, sono tantissime le applicazioni e ancora di più i social network. Dall’avvento di Facebook, entrare nell’Olimpo dei social è riuscito a pochi, ma sono sicuramente sufficienti. Da poco sembrerebbe essere partito alla ribalta un nuovo social per i creators e la loro community, ma ne avevamo bisogno? </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In un giorno come un altro, stavo scrollando le varie storie Instagram, quando, tra le diverse foto di spiagge e <em>haul</em> di costumi, vedo qualcosa di diverso. Uno dei miei contatti, di professione modello, posta una stories riguardo a un nuovo social su cui seguirlo per avere consigli vari sul modeling e su come entrare a far parte di quel mondo. Il link associato, messo in evidenza, apre la pagina di <strong><em>Ultraviolet</em></strong>, un nuovissimo social. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ultraviolet è, l’ennesimo, social per creators e la loro community. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’app, “Ultraviolet Social Club”, premette di essere molto più di un’applicazione. <em>Maddai! </em>Parrebbe essere un “rifugio” per i nostri contenuti, tutti in un posto solo. Puoi connetterti con altri creators e con la fanbase che ti sei creato.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ai Social Club Creators viene dato accesso a eventi esclusivi e attivazioni. Ovviamente, creare questa community permette di guadagnare e di offrire accessi VIP ai membri della propria fanbase nel proprio mondo, social. Nel mentre, ci dicono, viene elevato il nostro. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">UV Social Club è pensato per tutti i creators, dal fitness al gaming. </h3>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="504" height="1024" data-id="25749" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0409-1-504x1024.png" alt="Ultraviolet social club " class="wp-image-25749" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0409-1-504x1024.png 504w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0409-1-480x975.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 504px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="432" height="881" data-id="25748" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0410.webp" alt="Ultraviolet social club" class="wp-image-25748" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0410.webp 432w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0410-147x300.webp 147w" sizes="(max-width: 432px) 100vw, 432px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il social ci vuole far sentire superiori, al di sopra, in quanto creators. “<em>Essendo un creator di alta qualità, con Ultraviolet Social Club non sei solo un creator, sei un VIP”</em>. Ci promettono l’accesso esclusivo a esperienze che non vogliamo per nulla perderci, dai regali, agli eventi e alle attivazioni esperienziali. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">”<em>Monetizzare la tua passione”: </em>è uno dei punti chiavi dell’app. “<em>Trasforma la tua creatività in un business accattivante”</em>. Ci invitano a condividere i nostri contenuti, corsi e consulti, attraverso un link al club personalizzato. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Anche i nostri followers possono avere uno status VIP, grazie a noi. Accedendo ad Ultraviolet Social Club e iscrivendosi alla nostra community, possono ricevere un accesso <em>front-of-the-line </em>e una membership all-inclusive per godere di tutto ciò che offriamo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="674" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0411-1024x674.png" alt="Ultraviolet social club " class="wp-image-25750" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0411-980x645.png 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0411-480x316.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Riassumendo: noi creiamo qualcosa, lo facciamo diventare un business, veniamo pagati per farlo e per questo ci vengono offerti eventi e premi speciali. Nel mentre creiamo una nostra community a cui possiamo dare uno status VIP e un accesso esclusivo ai servizi che offriamo, solo se lo decidiamo <span style="text-decoration: underline">noi</span> e solo a quello che vogliamo <span style="text-decoration: underline">noi</span>. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’applicazione vuole farci sentire speciali per quello che facciamo, dandoci accesso a cose a cui gli altri non possono averlo. Eventualmente, possiamo anche noi fare lo stesso con chi ci segue. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non c’è già qualcuno che lo fa? Al di là di OnlyFans, il cui concetto si avvicina molto a quello di quest’applicazione, c’è un’altra app a cui possiamo fare riferimento. Vi ricordate di Patreon? </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’app viene fondata nel 2013 dal musicista Jack Conte. Jack aveva un problema: milioni di persone adoravano i suoi video su YouTube, ma i soldi che arrivavano sul suo conto erano solo alcune centinaia. A Jack i conti non tornavano. Assieme a un suo amico, Yam, fondano Patreon. L’app doveva essere un modo per mettere in contatto le persone che fanno cose incredibili, con le persone che vogliono pagarle. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="977" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0413.webp" alt="Ultraviolet social club " class="wp-image-25751" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0413.webp 800w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0413-480x586.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La missione di Patreon è quella di dare il controllo del proprio lavoro, e del proprio futuro, ai creators rafforzando il legame tra loro e le loro communities. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Anche in questa applicazione, i creators possono creare una community con i loro fan più sfegatati, condividendo lavori esclusivi e trasformando le proprie passioni in attività creative durature. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’avvio di un Patreon è gratuito sia per chi lo crea che per chi lo segue. Se poi si decide di voler guadagnare, allora si può scegliere di lanciare un negozio digitale o di sottoscrivere un abbonamento a pagamento. Anche qui, quindi, i creators hanno una linea diretta con le loro community quindi si può dire addio ad annunci o algoritmi che si possano mettere in mezzo tra i contenuti e i fan “più importanti”. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Se il meccanismo di OnlyFans vi sembra molto simile a quello di Patreon è perchè il social per contenuti hot si associa alla piattaforma creators che durante il lockdown ha visto cambiare la propria community, in tutti i sensi. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">OnlyFans è stato un social di risposta che ha aiutato a differenziare Patreon e la nuova community che si stava affacciando sull’app. Se OnlyFans non ha una politica restrittiva sui contenuti e permette agli utenti di condividere anche fotografie di nudo, Patreon non ha la stessa idea. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0414-1024x512.jpeg" alt="Ultraviolet social club " class="wp-image-25752" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0414-980x490.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0414-480x240.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’app bianco-azzurra, in realtà, dal 2021 avrebbe vietato la vendita di contenuti pronografici, limitandola a fotografie di nudi, ma nel 2024 la regola ancora non è stata messa in atto. Inoltre, l’app nasce nel 2016, ma spopola dopo. E’ stato grazie a una ventenne statunitense che decide di mettere in vendita le sue foto “hot” per donare in beneficienza in occasione degli incendi disastrosi in Australia, durante il lockdown.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Se OnlyFans ha la sua tematica particolare e Patreon punta ad un’estetica più professionale, UV Social Club sembra voler avere un <em>allure</em> più elegante, più esclusiva. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Posso dire? Ma che noia. Mi spiego meglio: già il fatto che ci sia <a href="https://www.adlmag.it/2024/07/24/app-che-potrebbero-migliorarci-la-vita/">l’ennesima applicazione</a> per fare l’ennesima cosa che fanno già tutti è il primo problema. Il secondo, è il fatto che si voglia andare a creare, e ad alimentare, un’idea di esclusivo e VIP a seconda di chi siamo e cosa facciamo. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Non so se vi ricordate l’episodio di Black Mirror in cui a seconda di quanti followers avevi potevi fare o meno determinate cose. Non è anche questa una forma di discriminazione? </h4>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="390" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0415.jpeg" alt="" class="wp-image-25753" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0415.jpeg 600w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_0415-480x312.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 600px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Episodio di Black Mirror “<em>Caduta Libera”</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perchè è necessario avere un’altra app in cui possiamo attivare un abbonamento per far vedere i nostri contenuti esclusivi? Non ci basta Instagram? Abbiamo davvero la necessità di un’altra piattaforma in cui riunire tutto quanto, solo per fare meno fatica a gestire il tutto? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me è no. Sicuramente poi, come tante altre, anche Ultraviolet Social Club avrà vita breve, ma potrebbe anche darsi di no. Potrebbe anche succedere che domani ci svegliamo con il boom d’iscrizioni, ma ha senso? </p>



<h3 class="wp-block-heading">E’ corretto andare ad allargare il grande spazio che c’è tra i creators o gli influencer e tutti gli altri? </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto mi riguarda sarebbe più corretto restringerlo questo spazio, trovare una giusta via di mezzo. Far apprezzare il creator per le sue capacità e non farlo invidiare perchè ha accesso ad eventi esclusivi a cui noi, per divisione di “ruolo”, non possiamo vivere se non attraverso le storie esclusive nel caso in cui venissimo scelti per ricevere lo status VIP. </p>



<p class="wp-block-paragraph">God Save the Internet, cos’altro ci inventeremo prima di trovare un equilibrio onesto tra tutte le potenzialità che il network offre? </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2024/08/19/ultraviolet-social-club-serviva-davvero-un-altro-social/">Ultraviolet Social Club: serviva davvero un altro social?</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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		<title>Che impatto hanno le Storie Instagram sulla nostra società?</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2024/02/19/limpatto-delle-storie-instagram-sulla-societa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Gallazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2024 14:33:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[instagram]]></category>
		<category><![CDATA[Instagram Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le Storie Instagram. Una grande finzione o il riflesso sbiadito di una realtà che vorremmo ci appartenesse?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Le Storie Instagram. Una grande finzione o il riflesso sbiadito di una realtà che vorremmo ci appartenesse?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nato nel 2010, <strong>Instagram</strong> è oggi il social network più trasversale e più usato da tantissime persone di età differenti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Originariamente<strong> Instagram</strong> permetteva la pubblicazione di sole immagini in formato 1:1. Negli anni, il sevizio ha aggiunto le funzionalità di messaggistica, le “<strong>Storie</strong>” dalla durata di 24h e la possibilità di inserire più immagini o video ad un singolo post. Oggi è inoltre possibile mettere “Mi Piace” ai contenuti degli altri, inserire hashtag, luoghi, link e far diventare virali nuovi trend.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/02/girl-4530426_1280-1024x682.webp" alt="" class="wp-image-18337" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/02/girl-4530426_1280-1024x682.webp 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/02/girl-4530426_1280-980x653.webp 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/02/girl-4530426_1280-480x320.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una definizione tecnica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’app di <strong>Instagram</strong> è classificata come “<strong><em>distribuzione focalizzata</em></strong>”, in quanto formata principalmente da contenuti rivolti ad un audience di nicchia, che ricerca specifici contenuti. Dalla nicchia, nel tempo, è diventato uno dei social più utilizzati di sempre, un social trasversale adatto ad ogni età. Dai Baby Boomer, ai Boomer, ai Millennials, alla GenZ e ora alla Alpha.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La nascita delle Storie Instagram</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quando nel 2016 vennero introdotte le <strong>Storie</strong>, copiate da un’altra app, Snapchat, che le aveva create poco tempo prima, non erano molto usate. I primi a sperimentarle furono i ragazzi, che incuriositi da questa nuova funzione provano a postare gli stessi contenuti dei post, ma in formato rettangolare.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inizio c’erano anche i “<strong>Boomerang</strong>”… davvero vogliamo inoltrarci in questo terrificante abisso?… Ebbene si, i <strong>Boomerang</strong> erano sequenze di immagini che, una volta unite, formavano un brevissimo video. Se oggi pensiamo a questo effetto rabbrividiamo, non so neanche io spiegarvi il perché… sono orribili e basta. Nessuno oggi si attenta più ad usarli, nonostante la funzione <strong>Boomerang</strong> sia ancora presente sul nostro IG.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma tornando alle <strong>Storie</strong>, oggi sono loro le protagoniste, hanno un’importanza maggiore rispetto ai post, che quasi non sono più considerati. Le generazioni più giovani, spesso non hanno neanche un post sui loro account, ma solo <strong>Storie</strong> in evidenza, ossia storie che si possono fissare all’interno di cartelle classificabili in varie tematiche. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La fruizione dei social, dal 2010 ad oggi è cambiata. Il formato delle <strong>Storie</strong>, che rimangono online solo per un giorno, fa si che gli utenti siano più propensi ad utilizzarle, rispetto ai post, che essendo permanenti, richiedono più cura e attenzione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre i post sono fotografie più “artistiche”, curate e pubblicate con tempi prolungati, anche a distanza di mesi rispetto a quando vengono scattati, le <strong>Storie</strong> sono state create appositamente per mostrare in diretta cosa stiamo facendo.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="563" height="352" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/02/04d44f647a8efec6a053701e398af672.jpg" alt="" class="wp-image-18339" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/02/04d44f647a8efec6a053701e398af672.jpg 563w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/02/04d44f647a8efec6a053701e398af672-480x300.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 563px, 100vw" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Le Storie Instagram influenzano la società </strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>Storie</strong> hanno creato il concetto di “<em>mostrare e condividere nell’immediato qualsiasi cosa stiamo facendo, dove ci troviamo e con chi siamo</em>”. Nasce da qui anche il <strong><em>mondo perfetto dei social</em></strong>, dove tutti cercano di far vedere un vita reale perfetta, che in realtà è più che altro virtuale, all’insegna del lusso e del divertimento, anche se la loro vita reale non è poi così entusiasmante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In discoteca si fa a gara a chi mette le storie con le bottiglie più costose, con una visuale rigorosamente ripresa dal privè del locale, nei ristoranti, invece, solo fotografie di pietanze ben impiattate, in vacanza al mare solo foto in costume, magari anche ritoccate. C’è, poi, chi in palestra ci va solo per scattarsi una foto, stanno lì, nello spogliatoio, per più di mezz’ora, nel tentativo di farne una impeccabile e senza difetti, e dopo due addominali hanno già finito la sessione giornaliera. <strong><em>Insomma il mondo delle storie possiamo definirlo in gran parte una finzione, o, per meglio dire, il riflesso sbiadito di una realtà che vorremmo ci appartenesse.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se nel 2018 venivano utilizzate solo dagli utenti privati, oggi sono un mezzo altamente sfruttato da testate giornalistiche, di informazione, da celebrità e influencer, per trasmettere più contenuti possibili, in un tempo di pochi secondi; vengono infatti apprezzate per il loro essere brevi, rapide, coinvolgenti, e fruibili senza che richiedano un grosso impegno.</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Instagrammabile</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle <strong>Storie</strong> gli argomenti variano molto: da quelli più seri, tra questi le notizie di attualità, agli annunci di eventi e spettacoli, fino a video comici o strafalcioni di dirette tv; ma anche fotografie personali, in compagnia di amici, video divertenti e qualsiasi altra cosa definita “<strong><em>Instagrammabile</em></strong>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa parola, <strong><em>Instagrammabile</em></strong>, è molto usata nell’ultimo periodo e significa “<em>foto o immagine che valga la pena di pubblicare su Instagram</em>”. È con questo termine, il quale racchiude l’essenza del mondo virtuale dei social, e in particolare di Instagram, che vorrei lasciarvi e farvi riflettere sull’importanza e sull’influenza che hanno oggi questi contenuti, effettivamente “privi di contenuti”, sulla nostra società. Fino a dove ci spingeremo? </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Immagine: <a href="https://www.pinterest.it/business/hub/" rel="nofollow">https://www.pinterest.it/business/hub/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggi anche: <a href="https://www.adlmag.it/2023/05/29/la-fotografia-puo-essere-considerata-una-forma-darte/">https://www.adlmag.it/2023/05/29/la-fotografia-puo-essere-considerata-una-forma-darte/</a></p>
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		<title>Influencer: odi et amo</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2024/01/11/infleuncer-odi-et-amo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2024 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[balocco]]></category>
		<category><![CDATA[CHIARA FERRAGNI]]></category>
		<category><![CDATA[influencer]]></category>
		<category><![CDATA[instagram]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli influencer sono i personaggi più amati e odiati dei social media. Ne parliamo bene e ne parliamo male, ma comunque ne parliamo sempre. Ci lamentiamo di loro, ma noi che ruolo abbiamo nel loro lavoro? Gli influencer sono i personaggi più adorati e odiati dell’ultimo decennio. Comparsi con l’evoluzione di internet, sono persone diventate [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Gli influencer sono i personaggi più amati e odiati dei social media. Ne parliamo bene e ne parliamo male, ma comunque ne parliamo sempre. Ci lamentiamo di loro, ma noi che ruolo abbiamo nel loro lavoro? </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli influencer sono i personaggi più adorati e odiati dell’ultimo decennio. Comparsi con l’evoluzione di internet, sono persone diventate popolari sui social network, con un forte ascendente sulle persone che li seguono. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui subentra il lavoro: influenzando le scelte del proprio seguito, le aziende, i brand o chiunque voglia un po’ di pubblicità si mette in contatto con loro per poter far pubblicizzare i propri prodotti. </p>



<h3 class="wp-block-heading">In italia il più grande esempio è sicuramente <strong>Chiara Ferragni</strong>. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2009 crea un blog,<em> The Blonde Salad</em>, nel 2010 presenta una linea di scarpe, da blogger diventa imprenditrice. Poi i social si evolvono, da lì il successo su Instagram, piattaforma che tutt’ora riveste un ruolo importantissimo per il lavoro di influencer. Ora designer e ancora più affermata sul piano imprenditoriale, non è esente alle numerose critiche. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="524" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/chiara-ferragni-look-1_1.jpg" alt="infleuncer" class="wp-image-16964" style="aspect-ratio:3/2;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/chiara-ferragni-look-1_1.jpg 700w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/chiara-ferragni-look-1_1-480x359.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 700px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Chiara Ferragni nel 2010</figcaption></figure>



<h4 class="wp-block-heading">Questi personaggi, come qualsiasi personaggio pubblico, hanno una notevole quantità di ammiratori, ma altrettanti <em>haters</em>. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente essere al centro di tutto e così tanto esposti ha i suoi pro e i suoi contro. Alla gente poi piace sparlare degli altri e farlo riguardo agli influencer è la passione di molti, complice anche la possibilità che i social danno di commentare senza avere fisicamente di fronte l’altro, cosa che dà una sicurezza eccessiva alle persone e inasprisce i loro commenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente non possiamo far finta di nulla sulla più evidente e recente diatriba riguardo <strong>Chiara Ferragni</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’imprenditrice digitale sarebbe stata accusata di truffa aggravata. Durante il periodo natalizio del 2022 i pandori Balocco misero in produzione dei prodotti in collaborazione con l’influencer. Prodotti che segnalavano un’operazione di beneficienza per sostenere l’ospedale infantile Regina Margherita di Torino. L’accusa sostiene che la comunicazione fatta riguardo a questa beneficienza fosse un po’ troppo fuorviante: l’ADV faceva intendere che acquistando il pandoro in collaborazione con Chiara Ferragni, i ricavati sarebbero andati in beneficienza. Parrebbe poi che in realtà non fosse così, che la Balocco avesse già fatto una donazione di tot mila euro all’ospedale e non c’entrasse nulla il ricavato del pandoro in sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="394" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/chiara-ferragni-torna-social-pandoro.jpg.jpg" alt="" class="wp-image-16965" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/chiara-ferragni-torna-social-pandoro.jpg.jpg 700w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/chiara-ferragni-torna-social-pandoro.jpg-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 700px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, io non sono né un tribunale, né un esperto in materia, quindi di questo poco ci importa, ma quello che vorrei segnalare è tutto il resto che c’è intorno a questa vicenda. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiara Ferragni, infatti è stata invasa da numerosi critiche, tanto che alcune aziende hanno deciso di recidere i propri contratti con l’azienda dell’influencer. La celebrity ha comunque espresso sui social la sua volontà di essere del tutto trasparente sulla vicenda, dicendo che avrebbe pagato la multa e che affronterà il processo com’è giusto che sia. Il tutto in un video registrato da lei e postato sulla sua pagina. Il risultato? La gente ha criticato ancora di più l’ifluencer. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al di là della situazione, è stato il suo aspetto ad essere preso di mira. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Chiara Ferragni nel video era poco truccata e indossava abiti “modesti”. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="645" height="330" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/Chiara-Ferragni-in-lacrime-chiede-scusa-per-il-caso-Balocco-645x330_1-1.jpg" alt="influencer" class="wp-image-16968" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/Chiara-Ferragni-in-lacrime-chiede-scusa-per-il-caso-Balocco-645x330_1-1.jpg 645w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/Chiara-Ferragni-in-lacrime-chiede-scusa-per-il-caso-Balocco-645x330_1-1-480x246.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 645px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Chiara Ferragni nel suo videomessaggio sui social </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Una scelta che ha fatto infuriare molti. Sarebbe stato associato al look una tuta di Laneus, sicuramente non economica e da qui la forte critica. Eppure la tuta è andata sold out. Qui c’è poi chi dice che in realtà già fosse esaurita prima del videomessaggio della Ferragni, ma quello che vorrei sottolineare è come in ogni caso, che si odi o che si ami, l’influencer ha fatto il suo lavoro nel senso stretto del termine. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="560" height="700" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/maglione-grigio-chiara-ferragni.jpg" alt="completo " class="wp-image-16967" style="aspect-ratio:1;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/maglione-grigio-chiara-ferragni.jpg 560w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/maglione-grigio-chiara-ferragni-480x600.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 560px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Un influencer deve letteralmente influenzare il proprio seguito verso scelte generalmente legate all’acquisto di determinati prodotti. Che siano beauty, style o lifestyle, le influencer sono spesso lo strumento vincente delle campagne marketing delle aziende. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">E il caso Ferragni è la dimostrazione che nonostante possano essere circondate da aloni negativi, continuano a funzionare. Come? Beh, ma grazie a noi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“Che se ne parli bene o che se ne parli male, l’importante è parlarne”. Le influencer sono il più chiaro esempio di questo aforisma. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Mille mila persone che ne parlano male, ma i prodotti sponsorizzati vendono comunque. </h4>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="564" height="1001" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/283557d5c8e7378fd0c11735b5f615be.jpg" alt="influencer" class="wp-image-16969" style="aspect-ratio:1;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/283557d5c8e7378fd0c11735b5f615be.jpg 564w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/01/283557d5c8e7378fd0c11735b5f615be-480x852.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 564px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E considerato che a comprarli siamo noi, possiamo davvero innalzarci a giudice giuria verso questi personaggi? Possiamo davvero passare le ore a criticare le scelte di vita di persone lontanissime anni luce e zeri su conti bancari a noi, come se potessimo cambiare il loro modo di essere? Non sarebbe più semplice smettere di seguirle e basta? </p>



<p class="wp-block-paragraph">E soprattuto, quando ci lamentiamo dei video di Chiara Ferragni, ma postiamo quelli di nostra nipote al mare, non stiamo facendo forse la stesa identica cosa, semplicemente con la differenza di potenza mediatica? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sicuramente non ho studiato giurisprudenza e non mi interessa fare la morale a Chiara Ferragni, non sono imprenditrice e non lavoro con i social a questi livelli, per cui penso di non poter davvero dare una vera e propria opinione oggettiva sulla cosa, né negativa, né positiva. Forse, a volte dovremmo metterci nei panni degli altri prima di poter parlare, e se non siamo imprenditori e non investiamo milioni di euro sulla nostra persona non penso abbiamo davvero la capacità di capire quanto sia semplice o difficile fare questo lavoro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Detto questo, è giusto che se ci sono errori e sbagli la gente paghi, ma finché non verrà fatto un processo, perchè iniziarne uno sui social? Dubito che Lorenza99 su Instagram, sia il pubblico ministero che si occupa della denuncia della Ferragni, eppure si sente in dovere di giustiziarla al carcere a vita. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono solo gli influencer il problema?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mentre ci pensate, vi ricordo che non esisterebbero personaggi che vendono prodotti se non ci fossero clienti che li comprano.</p>
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		<title>Fecondazione Milano: l’alter ego fashion del milanese imbruttito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Zuccotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Nov 2023 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[Fecondazione Milano]]></category>
		<category><![CDATA[instagram]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con 69,3 mila follower su instagram Fecondazione Milano, detta anche Fecondazione Prada (dal 2021), è la pagina icona della gen Z milanese, e non solo. Se sei Gen Z, abiti o frequenti assiduamente Milano e, in qualche modo, centri qualcosa con la moda, non puoi non seguire Fecondazione Milano. Pagina Instagram da quasi 70mila follower [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Con 69,3 mila follower su instagram Fecondazione Milano, detta anche Fecondazione Prada (dal 2021), è la pagina icona della gen Z milanese, e non solo.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se sei Gen Z, abiti o frequenti assiduamente Milano e, in qualche modo, centri qualcosa con la moda, non puoi non seguire Fecondazione Milano. Pagina Instagram da quasi 70mila follower che stupisce con pungenti aforismi su quello che succede nel mondo pop.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I 10 comandamenti </h3>



<p class="wp-block-paragraph">1-Non avrai altro Dio all’infuori Di Miuccia Prada</p>



<p class="wp-block-paragraph">2-Non nominare il nome di Anna Wintour invano</p>



<p class="wp-block-paragraph">3-Ricordati di indossare Saint Laurent durante le feste</p>



<p class="wp-block-paragraph">4-Onora Pierpaolo Piccioli e Donatella Versace</p>



<p class="wp-block-paragraph">5-Non uccidere per un Gucci</p>



<p class="wp-block-paragraph">6-Non commettere acquisti impuri su Shein</p>



<p class="wp-block-paragraph">7-Non rubare idee ai giovani designer</p>



<p class="wp-block-paragraph">8-Non comprare falsa borsa</p>



<p class="wp-block-paragraph">9-Non desiderare la taglia d’altri</p>



<p class="wp-block-paragraph">10-Non desiderare il guardaroba di Chiara Ferragni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi i presupposti per far parte degli adepti di Fecondazione Prada. Unici veri detentori dello stile milanese con la M maiuscola e voi…quali peccati mortali dovete confessare?</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il mindset</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ora che siete stati battezzati da mamma Miuccia e potete entrare a far parte della community di Fecondazione Milano eccovi spiegato il mindset. Sottili e pungenti commenti si fanno spazio in piccolo sotto grandi titoli. Insomma è un po’ la differenza tra quello che diciamo e quello che vorremmo dire o, a volte, viceversa. Fecondazione Milano si prende la libertà di dire tutto ciò che pensa con quell’acidità che fa tanto Milanese stressato dal mondo della moda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel bene o nel male nulla sfugge agli occhi attenti di Fecondazione Milano che mette il becco in tutto ciò che succede nel fashion system. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Ma cosa attira Fecondazione Milano?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il piatto preferito della pagina sono, senza dubbio, le fashion week (sia per il contenuto stesso delle sfilate, ma soprattutto per i vip che vi partecipano con i loro look strampalati). Nel mitrino della pagina ci sono, infatti, i vip, loro che hanno un accesso illimitato al fashion e a cui, spesso, manca il gusto. Insomma come dice il detto popolare: “chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Red Carpet ed eventi social sono infatti il pane quotidiano di Fecondazione che non perde occasione di commentarli in maniera pungente. Così le star che calcano i patinati tappeti rossi diventano magicamente le zie invitate al matrimonio della nipote oppure ancora quell’ “amica” che vuole rubarti la scena alla tua festa di compleanno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ai commenti pungenti di Fecondazione Prada non scappano nemmeno le persone comuni. Le aspiranti fashioniste milanesi che vestono zara ispirandosi alle sfilate di YSL e che si credono tanto chic comprando second hand in viale Papiniano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma se ancora non la seguivi è il momento di mettere il follow alla pagina instagram più fashion d’Italia e, soprattutto, non dimenticarti di seguire assiduamente tutti i 10 comandamenti.</p>
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		<title>And the winner is Instagram </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Martorelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2023 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[instagram]]></category>
		<category><![CDATA[Launchmetrics]]></category>
		<category><![CDATA[Lyst]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È giunta l’ora dell’incoronazione: Instagram is the new King. &#160; Nonostante la prepotente ascesa di piattaforme come Tik Tok e della trasformazione di X (ex Twitter), Instagram si guadagna la corona e lo scettro da Re, in quanto social più influente nei settori della moda, del lifestyle e della bellezza (Fashion Lifestyle Beauty-FLB) Secondo i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>È giunta l’ora dell’incoronazione: Instagram is the new King. &nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante la prepotente ascesa di piattaforme come Tik Tok e della trasformazione di X (ex Twitter), Instagram si guadagna la corona e lo scettro da Re, in quanto <strong>social più influente nei settori della moda, del lifestyle e della bellezza (Fashion Lifestyle Beauty-FLB)</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati riportati da <strong>Launchmetrics</strong>, società leader per le industrie di moda, lusso e beauty, che si occupa di misurare e ottimizzare le performance dei brand, e <strong>Lyst</strong>, la più grande piattaforma di shopping di moda al mondo, <strong>Instagram risulta l’app più influente per l’amplificazione di un marchio, vantando il più alto Media Impact Value (MIV) nella prima metà del 2023.</strong></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="560" height="528" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/hola2-1.webp" alt="" class="wp-image-14192" style="aspect-ratio:1.0606060606060606;width:419px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/hola2-1.webp 560w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/hola2-1-480x453.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 560px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><strong>Launchmetrics</strong></em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio lampante al riguardo è dato dai risultati emersi in seguito all’analisi di <strong>oltre 3.500 marchi di moda, lifestyle e beauty, che collettivamente, hanno generato 16,9 miliardi di dollari in MIV solo attraverso Instagram</strong>. <strong>Facebook</strong> guadagna la medaglia d’argento accumulando 3,5 miliardi di dollari, mentre si contendono il terzo posto <strong>YouTube</strong> e <strong>RED</strong> con un MIV totale di 2 miliardi di dollari.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“<em>Instagram continuerà ad aumentare la sua influenza sulla strategia dei marchi. Siamo passati dall&#8217;essere un canale che i brand hanno iniziato a incorporare nella loro strategia come &#8220;extra credit&#8221;, ad avere aziende con team interni completi che si occupano dei contenuti e delle esperienze che si possono creare sulla nostra piattaforma, a marchi nativi di Instagram che si stanno formando e sono stati in grado di affermarsi come aziende di successo solo grazie alla nostra piattaforma. Crediamo che questa traiettoria continuerà, finché saremo in grado di continuare ad adattarci alle tendenze emergenti e a costruire nuove funzionalità basate sul modo in cui la prossima generazione vorrà connettersi online</em>” , ha dichiarato <strong>Eva Chen</strong>, vicepresidente delle Fashion Partnerships di Meta.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La moda alla guida dell’impero Instagram&nbsp;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con Dior, Chanel e Zara</strong> alla guida dell’Impero, in quanto marchi più potenti di Instagram, seguiti da Prada e Gucci, l’ascesa del settore moda prosegue a gonfie vele.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ogni regola che si rispetti, l’essere umano manifesterà sempre le sue preferenze, e nel grande mondo dei social, è la moda ad accumulare più ‘cuoricini’  da parte del pubblico: <strong>8,7 miliardi di dollari di MIV incassati durante la prima metà dell’anno</strong>, il doppio rispetto al settore della bellezza, con tassi di coinvolgimento per i contenuti di moda del 30% superiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il segmento del lusso brilla di luce propria, rappresentando, all’interno del settore fashion, il 48% della quota MIV</strong>, una percentuale alquanto rilevante che si riscontra anche nel mondo dello <strong>sportwear</strong>, anch’esso in cima alle classifiche del MIV medio per posizionamento con 8.700 dollari per post.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/77ee.jpeg" alt="" class="wp-image-14196" style="aspect-ratio:1;width:386px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/77ee.jpeg 600w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/77ee-480x480.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 600px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong><em>Launchmetrics</em></strong></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, se da un lato c’è chi si gode il successo dalla vetta del proprio regno, dall’altro c’è chi si deve accontentare dei piani inferiori. È il caso del settore beauty che ha riportato il MIV medio per posizionamento più basso.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>È guerra fredda tra influencer e media di proprietà&nbsp;</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Due fazioni forti: da un lato gli<strong> Influencer, voce di instagram e nostri guru capaci di creare contenuti rilevanti all’interno dei comparti FLB</strong>, e dall’altro <strong>i contenuti di proprietà, ovvero quelli sviluppati direttamente dai marchi</strong> e che, con rispetto al 2022, hanno raggiunto un MIV più alto del 40% nel settore beauty e del 16% più elevato nella moda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I media di proprietà risultano pochi passi indietro rispetto agli influencer,( solo il 4%) i quali nella prima metà dell’anno hanno accumulato un totale di 6 miliardi di dollari in MIV nella corsa per una quota maggiore di Media Impact Value.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>L’accumulo di MIV&nbsp;non è un accumulo alla pari</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">La disparità regionali nell’accumulo di MIV esiste, e lo dimostrano i dati che proclamano gli <strong>Stati Uniti principale driver della percentuale di MIV</strong>, eccetto per il settore del lusso, che, invece, regna sovrano nell’area <strong>EMEA</strong> (Europa, Medio Oriente e Africa)&nbsp; Le previsioni annunciano un’ imminente crescita del mercato del lusso con un valore che supererà i 560 miliardi di dollari entro la fine del 2023.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, il rapporto mette in luce anche l’influenza di marchi, come <strong>Air Jordan </strong>e <strong>Nike</strong>, che hanno ottenuto una significativa copertura mediatica, grazie a sponsorizzazioni e all’ingaggio di testimonial sportivi, due mosse strategiche che hanno consentito ai brand di acquisire MIV.</p>
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		<title>Chi è la star più seguita su Instagram?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Zuccotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[Celebrities]]></category>
		<category><![CDATA[instagram]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Instagram, sempre di più, sta diventando un mondo parallelo. Un multiverso in cui chiunque condivide la propria vita. E come in ogni universo che si rispetti c&#8217;è chi traina e chi segue. Non ho intenzione di dilungarmi in inutili perifrasi che spiegano quanto la vita vera e la vita su Instagram siano due cose diverse. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Instagram, sempre di più, sta diventando un mondo parallelo. Un multiverso in cui chiunque condivide la propria vita. E come in ogni universo che si rispetti c&#8217;è chi traina e chi segue.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non ho intenzione di dilungarmi in inutili perifrasi che spiegano quanto la vita vera e la vita su Instagram siano due cose diverse. Piuttosto è interessante notare quanto il fenomeno Instagram stia diventando sempre più trasversale e duraturo. Resistendo imperterrito alle intemperie Instagram rimane il social per eccellenza a cui tutti pensano quando si parla di social network. E se prima era un fenomeno esclusivo per millenials e gen z, mentre ai boomer era riservato l&#8217;angolo blu di Facebook (ormai finito rovinosamente nel dimenticatoio), oggi Instagram, anche detto &#8220;Insta&#8221;, o &#8220;l&#8217;altro social&#8221; su Tik Tok, è una realtà in cui chiunque è presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se non manca nessuno, di certo, ad essere assenti non possono essere proprio loro: le celebrities che fanno di instagram un vero e proprio lavoro grazie a sponsorizzazioni, ADV e tutti i meccanismi che ormai conosciamo come le nostre tasche. Non si parla, però, solo di influencer per cui instagram è, effettivamente, una specie di ufficio, ma anche di altre star che, di per se, usano i social come i comuni mortali, ma che, non essendolo, hanno tutto un altro seguito. Vi stupirà sapere che al primo posto nella mini classifica dei profili social di celebrities più seguiti non ci sia un influencer. Se siete curiosi continuate a leggere!</p>



<h3 class="wp-block-heading">I 5 profili Instagram più seguiti </h3>



<h4 class="wp-block-heading">#5Arianagrande</h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_340656772_1273283989942273_8952377493020491581_n_1080-1024x1024.jpg" alt="instagram: @arianagrande" class="wp-image-9743" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_340656772_1273283989942273_8952377493020491581_n_1080-1024x1024.jpg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_340656772_1273283989942273_8952377493020491581_n_1080-980x980.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_340656772_1273283989942273_8952377493020491581_n_1080-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">instagram: @arianagrande</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;iconica coda alta e le orecchiette da gatto che ormai sono diventate un accessorio cult, è Ariana Grande fanalino di coda della classifica con 370mln di follower.</p>



<h4 class="wp-block-heading">#4Therock</h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="909" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_360026909_293843836357783_1445565268030890693_n_1080-909x1024.jpg" alt="instagram: @therock" class="wp-image-9745" /><figcaption class="wp-element-caption">instagram: @therock</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nome di battesimo: Dwayne Johnson, ma tutti lo conoscono come The Rock e, in maniera del tutto inaspettata, è proprio lui con i suoi 388 mln di follower a guadagnarsi quarto posto della classifica.</p>



<h4 class="wp-block-heading">#3Selenagomez</h4>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_352727390_1566149970582249_825411777821663631_n_1080-819x1024.jpg" alt="instagram: @selenagomez" class="wp-image-9746" style="width:819px;height:1024px" width="819" height="1024" /><figcaption class="wp-element-caption">instagram: @selenagomez</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">in coda al podio, con 427mln di follower, c&#8217;è Selena Gomez, indiscussa icona di Disney Channel e crush di tutti i bambini della gen z ai tempi dei Maghi di Wawerly.</p>



<h4 class="wp-block-heading">#2Lionelmessi</h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_366138281_1088612895438066_8626852631595790897_n_1080-1024x1024.jpg" alt="Instagram: @lionelmessi" class="wp-image-9747" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_366138281_1088612895438066_8626852631595790897_n_1080-1024x1024.jpg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_366138281_1088612895438066_8626852631595790897_n_1080-980x980.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_366138281_1088612895438066_8626852631595790897_n_1080-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Instagram: @lionelmessi</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ed eccoci giunti ad un passo dal primo posto dominato, insospettabilmente dai calciatori: a guadagnarsi il secondo posto, infatti abbiamo Lionel Messi con 481mln di follower.</p>



<h4 class="wp-block-heading">#1CristianoRonaldo</h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1018" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_363352082_18493756846056421_7600261025077115028_n_1080-1018x1024.jpg" alt="" class="wp-image-9748" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_363352082_18493756846056421_7600261025077115028_n_1080-1018x1024.jpg 1018w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_363352082_18493756846056421_7600261025077115028_n_1080-980x985.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Snapinsta.app_363352082_18493756846056421_7600261025077115028_n_1080-480x483.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1018px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">instagram: @cristiano</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Con 599mln di follower è&#8230;rullo di tamburi&#8230;Cristiano Ronaldo a guadagnarsi il primo posto nella classifica!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2023/08/08/instagram-celebrities/">Chi è la star più seguita su Instagram?</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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