Gli influencer sono i personaggi più amati e odiati dei social media. Ne parliamo bene e ne parliamo male, ma comunque ne parliamo sempre. Ci lamentiamo di loro, ma noi che ruolo abbiamo nel loro lavoro?
Gli influencer sono i personaggi più adorati e odiati dell’ultimo decennio. Comparsi con l’evoluzione di internet, sono persone diventate popolari sui social network, con un forte ascendente sulle persone che li seguono.
Da qui subentra il lavoro: influenzando le scelte del proprio seguito, le aziende, i brand o chiunque voglia un po’ di pubblicità si mette in contatto con loro per poter far pubblicizzare i propri prodotti.
In italia il più grande esempio è sicuramente Chiara Ferragni.
Nel 2009 crea un blog, The Blonde Salad, nel 2010 presenta una linea di scarpe, da blogger diventa imprenditrice. Poi i social si evolvono, da lì il successo su Instagram, piattaforma che tutt’ora riveste un ruolo importantissimo per il lavoro di influencer. Ora designer e ancora più affermata sul piano imprenditoriale, non è esente alle numerose critiche.

Questi personaggi, come qualsiasi personaggio pubblico, hanno una notevole quantità di ammiratori, ma altrettanti haters.
Sicuramente essere al centro di tutto e così tanto esposti ha i suoi pro e i suoi contro. Alla gente poi piace sparlare degli altri e farlo riguardo agli influencer è la passione di molti, complice anche la possibilità che i social danno di commentare senza avere fisicamente di fronte l’altro, cosa che dà una sicurezza eccessiva alle persone e inasprisce i loro commenti.
Ovviamente non possiamo far finta di nulla sulla più evidente e recente diatriba riguardo Chiara Ferragni.
L’imprenditrice digitale sarebbe stata accusata di truffa aggravata. Durante il periodo natalizio del 2022 i pandori Balocco misero in produzione dei prodotti in collaborazione con l’influencer. Prodotti che segnalavano un’operazione di beneficienza per sostenere l’ospedale infantile Regina Margherita di Torino. L’accusa sostiene che la comunicazione fatta riguardo a questa beneficienza fosse un po’ troppo fuorviante: l’ADV faceva intendere che acquistando il pandoro in collaborazione con Chiara Ferragni, i ricavati sarebbero andati in beneficienza. Parrebbe poi che in realtà non fosse così, che la Balocco avesse già fatto una donazione di tot mila euro all’ospedale e non c’entrasse nulla il ricavato del pandoro in sé.

Ora, io non sono né un tribunale, né un esperto in materia, quindi di questo poco ci importa, ma quello che vorrei segnalare è tutto il resto che c’è intorno a questa vicenda.
Chiara Ferragni, infatti è stata invasa da numerosi critiche, tanto che alcune aziende hanno deciso di recidere i propri contratti con l’azienda dell’influencer. La celebrity ha comunque espresso sui social la sua volontà di essere del tutto trasparente sulla vicenda, dicendo che avrebbe pagato la multa e che affronterà il processo com’è giusto che sia. Il tutto in un video registrato da lei e postato sulla sua pagina. Il risultato? La gente ha criticato ancora di più l’ifluencer.
Al di là della situazione, è stato il suo aspetto ad essere preso di mira.
Chiara Ferragni nel video era poco truccata e indossava abiti “modesti”.

Una scelta che ha fatto infuriare molti. Sarebbe stato associato al look una tuta di Laneus, sicuramente non economica e da qui la forte critica. Eppure la tuta è andata sold out. Qui c’è poi chi dice che in realtà già fosse esaurita prima del videomessaggio della Ferragni, ma quello che vorrei sottolineare è come in ogni caso, che si odi o che si ami, l’influencer ha fatto il suo lavoro nel senso stretto del termine.

Un influencer deve letteralmente influenzare il proprio seguito verso scelte generalmente legate all’acquisto di determinati prodotti. Che siano beauty, style o lifestyle, le influencer sono spesso lo strumento vincente delle campagne marketing delle aziende.
E il caso Ferragni è la dimostrazione che nonostante possano essere circondate da aloni negativi, continuano a funzionare. Come? Beh, ma grazie a noi.
“Che se ne parli bene o che se ne parli male, l’importante è parlarne”. Le influencer sono il più chiaro esempio di questo aforisma.
Mille mila persone che ne parlano male, ma i prodotti sponsorizzati vendono comunque.

E considerato che a comprarli siamo noi, possiamo davvero innalzarci a giudice giuria verso questi personaggi? Possiamo davvero passare le ore a criticare le scelte di vita di persone lontanissime anni luce e zeri su conti bancari a noi, come se potessimo cambiare il loro modo di essere? Non sarebbe più semplice smettere di seguirle e basta?
E soprattuto, quando ci lamentiamo dei video di Chiara Ferragni, ma postiamo quelli di nostra nipote al mare, non stiamo facendo forse la stesa identica cosa, semplicemente con la differenza di potenza mediatica?
Io sicuramente non ho studiato giurisprudenza e non mi interessa fare la morale a Chiara Ferragni, non sono imprenditrice e non lavoro con i social a questi livelli, per cui penso di non poter davvero dare una vera e propria opinione oggettiva sulla cosa, né negativa, né positiva. Forse, a volte dovremmo metterci nei panni degli altri prima di poter parlare, e se non siamo imprenditori e non investiamo milioni di euro sulla nostra persona non penso abbiamo davvero la capacità di capire quanto sia semplice o difficile fare questo lavoro.
Detto questo, è giusto che se ci sono errori e sbagli la gente paghi, ma finché non verrà fatto un processo, perchè iniziarne uno sui social? Dubito che Lorenza99 su Instagram, sia il pubblico ministero che si occupa della denuncia della Ferragni, eppure si sente in dovere di giustiziarla al carcere a vita.
Sono solo gli influencer il problema?
Nel mentre ci pensate, vi ricordo che non esisterebbero personaggi che vendono prodotti se non ci fossero clienti che li comprano.


