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	<title>Emma Sabatini, Autore presso AdL Mag</title>
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		<title>Beppe Angiolini: addio al visionario curatore della meraviglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe angiolini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nato ad Arezzo nel 1952, Beppe ‘Sugar’ Angiolini è stata una delle figure più importanti per la moda italiana e il fashion system di tutto il mondo. Un sognatore ingegnoso che ha cambiato le regole del gioco. Nel 2026 la parola &#8220;Fashion Influencer&#8221; è sulla bocca di tutti e nelle bio di molte figure che [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nato ad Arezzo nel 1952, Beppe ‘Sugar’ Angiolini è stata una delle figure più importanti per la moda italiana e il fashion system di tutto il mondo. Un sognatore ingegnoso che ha cambiato le regole del gioco.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel 2026 la parola &#8220;Fashion Influencer&#8221; è sulla bocca di tutti e nelle bio di molte figure che di fashion hanno poco e persino meno di influencer. Nel 1978 ad Arezzo si aggiunge uno dei primi pezzi per lo sviluppo dell&#8217;<em>influencing</em> nel mondo della moda. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Beppe Angiolini apre Sugar, la prima boutique destinata a rivoluzionare il concetto di vendita al dettaglio fuori dalle grandi metropoli della moda. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="640" height="640" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1788.jpeg" alt="" class="wp-image-68031" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1788.jpeg 640w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1788-480x480.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 640px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via ELLE</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Giuseppe Angiolini, detto “Beppe di Sugar”, con il suo carisma e la sua strategia diventa una delle persone più acute e innovative del panorama fashion italiano e internazionale degli ultimi quarant’anni. Nasce in Toscana nel 1952 e fin da giovane si capisce che il suo interesse va verso la comunicazioni e cresciuto in una famiglia dedita alla produzione agricola, abbandona gli studi contabili per iniziare il suo percorso nel commercio. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Scegliere Corso Italia per aprire una boutique, negli anni ‘70 significava sfidare un contesto commerciale italiano ancora prettamente tradizionale che si teneva stretto alle sue catene familiari. Aprire Sugar è stata una dichiarazione d’intenti, sfruttando la metafora di un ingrediente in grado di creare dipendenza, capace di dare sapore a una città che si trovava al di fuori dei circuiti battuti dalla moda. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Negli anni ‘80 e ‘90, mentre il retail italiano si divideva tra grandi magazzini e boutique incentrare su marchi rassicuranti, Angiolini cominciò un percorso di scouting tra Parigi, Londra e Anversa. Divenne uno dei primi in Italia a capire e credere i giovani designer che arrivavano dal Giappone e dal Belgio con canoni completamente diversi da quelli occidentali. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Per un giovane stilista emergente, essere acquistato e mostrato nelle vetrine di Sugar voleva dire ottenere un bollino di garanzia per gli occhi della stampa e del settore. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È qui che si capisce l’evidente <em>fil rouge</em> con il ruolo del Buyer. Beppe capisce però che non ci si può limitare a una fredda analisi di dati, bisogna capirne la poesia, il ruolo e l’impatto. Per Angiolini comprare una collezione non significa solo riempire una vetrina, ma comporre una vera e propria mostra contemporanea. La sua idea di buying è molto più vicina a quella di un vero e proprio curatore d’arte. Non era il brand la parte importante, quanto il valore intrinseco dell’abito, soprattutto la capacità del pezzo di raccontare il presente. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Accettando di correre dei rischi per scommettere sul futuro di nuovi talenti ed estetiche, Angiolini si è sempre distinto per la sua forte indipendenza dalle logiche di marketing, in un mercato in cui le strategie dei grandi gruppi del lusso e dei prodotto commerciali da volume regnavano sovrane. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Angiolini credeva nella necessità di osservare le persone per strada, capire come cambiano i comportamenti, i desideri, le esigenze e i suoi linguaggi: un buon buyer deve osservare costantemente e con attenzione la società. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non è il sold-out a fine stagione, ma la capacità di aver proposto a un cliente un capo che ancora non sapeva di volere, allargandone l’orizzonte estetico. Il buyer quindi come figura chiave nella cultura visiva contemporanea. Un professionista capace di legare intuizione e rispetto per la materia prima, assieme a una profonda comprensione sociologica del costume. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per Beppe la centralità umana era fondamentale. Amava accogliere i clienti personalmente, conoscerne i gusti, consigliarli e ascoltarli. Creando una relazione di profonda fiducia non vendeva un caboto, ma raccontava una storia, creando e giustificando un desiderio fatto su misura per e sul cliente. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="600" height="750" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1790.jpeg" alt="" class="wp-image-68033" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1790.jpeg 600w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1790-480x600.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 600px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Pambianconews</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Oggi la pianificazione degli acquisti è fortemente guidata da software e predictive analytics. I dati analizzano in tempo reale i tassi di sell-out, le ricerche online e anche l’elasticità die prezzi. Ma c’è un limite: gli algoritmi lavorano sul passato e su ciò che è già virale. Il risultato? Una standardizzazione dell’offerta in tutto il mondo. Ovviamente non possiamo aspettarci che tutto rimanga uguale, tantomeno un qualcosa così sensibile al cambiamento e allo sviluppo tecnologico come la moda. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Oggi il mestiere del buyer è meno romantico, ma la vera sfida rimane non smarrire l’occhio e la poesia, così come la capacità di leggere la strada e la società. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Beppe Angiolini in questo contesto diventa un’icona religiosa a cui affidarsi quando si smarrisce la via. Un esperto, un innovatore, un creativo che ha scommesso sul futuro con tutto quello che ha creato. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Palazzo Lombardi è stato un altro dei simboli delle sue capacità. Inaugurato nel 2018, si tratta di un recupero che ha trasformato oltre 1.000 metri in Corso Italia, ad Arezzo, in uno spazio multifunzionale d’avanguardia. Gli ambienti del palazzo, vivi di affreschi e mosaici risalenti al Settecento, ospitano collezioni maschili e femminili di marchi di lusso, assieme a pezzi d’archivio e selezioni di talenti emergenti. Ci sono ampi spazi dedicati a mostre d’arte contemporanee, installazioni e presentazioni che trasformano il palazzo in un presidio culturale.  </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="810" height="539" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1787.jpeg" alt="" class="wp-image-68032" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1787.jpeg 810w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1787-480x319.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 810px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Fashion United</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il suo peso istituzionale nel sistema moda si è concretizzato con la sua nomina a Presidente di Camera Buyer Italia. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In questa associazione il suo ruolo è rimasto fondamentale e di gran rilievo per il mondo della moda di ieri, oggi e domani. Ha contribuito al riconoscimento e alla tutela della figura del buyer, ha promosso il Made In Italy sostenendo i giovani creativi continuando ad offrirgli spazi fisici di primo piano. Ha anche lavorato per unire i grandi retailer italiani con l’intento di dare vita a una sinergia di fronte ai cambiamenti del mercato globale e delle grandi piattaforme online. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Beppe Angiolini è stato fondamentale per mantenere intatta la parte umana della moda, quella romantica ed esperienziale, in un sistema moda che spinge sempre più verso un esercizio di numeri, algoritmi e fatti finanziari. Beppe con il suo lavoro ha sempre sostenuto un principio importantissimo: la moda come arte sociale e profondamente umana, prima di tutto. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il suo spirito innovativo e rivoluzionario gli ha permesso di cambiare il panorama internazionale dalla strada di un paese di provincia. La sua eredità più grande non è solo Palazzo Lombardi, ma il suo approccio alla tendenza e alla valorizzazione del talento prima del marchio. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Grazie Beppe Angiolini per averci insegnato ad apprezzare la bellezza, per averla trovata e non averla nascosta, ma messa in vetrina per tutti quanti. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Privacy: cosa fare quando il Grande Fratello siamo noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da privato a pubblico, la privacy nell&#8217;era dell&#8217;AI è riuscita a vivere uno dei suoi maggori momenti di crisi. Ecco come siamo diventati i venditori dei nostri dati involontariamente (o quasi). Ammetto che parlare di privacy nel 2026 mi scoccia quasi un pochino. Così come la saddle di Dior e qualsiasi altra cosa iper-attenzionata, mi [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Da privato a pubblico, la privacy nell&#8217;era dell&#8217;AI è riuscita a vivere uno dei suoi maggori momenti di crisi. Ecco come siamo diventati i venditori dei nostri dati involontariamente (o quasi).</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ammetto che parlare di privacy nel 2026 mi scoccia quasi un pochino. Così come la saddle di Dior e qualsiasi altra cosa iper-attenzionata, mi sembra che la parola perda totalmente d&#8217;effetto e diventi un borbottio quasi di sottofondo in ogni conversazione. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il concetto di privacy risale addirittura al 1890 e fino a oggi ha subito tantissimi cambiamenti, diventando i la terza parola più imparata dai bambini nei primi mesi di vita. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quando compare la prima fotocamera portatile della Kodak e i giornali scandalistici presero piede, le persone, ora che potevano essere fotografare per strada senza consenso e con consguente rapida pubblicazione, iniziarono a reclamare &#8220;il diritto di essere lasciate in pace&#8221;. Così come descritto nella pietra miliare &#8220;<em>The Right to Privacy&#8221;.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La preoccupazione per la privacy nell&#8217;ambito tecnologico non è apparsa dal nulla, ma si è intensificata attraverso tre grandi avvenimenti. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Comparsa appunto alla fine &#8216;800, vide un secondo cambiamento negli anni &#8217;60 con la nascita dei primi computer governativi e una massiccia ansia per la raccolta e l&#8217;archiviazione dei dati personali. Negli anni &#8217;90 si arriva invece a un problema di tracciamento in tempo reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-default"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="873" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/269e2f450f0b6793f3ca4fe5814c9e10.jpg" alt="" class="wp-image-65676" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/269e2f450f0b6793f3ca4fe5814c9e10.jpg 800w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/269e2f450f0b6793f3ca4fe5814c9e10-480x524.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Marketing Freaks</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel 1994 nascono i cookie, negli anni 2000 arrivano i Social Network ed è in questo momento che le cose cambiano definitivamente. La privacy si trasforma in concetto dinamico e partecipativo. Siamo proprio noi a condividere con piacere dati e contenuti e il problema del consenso viene immediatamente risolto (in parte). Compare però velocemente quello della vendita dei dati a terzi, assieme alla profilazione algoritimica. Quella cosetta per cui se io oggi guardo per sbaglio l&#8217;annuncio di un paio di pantaloni il giorno dopo mi ritrovo il telefono invaso da modelli e colori in quantità improponibili. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nel 2026 &#8220;privacy&#8221; diventa l&#8217;atto di autoderminazione informativa: la facoltà di decidere chi, come, quando e per quali scopi si può raccogliere, elaborare o visualizzare i nostri dati.</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel 2021 Meta arriva sul mercato con un&#8217;oggetto che ha consacrato il concetto di privacy come l&#8217;argomento più chiacchierato del secolo. I <em>Ray-Ban Meta</em> diventano gli occhiali più desiderati del momento con una fotocamera dotata di un piccolo LED frontale che segnala la registrazione. La caratteristica centrale è la possibilità di scattare foto e girare video in verticale a 1080p dal proprio punto di vista esatto, senza dover tirare fuori il proprio cellulare dalla tasca.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il primo modello permetteva di inviare rapidamente foto e clip sia su Instagram che Whatsapp. Il secondo, uscito nel 2023, ha eliminato perfino questa &#8220;scomoda azione&#8221; permettendo di trasmettere in diretta streaming su Instagram o Facebook fino a 30 minuti, facendoci vivere la vita di qualcun altro in tempo reale.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Sport, concerti, ricette. Questi occhiali permettono di registrare la realtà senza nessun tipo di ingombro, nemmeno quello degli occhi e della prima persona.</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Insomma, una sorta di POV più reale che mai. Cioè, senza &#8220;sorta&#8221;, è letteralmente questo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="850" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/5-69ab184223c25__700.jpg" alt="" class="wp-image-65677" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/5-69ab184223c25__700.jpg 700w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/5-69ab184223c25__700-480x583.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 700px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Rayban Meta</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">I limiti e le criticità ci hanno messo poco a venire a galla, come era semplice immaginare. L&#8217;ultima inchiesta è arrivata dallo scandalo causato da un&#8217;indagine di un quotidiano svedese, il quale ha svelato che Meta impiega anziende terze per il processo di <em>data annotation.</em> Ossia: centinaia di lavoratori in Kenya revisionano manualmente immagini e video inviati dagli occhiali per etichettare oggetti e addestrare software AI su cosa è un calzino e cosa no. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il problema, come se il fatto in sé non fosse sufficiente, è che gli annotatori umani hanno riferito di aver dovuto visionare e analizzare materiale decisamente privato inviato dagli utenti spesso involontariamente. Home banking con dati sensibili, persone completamente nude, momenti initimi e perfino atti sessuali.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Gli utenti non erano chiaramente informati del fatto che i loro scatti interattivi potessero essere esaminati fisicamente da esseri umani dall&#8217;altra parte del mondo. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="450" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/meta.jpg" alt="" class="wp-image-65673" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/meta.jpg 800w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/meta-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Automation Tecnhology &#8211; Editoriale Delfino </figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ora, sembrerebbe che i dispositivi non è che registrino continuamente anche da spenti, ma la sensibilità del microfono e della fotocamera è così alta che spesso molti utenti attivano l&#8217;assistente o la registrazione senza nemmeno accorgersene. Quindi, magari, ti trovi al ristorante con la nuova conquista, la serata va bene e qualcuno dall&#8217;altro capo del mondo ti manda un grosso in bocca al lupo per il dopo serata che potenzialmente potrebbe dover vedere e perfino analizzare.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Subito dopo la pubblicazione dell&#8217;inchiesta svedese sono tantissimi i clienti che, acquistati i Ray-Ban Meta, hanno depositato una serie di class action per pubblicità ingannevole e violazione della famosissima privacy. Questo perchè il messaggio pubblicitario con cui gli occhiali sono accompaganti è letteramente &#8220;<em>designed for privacy, controlled by you&#8221;</em>, neanche a farlo apposta (forse).</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">L&#8217;utente passa da consumatore a risorsa di addestramento. L&#8217;occhiale come libro e noi come la lezione da impararare per il software che deve diventare intelligente, in un modo o in un altro. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="774" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/c896b3fcd603017fa809502609def30c.jpg" alt="" class="wp-image-65675" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/c896b3fcd603017fa809502609def30c.jpg 774w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/c896b3fcd603017fa809502609def30c-480x635.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 774px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Isabel Hettinger</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">I modelli di intelligenza artificiale per diventare efficienti hanno bisogno di volumi massicci di dati reali per capire il contesto, la luce, la prospettiva umana e anche gli oggetti quotidiani. Indossando gli occhiali noi diamo gratuitamento gli elementi necessari per un corso intensivo sulla realtà, girando video e scattando foto. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L&#8217;hardware si mimetizza con gli oggetti di uso comune e chiunque circondi chi lo indossa diventa parte integrante del dataset senza aver nemmeno dato il consenso e trasformando lo spazio pubblico e privato, assieme ai propri momenti intimi, in un ambiente di costante acquisizione di dati. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La passeggiata sul lago diventa così il campo di addestramento di un&#8217;intelligenza artificiale che inizia a capire che non è tanto il caldo quanto l&#8217;umidità e che dare da mangiare alle papere è un atto sanzionabile, ma si può fare lo stesso. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Buone notizie però: nell&#8217;Unione Europea le persone possono inviare una richiesta formale di opposizione tramite il centro sulla privacy di Meta.</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Esiste un form di Opt-Out per l&#8217;addestramento AI che vincola l&#8217;azienda a non usare i nostri dati pubblici e le immagini di noi stessi per addestrare i modelli di intelligenza artificiale. La cosa simpatica, ma non troppo, è che questo modulo sembra impossibile da trovare. Diversi utenti hanno segnalato che il form non è dove si dovrebbe trovare e alcuni hanno addirittura avuto la necessità di un tutorial per arrivarci. Altri sostengono che ci fosse un tempo massimo in cui poter dichiarare a Meta i propri sentimenti verso l&#8217;<em>AI training</em> e che sia passato da un pezzo. Guardandola da fuori sembra una simpatica e curiosa coincidenza. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Insomma, siamo noi che dobbiamo rimuoverci dal mercato, lo stesso in cui ci siamo messi. Siamo noi che produciamo fisicamente la materia prima che cancella la nostra privacy. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Se George Orwell ipotizzava un&#8217;entità potente che ci spia a nostra insaputa, oggi non saprebbe dire con precisione quale forma ha preso quest&#8217;entità. Siamo noi che acquistando un paio di occhiali trasformiamo una dichiarazione d&#8217;amore in un flusso di dati digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="478" height="750" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/07aae49216eef079e5edf63210ebc39b.jpg" alt="" class="wp-image-65674" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/07aae49216eef079e5edf63210ebc39b.jpg 478w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/07aae49216eef079e5edf63210ebc39b-191x300.jpg 191w" sizes="(max-width: 478px) 100vw, 478px" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Pinterest</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La sorveglianza non si impone dall&#8217;alto con la forza, ma viene desiderata e pagata dall&#8217;utente stesso in cambio di connessione, comodità o intrattenimento. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Diventiamo dei veri e propri <em>promuser </em>(produttore + consumatore), i cameraman della nostra stessa sorveglianza. L&#8217;occhio del Grande Fratello nella nostra vita. Tutto questo senza compenso, consenso e per conto delle piattaforme. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il pubblico e il privato perdono completamente i propri confini e siamo ancora noi a dissolvere dall&#8217;interno la barriera dell&#8217;inviolabilità privata. La camera da letto, la banca o il supermercato smettono di essere un semplice luogo e diventano una stazione di trasmissione dati. Finiremo per fare rivoluzioni per essere pagati per il nostro lavoro, ma dubito che avverranno per smettere di essere sfruttati.</p>
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		<title>Droghe: dalla sommossa alla sopravvivenza</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/08/12/droghe-dalla-sommossa-alla-sopravvivenza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[adv]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[Fentanyl]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le droghe negli anni sono cambiate, così come il modo di parlarne e nell&#8217;era del sintetico la narrazione diventa salvagente. Per parlare di droga negli anni &#8217;60 si usava un tono totalmente diverso da quello che utilizziamo oggi. Nella prima metà del decennio, infatti, le sostanze psichedeliche non facevano parte delle subculture di strada o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le droghe negli anni sono cambiate, così come il modo di parlarne e nell&#8217;era del sintetico la narrazione diventa salvagente. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per parlare di droga negli anni &#8217;60 si usava un tono totalmente diverso da quello che utilizziamo oggi. Nella prima metà del decennio, infatti, le sostanze psichedeliche non facevano parte delle subculture di strada o della criminalità, ma stavano nelle università, nella medicina e nell&#8217;élite culturale. Furono diversi gli psicologi che condussero esperimenti ufficiali ad Harvard sul potenziale terapeutico e mistico degli psichedelici. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La narrativa giornalistica iniziale trattava l&#8217;LSD come una materia intellettuale affascinante con una certa curiosità scientifica. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L&#8217;uso di sostanze non era evasione o degrado, ma un&#8217;esplorazione filosofica che rompeva i limiti della percezione borghese. Poi l&#8217;LSD e la cannabis diventano il collante ieologico del movimento hippy, della protesta contro la guerra in Vietnam e del rifiuto del modello capitalista post-bellico. Ufficialmente il consumo di droga diventa un atto di disobbedienza civile e identitaria. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Insomma, se mi fumo le canne è decisamente probabile che creda che alcune cose non debbano andare così.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Di fronte alla Summer of Love del 1967 però le cose cambiano e i quotidiani, come le tv tradizionali, abbandonano la curiosità in favore di un giornalismo sensazionalistico. Intere copertine di <em>LIFE</em> e <em>TIME</em> dedicate a narrazioni forti sui &#8220;bad trips&#8221; e i presunti danni cromosomici che le droghe portavano. Così come storie di giovani che saltavano dai finestrini convinti di saper volare. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://s.hdnux.com/photos/07/74/42/2082988/8/1920x0.jpg" alt="" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via SFGATE</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel 1968 l&#8217;LSD diventa illegale negli USA. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il consumo di droga passa da ribellione a risposta paranoica e disperata al fallimento del sogno americano. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nel 1971 Nixon dichiara ufficialmente guerra alla droga: il consumo diventa una minaccia per la sicurezza nazionale. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In quel momento avviene una netta scissione di classe nel consumo e nella percezione pubblica delle sostanze. Si crea una doppia polarizzazione:  l&#8217;eroina di strada vs. la cocaina patinata. I media mainstream parlano della prima solo attraverso la lente della criminalità e del degrado, ponendo delle solide basi per la stigmatizzazione raziale che prenderà parte all&#8217;andamento della giustizia penale nei decenni seguenti. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nello stesso momento la cocaina era l&#8217;iper-funzionalità, l&#8217;energia e il successo individuale dentro il sistema. Si pubblicavano tranquillamente inserzioni pubblicitarie per cucchiaini da collo e kit di purficaizone, battezzandola una droga pulita, per nulla dannosa e totalmente priva di rischi di dipendenza fisica. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="342" height="384" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/images-1-1.jpeg" alt="" class="wp-image-65558" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/images-1-1.jpeg 342w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/images-1-1-267x300.jpeg 267w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via the american sixties</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Se gli anni &#8217;70 sono stati il doposbronza dell&#8217;utopia, gli anni &#8217;80 e &#8217;90 hanno visto la spettacolarizzazione, l&#8217;escalation penale e la successiva integrazione pop della droga. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il crack ha segnato gli anni &#8217;80 così come la reazione spietata delle istituzioni e dei media. La sostanza veniva raccontata come un qualcosa di demoniaco e la prevenzione da informativa e scientifica diventa puramente morale, punitiva e fondata sull&#8217;astinenza assoluta. Questo grazie a una Nancy Reagan che consiglia una campagna nazionale decisamente concisa: &#8220;<em>Just Say No&#8221;.</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il decennio si chiude con un giornalismo d&#8217;inchiesta su Cartelli e guerre alla droga. Negli anni &#8217;90 la narrazione si polarizza di nuovo: da un lato nasce la cultura clubbing, dall&#8217;altro la crisi sanitaria dell&#8217;HIV legata al consumo di eroina. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="376" height="531" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/images-2-2.jpeg" alt="" class="wp-image-65559" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/images-2-2.jpeg 376w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/images-2-2-212x300.jpeg 212w" sizes="(max-width: 376px) 100vw, 376px" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Scarfolk Council</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Negli anni &#8217;90 la moda abbraccia il look <em>Heroin Chic,</em> la cultura pop racconta il consumo senza moralismo e <em>Trainspotting </em>trasforma la tossicodipendenza in un manidesto generazionale. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Riassumendo: la narrazione dagli anni &#8217;60 passa da utopia politica a disincanto e mercato, per diventare guerra sociale e panico. Diventando estetica e sottocultura pop, fino a emergenza tossicologica industriale e di salute pubblica. Esiste un effettivo e netto cambio di paradigma e la transiziona dal consumo ricreativo ed esperienzale passa al protocollo di sopravvivenza. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.etsystatic.com/44128820/r/il/9b57da/5340666748/il_fullxfull.5340666748_s518.jpg" alt="" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Reddit</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Uno degli ultimi articolo di <em>Playboy</em> sul &#8220;corretto uso&#8221; delle droghe sintetiche rappresenta questo cambiamento. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nello scenario attuale degli Stati Uniti parlare di uso corretto o sicuro non significa suggerire come utilizzare la sostanza, ma come evitare l&#8217;avvelenamento involontario di una catena di spaccio incontrollabile.</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Raccontare l&#8217;uso delle dorghe in questo modo presuppone che nessuna sostanza di strada o acquistata online sia più pura o prevedibile. Il Fentanyl, la più consumata delle sostanze attuali, viene usato dai cartelli o dai distributori intermedi per tagliare qualsiasi tipo di sostanza. Perfino le pillole da prescrizione diventano farmaci contraffatti.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L&#8217;uso consapevole diventa l&#8217;utilizzo sistematico di strumenti scientifici da parte del consumatore prima dell&#8217;assunzione. Una sorta di libretto di istruzioni per l&#8217;uso consapevole delle sostanze. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Strisce reattive per il Fentanyl o kit di reagenti chimici per controllare la composizione della propria droga, sono solo alcuni degli strumenti presenti sul mercato. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il Narcan, in grado di invertire un&#8217;overdose da oppiodi in pochi secondi, diventa l&#8217;accessorio da borsetta più utilizzato nell&#8217;ultimo anno.</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ci troviamo di fronte a un approccio che non fa spallucce a una grave emergenza sanitaria, ma prende atto del fatto che le persone consumano sostanze e che l&#8217;obbiettivo principale deve essere mantenerle in vita. Il consumatore non è più un deviante o un criminale, ma un individuo che si muove in un ambiente ad alto rischio. Il giornalismo prende così una posizione educativa.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La gente si droga e non sarà certo il <em>New York Times </em>a farla smettere, ma può prendere parte a una catena solidale che si basa sull&#8217;idea che &#8220;<em>se proprio devi farlo, almeno fallo in sicurezza&#8221;.</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C&#8217;è chi parla di rischio di un nuovo modo di incentivare alla droga, ma dall&#8217;altra parte dove si pratica<em> harm reduction </em>(distribuzione di Narcan e stazioni di test nei club) le morti per overdose crollano. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://fnha.ca/wp-content/uploads/migrated/_long/ab7e26016326/FNHA-Harm-Reduction-Posters.jpg" alt="" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via First Nations Health Authority</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Oggi è crollato anche il mito della droga come manifesto d&#8217;avanguardia, la sostanza non è più esperienza culturale, ma prodotto opaco di una catena di fornitura deregolamentata.</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il modo in cui una società racconta le droghe ha sempre riflesso le sue paure e sogni. Il Novecento ha parlato delle sostanze come un campo di battaglia in cui difendersi in tutti i modi, nel secolo successivo è necessario usare un manuale di resistenza e sopravvivenza. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L&#8217;unica verità che conta nell&#8217;era dei sintetici è che nel campo minato invisibile dell&#8217;uso delle sostanze l&#8217;informazione sembra essere una delle più efficaci forme di ribellione.</p>
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		<title>Gilbert &#038; George: icone di stile per sbaglio e controvoglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[alternativo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Gilbert & George]]></category>
		<category><![CDATA[Punk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si sono conosciuti tra i corridoi della St. Martins in una Londra della fine anni ‘60 e da lì hanno fatto la storia della sovversione contemporanea tra arte, moda e cultura, Gilbert &#38; George hanno stravolto il concetto di alternativo. Il mondo della moda è un insieme di ispirazioni che arrivano da qualsiasi parte e [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Si sono conosciuti tra i corridoi della St. Martins in una Londra della fine anni ‘60 e da lì hanno fatto la storia della sovversione contemporanea tra arte, moda e cultura, Gilbert &amp; George hanno stravolto il concetto di alternativo. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il mondo della moda è un insieme di ispirazioni che arrivano da qualsiasi parte e settore. L’arte, tra tutte, è quella più influente e, spesso, anche chi della moda non ne vuole sapere nulla finisce per diventarne il simbolo o la rappresentazione, proprio nel suo rifiuto.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Queste tre righe per parlare di Gilbert &amp; George, due persone che incarnano uno dei più iconici sodalizi artistici dell’arte contemporanea, tanto da diventare un’unica entità artistica.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La loro storia si fonda su un “manifesto” provocatorio che ha reso la loro stessa vita una scultura, diventando ufficialmente delle Living Sculptures.</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Gilbert Prousch nasce in Alto Adige, George Devon in Inghilterra. Il loro incontro avviene a Londra, nella famosissima St. Martin’s School, polo internazionale e importantissimo per tutti i creativi del mondo fin dagli anni 60. Nel 1967 i due studiano scultura assieme in un momento in cui l’arte d’avanguardia si permeava di linguaggi elitari e concettuali. In questo panorama la loro esigenza si tramuta in un’idea: fondere la propria esistenza con il lavoro artistico.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ecco che nel 1969 i due si dipingono il viso di bronzo e intonano per ore “<em>Underneath the Arches” </em>in rigorosi abiti in tweed rendendo i propri corpi e movimenti la rappresentazione di opere d’arte viventi. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La missione di George &amp; Gilbert è quella di demotizzare l’arte. </h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1769-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-65465" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1769-1024x768.jpeg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1769-980x735.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1769-480x360.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via The Indipendent</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Addio all’idea dell’artista rinchiuso nel suo studio e si trasferiscono in n quartiere dell’East London, pieno di ispirazione popolare e multiculturale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma come si inserisce la moda nella loro storia?</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Come qualsiasi cosa che fanno, nemmeno la scelta dei capi è casuale e m da “cosa mi metto stasera” tramuta in una vera e propria strategia semiotica e sociologica.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Già dal loro incontro, in un momento in cui la moda era fatta di abiti stravaganti e colorati, Gilbert &amp; George decidono di trovarsi una loro “divisa”: completo classico a tre bottoni in tweed o flanella, camicia stirata e cravatta.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In quel momento la scelta dell’abito sartoriale diventava un messaggio sociologico in quanto rappresentativo della <em>middle class</em> e dell’impiegato conservatore. Portare un completo del genere nel mondo dell’arte, uno spazio alternativo ed esoso, voleva dire sovvertire le aspettative e non solo. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nasce il “Responsability Suit”: la divisa del cittadino ordinario e responsabile. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questo completo diventa parte fondamentale della loro presenza artistica ossia la loro vita. Come opere viventi e continue, Gilbert &amp; George annullano il loro aspetto individuale in favore di una pelle pubblica che li consacra ufficialmente come scultura perenne. Un completo inseparabile, come uno scalpello sul marmo che crea la forma e la linea.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La loro critica mirava alla tendenza elitaria dell’arte contemporanea e la moda non poteva di certo essere accolta a braccia aperte, sopratutto in un momento in cui si iniziava a consolidare sempre più quella che è tutt’oggi l’industria della moda commerciale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nolenti o volenti (più la prima) però loro estetica è stata di grandissima ispirazione arrivando perfino a potersi definire dei veri e propri anticipatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1536" height="922" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1771.jpeg" alt="" class="wp-image-65467" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1771.jpeg 1536w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1771-1280x768.jpeg 1280w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1771-980x588.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1771-480x288.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) and (max-width: 1280px) 1280px, (min-width: 1281px) 1536px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Spiked</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Decenni prima che il discorso gender entrasse nei panni della moda, Gilbert &amp; George hanno dimostrato come l’uniforme identica possa diventare un manifesto per la propria identità, in modo radicale.</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Gli iconici stessi del fashion world hanno riconosciuto la loro importanza nel mondo dello stile. È il caso di Alexander McQueen figura cardine di questo universo e della scena londinese, rimase affascinato dalla loro visione così come dal mix tra perbenismo britannico e sovversione underground. Moschino e Vivienne Westwood ne condivisero il gusto per l’<em>humour </em>punk e la desacralizzazione dei simboli religiosi e borghesi, celebrando l’idea dell’abito sartoriale come parodia della società di classe.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel 2018 JW Anderson collabora direttamente con loro creando una capsule collection che riporta le opere visive della coppia sugli abiti come capispalla, borse e t-shirt.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="834" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1774-834x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-65468" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1774-834x1024.jpeg 834w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1774-480x589.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 834px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Elle Decor</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il rapporto tra Gilbert &amp; George e il mondo della moda è un paradosso incredibile e affascinante che ha cambiato per sempre il panorama del fashion design contemporaneo. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’omologazione diventa il loro atto sovversivo, la loro arma. Il tweed diventa un camouflage borghese, distinguendosi dallo stile bohémien, punk o anticonformista che permeava gli anni ‘70-‘80. Alieni nel mondo artistico e invisibili tra la folla grazie alla giacca a tre bottoni e la cravatta sottile. Il cortocircuito avviene proprio grazie alla loro immagine rassicurante di persone per bene associata a opere visive esplicite, crude e dissacranti fatte di fluidi corporei, slogan politici e tematiche tabù.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dagli anni ‘80 il bianco e nero vengono abbandonati dalla coppia per virare su tonalità estremamente brillanti, anticipando di molto il <em>Color Blocking </em>e lo <em>Streetwear </em>concettuale. Anche la struttura a griglia delle loro opere fotografiche, fatte di pannelli incorniciati di nero, hanno dato l’ispirazione a strutture, pattern, stampe su tessuto e layout di sfilate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="540" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1775.jpeg" alt="" class="wp-image-65470" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1775.jpeg 768w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1775-480x338.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 768px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Artribune</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Marni e Moschino hanno amato e fatto loro l’uso di messaggi e slogan scritti come accessori politici sui propri capi. Insomma, nessuno è rimasto immune dalla loro influenza. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La bellezza di questa sovversione si trova tutta qui. La moda commerciale vive di una condizione intrinseca che nessuno può toglierle. È definita dal cambiamento continuo: la tendenza stagionale programma l’obsolescenza e spinge l’individuo a cambiare continuamente per rimanere attuale.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Gilbert &amp; George rifiutano l’effimero e ribaltano la logica del gioco con una divisa immutabile. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un completo che diventa elemento monumentale e gli dona l’eternità, così come la scelta di vestire con gli stessi capi ne annulla l’individualità. Un concetto tanto caro alla moda e alla sua produzione. La decisione di vestirsi in maniera speculare cancella le loro persone e rende la congiunzione ancora più forte e fondamentale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ridendo e scherzando, il banale diventa avanguardia pura scardinando tutte quelle frivolezze elitarie che Gilbert &amp; George tanto amano combattere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">i</p>



<p class="wp-block-paragraph">u</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Milionario vs Miliardario: a perdere siamo sempre noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[differenze]]></category>
		<category><![CDATA[miliardario]]></category>
		<category><![CDATA[milionario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un super-ricco piange perché non può permettersi lo stesso modello di aereo privato del miliardario vicino a lui, un impiegato medio utilizza più della metà del suo stipendio solo per mangiare. Chi vince? In Venezuela il salario minimo legale, fissato a circa 130 bolivare al mese, non riesce a coprire nemmeno l&#8217;acquisto di un chilo [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un super-ricco piange perché non può permettersi lo stesso modello di aereo privato del miliardario vicino a lui, un impiegato medio utilizza più della metà del suo stipendio solo per mangiare. Chi vince?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In Venezuela il salario minimo legale, fissato a circa 130 bolivare al mese, non riesce a coprire nemmeno l&#8217;acquisto di un chilo di pane fresco o di un cartone di uova. Sam Altman, CEO di OpenAI, racconta come a San Francisco se hai 10 milioni di dollari non puoi essere definito ricco, quanto più di classe media superiore. Questo perchè non pui permetterti una villa vista mare nelle zone migliori e devi ancora fare attenzione a come investi. Rispetto a fondatori da 10 o 50 miliardi di dollari che gravitano intorno alla zona, tu non sei nessuno. Essenzialmente invisibile. </p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nei paesi sviluppati i costi per i bisogni primani assorbono oltre il 60-70% del reddito disponibile di una famiglia della classe media, su Reddit un milionario fa notare la differenza tra il suo yacht e quello di un miliardario definendosi insoddisfatto.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="480" height="360" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/images-1.jpeg" alt="" class="wp-image-65366" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/images-1.jpeg 480w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/images-1-300x225.jpeg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Insomma, per la prima volta da decenni avere un lavoro a tempo pieno, in Occidente, non garantisce più di stare sopra la soglia di povertà. Anche la fiaba dello 0,001% è diventata realtà: meno di 60.000 individui possiedono il triplo della ricchezza dei 4 miliardi di persone che si trovano nella metà inferiore della piramide globale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La cosa assurda è proprio questa sensazione di disagio che i milionari provano nei confronti di qualcuno più ricco di loro, la stessa che 10 anni fa provavamo noi vedendo la compagna di classa con lo zaino più bello. Il fatto è che però si parla di un quantitativo assurdo di soldi. Inutile dire che un individuo con un patrimonio di 5 o 10 milioni di dollari non si verrà a confrontare con il benestante in provincia di Monza Brianza, ma solo con il proprio gruppo di riferimento. Che questo caso è rappresentato dalla classe dei miliardari. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ecco che jet privati, mega-yacht o partecipazioni in fondi di private equity esclusivi diventano i nuovi indicatori di status. Non potendo accedervi o dovendo fare sacrifici finanziari per mantenerli, il milionario sente un vero e proprio svantaggio economico. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Incredibile, no?</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Più la ricchezza cresce e più aumentano i costi per rimanere nel club. Molti milionari dipendono ancora da un lavoro o da un rendimento finanziario costante per mantenere lo stesso tenore di vita. Si instaura così una paura di non farcela, di tornare indietro, a differenza dei miliardari il cui capitale genera rendite auto-sostenibili all&#8217;infinito. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel frattempo in Libano, con il crollo della moneta locale dopo la crisi finanziaria, il prezzo del pane è aumentato di oltre il 4000% in tre anni. Le famiglie libanesi arrivano a spendere fino al 70% del proprio reddito mensile per acquistare pane e acqua. Poco distante un milionario qualsiasi sviluppa la sindrome da jet privato. </p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">&#8220;Se volo in prima classe mi sento a posto, finché non arrivo al terminal privato e vedo il mio vicino di casa salire sul suo Gulfstream personale. Lì capisci che c&#8217;è un abisso.&#8221;</h4>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="981" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/069c4dd960ffb0f3a6116687116e25f0.jpg" alt="" class="wp-image-65368" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/069c4dd960ffb0f3a6116687116e25f0.jpg 735w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/069c4dd960ffb0f3a6116687116e25f0-480x641.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 735px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Pinterest</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Negli ultimi sondaggi condotti tra individui con patrimoni <span style="text-decoration: underline">netti</span> tra 1 e 5 milioni di dollari, oltre il 30-35% dichiara di non considerarsi ricco. In città come Miano o Parigi il pane di buona qualità ha raggiunto i 6-8 euro al chilo, quindi per chi percepisce stipendi entry-level da 9 euro lordi all&#8217;ora un chilo di pane corrisponde a 1 ora di vita e lavoro barattata. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nello stesso sondaggio alla domanda &#8220;<em>Cosa ti farebbe sentire davvero al sicuro o ricco?&#8221;</em> la risposta è quasi sempre &#8220;<em>Avere almeno 25-50 milioni di dollari&#8221;</em>. Una volta raggiunti i 25 milioni l&#8217;asticella si sposta verso i 100 o il miliardo. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La ricchezza cumulata creata negli ultimi cinque anni dai super-ricchi sarebbe sufficiente a eliminare la povertà estrema nel mondo per 26 volte di fila. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L&#8217;incremento di patrimonio ottenuto solo dai miliardari nell&#8217;ultimo anno basterebbe per dare 250 dollari a ogni singolo individuo sul pianeta lasciando ai miliardari comunque 500 miliardi in più rispetto all&#8217;anno prima. Eppure per la maggioranza della popolazione mondiale il concetto di costo della vita assume dei connotati drammatici. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Se un operaio con uno stipendio medio di circa 1.600 euro netti al mese guadagna in una carriera lavorativa di 40 anni qualcosa come 768.000 euro. Un miliardario con un patrimonio di 10 miliardi di dollari, investito con un rendimento finanzairio conservativo del 5% annuo, genera all&#8217;incirca 1.370.000 dollari al giorno. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Quel miliardario mentre dorme o riposa guadagna l&#8217;equivalente di un&#8217;intera vita di lavoro di un cittadino medio in meno di 15 ore. </h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="748" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/e79dee7065ca3c46e4a0b281d8402ee7-748x1024.jpg" alt="" class="wp-image-65367" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Pinterest</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Beh ma mi sembra del tutto normale, no?</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In economia questa contrapposizione si troverebbe nel capitolo dedicato alla smaterializzazione del capitale e della sua completa alienazione del valore d&#8217;uso. Nella realtà dei fatti è una situazione oscena e imbarazzante anche solo da raccontare. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per la quasi totalità della popolazione mondiale i soldi sono un bisogno fisiologico: sono legati al tempo, alla fatica, all&#8217;usura sia fisica che mentale, ma sopratutto sono fondamentali per la copertura dei bisogni primari. Per un individuo con 10 miliardi il denaro funziona come il punteggio di un videogioco. Non avere la possibilità di acquistare il jet privato non renderà impossibile la sua sopravvivenza, solo la sua possibilità di accedere a stanze in cui si gioca seriamente. Eppure si sentirà come privato di tutto. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Più che assurdo, ripeto, è imbarazzante. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Viviamo in un solo pianeta eppure allo stesso tempo si sono creati due mondi che usandoo la stessa banconota intendono due cose del tutto incommensurabili. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In Zimbabwe, tra il 2007 e il 2009, l&#8217;inflazione era così alta che per fare la spesa le persone portavano cariole piene zeppe di denaro e i soldi erano sufficienti per un filone di pane e un rotolo di carta igienica. Eppure ci immagineremmo di poter andare molto più lontano con una cariola piena di soldi. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="460" height="345" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/3746355_800.jpg" alt="" class="wp-image-65369" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/3746355_800.jpg 460w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/3746355_800-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via LiveJournal</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il problema sta proprio lì: nella banconota da 100 triliardi e i soldi non più contati, ma pesati. Mentre dall&#8217;altra parte del mondo qualcuno si sente di avere l&#8217;acqua alla gola per la multiproprietà, l&#8217;affitto della barca e la retta da 50.000$, che davanti a una situazione così assurda di difficoltà ti dirà che sì, ha 100 milioni in banca, ma nulla a che vedere con un miliardo e per questo non lo puoi definire ricco, se proprio proprio benestante. </p>
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		<title>I soldi fanno la felicità, ma anche tra amici?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 16:11:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[Amici]]></category>
		<category><![CDATA[Cash]]></category>
		<category><![CDATA[Divario economico]]></category>
		<category><![CDATA[Money]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come i soldi sono entrati nelle relazioni sociali e le hanno distrutte: oggi si preferisce avere amici nello stesso scaglione IRPEF. Un certo detto diceva: “Amici Amici e poi ti rubano la bici”. Bene, se dovessimo oggi renderlo più attuale potremmo sicuramente parlare di come la bici alcuni amici non te la possono rubare, in [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Come i soldi sono entrati nelle relazioni sociali e le hanno distrutte: oggi si preferisce avere amici nello stesso scaglione IRPEF.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un certo detto diceva: “<em>Amici Amici e poi ti rubano la bici”</em>. Bene, se dovessimo oggi renderlo più attuale potremmo sicuramente parlare di come la bici alcuni amici non te la possono rubare, in quanto insieme in Gallura a fare mountain bike non potete seguirli e nemmeno paragonare la vostra Graziella con la loro Colnago. Eppure avete fatto le medie insieme, a volte perfino le elementari. Siete entrambi usciti con la Giorgia di 5^A e nessuno dei due era in grado di capacitarsi come fosse possibile che una ragazza così bella vi degnasse di anche una sola minima attenzione. E ora eccoci, qui. Costretti a fare vacanze separati perché il divario tra i vostri stili di vita è veramente troppo ampio. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">E se Klarna diventasse il primo cancello da aprire per poter stare al passo con il proprio gruppo di amici?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un po’ dispiacerebbe sentirlo. Io Klarna lo uso per comprare quel pezzo vintage totalmente fuori dalla mia portata trovato alle 3 di notte su Vestiaire Collective, ma da qualche parte esiste un Mario o una Lucrezia che lo usa per poter partire quei 5 giorni con il gruppo di amici che ha trovato il lavoro perfetto e ora viaggia solo per i 5 stelle. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="589" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Unknown-2.webp" alt="" class="wp-image-65035" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Unknown-2.webp 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Unknown-2-480x384.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Instagram</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ovviamente questo non lo dico io che di titoli ne ho ben pochi, ma una ricerca condotta da Qualtrics per conto di Intuit Credit Karma, un portale di monitoraggio finanziario e creditizio. Lo studio si è concentrato in particolar modo sulle generazioni più giovani, ossia Gen Z e Millennials. Forse per l’elevato uso dell’hashtag #YOLO in tempi non sospetti. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">I dati sono assurdi. O meglio, lo sono per me che amo spendere 19,90 euro per un volo low cost. </p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">Oltre un terzo del campione, ossia il 36%, ammette di avere nel proprio gruppo di amici almeno una persona che li spinge anche indirettamente a sovra-spendere. L’88% dei Millennials in questo risultato ammette di aver contratto dei debiti per sostenere questi ritmi. </h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ora, sarà che il mio gruppo di amici è davvero ristretto, ma ammetto che se invitassi una mia amica disoccupata da un mese in un ristorante a 5 stelle a pagare il conto sarei io, ma questo perchè credo poco nel 50/50 e molto più nel bilanciare i costi a seconda delle possibilità. Conosco però alcuni soggetti che non si fanno problemi a proporre di pagare alla romana dopo aver preso una costata da 1kg alla faccia delle paste in bianco di tutto il resto del tavolo&#8230; </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="953" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Unknown.jpeg" alt="" class="wp-image-65032" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Unknown.jpeg 735w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Unknown-480x622.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 735px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Pinterest</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un altro dato sorprendente è come il fattore economico abbia inserito i propri tentacoli anche nei legami sociali fino a far terminare rapporti decennali per un fatto di soldi. O meglio: quasi la metà della Gen Z, il 47%, e oltre un terzo dei Millennials, il 36%, ha preso in considerazione o ha effettivamente troncato un’amicizia a causa delle tensioni generate dalle tanto diverse abitudini di spesa. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per questi motivi buona parte della Gen Z (il 35%) e il 29% dei Millennials ha deciso che, vista la situazione, è molto più importante focalizzarsi su un insieme di amici che si trovino nello stesso scaglione di reddito. Ottenendo come risultato una riduzione della porosità tra classi sociali diverse anche nei contesti informali, come le amicizie. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il divario economico tra amici diventa una vera e propria variabile strutturale che incide sulla stabilità delle relazioni. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Di questo fenomeno si parla già da tempo. Se avete visto “Friends” vi ricorderete dell’episodio in cui nel gruppo di amici ci si rende conto del divario economico esistente. Ross, Chandler e Monica guadagnano di più e vorrebbero frequentare ristoranti costosi o andare a un concerto di questa band famosissima con prezzi dei biglietti alle stelle. Phoebe, Rachel e Joey invece non possono permetterselo. Seduti a un ristorante gli amici affrontano la questione così come anche l’imbarazzo di doversi dividere il contro alla pari quando si è preso solo un contorno. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In alcuni gruppi di amici capita che si cerchi di gestire questo divario. Magari l’amico più “abbiente” minimizza o decide di offrire silenziosamente cercando di neutralizzare le differenze. Anche il trovarsi al parco piuttosto che nel locale finto-chic è un modo per venire incontro alle possibilità di tutti, eliminando la variabile economica del tutto. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Superati i 10 anni l’illusione dell’orizzontalità nell’amicizia svanisce. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="610" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Unknown.webp" alt="" class="wp-image-65033" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Unknown.webp 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Unknown-480x398.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Joseph Philippe Bevillard</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ossia: se le istituzioni come il mercato del lavoro o la struttura familiare rendono le gerarchie d’influenza e di reddito esplicite e perfino previste, a volte. L’amicizia si fonde invece proprio sulla premessa implicita di un rapporto tra pari. Tra amici si parla di sesso e di situazioni scomode, eppure parlare di soldi rimane uno dei più grandi tabù. Sono sereno a dirti che ho contratto una malattia venerea, ma mai quanto prendo davvero. Una soluzione potrebbe essere rompere questo tabù così da preservare il legame ed evitare di ingrandire la frustrazione. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma poi, in un’epoca caratterizzata da una forte segregazione socio-economica, l’amicizia dovrebbe continuare ad essere uno dei pochi luoghi in cui persone di mondi diversi possono incrociarsi e condividere il loro tempo. Bisognerebbe togliere l’elemento economico dal contesto di amicizia, mantenendo la voglia e la disponibilità a misurare il valore del tempo speso insieme attraverso altri strumenti al posto del costo delle cose che si fanno. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Cioè va bene vedersi alla Langosteria, ma se devi confessarmi che hai rivisto il tuo ex preferisco scolarmi uno spritz a 4 euro al posto di un calice di Blanc de Blancs di cui non conosco nemmeno il prezzo, se permetti….</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Robot A.I. Love You: siamo ancora in grado di amarci da umani?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 07:03:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ROBOT]]></category>
		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[umanoidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con pelle, muscoli e scheletro, la Cina lancia sul mercato delle emozioni degli umanoidi programmati per amarci per sempre. Nel 2016 in Cina viene abolita la “politica del figlio unico”, uno dei più radicali e controversi esperimenti di ingegneria sociale. Introdotto tra il 1979 e il 1980, il suo scopo era quello di evitare una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Con pelle, muscoli e scheletro, la Cina lancia sul mercato delle emozioni degli umanoidi programmati per amarci per sempre. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel 2016 in Cina viene abolita la “politica del figlio unico”, uno dei più radicali e controversi esperimenti di ingegneria sociale. Introdotto tra il 1979 e il 1980, il suo scopo era quello di evitare una sovrappopolazione del paese che durante quel periodo sfiorava il miliardo. Fondamentalmente la legge vietava alle coppie di avere più di un figlio colpendolo con sanzioni economiche pesantissime, perdita del lavoro e anche abortì e sterilizzazioni forzate. <br></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il risultato oggi è uno shock demografico senza precedenti. <br>oggi ogni giovane adulto si trova a dover supportare economicamente e psicologicamente due genitori e quattro nonni, con un sistema di welfare basato sulla famiglia ormai al collasso. Non vi sono abbastanza strutture o persone per coprire la gigantesca richiesta. Ecco che l’azienda UBTech lancia la serie UWORLD U1. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Muscoli bionici e pelle in silicone biomimetico: vengono presentati dei robot umanoidi programmati per amarci per sempre. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="337" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6693.png" alt="" class="wp-image-64486" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6693.png 600w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6693-480x270.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 600px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Corriere Umbria</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A grandezza naturale, sia in versione maschile e femminile, rientrano in un iperrealismo quasi surreali. Difatti i modelli di fascia più alta sono d orati di pori, vasi sanguigni visibili e impronte digitali, con la possibilità di riprodurre il 90% dei movimenti umani. <br>superando questa agghiacciante innovazione, la cosa più rivoluzionaria sta nel riconoscimento emotivo. <br><br>Questa serie di “prodotti” sono ufficialmente il primo modello di umanoidi basato su un Large Language Model. Come ChatGpt, per intenderci. Questo gli permette di identificare qualcosa come oltre 20 stati d’animo diversi e con una precisione superiore al 90%. Con questo sistema nel momento in cui noi interagiamo con lui/lei, il robot sarà in grado di risponderci con tono e sguardo idonei alla situazione e basati sulla nostra interazione. <br></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’algoritmo viene quindi creato per motivi emozionali, non più per essere efficienti e trovare soluzioni, ma diventa un vero e proprio sostegno emotivo. <br></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">88 snodi bionici e una pelle elettronica sensibile al tatto, i robot sono in grado di reagire agli abbracci, ma non vi aspettate che puliscano casa, cucinino o lavino i piatti (per ora). Possono camminare solo su superfici piane e non sono in grado di salire le scale, possono però stare seduti accanto a noi, guardarci meglio occhi e dare un realistico senso di ascolto. <br></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="707" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6694-1024x707.jpeg" alt="" class="wp-image-64487" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6694-980x677.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6694-480x331.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Startup Business</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">questi umanoidi sono dotati anche di memoria locale ovviamente crittografata, la quale fu aziona come una vera e propria banca dati di ricordi a lungo termine. Il robot si ricorderà delle canzoni preferite, della brutta giornata, di cosa ha fatto il giorno prima e anche delle sue ansie ricorrenti. Un qualcosa creato per dare un’illusione di di storia condivisa, un meccanismo alla base di qualsiasi legame affettivo profondo. <br></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">In sintesi si tratta di surrogati di presenza: non nascono per liberare l’uomo dalle fatiche fisiche, ma da quelle emozionali. <br></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È la linea che divide lo strumento tecnologico dal soggetto tecnologico, un nuovo modo di intendere la tecnologia. <br></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La domanda sorge spontanea: ma perché? <br></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">il CEO ha parlato di una risposta a una crisi demografica e relazionale molto presente in Cina. L’isolamento urbano e i ritmi di lavoro incessanti lasciano poco spazio alle relazioni umane. Quindi invece di trovare una soluzione a questa tendenza strutturale, hanno deciso di trovare una soluzione a A.I. suoi effetti, che è un modo di affrontare la cosa. <br></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br><br><br>Per quanto riguarda l’isolamento degli anziani, gli umanoidi oltre alla parte emozionale svolgono un ruolo di monitoraggio e assistenza, come ad esempio il semplice gesto di ricordare di prendere una certa medicina a un certo orario. Possono anche rilevare anomalie in caso di emergenza. Un qualcosa che si inserisce come uno strumento fondamentale e di grande aiuto, in questo caso. <br></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Si sta lavorando anche alla possibilità di clonare la voce di persone scomparse e di ricostruire in 3D persino il loro viso. <br></h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6695-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-64488" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6695-1024x576.jpeg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6695-980x551.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_6695-480x270.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via TgCom24</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">un qualcosa che forse ci porterebbe indietro, facendoci disimparare il meccanismo di difesa e sostegno del lutto. <br></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Pensando a lungo termine si riconoscono degli elementi positivi come la mitigazione della crisi assistenziale o la riduzione del danno di isolamento. Ma i rischi sono notevoli. <br></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Passando a un’artrofia relazionale a L’inganno affettivo che andrebbe a colpire soggetti fragili che svilupperebbero un vero e proprio legame profondo con i robot, dimenticando che dietro di loro vive una stringa di codici e non una coscienza. l’essere umano investirebbe sentimenti reali verso un dispositivo che simula l’amore e l’affetto per scopi commerciali. <br></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Inutile poi anche solo menzionare il pericolo tecnologico che si cela dietro alla loro memoria o costruzione, rendendoli dei terreni fertili per l’hacking e l’invasione della privacy. <br><br></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nel futuro si potrebbe perfino arrivare a parlare di famiglia ibrida dove il partner o il caregiver robotico è integrato nel tessuto sociale. <br></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per un costo che parte da 15.000€ fino ai 140.000€ per la versione migliore, i nuovi robot “A.I. Love You” promettono amore eterno e le migliaia di preordini arrivati ci fanno capire quanto la crisi emozionale che stiamo vivendo sia grave. Si tratta di hype per l’ultimo modello di tecnologia avanzata o non ci bastiamo davvero più?</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Poverty chic: la moda fa ancora class tourism</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/06/30/poverty-chic-la-moda-fa-ancora-class-tourism/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 17:26:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[Class tourism]]></category>
		<category><![CDATA[Estetica]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Poverty chic]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vestiti rovinati venduti a cifre insensate, credibilità comprata e ricerca del crudo sono alla base del nuovo trend che va a caccia dell’estetica della povertà. Per onore di cronaca voglio raccontarvi di un fatto. Nel 2022 Balenciaga manda in produzione una borsa in pelle di vitello che riprende le sembianze di un vero e proprio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Vestiti rovinati venduti a cifre insensate, credibilità comprata e ricerca del crudo sono alla base del nuovo trend che va a caccia dell’estetica della povertà. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per onore di cronaca voglio raccontarvi di un fatto. Nel 2022 Balenciaga manda in produzione una borsa in pelle di vitello che riprende le sembianze di un vero e proprio sacco nero della spazzatura. Per un costo di ben 1790 dollari si può indossare il potere di ironizzare sul possedere il sacco dell’immondizia più costo al mondo. Un altro brand, Paris Sneakers, lancia sul mercato da un prezzo di partenza di 1500 euro un paio di scarpe da ginnastica volutamente logore, strappate, squarciate perfino, sporche di fango. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Se noi volessimo prendere in considerazione solo l’oggetto ne dedurremo un uso continuativo e forse un’affezione fortissima o nel più estremo dei casi l’impossibilità di acquistarne uno nuovo. In realtà il marchio, volente o nolente, prende un oggetto comune e lo fa diventare un feticcio della difficoltà, della povertà. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="828" height="532" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1762.jpeg" alt="" class="wp-image-64137" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1762.jpeg 828w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1762-480x308.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 828px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Poto via Inverse</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Esiste una dinamica che però differenzia chi le indossa e le paga profumatamente da chi in quell’oggetto vede e vive solo difficoltà. Si chiama <strong>teoria della Distanza Sociale:</strong> se una persona della classe media o medio-bassa indossasse le scarpe distrutte verrebbe compatita, giudicata negativamente in quanto la sua vicinanza reale alla precarietà economica rende l’equivoco un po’ troppo rischioso. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La celebrità o l’ultraricco possiedono un tale surplus di capitale economico e sociale che il rischio di essere scambiati per “veri poveri” è pari a zero. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Si parla quindi di “<a href="https://www.adlmag.it/2025/04/09/cosplaying-poverty-essere-poveri-e-cool-solo-se-sei-ricco/">estetica della povertà”</a>, un meccanismo che si avvicina più che altro un gioco di ruolo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Ma questo vuol dire che l’estetica del ceto medio-basso vende? E la gente la ricerca? </em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sì e talmente tanto da avere un termine tutto per sé:<strong> Class Tourism</strong>. Il turismo di classe è un fenomeno che descrive l’atteggiamento delle persone agiate che si interessano al mondo di chi vive in un’altro ceto, spesso il più basso. È un interesse che non ha nulla a che vedere con la filantropia, quanto con l’appropriazione di un atteggiamento o di una <em>credibility</em> che l’agiatezza non può dargli, ma che loro ricercano assiduamente.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un po’ quando si dice che il “bad boy” conquista più del bravo ragazzo ed Egidio, nato ai Parioli, racconta delle grandi difficoltà vissute durante l’adolescenza. Questo nonostante Lucrezia sappia che l’unica difficoltà affrontata è stata passare un’estate senza piscina quando hanno ristrutturato la villa a Capalbio. Cioè, anche no..</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La povertà termina di essere una condizione strutturale e viene trasformata in “trend”, addirittura come accessorio di stile. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="622" height="914" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1765-2.webp" alt="" class="wp-image-64141" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1765-2.webp 622w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1765-2-480x705.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 622px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Vogue</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questo avviene anche perchè c’è una certa romanticizzazione della povertà e questa si trasforma come per magia in capitale di <em>coolness</em>. Inoltre gli elementi della cultura popolare, o della strada per parlare in gergo, danno modo di ottenere autenticità. In questo caso il benestante si compra la tee traforata poco elegantemente, per comprarsi un look che gli possa dare una certa allure da “sbandato”. Chi indossa il sacco della spazzatura da quasi 2000 euro, compra l’estetica della marginalità, ma senza averne pagato il vero prezzo: quello sociale. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In sociologia questo si definisce <em>separazione del segno dal suo referente reale</em>. Nel caso del look <strong>Poverty chic</strong> la struttura reale è la precarietà, la mancanza di tutele, lo stress cronico e lo stigma sociale. Il segno mercificato, quindi il look <em>distressed</em>, diventa autenticità, resilienza, spirito di strada e perfino estetica grunge. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Quando un influencer posa in un quartiere degradato o un brand di lusso vende abiti logorati ad hoc, viene preso solo il segno lasciando indietro la struttura. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ecco che arriviamo a un simulacro della povertà, ma ben ripulito da tutti gli aspetti disturbanti come l’odore, il pericolo reale e la disperazione cronica. Così da diventare digeribile e consumabile da tutto il resto della popolazione. La povertà non è una scelta, mentre il Poverty Chic ti permette di comprarla anche in colori diversi. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="556" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1763-556x1024.png" alt="" class="wp-image-64142" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1763-556x1024.png 556w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1763-480x883.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 556px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via The Epitaph</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Se nel 2016 il maxi-logo spopolava le passerelle, lo sfilacciarsi del mito del capitalismo ha invertito la rotta ed essere sul pezzo ora significa rifiutare il sistema. Peccato che la scarpa rovinata da 1500 euro conferma alla stragrande il problema capitalistico. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’asimmetria sta proprio in questo passaggio: il ricco ha la possibilità di “giocare” a fare il povero e riporre i capi in qualunque momento. Chi appartiene per davvero a quella realtà non può smettere in nessun momento.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">I social si inseriscono anche qui come il più forte megafono del divario che tutt’ora esiste e che più che emulato andrebbe sanato.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">”<em>Vivere con il salario minimo per una settimana”</em> o “<em>riarredare casa solo con oggetti second-hand”</em> strumentalizzano la realtà di una fetta di popolazione che non hanno possibilità di scelta nel prendere parte a questo gioco di ruolo interattivo. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In quest’ottica il <em>gatekeeping </em>diventa lo strumento di difesa più efficace. Codici, simboli, slang che chiunque non abbia preso parte alla stessa esperienza non è in grado di comprendere e chi ne fa parte non è disposto a cedere neanche un briciolo della propria identità. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>La bolla dell&#8217;IA: siamo ancora insostituibili (per ora)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per chi si aspettava che l&#8217;IA ci avrebbe sostituito sul posto di lavoro possiamo dire che aveva ragione, ma non è andata affatto bene. Ecco come sono messe oggi le aziende che hanno preferito l&#8217;Intelligenza Articiale al tatto umano. Jean Baudrillard, sociologo e filosofo francese, ha detto: &#8220;ogni progresso tecnologico ci rende un po&#8217; più [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Per chi si aspettava che l&#8217;IA ci avrebbe sostituito sul posto di lavoro possiamo dire che aveva ragione, ma non è andata affatto bene. Ecco come sono messe oggi le aziende che hanno preferito l&#8217;Intelligenza Articiale al tatto umano.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Jean Baudrillard, sociologo e filosofo francese, ha detto: &#8220;<em>ogni progresso tecnologico ci rende un po&#8217; più vicini a un&#8217;efficienza totale e a un&#8217;assoluta mancanza di senso</em>&#8220;. Senza girarci troppo attorno, il progresso tecnologico a cui voglio riferirmi è la chiacchieratissima Intelligenza Artificiale. Lo spauracchio e l&#8217;idol della cultura moderna attuale, uno strumento in grado di creare una divisione <em>odi et amo</em> che non vedevamo dalla lotta per il vestito oro e blu (era blu e nero, ovviamente).</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Pensare che l&#8217;IA sia nata all&#8217;improvviso con <a href="https://www.adlmag.it/2025/08/30/puo-chatgpt-risolvere-i-nostri-problemi-di-cuore/">ChatGPT</a> è un mito da sfatare. Il concetto nasce  già nel 1956, quando il matematico John McCarthy conia ufficialmente il termine mentre si inizia a pensare di poter codificare la mente umana tramite regole rigide di programmazione. Verso gli anni &#8217;70 però l&#8217;entusiamo iniziale crolla e i computer dell&#8217;epoca non sono in grado di reggere la potenza di calcolo. Non vedendo risultati pratici a fronte di investimenti ingenti, si tagliano i fondi e il sogno dell&#8217;IA viene messo da parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="572" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/69cb0fd40552c3001daa06c5.jpg" alt="" class="wp-image-63992" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/69cb0fd40552c3001daa06c5.jpg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/69cb0fd40552c3001daa06c5-980x547.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/69cb0fd40552c3001daa06c5-480x268.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Futurism</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nel 1997 il supercomputer Deep Blue, di IBM, batte il campione del mondo di scacchi Garry Kasparov: il potenziale computazionale comincia a fare sul serio. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Negli anni &#8217;90, infatti, gli scienziati si rendono conto che è inutile cercare di insegnare le regole alla macchina, quanto piuttosto darle i dati e lasciare che la macchina stessa trovi le regole da sola risulta molto più efficiente. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel 2017 i ricercatori Google strutturano i Transformer, non grosse auto senzienti, ma modelli matematici capaci di processare il linguaggio umano comprendendo il contesto delle parole. Si gettano le basi tecnologiche che a fine 2022 porterno al lancio di ChatGPT.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">L&#8217;IA oggi ha smesso di essere un software, delineandosi come un&#8217;infrastruttura di base della società. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Si tratta di una vera e propria forza geopolitica ed economica strutturata che sta obbligando in qualche modo a ridefinire cosa consideriamo &#8220;lavoro&#8221;, <a href="https://share.google/tKT6REiBZe6OUJzv5">&#8220;creatività&#8221; </a>e perfino il concetto di &#8220;progresso&#8221;. Ma è nell&#8217;aspetto lavorativo che oggi stiamo assistendo a una &#8220;simpatica&#8221; situazione. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="447" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2bc1ed5e94fb9da0b72463733809881d.jpg" alt="" class="wp-image-63991" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2bc1ed5e94fb9da0b72463733809881d.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2bc1ed5e94fb9da0b72463733809881d-480x429.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Hajime Sorayama</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Mentre tutti ci chiedevamo se<a href="https://www.adlmag.it/2025/07/31/ai-la-dipendenza-che-spegne-la-mente/"> l&#8217;IA avrebbe davvero potuto sostituirci </a>nel nostro 9-18, a metà 2026 la quota di licenziamenti legati all&#8217;Intelligenza Artificiale è esplosa arrivando a ben 150.000 posti tagliati nel settore tech e affini. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Molte aziende hanno tagliato alcuni ruoli convinte che i software potessero fare lo stesso lavoro a costo quasi zero. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Customer care, supporto amministrativi, grafica di base e scrittura di contenuti. Sono i principali ruoli che hanno sofferto del progresso di questo strumento. Questo perchè molti manager abituati al software tradizionale come il Cloud o i gestionali, pensavano che l&#8217;IA avesse costi simili. Ma le cose non stanno così e il non aver compreso l&#8217;asimmetria dei costi computazionali ha portato a ingenti perdite. Ma davvero ingenti.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per addestrare, personalizzare e far girare questi modelli servono quantità mostruose di potenza di calcolo e non sapendolo le aziende hanno firmato contratti pluriennali vincolanti con i colossi del Cloud. Il risultato? Bollette informatiche mensili triplicate o quadruplicate. Quando i ricavi poi non sono cresciuti proporzionalmente, in quanto l&#8217;IA non ha attirato magicamente nuovi clienti, le bollette hanno prosciugato la liquidità e i conti delle aziende hanno compreso appieno i titoli di Dario Argento con un vero e Profondo Rosso. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Stiamo assistendo quindi a una sbornia da IA collettiva, con aziende allo sbando e un mal di testa finanziario quasi permanente. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="623" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/f45a9bb3866c1f34c057c899ad176aa7.jpg" alt="" class="wp-image-63995" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/f45a9bb3866c1f34c057c899ad176aa7.jpg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/f45a9bb3866c1f34c057c899ad176aa7-980x596.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/f45a9bb3866c1f34c057c899ad176aa7-480x292.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via #Radiogeek</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Anche i colossi del mercato sono stati vittime di una FOMO aziendale e la conseguente corsa agli armamenti tencologici ha creato un cortocircuito finanziario. Per la paura di rimanere indietro le aziende hanno stanziato cifre gigantesche per chip, server, abbonamenti enterprise e consulenze. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Bene, oggi molte realtà si ritrovano ad aver prosciugato il budget Capex, ossia le spese in conto capitale, previste fino al 2030. Cioè queste aziende hanno già speso i soldi stanziati e previsti per coprire i prossimi 4 anni in qualcosa come pochi mesi. Non si tratta proprio di 2,50 euro, ma milioni quando va bene. Miliardi nei casi peggiori.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">I costi fissi dell&#8217;infrastruttura IA sono ricorrenti e decisamente più alti del previsto, anche solo per essere mantenuta attiva. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nel 2026 i nodi stanno quindi venendo al pettine: circa l&#8217;80% delle aziende che hanno tagliato il personale umano per investire in IA non ha ancora visto un reale ritorno economico. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il licenziamento degli umani in favore dell&#8217;Intelligenza Artificale è avvenuto. Ed è successo per il semplice motivo di ottimizzare, ma l&#8217;investimento delle aziende non è stato fatto per una necessità reale, ma sul mito che l&#8217;IA fosse in grado di risolvere tutti i problemi. Sì, oggi possiedono infrastrutture all&#8217;avanguardia che calcolano miliardi di dati al secondo, ma costosissime e che senza la risorsa umana non hanno nessuno a dare una direzione o un significato a quei dati. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="934" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/7788e96cf883025c08ba952bcc12f8b7.webp" alt="" class="wp-image-63990" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/7788e96cf883025c08ba952bcc12f8b7.webp 700w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/7788e96cf883025c08ba952bcc12f8b7-480x640.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 700px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Pinterest</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma non c&#8217;era un reale bisogno di ottimizzare la produttività. Anzi, i clienti si lamentano dei chatbot i quali spesso promettono sconti o refound impossibili implementando più i costi, che i guadagni. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Insomma, sono state costruite macchine perfette per rispondere a domande che nessuno ha fatto, sacrificando il lavoro umano per una produttività astratta che non si è mai trasformata in realtà. Sotto sotto il collega antipatico del secondo piano diventa più accattivante e portare le brioche in ufficio non sarà più un gesto da sottovalutare. A meno chel&#8217;IA non arrivi ad avere doti culinarie..qualcuno salvi il Bimby, prima che sia troppo tadi!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/06/29/la-bolla-dell-ia-siamo-ancora-insostituibili-per-ora/">La bolla dell&#8217;IA: siamo ancora insostituibili (per ora)</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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		<title>Nespresso: il primo orto-frutteto sociale grazie al riciclo del caffè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nespresso assieme a Legambiente e AzzeroCO2 inserisce nel suo percorso più che decennale di impegno sociale e sostenibile una nuova iniziativa in grado di fare, ancora una volta, la differenza. La sostenibilità è l’aspetto più importante quando si parla di produzione. Un argomento di cui abbiamo sentito veramente tanto negli ultimi anni e spesso non [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nespresso assieme a Legambiente e AzzeroCO2 inserisce nel suo percorso più che decennale di impegno sociale e sostenibile una nuova iniziativa in grado di fare, ancora una volta, la differenza. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La sostenibilità è l’aspetto più importante quando si parla di produzione. Un argomento di cui abbiamo sentito veramente tanto negli ultimi anni e spesso non nel modo corretto. Il binomio azienda-sostenibilità è un terreno delicato su cui non tutti sanno costruire. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questo non è però il caso di Nespresso, che con il suo nuovo progetto si riconferma una delle aziende attivamente impegnata nell’ambito del sostenibile e del sociale. Inserendosi nella Campagna Ortofrutteto Solidale nata dall’incontro di Legambiente e AzzeroCO2, una società di consulenza per la sostenibilità e l’energia, l’iniziativa di Nespresso comincerà nelle regioni coinvolte a partire dal prossimo autunno.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nespresso lancia in Italia il primo orto-frutteto sociale diffuso grazie al recupero del caffè esausto delle capsule.</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="870" height="472" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1757.jpeg" alt="" class="wp-image-63921" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1757.jpeg 870w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1757-480x260.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 870px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo courtesy of Press Office</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con ben sette realtà del Terzo Settore, in sette regioni d’Italia, il progetto di recupero delle capsule ha nuovamente prodotto un progetto sociale e sostenibile che fa la differenza. Parliamo di oltre 24 quintali di compost che restituiti al suolo ne migliorano la fertilità e permettono di sostenere progetti agricoli e sociali, proprio come l’orto-frutteto sociale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Alberi da frutto, ulivi e piante aromatiche, l’iniziativa vede la nascita di un nuovo importante progetto dai grandi benefici ambientati e di opportunità di inserimento lavorativo. Insieme a sette cooperative in Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Basilicata, Veneto e Puglia, il semplice gesto del riciclo delle capsule porterà a un impatto enorme con una produzione annua stimata di oltre 38.750kg di frutta e ortaggi e a 400 litri di olio extravergine d’oliva. Ma importanti sono anche i dati legati agli inserimenti lavorativi, così come i percorsi formativi, che si prospetta raggiungeranno indirettamente più di 960 persone e famiglie. Questo attraverso progetti come gruppi di acquisto solidale, mercati contadini e refezioni ospedaliere.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un semplice gesto in grado di dare vita a un progetto così grande. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="400" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1758.jpeg" alt="" class="wp-image-63922" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1758.jpeg 800w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1758-480x240.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo courtesy of Press Office </figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><a href="https://www.adlmag.it/2024/11/26/nespresso-presenta-i-risultati-del-1-osservatorio-partecipativo/">Da Chicco a Chicco</a>, nato 15 anni fa, è stato l’inizio di un percorso decisamente importante che ha dimostrato come il semplice gesto del riciclo delle capsule possa portare a un valore concreto, un qualcosa che fa davvero la differenza sul territorio italiano e le comunità. “Un chicco alla volta, insieme”, il nuovo percorso intrapreso da Nespresso, e la nascita dell’orto-frutteto sociale si inseriscono come un’evoluzione naturale di un impegno che in oltre un decennio ha permesso al valore del riciclo di diventare qualcosa di più grande e sempre più significativo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il caffè, una capsula in alluminio e l’intenzione di portare un cambiamento nella complessità del riciclo sono stati gli elementi fondamentali, assieme all’impegno dei consumatori, che con la restituzione in punti dedicati per separare l’alluminio e il caffè, hanno portato a nuovi utilizzi impattanti a livello sociale e nell’ambito del sostenibile. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dal 2011 con la creazione di oltre 8 milioni di porzioni di riso donate, a oggi con la creazione di un orto-frutteto sociale. Una storia di impegno che ha fatto la differenza in diverse comunità.</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="400" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1759.jpeg" alt="" class="wp-image-63924" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1759.jpeg 800w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1759-480x240.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Vending News</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La differenza verrà fatta anche nell’adeguarsi ai cambiamenti normativi legati al riciclo delle capsule, implementando e sviluppando nuove soluzioni di raccolta che permetteranno di mantenere vivo l’impegno di Nespresso verso la sostenibilità e la partecipazione sempre più diffusa dei consumatori. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Insomma, bere il caffè con Nespresso non è solo un’esperienza e una celebrazione del gusto, ma anche un gesto che permette di sostenere il cambiamento, l’impatto sociale e l’impegno verso la sostenibilità in modo reale. Proprio “Un chicco alla volta, insieme”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/06/27/nespresso-il-primo-orto-frutteto-sociale-grazie-al-riciclo-del-caffe/">Nespresso: il primo orto-frutteto sociale grazie al riciclo del caffè</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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