Può ChatGPT risolvere i nostri problemi di cuore?

da | CULTURE

Problemi di cuore? Niente panico, ci pensa l’intelligenza artificiale. Tra chi lo usa per sfogarsi, chi per capire se una relazione è finita, e chi per trovare le parole giuste, ChatGPT è diventato il consulente amoroso di fiducia della GenZ.

Chi non ha mai avuto problemi di cuore? Cotte non ricambiate, primi appuntamenti finiti male, rotture, tradimenti, dubbi e dilemmi. La prassi, più o meno, è la stessa per tutti: si corre dagli amici più stretti, quelli di cui ci si fida ciecamente, ai quali viene indirettamente imposta la condanna di dover ascoltare le rocambolesche avventure amorose in atto. A volte per ore, altre, per giorni. O mesi. Fino ad arrivare al punto in cui si ricevono consigli e dritte che non verranno seguite. È successo a tutti, sia di stare da una parte, che dall’altra. Sia di essere il diretto interessato, che l’amico dalla pazienza smisurata.

In un’era in cui l’AI diventa sempre più raffinata ed onnipresente, e, soprattutto, in cui ChatGPT viene considerata la soluzione a tutti i problemi, è inevitabile che il suo utilizzo non si limiti più a riformulare testi o scrivere mail quando non si ha voglia. Sempre più persone si affidano infatti a ChatGPT per la risoluzione di dinamiche interpersonali spinose, prime fra tutte, quelle di cuore. Ma può davvero sostituire un amico? O un terapeuta?

Nulla potrà mai prendere il posto di una sorella che ci conosce da sempre, di un amico con cui siamo cresciuti insieme, o di un terapeuta che, pur essendo una figura esterna, sa guardarci dentro come nessun altro. Ma se sempre più individui si mettono nelle inesistenti mani pixelate di ChatGPT, un motivo ci sarà. In realtà, più di uno.

ChatGPT come consulente di fiducia

È un programma: quindi, è preciso, logico, rapido nelle risposte, disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7. E non perde mai la pazienza. Se si tiene la conversazione aperta, invece di iniziarne ogni volta una nuova, gode del vantaggio di ricordare tutto. Grazie alla cronologia della chat, mette insieme le nuove informazioni con quelle vecchie, riuscendo così a dare un quadro preciso della situazione, e costantemente aggiornato.

Il vero punto di forza sta però nella sua stessa natura: ChatGPT, infatti, non è nessuno. Dall’altra parte dello schermo sul quale scriviamo i nostri problemi amorosi, non c’è nessuno. Nessuno capace di giudicare, nessuno capace di farsi un’idea. Ma capace di farsi percepire come pensante, e quindi, credibile. Analizza il problema, lo schematizza, risponde con consigli mirati, fa le domande giuste, anticipa il nostro pensiero. E poi, la ciliegina sulla torta: dice di capirci, si mette nei nostri panni, si dichiara in grado di provare le nostre stesse emozioni, legittimandole.

Inoltre, se parliamo con un nessuno, sappiamo di potergli dire tutto. È questo il punto. Cose che forse per vergogna, forse per riservatezza, non diremmo a chi ci è vicino. Quante volte succede? Di avere un problema di coppia, un dubbio, una paura, e di tenerseli anche solo per il timore di esser visti diversamente o spinti ad agire in un certo senso, quando ancora non si è pronti. È inevitabile che parlare di un possibile tradimento ad un amico abbia un impatto, anche solo il fatto che ne sia al corrente cambierebbe le cose. Sentirsi chiedere se vi sono aggiornamenti, se abbiamo deciso cosa fare, quando abbiamo intenzione di prendere in mano la situazione. Dirlo ad un programma, invece, non implica nulla. Alla fine della conversazione con ChatGPT puoi tornare alla tua vita come se nulla fosse, ciò che hai rivelato rimane fra te e… te. È come parlare da soli, e, allo stesso tempo, ricevere un supporto esterno.

Intelligenza artificiale o emotiva?

I vantaggi sono indubbi, ma anche i rischi non sono da sottovalutare. L’intelligenza artificiale, è appunto, artificiale. E per quanto cerchi di mettersi nei nostri panni, un corpo non ce l’ha. Un cervello nemmeno. Il rischio maggiore è quello di non riuscire più ad aprirsi con le persone che ci amano, di non ritenere validi o abbastanza efficaci i loro consigli, o di correre sul proprio telefono per far analizzare a Chat una qualsiasi interazione umana. Può sembrare affrettato, ma alla velocità con cui si procede oggigiorno, mai dire mai. Un autoaiuto supportato dall’AI, ogni tanto, non fa male. Ma non sistema un cuore rotto. Per quello, per fortuna, ancora serve il calore umano.

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