Si sono conosciuti tra i corridoi della St. Martins in una Londra della fine anni ‘60 e da lì hanno fatto la storia della sovversione contemporanea tra arte, moda e cultura, Gilbert & George hanno stravolto il concetto di alternativo.
Il mondo della moda è un insieme di ispirazioni che arrivano da qualsiasi parte e settore. L’arte, tra tutte, è quella più influente e, spesso, anche chi della moda non ne vuole sapere nulla finisce per diventarne il simbolo o la rappresentazione, proprio nel suo rifiuto.
Queste tre righe per parlare di Gilbert & George, due persone che incarnano uno dei più iconici sodalizi artistici dell’arte contemporanea, tanto da diventare un’unica entità artistica.
La loro storia si fonda su un “manifesto” provocatorio che ha reso la loro stessa vita una scultura, diventando ufficialmente delle Living Sculptures.
Gilbert Prousch nasce in Alto Adige, George Devon in Inghilterra. Il loro incontro avviene a Londra, nella famosissima St. Martin’s School, polo internazionale e importantissimo per tutti i creativi del mondo fin dagli anni 60. Nel 1967 i due studiano scultura assieme in un momento in cui l’arte d’avanguardia si permeava di linguaggi elitari e concettuali. In questo panorama la loro esigenza si tramuta in un’idea: fondere la propria esistenza con il lavoro artistico.
Ecco che nel 1969 i due si dipingono il viso di bronzo e intonano per ore “Underneath the Arches” in rigorosi abiti in tweed rendendo i propri corpi e movimenti la rappresentazione di opere d’arte viventi.
La missione di George & Gilbert è quella di demotizzare l’arte.

Addio all’idea dell’artista rinchiuso nel suo studio e si trasferiscono in n quartiere dell’East London, pieno di ispirazione popolare e multiculturale.
Ma come si inserisce la moda nella loro storia?
Come qualsiasi cosa che fanno, nemmeno la scelta dei capi è casuale e m da “cosa mi metto stasera” tramuta in una vera e propria strategia semiotica e sociologica.
Già dal loro incontro, in un momento in cui la moda era fatta di abiti stravaganti e colorati, Gilbert & George decidono di trovarsi una loro “divisa”: completo classico a tre bottoni in tweed o flanella, camicia stirata e cravatta.
In quel momento la scelta dell’abito sartoriale diventava un messaggio sociologico in quanto rappresentativo della middle class e dell’impiegato conservatore. Portare un completo del genere nel mondo dell’arte, uno spazio alternativo ed esoso, voleva dire sovvertire le aspettative e non solo.
Nasce il “Responsability Suit”: la divisa del cittadino ordinario e responsabile.
Questo completo diventa parte fondamentale della loro presenza artistica ossia la loro vita. Come opere viventi e continue, Gilbert & George annullano il loro aspetto individuale in favore di una pelle pubblica che li consacra ufficialmente come scultura perenne. Un completo inseparabile, come uno scalpello sul marmo che crea la forma e la linea.
La loro critica mirava alla tendenza elitaria dell’arte contemporanea e la moda non poteva di certo essere accolta a braccia aperte, sopratutto in un momento in cui si iniziava a consolidare sempre più quella che è tutt’oggi l’industria della moda commerciale.
Nolenti o volenti (più la prima) però loro estetica è stata di grandissima ispirazione arrivando perfino a potersi definire dei veri e propri anticipatori.

Decenni prima che il discorso gender entrasse nei panni della moda, Gilbert & George hanno dimostrato come l’uniforme identica possa diventare un manifesto per la propria identità, in modo radicale.
Gli iconici stessi del fashion world hanno riconosciuto la loro importanza nel mondo dello stile. È il caso di Alexander McQueen figura cardine di questo universo e della scena londinese, rimase affascinato dalla loro visione così come dal mix tra perbenismo britannico e sovversione underground. Moschino e Vivienne Westwood ne condivisero il gusto per l’humour punk e la desacralizzazione dei simboli religiosi e borghesi, celebrando l’idea dell’abito sartoriale come parodia della società di classe.
Nel 2018 JW Anderson collabora direttamente con loro creando una capsule collection che riporta le opere visive della coppia sugli abiti come capispalla, borse e t-shirt.

Il rapporto tra Gilbert & George e il mondo della moda è un paradosso incredibile e affascinante che ha cambiato per sempre il panorama del fashion design contemporaneo.
L’omologazione diventa il loro atto sovversivo, la loro arma. Il tweed diventa un camouflage borghese, distinguendosi dallo stile bohémien, punk o anticonformista che permeava gli anni ‘70-‘80. Alieni nel mondo artistico e invisibili tra la folla grazie alla giacca a tre bottoni e la cravatta sottile. Il cortocircuito avviene proprio grazie alla loro immagine rassicurante di persone per bene associata a opere visive esplicite, crude e dissacranti fatte di fluidi corporei, slogan politici e tematiche tabù.
Dagli anni ‘80 il bianco e nero vengono abbandonati dalla coppia per virare su tonalità estremamente brillanti, anticipando di molto il Color Blocking e lo Streetwear concettuale. Anche la struttura a griglia delle loro opere fotografiche, fatte di pannelli incorniciati di nero, hanno dato l’ispirazione a strutture, pattern, stampe su tessuto e layout di sfilate.

Marni e Moschino hanno amato e fatto loro l’uso di messaggi e slogan scritti come accessori politici sui propri capi. Insomma, nessuno è rimasto immune dalla loro influenza.
La bellezza di questa sovversione si trova tutta qui. La moda commerciale vive di una condizione intrinseca che nessuno può toglierle. È definita dal cambiamento continuo: la tendenza stagionale programma l’obsolescenza e spinge l’individuo a cambiare continuamente per rimanere attuale.
Gilbert & George rifiutano l’effimero e ribaltano la logica del gioco con una divisa immutabile.
Un completo che diventa elemento monumentale e gli dona l’eternità, così come la scelta di vestire con gli stessi capi ne annulla l’individualità. Un concetto tanto caro alla moda e alla sua produzione. La decisione di vestirsi in maniera speculare cancella le loro persone e rende la congiunzione ancora più forte e fondamentale.
Ridendo e scherzando, il banale diventa avanguardia pura scardinando tutte quelle frivolezze elitarie che Gilbert & George tanto amano combattere.
i
u


