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	<title>politica Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>politica Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>La posizione di Miuccia Prada: tra autocritica e contraddizioni del lusso</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/03/17/miuccia-prada/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
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		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le recenti dichiarazioni di Miuccia Prada riaprono il dibattito sul rapporto tra moda, potere economico e impegno politico. La stilista sostiene che chi lavora nel lusso non dovrebbe fare prediche politiche, ma allo stesso tempo rivendica la possibilità di “fare politica attraverso i vestiti”. Una posizione che appare lucida, ma anche attraversata da alcune evidenti [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le recenti dichiarazioni di Miuccia Prada riaprono il dibattito sul rapporto tra moda, potere economico e impegno politico. La stilista sostiene che chi lavora nel lusso non dovrebbe fare prediche politiche, ma allo stesso tempo rivendica la possibilità di “fare politica attraverso i vestiti”. Una posizione che appare lucida, ma anche attraversata da alcune evidenti contraddizioni.&nbsp;</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="769" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0186-769x1024.jpg" alt="" class="wp-image-58156" style="aspect-ratio:0.7509552323923582;width:617px;height:auto"/></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">&nbsp;Moda e politica secondo Miuccia Prada</h2>



<p class="has-text-align-center">Durante le ultime interviste legate alle sfilate della maison Prada, Miuccia Prada ha espresso una riflessione piuttosto netta sul rapporto tra moda e politica. Secondo la stilista, chi opera nel settore del lusso deve essere consapevole della propria posizione privilegiata. La frase che ha attirato più attenzione è stata: «Vestiamo persone ricche con abiti costosi. Non è giusto poi andare in giro a fare prediche». Con questa affermazione Prada sembra criticare una certa tendenza dell’industria della moda a utilizzare temi politici o sociali come strumento di comunicazione. Per la designer, infatti, il rischio è quello di cadere nell’ipocrisia: un marchio di lusso che si presenta come portatore di messaggi politici radicali può apparire poco credibile.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="997" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0184-997x1024.jpg" alt="" class="wp-image-58157" style="aspect-ratio:0.9732266587830971;width:582px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0184-997x1024.jpg 997w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0184-980x1007.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0184-480x493.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 997px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">“Fare politica attraverso i vestiti”&nbsp;</h2>



<p class="has-text-align-center">Nonostante questa critica, Prada non rinuncia all’idea che la moda possa avere un valore politico. La sua posizione è più sottile: la politica non dovrebbe manifestarsi attraverso slogan o dichiarazioni ideologiche, ma attraverso il linguaggio estetico degli abiti. In questa prospettiva, la moda diventa una forma di racconto culturale. Le collezioni possono riflettere tensioni sociali, rappresentare modelli di identità o suggerire nuovi modi di interpretare il corpo e il ruolo delle donne. Non è un caso che Miuccia Prada abbia alle spalle una formazione in scienze politiche e un passato di attivismo femminista. Per lei l’abbigliamento non è solo un prodotto commerciale, ma anche uno strumento di interpretazione della società contemporanea.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="987" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0191-987x1024.jpg" alt="" class="wp-image-58158" style="aspect-ratio:0.9634182031021363;width:650px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0191-987x1024.jpg 987w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0191-980x1017.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0191-480x498.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 987px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">&nbsp;Il paradosso della moda impegnata</h2>



<p class="has-text-align-center">Proprio qui emerge però il nodo più interessante. Se la moda di lusso nasce e si rivolge principalmente a una élite economica, quanto può essere realmente politica? Da un lato Prada mostra una notevole consapevolezza della dimensione economica del proprio settore. Dall’altro lato, quando sostiene che la politica passa attraverso gli abiti, sembra attribuire alla moda un potere simbolico molto forte. Il problema è che questo potere resta spesso confinato nella dimensione culturale. Le collezioni possono suggerire idee o riflessioni, ma raramente incidono sulle strutture sociali o economiche che rendono possibile l’industria del lusso.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0185-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-58159" style="aspect-ratio:0.6671057297735448;width:688px;height:auto"/></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tra autocritica e strategia comunicativa</h2>



<p class="has-text-align-center">Le parole di Prada possono quindi essere lette in due modi. Da un lato rappresentano un raro esempio di autocritica all’interno del sistema moda. Dall’altro lato possono essere interpretate anche come una strategia comunicativa capace di mantenere il brand in una posizione di equilibrio: sensibile ai temi sociali, ma senza assumere posizioni troppo divisive. In un’epoca in cui molti marchi cercano di costruire la propria identità attraverso messaggi politici, la posizione di Prada appare più prudente e riflessiva.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0190-683x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-58160" style="width:659px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0190-683x1024.jpeg 683w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0190-480x720.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 683px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Il dibattito sollevato da Miuccia Prada mostra quanto il rapporto tra moda e politica sia complesso. La moda può sicuramente raccontare il presente e influenzare l’immaginario collettivo, ma resta comunque inserita in un sistema economico che limita la portata reale del suo impegno. Proprio in questa tensione tra critica culturale e industria del lusso si gioca il significato politico della moda contemporanea.</p>



<p>PHOTOCREDIT: PINTEREST, THE GUARDIAN</p>
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		<title>Una Spagna che guarda al futuro, un’Italia che pensa al presente: chi avrà la meglio?</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/02/21/una-spagna-che-guarda-al-futuro-unitalia-che-pensa-al-presente-chi-avra-la-meglio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Gallazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[ADLmag]]></category>
		<category><![CDATA[genZ]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Idee simili, mentalità diverse. Spagna e Italia sono paesi apparentemente sulla stessa linea di pensiero, con usanze e tradizioni complementari, ma con una differenza sostanziale alla base: un’attitudine politica e gestionale all’opposto. La Spagna progredisce e si arricchisce sorprendentemente anno dopo anno, l’Italia registra livelli di povertà sempre più preoccupanti In cosa differiscono le sorelle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Idee simili, mentalità diverse. <strong>Spagna</strong> e <strong>Italia</strong> sono paesi apparentemente sulla stessa linea di pensiero, con usanze e tradizioni complementari, ma con una differenza sostanziale alla base: un’attitudine politica e gestionale all’opposto. La Spagna progredisce e si arricchisce sorprendentemente anno dopo anno, l’Italia registra livelli di povertà sempre più preoccupanti</h2>



<p class="has-text-align-center">In cosa differiscono le <em>sorelle mediterranee</em>?</p>



<p class="has-text-align-center">Mentre il mondo sembra essere ad un punto di non ritorno, in cui paura, tirannia e dolore dominano scelte politiche e economiche, <strong>la Spagna del socialista Pedro Sánchez</strong> si rivela agli occhi dell’Europa come <strong>un faro nel buio, un barlume di speranza, una via ancora non contemplata, che dimostra al mondo un’alternativa valida da percorrere.</strong></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>In passato tra Italia e Spagna c’erano più affinità di oggi</strong></p>



<p class="has-text-align-center">Non è un caso infatti se l’Italia e la Spagna vengono anche definite le <strong><em>“sorelle latine”</em></strong>. Questo in seguito ai loro profondi legami storici, per cui da sempre condividono una forte affinità culturale, sociale ed economica. Per non parlare della vicinanza geografica (Bacino Mediterraneo), del clima mite e di quel carisma solare e sempre accogliente che le contraddistingue. Nonostante tutte queste analogie, col passare degli anni si è creata una distanza abissale tra le due nazioni che incide profondamente sulla qualità della vita dei propri cittadini: <strong>la gestione del Paese e le soluzioni politiche adottate.&nbsp;</strong></p>



<p class="has-text-align-center">A seguito di più o meno complicate scelte da parte di entrambi i governi, oggi potremo raffigurare le due nazioni dal punto di vista governativo, come rette parallele, senza punti di incontro. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>La ricetta segreta per un Paese in crescita costante</strong></h3>



<p class="has-text-align-center">È una specie di ricetta segreta, la formula meticolosamente studiata dal ministro <strong>Sánchez </strong>e dal suo entourage: un’architettura pensata dettagliatamente punto per punto, che richiede sacrifici e sforzi, ma che proietta risultati a lungo termine.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center"><strong><em>Pedro </em></strong><strong><em>Sánchez </em></strong>ha riassunto l’intero progetto così:&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center"><strong><em>“Un’economia più forte è un’economia più giusta”.&nbsp;</em></strong></p>



<p class="has-text-align-center">Sarà forse questo l’ingrediente misterioso per far funzionare un Paese?</p>



<p class="has-text-align-center">La nazione Iberica si distingue per una forte crescita economica, un benessere generale dovuto ai numerosi traguardi raggiunti dal governo <strong><em>Sánchez</em></strong>, progressista e avanguardista e si dimostra un perfetto esempio da seguire ed imitare.</p>



<p class="has-text-align-center">Sono passati appena pochi giorni da quando il Ministro ha rilasciato in conferenza stampa alcune dichiarazioni più che promettenti riguardati i miglioramenti economici del Paese. Il discorso ha esaminato la crescita straordinaria dal momento della sua salita al governo fino ad oggi. I risultati sono stupefacenti.</p>



<p class="has-text-align-center">Raccontata così non sembra niente di difficile, una partita a carte, nulla di troppo impegnativo.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center">Per riassumere, ecco i punti di forza su cui il governo spagnolo sta lavorando: <strong>meno gas, più investimenti in energie sostenibili; più migranti regolarizzati; una forza lavoro tutelata, valorizzata e ottimizzata; rifiuto della corsa al riarmo e prese di posizione concrete a livello internazionale.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="477" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/02/9d551dc6436b6227e434d29b673d664a.jpg" alt="Una Spagna che guarda al futuro, un’Italia che pensa al presente: chi avrà la meglio?" class="wp-image-56909" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/02/9d551dc6436b6227e434d29b673d664a.jpg 735w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/02/9d551dc6436b6227e434d29b673d664a-480x312.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 735px, 100vw" /></figure>



<p></p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Gli obiettivi:</strong></h4>



<p class="has-text-align-center"><strong>Nuovo aumento del salario minimo per aiutare “giovani e donne”: dal 2018 è aumentato di circa il 66%.</strong></p>



<p class="has-text-align-center">Il governo <strong><em>Sánchez</em></strong> ha annunciato che dal <strong>2026 il Salario Mínimomo Interprofesional (SMI) salirà a €1.221 lordi al mese (in 14 mensilità).</strong></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Nel 2018 il salario minimo era €735,90. </strong>La crescita è incredibile, soprattutto considerando il nostro punto di vista: <strong>in Italia non esiste un salario minimo </strong>e<strong>in Italia non tutti gli impieghi comprendono nel contrattato la quattordicesima mensilità.</strong> </p>



<p class="has-text-align-center">Il 30 giugno 2025, nel nostro Paese le opposizioni (il centro-sinistra) avevano presentato una proposta di legge che avrebbe garantito una soglia minima di <strong>€9 lordi l’ora,</strong> il cui obiettivo sarebbe stato la tutela dei lavoratori attualmente sfruttati con stipendi sull’orlo del ridicolo. La proposta è infine sfumata senza portare ad alcun risultato. Tipico dell’Italia.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center">E giusto per fare un piccolo reminder: <strong>noi facciamo parte di quelle sei nazioni</strong> (Italia, Danimarca, Finlandia, Svezia, Cipro, Austria) su 28, <strong>in cui la è la contrattazione collettiva di ogni settore a determinare la misura dei minimi di retribuzione.</strong></p>



<p class="has-text-align-center">L’Italia proseguendo a percorrere questa strada non avrà mai risultati costanti nel tempo e mentre la Spagna attirerà giovani talenti, in Italia all’opposto questo inciderà fortemente sulla fuga dei cervelli &#8211; un tema molto discusso, ma di cui saltuariamente è stato davvero preso in considerazione.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Un’altra questione rilevate sono le politiche di immigrazione</strong></p>



<p class="has-text-align-center">Anche su questo fronte la Spagna si è dimostrata in controtendenza rispetto al resto dell’Europa. A Madrid è stata annunciata una <strong>regolarizzazione di massa di migranti </strong>e persone che finalmente usciranno dell’irregolarità, implementando così l’economia del Paese e contrastando il lavoro irregolare (In Italia tutt’ora molto presente).&nbsp;</p>



<h5 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il corretto utilizzo del Next Generation EU:</h5>



<p class="has-text-align-center">La Penisola spagnola ha deciso di utilizzare i fondi EU per sviluppare una strategia rivolta ai settori strategici in ambito industriale tramite cui competere a livello mondiale: la mobilità sostenibile, l&#8217;occupazione, l&#8217;innovazione digitale, e l&#8217;energia. </p>



<p class="has-text-align-center">Inoltre, ha negato a Trump la richiesta di armi e l’aumento delle spese per la difesa al 5% del PIL, per sfruttare, invece, le risorse a disposizione in sussidi per le famiglie.</p>



<p class="has-text-align-center">Proseguendo, tra pochi mesi verrà istituita la <strong>Tassa Zucman</strong>, un&#8217;imposta ai detentori di grossi patrimoni. </p>



<p class="has-text-align-center"><strong>E infine, un grande traguardo: nonostante le forti pressioni, a maggio 2025 ha riconosciuto lo stato </strong>Palestinese. </p>



<p class="has-text-align-center">Quello che ci piace della Spagna è la <strong>sicurezza</strong>, <strong>la presa di posizione, </strong>che automaticamente gli conferiscono credibilità; al contrario del nostro paese che, come ci racconta la storia, preferisce rimanere nel limbo e aspettare, perseverare, rimuginare…&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center">In Spagna invece è diverso, tutto è diverso. A partire dalla <strong>mentalità</strong> che guarda al lungo termine, a domani, al futuro, invece di esaminare esclusivamente il presente, senza occuparsi di chi o cosa ci sarà dopo. <strong>Nella Penisola Iberica il futuro è la chiave del presente: </strong>portano avanti progetti che spianeranno il sentiero alla nuove generazioni; è un investimento a lungo termine, il loro.</p>



<h6 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Ciò che è più sorprendete in Spagna è la coesione tra governo e persone</strong></h6>



<p class="has-text-align-center">La polis nell’antica Grecia è stata una dei primi prototipi di forme di governo esistenti, secondo il cui modello, il popolo, i cittadini e tutta la comunità partecipavano attivamente alla gestione del potere. Nonostante l’evoluzione avvenuta naturalmente, il principio di base dovrebbe rimanere quello, ed è ciò che la nazione iberica ci sta dimostrando.</p>



<p class="has-text-align-center">È possibile perseguire politiche democratiche e un’ascensione a livello mondiale, nonostante la pressione estera, senza la violenza, la corruzione, né l’abuso di potere, ma tramite l’intelligenza e la perseveranza degli ideali che in passato hanno condotto la nostra nazione, l’Italia a diventare il centro politico e culturale del mondo.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>È questo ciò che trasmette la Spagna: umanità e importanza della conservazione dei diritti del cittadino.&nbsp;</strong></p>



<p class="has-text-align-center">La domanda che gli italiani si fanno adesso è: se una soluzione è possibile, se c’è una via che possiamo intraprendere, perché rimaniamo fermi sull’indifferenza. Perché torniamo indietro, invece di andare avanti? E soprattutto, quali conseguenze ci attendono?</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-left"><br>Immagini: Pinterest</p>



<p></p>
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		<title>Chi è Rama Duwaji, illustratrice, artista e (poi) First Lady</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/01/05/chi-e-rama-duwaji-illustratrice-artista-e-poi-first-lady/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[abito]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rama Duwaji è diventata da poco la First lady della Grande Mela, questo perchè su Hinge, nel 2021, conosce Zohran Mamdani oggi suo marito e tra le altre cose anche sindaco di New York . Il 1° gennaio 2026 è iniziato ufficialmente il mandato del neo-eletto sindaco di New York, Zohran Mamdani. Al suo fianco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Rama Duwaji è diventata da poco la First lady della Grande Mela, questo perchè su Hinge, nel 2021, conosce Zohran Mamdani oggi suo marito e tra le altre cose anche sindaco di New York . </h2>



<p class="has-text-align-center">Il 1° gennaio 2026 è iniziato ufficialmente il mandato del neo-eletto sindaco di New York, Zohran Mamdani. Al suo fianco Rama Duwaji, moglie e dal primo giorno dell&#8217;anno anche First Lady della città. In un mondo perfetto davanti questa notizia diremmo: &#8220;<em>Ah, bene!&#8221;</em> e andremmo avanti con la nostra giornata. Ma siamo degli inguaribili e insopportabili criticoni e le cose non sono andate proprio così. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La figura di Rama Duwaji sta scardinano i canoni tradizionali della &#8220;moglie del politico&#8221;, diventando per questo oggetto di un forte dibattito pubblico che tocca argomenti come classe, identità etnica e attivismo digitale. </h3>



<p class="has-text-align-center">Ma tutte queste critiche da dove arrivano? E perchè? </p>



<p class="has-text-align-center">La cosa è molto semplice: Rama ha 28 anni, quindi è giovane. E&#8217; un&#8217;affermata illustratrice, animatrice e ceramista di origini siriane. Nace a Houston, in Texas, e cresce tra il New Jersey e Dubai. Alle sue spalle quindi un notevole background cosmopolita che influenza profondamente la sua produzione artistica, la quale tocca tematiche come l&#8217;identità araba, la giustizia sociale, i diritti delle donne e le crisi umanitarie, come quelle presenti in Sudan, Palestina e Siria. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="692" height="966" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_04252-896714.webp" alt="" class="wp-image-54042" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_04252-896714.webp 692w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_04252-896714-480x670.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 692px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via MIlano Finanza</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center">Prima ancora dell&#8217;ascesa politica del marito, Rama si era già costruita una carriera piuttosto solida collabroando con testate di prestigio come <em>The New Yorker, The Washington Post, BBC </em>e anche <em>VICE.</em> Dal profilo pubblico decisamente molto basso, risulta la mente dietro l&#8217;estetica visiva del marito curandone il design dei loghi e la strategia comunicativa sui social media, uno degli elementi che ha permesso a Mamdani di di vincere contro i suoi rivali già molto affermati. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una volta che si è capito che Mamdani avrebbe preso il ruolo di nuovo sindaco di New York, il mirino della critica pubblica si è spostato su Rama. </h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="535" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/rama-duwaji-fotografiert-von-1024x535.webp" alt="" class="wp-image-54051" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/rama-duwaji-fotografiert-von-1024x535.webp 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/rama-duwaji-fotografiert-von-980x512.webp 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/rama-duwaji-fotografiert-von-480x251.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via FAZ.NET</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center">Sono diverse le critiche così come le menti da cui provengono. La polemica più accesa è quella legata al &#8220;<em>Bootsgate&#8221;</em>, nata nel momento in cui, nei giorni del giuramento, Rama è stata vista con un paio di stivaletti di design dal valore di circa 630 dollari. Il modello <em>Shelley </em>di Miista, è finito nel mirino della critica perchè per i detrattori, principalmente conservatori, indossare calzature costose è una prova di ipocrisia. <em>Come è possibile che la moglie di un sindaco socialista, il quale ha lottato per il carovita e il blocco degli affiti si presenti con un paio di stivaletti costosi?</em> Non sarò io a spiegare l&#8217;esistenza del <em>second-hand</em>, ma mi sembra chiaro che non siano gli stivaletti il problema dietro il caro-affitti. Rama si aggiudica quindi l&#8217;etichetta di &#8220;socialista in cachemire&#8221;, nome che invito a stampare presto su magliette basic perchè sono sicura farebbe faville. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La critica più dura arriva però per via delle sue posizioni politiche internazionali molto esplicite. Rama è infatti una convinta sostenitrice della causa palestinese e produce illustrazioni chiare che enunciano quella che definisce la &#8220;fame deliberata&#8221; a Gaza. </h3>



<p class="has-text-align-center">Il tutto nasce perchè nell&#8217;ottobre dell&#8217;anno scorso condivide sui social una storia in cui inserisce un&#8217;emoji del cuore infranto commemorando la morte di Saleh Al-Jafarawi, un influencer palestinese accusato da alcuni media di aver celebrato gli attacchi del 7 ottobre. Ecco che intervengono i gruppo pro-Israele che la definiscono &#8220;estremista&#8221;, criticando la scelta del sindaco di non prendere le distante dalle posizioni della moglie. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="533" height="533" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/snapinsta-to-497553399-18349906438159156-2118783923476515370-n-690b5329e8354-1.jpg" alt="" class="wp-image-54052" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/snapinsta-to-497553399-18349906438159156-2118783923476515370-n-690b5329e8354-1.jpg 533w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/snapinsta-to-497553399-18349906438159156-2118783923476515370-n-690b5329e8354-1-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 533px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Cosmopolitan</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center">Inoltre Rama ha gentilmente declinato il ruolo tradizionale di First Lady, non presenziando ai classi eventi rituali e rifiutando interviste durante la campagna elettorale del marito. &#8220;<em>Ecco, è evidente che è poco interessata alla città&#8221;</em>, è così che è stato interpretato il suo silenzio, oltre che come una mancanza di rispetto per le tradizioni istituzionali di New York. Ma basterebbe guardare poco oltre la punta del proprio naso per comprendere come Rama abbia voluto fare una chiara dimostrazione: rivendicare la propria identità autonoma di artista e rifiutare di essere ridotta ad una mera appendice del marito. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dulcis in fundo, il più grande cavallo di battaglia di tutte le critiche dai tempi del Big Bang: l&#8217;estetica!</h3>



<p class="has-text-align-center">E che polemiche sarebbero se quando si riferiscono a una donna non toccassero anche la sua immagine? Ed eccole pronte: look poco americano e troppo radical-chic. Ritornano anche le critiche al suo rifiuto totale dei protocolli, presentandosi al giuramento con un look soft glam, molto moderno e decisamente lontano dai canoni formali delle precedenti Frist Lady. Critiche che riflettono una chiara tensione tra la vecchia New York istituzionale e la nuova leadership, dove il corpo e l&#8217;immagine della First Lady diventano un campo di battaglia per definire cosa sia &#8220;autentico&#8221; e cosa sia &#8220;elitista&#8221;. </p>



<p class="has-text-align-center">Per noi italiani questa ossesione nel rivestire il ruolo di First Lady non risuona tanto, a noi chi sta con chi nel mondo politico importa il giusto e tantomeno ci interessa sapere come veste. In America il look dei politici e di chi li accompagna è da sempre, invece, un dettaglio non indifferente. Questo perchè i politici nel Nuovo Continente devono rientrare nell&#8217;Olimpo di una certa mitologia e tutto quello che fanno diventa simbolo.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tutto questo preambolo per ricordare che la moda sa fare anche politica. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="563" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/rama-duwaji-boots.webp" alt="" class="wp-image-54044" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/rama-duwaji-boots.webp 1000w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/rama-duwaji-boots-980x552.webp 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/rama-duwaji-boots-480x270.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1000px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via WWD</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center">Su Substack vengono rivelati i dettagli del look di Rama dalla stylist Gabriella Karefa Johnson, la quale si è occupata del look per l&#8217;occasione e spiega come la maggior parte dell&#8217;outfit fosse vintage o noleggato. Anche questo è un atto politico che rappresenta un approccio consapevole al vestire e che la inserisce perfettamente nella sua generazione. &#8220;<em>Le scarpe sono in prestito&#8221;</em>, dice la stylist, &#8220;<em>dovrò far pace col fatto che la gente su Internet non è a conoscenza di cosa significhi prendere in prestito un pezzo</em> <em>del campionario che è stato prestato in passato e sarà preso in prestito in futuro&#8221;.</em></p>



<p class="has-text-align-center">Il tutto è spiegato divinamente da Giuliana Matarrese su Rivista Studio e vi invito a leggerne di più.</p>



<p class="has-text-align-center">Esiste poi una critica paradossala legata al suo carisma. Se i sostenitori arrivano a definirla la Lady D della Gen Z, i detrattori usano questo paragone in modo negativo accusandola di aver trasformato il ruolo di First Lady in quello che definiscono un brand personale, basato sul mistero e sul silenzio. Tutto perchè non ha ancora rilasciato interviste ufficiali, ma continua a postare contenuti artistici sui social volendo mantenere i benefici della visibilità senza esporsi al controllo che il ruolo pubblico richiederebbe.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="700" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/image00003.webp" alt="" class="wp-image-54046" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/image00003.webp 600w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/image00003-480x560.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 600px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Shado Magazine </figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Arriva anche la critica al merito artistico dall&#8217;artista Jon McNaughton, il quale l&#8217;accuserebbe di poter beneficiare di una promozione indebita dall&#8217;establishment artistico della città grazie alla posizione del marito.</h3>



<p class="has-text-align-center">Anche qui inutile specificare che l&#8217;artistica è una delle figure più controverse dell&#8217;area conservatrice e pro-Trump, per questo non mi viene difficile pensare a un elemento o due che potrebbero averlo portato quest&#8217;idea. Il tutto considerato il peso artistico già affermato di Rama. McNaughton la definisce come una nuova Hunter Biden (figlio dell&#8217;ex presidente Biden che vendeva i suoi quadri a prezzi esorbitanti) e descrive i suoi lavori come &#8220;bozzetti da studentessa&#8221;. L&#8217;ha inoltre accusata di usare la sua arte per alimentare narrazioi radicali, paragonandole visivamente ai video che hanno scatenato le proteste del movimento Black Lives Matter, che lui considera manipolatori. </p>



<p class="has-text-align-center">Jon definisce la sua &#8220;arte patriottica&#8221;, ma i critici del settore a inquadrano nel filone della Propaganda Pop, e qui mi fermo&#8230;</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">&#8220;Rama non è solo mia moglie, è un&#8217;artista incredibile che merita di essere conosciuta per quello che è&#8221;, dice Mamdani.</h3>



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alt="" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain;width:379px;height:auto" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Reform The Funk</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center">Rama Duwaji rappresenta un ottimo caso studio su quella che è la performatività del potere. La moda e il silenzio mediatico sono utilizzati come atti di resistenza politica. E&#8217; così che il ruolo di First lady si sposta da quello di &#8220;padrona di casa&#8221; a &#8220;soggetto politico-estetico&#8221;. In questo contesto il termine &#8220;performatività&#8221; suggerisce che il ruolo di First Lady non sia un&#8217;identità fissa, ma un insieme di atti ripetuti che creano l&#8217;immagine del potere stesso. Il &#8220;problema&#8221; nasce nel momento in cui Rama, facendo assolutamente nulla (letteralmente), sabota questo copione tradizionale trasformando la sua presenza in un atto di resistenza.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Per una First Lady tradizionale l&#8217;abito è un&#8217;uniforme di rassicurazione, per Rama l&#8217;abito è un testo politco, snobbando i grandi nomi per designer con un&#8217;identità marginalizzata o scomoda. </h3>



<p class="has-text-align-center">Così rende il suo corpo un manifesto vivente senza dire una parola. Allo stesso tempo con il suo look, rfiuta di conformarsi alla rispettabilità borghese riaffermando la sua appartenenza alla sottocultra artstica e attivista di Brooklyn. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="227" height="222" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/images.jpg" alt="" class="wp-image-54050" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Shado Magazine</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center">Il silenzio, poi, viene spesso interpretato come assenza di potere. Nel caso di Rama è l&#8217;esatto opposto: si tratta di un silenzio strategico. Rifiuta il ruolo da hostess storicamente situato della First Lady e rifiutando i media tradizionali nega al pubblico il diritto di consumarla come accessorio del marito. Scegliendo di comunicare quasi esclusivamente con le sue illustrazioni e i social media mantiene il controllo totale sulla sua identità di artista. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dal punto di vista sociologico la rabbia di chi la critica nasce dall&#8217;impossibilità di leggere Rama secondo i vecchi schemi. Lei possiede il capitale culturale dell&#8217;élite, ma lo usa per promuovere un&#8217;agenda politica che vuole smantellare i privilegi di quella stessa élite. </h3>



<p class="has-text-align-center">Rama nonostante le critiche ha comunque deciso di non esporsi a riguardo e continua a postare sui social le sue illustrazioni. Comunque se cerchiamo Rama Duwaji su Google, il primo termine che viene usato per descriverla è &#8220;illustratrice&#8221; e trovo quindi che sia giusto così. </p>
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		<title>Quando la politica indossa il potere</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/11/17/la-politica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[genZ]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’eleganza minimal e progressista di Elly Schlein all’estetica istituzionale e rassicurante di Giorgia Meloni, la politica italiana utilizza l’abbigliamento come strumento strategico. Colori, silhouette e dettagli diventano simboli ideologici, capaci di rafforzare identità e messaggi. Elly Schlein: il progressismo che parla attraverso il guardaroba Il look di Elly Schlein è diventato un manifesto di modernità, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dall’eleganza minimal e progressista di Elly Schlein all’estetica istituzionale e rassicurante di Giorgia Meloni, la politica italiana utilizza l’abbigliamento come strumento strategico. Colori, silhouette e dettagli diventano simboli ideologici, capaci di rafforzare identità e messaggi.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7352-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-51204" style="width:709px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7352-980x653.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7352-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Elly Schlein: il progressismo che parla attraverso il guardaroba<br><br></h2>



<p class="has-text-align-center">Il look di Elly Schlein è diventato un manifesto di modernità, inclusione e rottura degli schemi tradizionali. Predilige tailleur non convenzionali, giacche oversize, pantaloni morbidi, colori accesi o insoliti come viola, verde o rosso rubino. È un’estetica che si allontana dalla formalità classica per abbracciare la contaminazione street e genderless. La scelta dei colori non è casuale: il viola richiama le battaglie femministe; il verde strizza l’occhio alla sostenibilità; il rosso richiama storicamente la sinistra. Le sue sneakers, spesso discusse, comunicano un messaggio preciso: vicinanza ai giovani e rifiuto della rigidità istituzionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="667" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7350.jpg" alt="" class="wp-image-51206" style="width:744px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7350.jpg 1000w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7350-980x654.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7350-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1000px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il centro politico: equilibrio, sobrietà e rassicurazione<br><br></h2>



<p class="has-text-align-center">Nel centro italiano domina una neutralità strategica. Look composti, cromie morbide, predominanza di blu, grigio, e occasionali nuance pastello. L’obiettivo? Trasmettere moderazione, affidabilità e pragmatismo. Le figure centriste spesso privilegiano un guardaroba tecnico ma elegante, fatto di blazer impeccabili, camicie dai toni neutri e pochissimi elementi di rottura. Questo stile diventa una cornice visiva che evita polarizzazioni e punta a un’immagine “per tutti”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="315" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7353.jpg" alt="" class="wp-image-51207" style="width:719px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7353.jpg 630w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7353-480x240.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 630px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Giorgia Meloni: istituzionalità, leadership e patriottismo cromatico<br><br></h2>



<p class="has-text-align-center">Giorgia Meloni, dall’altra parte dello spettro politico, utilizza lo stile come veicolo di autorità e identità nazionale. La sua palette ricorrente, blu navy, bianco, nero, è profondamente istituzionale, pensata per trasmettere solidità e controllo. A differenza della sinistra, qui lo stile si fa più lineare e “classico”: tailleur sartoriali, camicie semplici, silhouette pulite. Tuttavia non mancano i richiami simbolici, come l’uso del colore turchese, già associato alla campagna elettorale, o occasionali tocchi tricolore che parlano direttamente alla base patriottica. La leader di destra incarna un’estetica che punta alla credibilità internazionale e a una femminilità istituzionale, distante dalle sperimentazioni e più vicina a codici tradizionali.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="998" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7349.jpg" alt="" class="wp-image-51205" style="width:640px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7349.jpg 800w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7349-480x599.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Moda e messaggi: quando l’abito diventa ideologia<br><br></h2>



<p class="has-text-align-center"><br>Dalla sinistra alla destra, la politica italiana dimostra che lo stile non è solo una questione estetica, ma una vera strategia comunicativa. Ogni dettaglio, dalle sneakers di Elly Schlein alla rigorosa palette di Giorgia Meloni, racconta valori, posizionamenti, intenzioni. L’abbigliamento diventa così linguaggio silenzioso, capace di trasmettere identità più velocemente di un discorso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="824" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7351-824x1024.jpg" alt="" class="wp-image-51208" style="width:668px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7351-824x1024.jpg 824w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7351-480x596.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 824px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center">In un’epoca in cui la comunicazione visiva domina, la politica veste il potere con estrema consapevolezza. Che si tratti di rompere gli schemi o rafforzare la tradizione, i leader italiani usano la moda come vettore di ideali. E ancora una volta, l’abito, nel bene o nel male, diventa dichiarazione politica.</p>



<p>PHOTOCREDITS: Pinterest</p>
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		<title>Possiamo stare insieme se abbiamo idee politiche diverse?</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/06/21/possiamo-stare-insieme-se-abbiamo-idee-politiche-diverse/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Greta Liberatoscioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jun 2025 10:39:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[genZ]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non sei tu, è il tuo schieramento politico: con ideologie sempre più incanalate l’una nella direzione opposta all’altra, ci si chiede se l’amore può bastare nel fungere da collante tra visioni politiche divergenti. In un mondo in cui è sempre più tutto o bianco o nero, la polarizzazione politica non ammette compromessi. Il disaccordo pacifico [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non sei tu, è il tuo schieramento politico: con ideologie sempre più incanalate l’una nella direzione opposta all’altra, ci si chiede se l’amore può bastare nel fungere da collante tra visioni politiche divergenti.</h2>



<p class="has-text-align-center">In un mondo in cui è sempre più tutto o bianco o nero, <strong>la polarizzazione politica non ammette compromessi</strong>. Il disaccordo pacifico è ormai un lontano ricordo, le discussioni sul tema scaldano gli animi in un batter d’occhio, senza alcuna possibilità di ricorso in appello. Le visioni politiche sono sempre più polarizzate, rifiutano posizioni intermedie e si rifugiano in estremi opposti che faticano a trovare un terreno comune. Anche sulle tematiche più basilari. La difficoltà nel trovare punti d’incontro rafforza le divisioni, insieme all’impossibilità di sostenere confronti costruttivi.</p>



<p class="has-text-align-center">&nbsp;In moltissimi casi, è quasi inutile discutere: nessuno farà cambiare idea all’altro. Un ingrediente da aggiungere nel calderone è l’uso dei social media, il prezzemolo dei giorni nostri. Gli algoritmi creano <strong>bolle ideologiche in cui le persone sono esposte solo a ciò che loro stesse ricercano, consumando esclusivamente informazioni che confermano le loro opinioni</strong>. Si innesca così un circolo vizioso in cui ognuno rimane nell’ombra del proprio schieramento. <strong>Come possono quindi i rapporti umani non risentirne?</strong></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="616" data-id="42214" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/cab4198ab926188a994d45d0021b2d38-1024x616.jpg" alt="" class="wp-image-42214" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/cab4198ab926188a994d45d0021b2d38-1024x616.jpg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/cab4198ab926188a994d45d0021b2d38-980x590.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/cab4198ab926188a994d45d0021b2d38-480x289.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>
</figure>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Niente politica a tavola</h2>



<p class="has-text-align-center">Abbiamo imparato a care spese che a tavola, di politica non si parla. Vige la silenziosa ma universale regola secondo cui più è lunga la tavolata, più lontani ci si tiene dall’argomento: si pensi al pranzo di Natale. Per quieto vivere, quindi, si scelgono argomenti più leggeri. Tipo il meteo, indiscusso cavallo di battaglia. Se in famiglia quindi regna la linea del <em>non vedo, non sento, non parlo</em>, <strong>in amore la tendenza s’inverte.</strong></p>



<p class="has-text-align-center">Quando il tavolo diventa per due, soprattutto se è la prima volta che ci si siede l’uno di fronte all’altro, la politica non è più l’elefante nella stanza che si fa finta di non vedere. Ideologie e schieramenti scendono infatti in campo già dal primo appuntamento. <strong>E ne determinano durata e successo.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Politica che unisce, politica che divide. Anche in amore.</h2>



<p class="has-text-align-center">Politica e appuntamenti non sono sempre andati di pari passo: vent’anni fa sarebbe stato impensabile chiedere il pensiero politico altrui ad un date. Soprattutto al primo. Oggi, la politica è il metro di giudizio che grava di più sulla bilancia. È quella domanda che si fa subito, il cerotto da strappare in fretta, con la speranza di non rimanere delusi e il timore di aver preso una cotta “per il nemico”.</p>



<p class="has-text-align-center">Se da una parte quindi si spera che le visioni politiche combacino, dall’altra si è anche serenamente consapevoli che in caso così non dovesse essere, il fallito appuntamento non fa poi così male. La politica è collante e repellente allo stesso tempo. Può essere motivo d’interesse nei confronti dell’altro, ma anche incantesimo d’amnesia: valori politici (e quindi etici) troppo diversi non generano stima per chi si ha di fronte, anzi, lo rinchiudono in fretta e furia nel dimenticatoio.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="545" height="680" data-id="42218" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/f53238ab5785dad4a7bda3316655e109.jpg" alt="" class="wp-image-42218" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/f53238ab5785dad4a7bda3316655e109.jpg 545w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/f53238ab5785dad4a7bda3316655e109-480x599.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 545px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="803" height="1024" data-id="42219" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/bbd8c3e49ea1170c925f447823702186.jpg" alt="" class="wp-image-42219" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/bbd8c3e49ea1170c925f447823702186.jpg 803w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/bbd8c3e49ea1170c925f447823702186-480x612.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 803px, 100vw" /></figure>
</figure>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center">La politica ha sempre parlato di noi, ma la sua percezione odierna è più vicina alla persona che mai. Non è più silenziosa, fa rumore. <strong>È rappresentativa dei nostri valori morali, e più si polarizza, più anche essi divergono sempre più gli uni dagli altri.</strong> Pensarla in modo diverso su questioni superficiali, scaramucce da parlamento e gaffe politiche pesa poco. <strong>Ma come si può stare con qualcuno che mostra una percezione dell’esistenza opposta alla nostra?</strong> Come si può costruire qualcosa di duraturo, stabile ed efficace con chi ha un punto di vista completamente antitetico rispetto al nostro sull’ABC dei diritti umani? O con chi nega che la politica lo riguardi. Sì, perché c’è anche questo. L&#8217;approccio apolitico di chi fermamente crede di essere estraneo o indifferente rispetto le dinamiche politiche. L’<a href="https://www.adlmag.it/2025/06/18/social-media-activism-un-hashtag-puo-davvero-cambiare-il-mondo/">assenza di informazione</a> verso alcune tematiche non è più ammessa. </p>



<p class="has-text-align-center">Moltissimi giovani (donne, per lo più), non sono nemmeno disposti a passare un&#8217;avventura di una notte con chi ha idee politiche agli antipodi con le loro. E su TikTok i video consiglio su quali domande fare per capire l&#8217;altro al volo ad un primo appuntamento si sprecano.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>I nostri sistemi etici non possono prescindere dalla politica</strong>, e viviamo in un’epoca così profondamente frammentata in due grandi opposizioni che già solo andare d’accordo con l’altro diventa un’impresa, figuriamoci passarci insieme una vita intera. Il discorso, però, non è da fraintendere: il confronto di idee rimane fondamentale. Ma se è vero che non si può rimaner chiusi nel proprio per sempre, è anche vero che non si può dormire una vita nello stesso letto di chi proclama il <a href="https://www.adlmag.it/2025/04/25/25-aprile-festeggiamenti-sobri-e-altre-scuse/">25 aprile</a> lutto nazionale. Per alcuni.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="552" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/1a4259b054a1abe8795c27d2dcaf971f-edited.jpg" alt="" class="wp-image-42222" style="width:823px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/1a4259b054a1abe8795c27d2dcaf971f-edited.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/1a4259b054a1abe8795c27d2dcaf971f-edited-480x360.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center">La libertà altrui finisce quando inizia la nostra. <strong>E l’appuntamento finisce quando entra in gioco la politica. O forse funzionerà proprio grazie ad essa.</strong> </p>



<p class="has-text-align-center">Insomma, non offenderti. <strong>Se non funziona non sei tu, è il tuo schieramento politico.</strong></p>



<p></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong><em>Foto: Pinterest</em></strong></p>
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		<title>DEMOCRAZIA: MITO O MENZOGNA?</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/02/01/democrazia-mito-o-menzogna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Camilla Marta Milani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2025 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Esiste ancora?]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era bella, la democrazia. Aveva il volto dell’utopia e la voce dei popoli liberi. Dicevano che fosse il governo del popolo, per il popolo, con il popolo. Dicevano che fosse il baluardo della giustizia, la garanzia della libertà. Soffermiamoci per un momento e immaginiamo di essere nell’antica Grecia, dove il concetto di dēmokratía (δημοκρατία) nasceva [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Era bella, la democrazia. Aveva il volto dell’utopia e la voce dei popoli liberi. Dicevano che fosse il governo del popolo, per il popolo, con il popolo. Dicevano che fosse il baluardo della giustizia, la garanzia della libertà.</strong></h2>



<p class="has-text-align-center">Soffermiamoci per un momento e immaginiamo di essere nell’antica Grecia, dove il concetto di <strong>dēmokratía</strong> (δημοκρατία) nasceva circa <strong>2500 anni fa</strong>. Un sistema in cui i cittadini – o meglio, quelli considerati degni di essere tali – prendevano decisioni collettivamente, partecipando attivamente alla politica del paese. Peccato che fosse una democrazia <strong>“d’élite”</strong>. Le donne, gli schiavi e gli stranieri non contavano nulla. Ma va bene, dettagli.</p>



<p class="has-text-align-center">Col tempo, il modello si è evoluto: prima le monarchie costituzionali, poi le repubbliche, poi il suffragio universale. Finalmente, tutti potevano esprimere il loro voto, e la democrazia diventava sinonimo di libertà. O almeno, così ci hanno fatto credere.</p>



<p class="has-text-align-center">Oggi, guardandoci attorno, sorge spontanea una domanda: <strong>dove s’è smarrita la democrazia?</strong> Che ne è stato di quella creatura tanto idealizzata? Esiste ancora o è solo una definizione usata per farci credere di essere artefici del nostro destino?</p>



<p class="has-text-align-center">La verità è che la democrazia <strong>è diventata una farsa.</strong> Un rituale vuoto, un’illusione venduta a suon di propaganda. <strong><a href="https://www.adlmag.it/2024/11/05/fashion-vs-trump-o-harris/">Votare</a> è rimasto un atto simbolico</strong>, un’abitudine sterile, perché il vero potere non è più nelle mani del popolo. Il potere è delle élite finanziarie, delle lobby, dei burocrati invisibili che muovono fili, dietro spesse tende, protetti da schiere di servi in giacca e cravatta.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>La volontà popolare?</strong> Una barzelletta. Buona solo per essere sventolata in campagna elettorale.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Dove sono finite libertà e giustizia?</strong></h2>



<p class="has-text-align-center">Dov’è la libertà di pensiero, se oggi dire la verità è un reato?<br>Dov’è quella sovranità che dovrebbe appartenere al popolo, se le decisioni vengono prese altrove, dove al comune cittadino non è concesso entrare?</p>



<p class="has-text-align-center"><br><strong>Dov’è la giustizia</strong>, se chi ruba milioni e si gode i frutti delle sue truffe su uno yacht e chi ruba ai ricchi per dare ai poveri &#8211; un po’ come un contemporaneo Robin Hood &#8211; marcisce in una cella? </p>



<p class="has-text-align-center"><br>Dov’è la dignità dell’<strong>uomo libero</strong>, se oggi è ridotto a un codice fiscale, a un ingranaggio utile finché serve, scartabile nel momento in cui decide di esercitare il suo diritto costituzionale di ribellarsi? </p>



<p class="has-text-align-center">La politica è diventata <strong>uno show</strong>, con attori pessimi e copioni riciclati. <strong>I governi cadono e risorgono come marionette nelle mani di potenti burattinai invisibili</strong>. Elezioni pilotate, risultati prevedibili, leader che parlano ma non dicono nulla, che promettono e non mantengono.</p>



<p class="has-text-align-center">E noi? Siamo spettatori inermi, convinti che mettere una croce su una scheda ci renda protagonisti del cambiamento. <strong>Ma il potere non è più nostro.</strong> Forse non lo è mai stato.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Democrazia o teatrino del consenso?</strong></h2>



<p class="has-text-align-center">Se la democrazia fosse davvero viva, ci sarebbe spazio per il dissenso. E invece? Il dissenso è etichettato come pericoloso, destabilizzante.</p>



<p class="has-text-align-center">Non sei d’accordo con la narrativa dominante? Sei un estremista.<br>Ti fai domande? Sei un complottista.<br>Vuoi più trasparenza? Sei un sovversivo.</p>



<p class="has-text-align-center">Abbiamo scambiato la <strong>libertà di espressione</strong> con un like su un post, la <strong>partecipazione politica</strong> con una crocetta su una scheda, la <strong>sovranità</strong> con un gettone da inserire nel gioco dell’intrattenimento elettorale.</p>



<p class="has-text-align-center">La verità è che la democrazia non è stata abolita. <strong>È stata addomesticata.</strong><br>L’hanno trasformata in un prodotto da banco, qualcosa che puoi comprare, vendere e manipolare. Ti danno l’illusione della scelta, ma le <a href="https://www.ipsos.com/it-it/stato-democrazia-mondo">opzioni</a> sono sempre le stesse. <strong>Cambiano i volti, non il sistema.</strong></p>



<p class="has-text-align-center">E allora la domanda sorge spontanea: <strong>siamo ancora cittadini o siamo diventati solo spettatori?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>La siesta è finita</strong></h2>



<p class="has-text-align-center">Il vero problema della democrazia moderna non è solo chi la controlla, ma <strong>chi la subisce senza più interrogarsi, il totale disinteresse.</strong> La nostra rassegnazione, la nostra incapacità di immaginare qualcosa di diverso.</p>



<p class="has-text-align-center">Ci hanno detto che questo è il miglior sistema possibile. Ma chi lo ha deciso?<br>Forse è tempo di riprenderci il diritto di porre domande, di <strong>scomodare le certezze</strong>, di mettere in discussione questo grande inganno.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>La democrazia?</strong> Se davvero esistesse, <strong>non avremmo bisogno di chiederci dov’è.</strong></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Da: <em>Frank &amp; Millo</em></strong></p>
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		<title>Kim Jong Un: Niente più hot dog in Corea del Nord</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/01/22/in-corea-del-nord-niente-hot-dog/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara De Bonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[gossip]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se vendi un hot dog in Corea del Nord finisci ai lavori forzati!  Kim Jong Un è attento a cancellare qualsiasi segno di influenza occidentale dal Paese. Nel mirino, uno degli alimenti più rappresentativi degli Stati Uniti: l’hot dog. Servirlo, venderlo o persino cucinare la salsiccia americana in casa, è ora considerato un atto di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size"><strong>Se vendi un hot dog in Corea del Nord finisci ai lavori forzati! </strong></p>



<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Kim_Jong-un">Kim Jong Un</a> è attento a cancellare qualsiasi segno di influenza occidentale dal Paese. Nel mirino, uno degli alimenti più rappresentativi degli Stati Uniti: l’hot dog.</p>



<p>Servirlo, venderlo o persino cucinare la salsiccia americana in casa, è ora considerato un atto di tradimento verso la nazione, punibile con la detenzione nei campi di lavoro.</p>



<p>La crociata contro il cibo &#8220;troppo occidentale&#8221; non si limita agli hot dog. Un venditore della provincia settentrionale di Ryanggang dichiara al The Sun: &#8220;Le vendite di budae-jjigae al mercato sono cessate&#8221;</p>



<p>Nato durante la guerra di Corea, è noto come lo “stufato della base militare”. Il piatto mescola ingredienti locali con prodotti americani: carne in scatola e sottilette, spesso ricavati dagli scarti delle basi militari statunitensi. Simbolo della fusione tra le due culture, è ora bandito per il legame con l’America. </p>



<p>Vietati anche i tteokbokki, gnocchi di riso al vapore serviti con salsa piccante. Il regime bandisce così uno dei pilastri dello street food coreano, perché associabili alla Corea del Sud e fortemente popolari negli Stati Uniti.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="1000" data-id="32620" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/image1-7.jpeg" alt="hot dog in Corea del Nord" class="wp-image-32620" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/image1-7.jpeg 1000w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/image1-7-980x980.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/image1-7-480x480.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1000px, 100vw" /></figure>



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</figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Regime e la Malnutrizione: Una Contraddizione Evidente</h2>



<p>È il New York Post a riportare la notizia di una nuova stretta del regime nordcoreano contro comportamenti giudicati troppo occidentali, come già avvenuto con il divorzio, definito un atto &#8220;antisocialista&#8221; e punito con la detenzione.</p>



<p>Un residente della provincia di Ryanggang: &#8220;Sono andato al tribunale del popolo della contea di Kimjongsuk, dove 12 persone hanno ricevuto il decreto di divorzio. Subito dopo il verdetto, sono state trasferite nel campo di addestramento al lavoro della contea”.</p>



<p>Anche il cibo nemico è dunque destinato a scomparire dalle abitudini alimentari della popolazione, nonostante il 50% soffra di malnutrizione.</p>



<p>Il fatto che in Corea del Nord, un hot dog venga considerato una minaccia, dimostra come il regime sia disposto a sacrificare anche i bisogni essenziali in nome dell’ideologia. Un alimento economico e popolare, potenzialmente utile, rappresenta un rischio troppo grande” per via del suo significato culturale e identitario.</p>



<p>Fonti come il New York Post e Radio Free Asia hanno diffuso queste notizie, che, sebbene prive di conferme ufficiali, non appaiono affatto inverosimili.</p>



<p>La Corea del Nord ha già dimostrato in passato una forte propensione a vietare comportamenti o usanze considerate &#8220;antisocialiste&#8221; o culturalmente decadenti.</p>



<p>Anche dopo questa crociata alimentare, resta il dubbio se tali divieti siano davvero pensati per tutelare il Paese o se non rappresentino piuttosto un ulteriore strumento di controllo su una popolazione già pesantemente oppressa.</p>
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		<title>Politica e Gen Z: il mio cartellone non cambierà le cose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Zuccotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2024 18:03:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[Gen Z]]></category>
		<category><![CDATA[Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;impegno politico della generazione Z è un tema spigoloso. Si divide tra interesse e disincanto. Tra le convinzioni quella che le cose non cambieranno. La Gen Z è definita da tutti come la generazione del cambiamento. Quella che si ribella agli schemi imposti dalla società e lotta per i diritti civili. Tutto vero, anche se [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L&#8217;impegno politico della generazione Z è un tema spigoloso. Si divide tra interesse e disincanto. Tra le convinzioni quella che le cose non cambieranno.</h2>



<p class="has-text-align-center">La Gen Z è definita da tutti come la generazione del cambiamento. Quella che si ribella agli schemi imposti dalla società e lotta per i diritti civili. Tutto vero, anche se questo quadro non rappresenta proprio tutti. Molti dei ragazzi della generazione Z sono, infatti, nati con la convinzione che le cose non cambieranno mai. Per ogni cartellone  alzato con forza in piazza c&#8217;è un pensiero di fondo che sa che le cose non muteranno. Spesso le manifestazioni, osannate da una parte della generazione, risultano ostili ai restanti. Non è una questione politica, non si tratta di destra o di sinistra. Seppur condividendo i principi e le battaglie molti esponenti della Gen Z trovano le manifestazioni uno strumento inutile. Poco produttivo ai fini pratici del caso. </p>



<p class="has-text-align-center">Vero è che storicamente molti dei diritti acquisti sono stati raggiunti anche grazie alle persone scese in piazza. Il fatto è che, oggi, la nostra generazione vede molti di questi diritti ancora discussi. Vedi l&#8217;aborto, tema sempre scottante, piuttosto che le unioni civili. Nonostante fior fior di manifestazioni e leggi scritte sui casi il dibattito rimane sempre aperto. E allora&#8230;è stato tutto inutile? Perchè scendere un piazza quando poi non si raggiunge nulla o peggio quando i traguardi sono solo momentanee illusioni. La politica ha disincantato la generazione Z e chi non vede possibile il cambiamento preferisce disinteressarsene. </p>



<p class="has-text-align-center">La politica parla una lingua diversa rispetto a quella della generazione Z. Si riempie la bocca di slogan populisti che chiamano i giovani al centro ma poi non fa nulla. I programmi elettorali banalizzano continuamente i problemi dei giovani. Li usano solo per attirare voti e, difficilmente, agiscono attivamente. Tutte problematiche che portano alla costante crescita dell&#8217;astensionismo giovanile. Scelta descritta come pigrizia dai media che, in realtà, cela una risposta di protesta. Secondo un&#8217;indagine dell’Istituto Piepoli per il Consiglio nazionale dei giovani emerge che sei under 35 su dieci ritengono che il dibattito politico attuale non affronti in maniera adeguata criticità ed esigenze generazionali.</p>



<p class="has-text-align-center">L&#8217;astensione è la risposta giusta? Certo che no, seppur comprensibile. È un dato di fatto che la politica sia totalmente disinteressata ai giovani. Non basta aprire un profilo <a href="https://www.adlmag.it/2024/06/05/la-campagna-elettorale-si-sposta-su-tik-tok/">Tik Tok</a> per andare incontro alle esigenze della Gen Z. Ecco perchè la disillusione porta all&#8217;allontanamento. &#8220;Il mio cartellone non cambierà le cose&#8221; è una frase, forse semplicistica, ma che rispecchia in pieno il feeling della Gen Z nei confronti della politica. Sentire discorsi incomprensibili come quello decantato dal nuovo Ministro alla Cultura, Alessandro Giuli, non fa altro che allontanare ancor di più la generazione Z della politica. </p>



<p class="has-text-align-center">La voglia di scendere in piazza a manifestare cala velocemente quando le cose, effettivamente, non cambiano. E no, non è pigrizia, è la consapevolezza che, in politica, valiamo meno di zero. Che i nostri interessi sono gli ultimi della lista. Allora estraniarsi da tutto sembra la risposta più sensata. Anche se così certo che le cose non cambieranno mai.</p>
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		<title>Chi Controlla il tuo Corpo? La Politica del Seno</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2024/10/06/oggettivazione-del-seno-chi-controlla-il-tuo-corpo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara De Bonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Oct 2024 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[FEMMINISMO]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel contesto dell’oggettivazione femminile, il seno riveste un ruolo cruciale. Questa parte del corpo ha assunto significati sociali, simbolici e politici complessi nel corso della storia. A chi appartiene il seno? Appartiene al neonato, la cui sopravvivenza dipende dal latte materno? Appartiene all’uomo che lo tocca? O forse all’artista che lo rappresenta, o ancora all’industria [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2024/10/06/oggettivazione-del-seno-chi-controlla-il-tuo-corpo/">Chi Controlla il tuo Corpo? La Politica del Seno</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size"><strong>Nel contesto dell’oggettivazione femminile, il seno riveste un ruolo cruciale. Questa parte del corpo ha assunto significati sociali, simbolici e politici complessi nel corso della storia.</strong></p>



<p>A chi appartiene il seno? Appartiene al neonato, la cui sopravvivenza dipende dal latte materno? Appartiene all’uomo che lo tocca? O forse all’artista che lo rappresenta, o ancora all’industria dell’abbigliamento che lo manipola in funzione della moda? Appartiene ai medici che lo controllano o ai moralisti che impongono che sia coperto? In definitiva, è della donna, o è sempre stato sottratto a lei per essere usato da qualcun altro?</p>



<p>Queste domande mostrano chiaramente che il seno femminile è tutt’altro che una questione privata. È da sempre oggetto di controllo da parte di istituzioni, società e potere, che lo hanno definito, regolato e manipolato a seconda dello scopo del momento.</p>



<p>“Questo non è un libro pornografico, ma una tranquilla e sorridente meditazione dinanzi allo spettacolo dei numerosi seni che si vedono nei giardini della vita”. Scrive <a href="https://www.bookrepublic.it/ebook/9788898401314-seni-es/">Ramón Gómez de la Serna nel libro “Seni”.</a> Quelli delle statue, quelli che nessuno ha mai visto, quelli toccati appena con un braccio, quelli sotto le camicette a pois.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="592" height="1024" data-id="27443" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/91rG2bYcjQL._SL1500_-592x1024.jpg" alt="seni ramón Gomez de la Serna " class="wp-image-27443" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/91rG2bYcjQL._SL1500_-592x1024.jpg 592w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/91rG2bYcjQL._SL1500_-480x830.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 592px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="830" height="1024" data-id="27442" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/8a4ea97c86e6d9154e3f8925315ab71e83daa76b-830x1024.jpg" alt="" class="wp-image-27442" /></figure>
</figure>



<p></p>



<p>L’autore li descrive come entità autonome, quasi dotate di una vita propria, separate dalle donne a cui appartengono. Un’immagine surreale o persino ironica, che riflette un&#8217;idea profonda legata all&#8217;oggettivazione del corpo femminile, in particolare del seno, nella cultura e nella società.</p>



<p>De la Serna gioca con l’idea che non siano percepiti come parte integrante della persona, ma piuttosto come oggetti con una propria identità simbolica, che vengono spesso separati dal contesto della donna stessa. In altre parole, il seno viene &#8220;staccato&#8221; dall&#8217;individualità della donna e caricato di significati culturali, estetici e sociali indipendenti dalla sua funzione naturale o dal legame con la persona che lo possiede.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Seno nella storia: da Simbolo di fertilità a Oggetto di Desiderio</strong></h2>



<p>Oggi siamo abituati a pensare al seno come un simbolo di sessualità, ma la sua eroticizzazione non è sempre stata un dato di fatto. Le antiche statuette preistoriche, come la Venere di Willendorf, rappresentano figure femminili dai seni prominenti che non avevano un significato erotico ma celebravano piuttosto la fertilità e la capacità di nutrire. In molte culture antiche, come nel caso della Dea Artemide Efesia, il seno era venerato come simbolo di abbondanza.</p>



<p>Anche nel Cristianesimo, il seno aveva un ruolo sacro, come dimostrato dalle numerose rappresentazioni Medioevali, dove Maria è raffigurata mentre allatta il Bambino Gesù.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="852" data-id="27453" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/Willendorf-Venere-1-e1646214056681-2-1024x852.jpg" alt="venere  oggettivazione del seno femminile" class="wp-image-27453" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/Willendorf-Venere-1-e1646214056681-2-980x815.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/Willendorf-Venere-1-e1646214056681-2-480x399.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Venere di Willendorf</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="334" height="423" data-id="27452" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/Lorenzetti-Ambrogio_Madonna-del-Latte_google-images-2.jpg" alt="madonna del latte  oggettivazione del seno femminile" class="wp-image-27452" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/Lorenzetti-Ambrogio_Madonna-del-Latte_google-images-2.jpg 334w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/Lorenzetti-Ambrogio_Madonna-del-Latte_google-images-2-237x300.jpg 237w" sizes="(max-width: 334px) 100vw, 334px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ambrogio Lorenzetti, Madonna del Latte</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>Durante la Rivoluzione Francese invece, divenne un simbolo repubblicano. Non doveva ispirare desiderio, ma piuttosto patriottismo, come è evidente nel celebre dipinto di Delacroix, La Libertà che guida il popolo.</p>



<p>Tra il 1942 e il 1945, durante la Seconda Guerra Mondiale, vennero distribuite  ai soldati americani all&#8217;estero, circa sei milioni di copie della rivista Esquire, che presentavano le famose pin-up disegnate da Alberto Vargas. Queste immagini, simboli di desiderio e conforto, erano pensate per sollevare il morale delle truppe lontane da casa.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="822" data-id="27449" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/Eugene_Delacroix_-_Le_28_Juillet._La_Liberte_guidant_le_peuple-1024x822.jpg" alt="Delacroix  oggettivazione del seno femminile" class="wp-image-27449" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/Eugene_Delacroix_-_Le_28_Juillet._La_Liberte_guidant_le_peuple-980x787.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/Eugene_Delacroix_-_Le_28_Juillet._La_Liberte_guidant_le_peuple-480x385.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Delacroix, La Libertà che guida il popolo</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="631" height="896" data-id="27448" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/e6b3fbc2bf932c498d4bc52f62bb66b2.jpg" alt="pin up oggettivazione del seno femminile" class="wp-image-27448" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/e6b3fbc2bf932c498d4bc52f62bb66b2.jpg 631w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/e6b3fbc2bf932c498d4bc52f62bb66b2-480x682.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 631px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Pin-up, Alberto Vargas</figcaption></figure>
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<p></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cinema e Rivoluzione: il Femminismo degli Anni &#8217;70</strong></h2>



<p>Dopo la guerra, il modo in cui veniva rappresentato il corpo femminile iniziò a cambiare. Come osserva Stephen Gundle, si passò dai tipi ideali come le pin-up o le figure casalinghe e floride della propaganda fascista a donne reali, che emergevano attraverso i concorsi di bellezza e il cinema. Una delle prime a incarnare questo nuovo modello fu Gina Lollobrigida, la “maggiorata fisica” per eccellenza. Il regista Vittorio De Sica la consacrò in “Pane, amore e fantasia”, dove il suo ruolo di contadina sensuale, con un abito strappato che rivelava le forme, attirò ancor più l&#8217;attenzione sul seno.&nbsp;</p>



<p>Con l’avvento del femminismo negli anni ’70, il seno diventa simbolo di liberazione. Una delle prime manifestazioni pubbliche del femminismo di seconda ondata fu legata al seno: nel 1968, un gruppo di attiviste ad Atlantic City protestò contro il concorso di Miss America, gettando reggiseni e altri strumenti di controllo del corpo femminile in un cassonetto.</p>



<p>Anche le manifestazioni in topless hanno assunto un forte valore politico. Il movimento Free the Nipple, nato nel 2012, ha lottato per la desessualizzazione del seno, sfidando la censura sui social media e nel mondo reale.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="800" data-id="27450" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/gina-lollobrigida.jpg.avif" alt="" class="wp-image-27450" /><figcaption class="wp-element-caption">Gina Lollobrigida</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-id="27451" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/671346-xjf8tb-Sydney-2012-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-27451" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/671346-xjf8tb-Sydney-2012-980x551.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/671346-xjf8tb-Sydney-2012-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Movimento Free the Nipple</figcaption></figure>
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<p></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Reggiseno Mentale</strong></h2>



<p>L’immagine del seno femminile continua a suscitare forti reazioni, da accuse di indecenza ed esibizionismo. Le regole non scritte impongono che il seno debba essere coperto a meno che non venga esposto per scopi commerciali o propagandistici.</p>



<p>Le poche eccezioni socialmente tollerate, come l’allattamento o il topless in spiaggia, sono comunque soggette a rigide aspettative. Dalle madri che allattano ci si aspetta discrezione, e le donne in topless al mare devono essere giovani e silenziose, semplicemente intente a prendere il sole.</p>



<p>Italo Calvino, con il personaggio di Palomar, dimostra quanto queste convenzioni non scritte possano influenzare anche chi osserva una scena apparentemente innocua. Nel racconto, Palomar si trova di fronte a una donna che prende il sole a seno nudo. Cercando di evitare lo sguardo per discrezione, si accorge che, così facendo, rafforza l’idea che il seno non possa essere visto in pubblico, creando una sorta di &#8220;reggiseno mentale&#8221; tra i suoi occhi e quel corpo.</p>



<p>Il fastidio e il disagio che ancora oggi suscita l’esposizione del seno in spazi non sessuali mostrano mostrano l’incapacità di considerare il corpo femminile come davvero autonomo. Al contrario, artisti, politici e pubblicitari hanno sempre usato il seno per veicolare messaggi senza suscitare lo stesso scandalo.&nbsp;</p>



<p>Da simbolo di fertilità a icona repubblicana, da oggetto di desiderio a strumento di lotta, il seno continua a incarnare un crocevia di significati che spesso esulano dal controllo della donna stessa. La lotta contro l&#8217;oggettivazione del seno femminile rappresenta, in ultima analisi, una ricerca di autonomia e controllo sul proprio corpo.</p>



<p></p>



<p>Foto: Amazon, app.fta.art, style.corriere, indiscreto, rsi.ch, cristianotassinari.</p>



<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2024/10/06/oggettivazione-del-seno-chi-controlla-il-tuo-corpo/">Chi Controlla il tuo Corpo? La Politica del Seno</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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