Da Gaza a Trump. Ecco come i giovani stanno rivoluzionando la protesta nell’era dei social.
Più una società è democratica, maggiore è la libertà per le persone di esprimere le proprie idee. In questo senso, i social media si rivelano strumenti senza pari. I Millennial, e ancor più la Generazione Z, li utilizzano come vere e proprie piazze digitali dove condividere liberamente i propri valori. E quando questi valori trovano eco in una community forte e coesa, possono trasformarsi in movimenti capaci di generare cambiamenti concreti nel mondo.
I giovani vogliono essere ascoltati e rappresentati, ed è proprio da questa dinamica che nasce il fenomeno del Social Media Activism. Ma dobbiamo chiederci: un hashtag può davvero cambiare il mondo o si tratta solo di attivismo da tastiera?

Quando un hashtag smuove le coscienze
#BlackLivesMatter, #MeToo, #DumpTrump, #FreePalestine, #YouthForClimate.
Sono hashtag di cui abbiamo sentito parlare tutti almeno una volta nella vita. È la rivoluzione dei giovani, quella dei tempi dei social che corre veloce sul web. Sicuramente diversa da quella dei nostri nonni ma in qualche modo efficace.
Tornando indietro nel tempo, pensiamo che effetto internazionale abbia avuto il #MeToo nel 2017: un punto di svolta per tantissimi casi di molestie e violenza sessuale.

È il cambiamento che parte da uno smartphone, dove dietro ogni hashtag c’è una storia, un appello alla giustizia, una richiesta di ascolto. È una rivoluzione silenziosa ma potente, fatta di connessioni, consapevolezza e voglia di trasformare il presente.
Un caso iconico: #EveryoneHatesElon
Ok, se sei arrivato fin qui e sei fan di Trump o di Musk, forse è il momento di chiudere l’articolo… perché quello che sto per raccontarti è davvero esilarante.
Qualche giorno fa mi sono imbattuta in una pagina Instagram chiamata @everyonehateselon, che prende il nome dall’omonimo hashtag diventato virale sui social. Si tratta di un collettivo britannico nato a Gennaio 2025: una vera e propria macchina da guerra. Il loro obiettivo è “infastidire Elon Musk un piccolo passo alla volta”, utilizzando azioni simboliche per sensibilizzare l’opinione pubblica contro l’influenza dei miliardari nella politica.


Oltre ai manifesti, hanno lanciato una raccolta fondi denominata People Versus Elon, destinata a sostenere cause chiaramente contrastanti con le posizioni di Musk, come i diritti delle persone LGBTQ+, i rifugiati e i migranti. E non solo. Doni soldi? Loro li usano per stampare manifesti giganti contro Elon Musk, contro Trump, e contro tutto ciò che parla di ricchi miliardari convinti di essere salvatori dell’umanità.
I post? Semplicemente geniali, divertenti e irresistibilmente ridicoli. Un mix tra arte di strada e meme.


L’iniziativa è talmente esplosiva che c’è chi ha offerto addirittura la propria Tesla per farla distruggere pubblicamente dal collettivo e da chiunque volesse partecipare. Altro che fan club: qui si smantellano macchine e miti a colpi di ironia (e martello).
(link per vedere una Tesla fatta a pezzi. Why not?)
I limiti dell’attivismo digitale
È vero, un semplice hashtag può smuovere coscienze e generare qualcosa di buono. Ma quanto di tutto questo si traduce in un cambiamento reale?
Oggi è quasi impossibile trovare qualcuno senza un profilo social. Eppure, non tutti usano questi strumenti in modo attivo o utile. Anzi, spesso ci si ferma alla ricondivisione di un post, a un like messo di fretta, convinti di aver “fatto la propria parte” ma senza agire concretamente. È ciò che viene definito “slacktivism” (attivismo pigro).
Un esempio lampante? Il referendum dell’8 giugno. I social erano saturi di post, slogan e inviti al voto. Ogni giorno mi ritrovavo davanti messaggi come “Vota 5 sì al referendum” e per un attimo ho davvero creduto che qualcosa potesse cambiare. Ma poi, quanti di noi sono andati davvero a votare? I dati parlano chiaro: la partecipazione, soprattutto tra i giovani, è stata bassissima. E sì, parliamo degli stessi giovani che magari avevano condiviso quei post a raffica.

È l’illusione del cambiamento: ci si convince che qualcosa stia per accadere, che stiamo vivendo un momento decisivo… e poi tutto evapora. Il 9 giugno è arrivato, e da allora qualcuno ha più parlato di quel referendum? Di politica? Io no, e credo nemmeno molti altri. Perché troppe campagne esplodono online e si spengono altrettanto in fretta.
MANIFESTATE!
Sarebbe bello se qualcosa cambiasse davvero, e se questo articolo riuscisse anche solo a far riflettere qualcuno. Perché va benissimo usare gli hashtag, va benissimo postare storie e ricondividere contenuti. Ma sarebbe ancora più bello vedere una generazione più incazzata, più presente, più concreta. Una generazione che non si limita a urlare online, ma che si muove anche fuori dallo schermo.
Blocchiamo chi diffonde odio, segnaliamo le ingiustizie, scendiamo in piazza, partecipiamo alle parate, alziamo la voce. Siamo giovani, siamo liberi, e la nostra voce deve contare qualcosa. Quindi, qualunque sia la causa in cui credete davvero fatevi sentire.
Manifestate! The world is yours

Foto: Pinterest, Instagram (@everyonehateshelon official)


