Una Spagna che guarda al futuro, un’Italia che pensa al presente: chi avrà la meglio?

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Idee simili, mentalità diverse. Spagna e Italia sono paesi apparentemente sulla stessa linea di pensiero, con usanze e tradizioni complementari, ma con una differenza sostanziale alla base: un’attitudine politica e gestionale all’opposto. La Spagna progredisce e si arricchisce sorprendentemente anno dopo anno, l’Italia registra livelli di povertà sempre più preoccupanti

In cosa differiscono le sorelle mediterranee?

Mentre il mondo sembra essere ad un punto di non ritorno, in cui paura, tirannia e dolore dominano scelte politiche e economiche, la Spagna del socialista Pedro Sánchez si rivela agli occhi dell’Europa come un faro nel buio, un barlume di speranza, una via ancora non contemplata, che dimostra al mondo un’alternativa valida da percorrere.

In passato tra Italia e Spagna c’erano più affinità di oggi

Non è un caso infatti se l’Italia e la Spagna vengono anche definite le “sorelle latine”. Questo in seguito ai loro profondi legami storici, per cui da sempre condividono una forte affinità culturale, sociale ed economica. Per non parlare della vicinanza geografica (Bacino Mediterraneo), del clima mite e di quel carisma solare e sempre accogliente che le contraddistingue. Nonostante tutte queste analogie, col passare degli anni si è creata una distanza abissale tra le due nazioni che incide profondamente sulla qualità della vita dei propri cittadini: la gestione del Paese e le soluzioni politiche adottate. 

A seguito di più o meno complicate scelte da parte di entrambi i governi, oggi potremo raffigurare le due nazioni dal punto di vista governativo, come rette parallele, senza punti di incontro. 

La ricetta segreta per un Paese in crescita costante

È una specie di ricetta segreta, la formula meticolosamente studiata dal ministro Sánchez e dal suo entourage: un’architettura pensata dettagliatamente punto per punto, che richiede sacrifici e sforzi, ma che proietta risultati a lungo termine. 

Pedro Sánchez ha riassunto l’intero progetto così: 

“Un’economia più forte è un’economia più giusta”. 

Sarà forse questo l’ingrediente misterioso per far funzionare un Paese?

La nazione Iberica si distingue per una forte crescita economica, un benessere generale dovuto ai numerosi traguardi raggiunti dal governo Sánchez, progressista e avanguardista e si dimostra un perfetto esempio da seguire ed imitare.

Sono passati appena pochi giorni da quando il Ministro ha rilasciato in conferenza stampa alcune dichiarazioni più che promettenti riguardati i miglioramenti economici del Paese. Il discorso ha esaminato la crescita straordinaria dal momento della sua salita al governo fino ad oggi. I risultati sono stupefacenti.

Raccontata così non sembra niente di difficile, una partita a carte, nulla di troppo impegnativo. 

Per riassumere, ecco i punti di forza su cui il governo spagnolo sta lavorando: meno gas, più investimenti in energie sostenibili; più migranti regolarizzati; una forza lavoro tutelata, valorizzata e ottimizzata; rifiuto della corsa al riarmo e prese di posizione concrete a livello internazionale.

Una Spagna che guarda al futuro, un’Italia che pensa al presente: chi avrà la meglio?

Gli obiettivi:

Nuovo aumento del salario minimo per aiutare “giovani e donne”: dal 2018 è aumentato di circa il 66%.

Il governo Sánchez ha annunciato che dal 2026 il Salario Mínimomo Interprofesional (SMI) salirà a €1.221 lordi al mese (in 14 mensilità).

Nel 2018 il salario minimo era €735,90. La crescita è incredibile, soprattutto considerando il nostro punto di vista: in Italia non esiste un salario minimo ein Italia non tutti gli impieghi comprendono nel contrattato la quattordicesima mensilità. 

Il 30 giugno 2025, nel nostro Paese le opposizioni (il centro-sinistra) avevano presentato una proposta di legge che avrebbe garantito una soglia minima di €9 lordi l’ora, il cui obiettivo sarebbe stato la tutela dei lavoratori attualmente sfruttati con stipendi sull’orlo del ridicolo. La proposta è infine sfumata senza portare ad alcun risultato. Tipico dell’Italia. 

E giusto per fare un piccolo reminder: noi facciamo parte di quelle sei nazioni (Italia, Danimarca, Finlandia, Svezia, Cipro, Austria) su 28, in cui la è la contrattazione collettiva di ogni settore a determinare la misura dei minimi di retribuzione.

L’Italia proseguendo a percorrere questa strada non avrà mai risultati costanti nel tempo e mentre la Spagna attirerà giovani talenti, in Italia all’opposto questo inciderà fortemente sulla fuga dei cervelli – un tema molto discusso, ma di cui saltuariamente è stato davvero preso in considerazione.

Un’altra questione rilevate sono le politiche di immigrazione

Anche su questo fronte la Spagna si è dimostrata in controtendenza rispetto al resto dell’Europa. A Madrid è stata annunciata una regolarizzazione di massa di migranti e persone che finalmente usciranno dell’irregolarità, implementando così l’economia del Paese e contrastando il lavoro irregolare (In Italia tutt’ora molto presente). 

Il corretto utilizzo del Next Generation EU:

La Penisola spagnola ha deciso di utilizzare i fondi EU per sviluppare una strategia rivolta ai settori strategici in ambito industriale tramite cui competere a livello mondiale: la mobilità sostenibile, l’occupazione, l’innovazione digitale, e l’energia.

Inoltre, ha negato a Trump la richiesta di armi e l’aumento delle spese per la difesa al 5% del PIL, per sfruttare, invece, le risorse a disposizione in sussidi per le famiglie.

Proseguendo, tra pochi mesi verrà istituita la Tassa Zucman, un’imposta ai detentori di grossi patrimoni.

E infine, un grande traguardo: nonostante le forti pressioni, a maggio 2025 ha riconosciuto lo stato Palestinese.

Quello che ci piace della Spagna è la sicurezza, la presa di posizione, che automaticamente gli conferiscono credibilità; al contrario del nostro paese che, come ci racconta la storia, preferisce rimanere nel limbo e aspettare, perseverare, rimuginare… 

In Spagna invece è diverso, tutto è diverso. A partire dalla mentalità che guarda al lungo termine, a domani, al futuro, invece di esaminare esclusivamente il presente, senza occuparsi di chi o cosa ci sarà dopo. Nella Penisola Iberica il futuro è la chiave del presente: portano avanti progetti che spianeranno il sentiero alla nuove generazioni; è un investimento a lungo termine, il loro.

Ciò che è più sorprendete in Spagna è la coesione tra governo e persone

La polis nell’antica Grecia è stata una dei primi prototipi di forme di governo esistenti, secondo il cui modello, il popolo, i cittadini e tutta la comunità partecipavano attivamente alla gestione del potere. Nonostante l’evoluzione avvenuta naturalmente, il principio di base dovrebbe rimanere quello, ed è ciò che la nazione iberica ci sta dimostrando.

È possibile perseguire politiche democratiche e un’ascensione a livello mondiale, nonostante la pressione estera, senza la violenza, la corruzione, né l’abuso di potere, ma tramite l’intelligenza e la perseveranza degli ideali che in passato hanno condotto la nostra nazione, l’Italia a diventare il centro politico e culturale del mondo.

È questo ciò che trasmette la Spagna: umanità e importanza della conservazione dei diritti del cittadino. 

La domanda che gli italiani si fanno adesso è: se una soluzione è possibile, se c’è una via che possiamo intraprendere, perché rimaniamo fermi sull’indifferenza. Perché torniamo indietro, invece di andare avanti? E soprattutto, quali conseguenze ci attendono?


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