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	<title>Emanuela Pirré, Autore presso AdL Mag</title>
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	<title>Emanuela Pirré, Autore presso AdL Mag</title>
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		<title>Bodhi Naturae, la cosmesi water free, cruelty free, plastic free</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pirré]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BEAUTY]]></category>
		<category><![CDATA[beauty]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cecilia Rosso, farmacista, è la fondatrice del marchio beauty Bodhi Naturae. Per contribuire a creare un pianeta consapevole, ha scelto di sostenere l’uso di ingredienti naturali clean e certificati. Credo che sia capitato un po’ a tutti noi, almeno una volta, di guardare dubbiosi i prodotti cosmetici esistenti pensando qualcosa tipo «non ce n’è uno [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Cecilia Rosso, farmacista, è la fondatrice del marchio beauty Bodhi Naturae. Per contribuire a creare un pianeta consapevole, ha scelto di sostenere l’uso di ingredienti naturali clean e certificati.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che sia capitato un po’ a tutti noi, almeno una volta, di guardare dubbiosi i prodotti cosmetici esistenti pensando qualcosa tipo <em>«non ce n’è uno veramente giusto per me al 100%».</em> Di pensare <em>«se solo potessi cambiare X ingrediente».</em> Oppure aggiungerne un altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A me è capitato e ho scoperto che è successo anche a <strong>Cecilia Rosso</strong>. Solo che tra me e lei c’è una differenza sostanziale: lei è <strong>farmacista e cosmetologa con una specializzazione in biotecnologia delle piante</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Cecilia è anche capitato di ascoltare molte sue clienti <em>«insoddisfatte da prodotti che non le fanno sentire amate».</em> Ed è così che è nato il desiderio di creare qualcosa grazie alle sue competenze professionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aggiungo un ulteriore elemento importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovete sapere che Cecilia è nata a Nuova Delhi ed è stata adottata da una coppia torinese quando era piccolissima. Ha dunque <strong>origini indiane</strong> e, più di tremila anni fa, proprio in India, vennero scritti dei testi per curare e guarire il corpo e la mente. Questi testi trattano l’Ayurveda ovvero la <em>Scienza della Vita.</em> Così, esattamente come insegna questa filosofia e onorando le proprie origini, Cecilia è partita dal concetto di prendersi cura di sé come atto di profonda autoconsapevolezza e amore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ispirandosi ad antichissimi rimedi, la nostra dottoressa si è posta l’obiettivo di cercare la chiave del benessere per tutte le pelli, dalle più giovani a quelle mature. Ha scelto <strong>oli essenziali e polveri di erbe medicinali</strong> la cui coltivazione è stata tramandata fino a oggi. Poi ha fuso questi ingredienti con le più <strong>moderne conoscenze di cosmetologia, biotecnologia e aromaterapia</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodhi-Naturae-02-1024x1024.jpg" alt="Bodhi Naturae 02 Cecilia Rosso" class="wp-image-14704" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodhi-Naturae-02-980x980.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodhi-Naturae-02-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Cecilia Rosso fondatrice di Bodhi Naturae</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Ed è così che, nel 2020, è nata la sua linea: Bodhi Naturae.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Bodhi Naturae nasce</em> – mi ha raccontato – <em>dal desiderio di insegnare, tramite la mia esperienza, a prendersi cura del proprio corpo, partendo dal viso, la parte che osserviamo ogni giorno e ci dice chi siamo».</em> Cecilia ha deciso di abbracciare l’<strong>individualità di ogni consumatore, senza limiti di genere</strong>, e di risolvere gli inestetismi che mettono a disagio tutti noi. Proprio come quelle sue clienti deluse da prodotti inefficaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bodhi è in <strong>sanscrito</strong>: vuol dire <em>illuminazione mentale e consapevolezza.</em> È una parola importante per Cecilia: i suoi valori sono rappresentati appieno da questo messaggio di totale purezza. Naturae è, invece, <strong>latino</strong>: significa <em>della Natura.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Ho scelto questo nome</em> – mi ha spiegato Cecilia – <em>perché desidero trasmettere e insegnare tutto il mio amore per le piante le quali hanno il nome proprio in latino, da sempre considerato il linguaggio della scienza».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’Ayurveda alla scienza rispettando la natura: <em>«attraverso il mio messaggio di consapevolezza </em>– aggiunge la dottoressa Rosso – <em>voglio trasmettere il mio marchio a misura di pianeta affinché ogni gesto sia sempre in armonia con il corpo e con la mente».</em></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">È per tutti questi motivi che Bodhi Naturae è un marchio water free, cruelty free e plastic free<em>.</em></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I prodotti water free hanno una <strong>durata maggiore</strong> perché sono concentrati e non sono diluiti. Rappresentano quindi la cosmesi del futuro visto che <strong>richiedono meno conservanti</strong> e <strong>consentono il risparmio d’acqua</strong> che, oggi più che mai, deve essere preservata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la stessa filosofia di pensiero, <strong>sia i prodotti finali sia i singoli componenti non sono testati sugli animali.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per contribuire a creare un pianeta consapevole, Cecilia ha scelto anche di sostenere<strong> l’uso di ingredienti certificati Ecocert e Cosmos</strong>. Per i flaconi viene impiegato <strong>vetro riusabile e riciclabile al 100%</strong>. Tutti gli imballaggi sono realizzati con <strong>carta riciclabile al 100% FSC®</strong> ovvero carta che contiene fibre derivate solo da materie prime sostenibili e che provengono da una gestione forestale responsabile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodhi-Naturae-03-1024x1024.jpg" alt="Bodhi Naturae 03" class="wp-image-14708" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodhi-Naturae-03-980x979.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodhi-Naturae-03-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A proposito del vetro&#8230; Sin dall’Antico Egitto, il vetro viola era utilizzato dalle famiglie più importanti, persino dalla famiglia del faraone. Pare che Cleopatra custodisse l’aloe vera in vasetti di vetro viola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cecilia si è innamorata del <strong>vetro viola</strong> e lo ha scelto perché ha la capacità di <strong>preservare completamente la qualità dell’essenza naturale dei suoi prodotti</strong>. Il vetro funziona come schermo naturale e blocca l’intero spettro della luce visibile, a eccezione dei raggi ultravioletti, alcune radiazioni UV-A e infrarosse, preservando e addirittura migliorando la qualità dei prodotti. Tutto questo senza utilizzare conservanti artificiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bodhi Naturae include attualmente cinque prodotti: siero contorno occhi, siero labbra curativo, olio viso, olio corpo, maschera viso esfoliante con probiotici. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non voglio spoilerare le <strong>novità</strong>, ma posso dire una cosa: Cecilia sta finendo di lavorare alla formulazione di <strong>due nuovi prodotti e manca pochissimo al loro lancio</strong>. Posso anche dire che sono due prodotti molto interessanti e particolari&#8230; quindi tenetevi aggiornati attraverso il suo <a href="https://www.bodhinaturae.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sito</a> e attraverso il <a href="https://www.instagram.com/bodhinaturae_beauty/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">profilo Instagram</a>.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-id="14709" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodhi-Naturae-04-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-14709" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodhi-Naturae-04-1024x1024.jpg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodhi-Naturae-04-980x980.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodhi-Naturae-04-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-id="14710" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodhi-Naturae-05-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-14710" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodhi-Naturae-05-980x979.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Bodhi-Naturae-05-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">E, se passate da Torino, non perdete gli eventi ai quali Cecilia partecipa.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sono eventi coerenti con la sua filosofia e durante i quali c’è la possibilità di <strong>parlare con lei</strong>. Nulla è più bello di poter parlare con chi ha pensato e creato un prodotto, a maggior ragione nell’ambito delicato della cosmesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra l’altro, c’è l’opportunità di provare il <strong>massaggio Gua Sha</strong>, un’altra delle proposte di Cecilia. Si tratta di una tecnica che risale alla <strong>medicina cinese tradizionale</strong> e viene fatto con una pietra di diversi materiali. È delicato, gentile, non lascia segni: è fatto per <strong>stimolare il derma</strong> che comincia ad auto-ripararsi e a produrre preziose molecole come collagene ed elastina. È anche un ottimo trattamento per <strong>decongestionare le borse e diminuire le occhiaie</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlando di occhi: quelli di Cecilia, scuri e profondi, sorridono. Rassicurano. Trasmettono passione e serenità. Incontrare Cecilia in una giornata di corse tra press day e presentazioni è stato per me come vedere spuntare il sole in una giornata di nebbia: inaspettato e rigenerante. Non mi ha promesso mirabolanti cambiamenti. Non mi ha venduto prodotti miracolosi. Mi ha conquistata parlando di equilibrio, benessere, consapevolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A un marchio beauty, oggi, chiedo proprio questo: <strong>non promesse irraggiungibili, ma chiarezza, responsabilità e pratiche sostenibili a 360°</strong>. E credo che possa essere una richiesta condivisa da tanti di noi, esattamente come quei dubbi di cui parlavo invece in principio.</p>
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		<title>Tra pelle ed ecopelle… c’è Desserto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pirré]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SUSTAINABILITY]]></category>
		<category><![CDATA[Moda sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[orologi]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sustainability]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si fa presto a dire ecopelle. O dovremmo dire similpelle? O finta pelle? E questi termini sono tra loro sinonimi? Ve lo dico subito: la risposta è NO. E scoprirete anche che Desserto non è un refuso&#8230; Visto che il mio lavoro è strettamente legato alle parole e al loro (buon) uso, oggi vorrei partire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Si fa presto a dire ecopelle. O dovremmo dire similpelle? O finta pelle? E questi termini sono tra loro sinonimi? Ve lo dico subito: la risposta è NO. E scoprirete anche che Desserto non è un refuso&#8230;</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Visto che il mio lavoro è strettamente legato alle parole e al loro (buon) uso, oggi vorrei partire proprio da questo. Ecopelle e similpelle sono materiali diversi e a dirlo è la legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ecopelle è – e deve indicare – un materiale di origine animale che abbia un ridotto impatto ambientale.</strong> Ciò soddisfa i requisiti previsti dalla norma UNI 11427 del 2011 che fissa i <em>‘Criteri per la definizione delle caratteristiche di prestazione di cuoi a ridotto impatto ambientale’.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non va assolutamente confusa con la finta pelle che, invece, è ottenuta da materiali sintetici di origine non animale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La finta pelle o similpelle o vinilpelle può essere un tessuto impregnato o spalmato con resine poliuretaniche oppure può essere completamente sintetico, ovvero senza supporto in tessuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rispetto della norma UNI 11427:2011 evita confusioni e ambiguità indotte da interessi commerciali o pubblicitari e da usi scorretti e ingannevoli. E vieta l’applicazione del termine ecopelle a tutto ciò che è materiale sintetico.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Pensate che, in realtà, l&#8217;uso improprio del termine ecopelle contrasta con leggi che esistevano già molto prima del 2011.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Cito, per esempio, la legge n. 1112 del dicembre 1966 (!) poi abrogata e superata da provvedimenti più moderni. E recentemente è stata pubblicata una ulteriore norma di riferimento, la UNI 11427 del 2022, per definire le prestazioni che deve avere una pelle (vera) prodotta con ridotto impatto ambientale per potere essere chiamata ‘pelle ecologica’ <em>(se volete dare un occhio la trovate <a href="https://www.icec.it/it/news/view/uni-114272022-cuoio-criteri-per-la-definizione-delle-caratteristiche-di-pre" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>).</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Eppure&#8230; fatevi un giro sugli shop online e contate quante volte i termini similpelle ed ecopelle vengono usati come sinonimi intercambiabili, l’uno al posto dell’altro… e dunque non correttamente, visto che non sono sinonimi e indicano materiali diversi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vi chiederete perché alcuni (troppi) continuano a usare terminologie improprie. A chi giovano confusione e ignoranza (senza insulto, intesa nel senso più puro del termine, come non conoscenza)?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia opinione è che non giovano a nessuno. Né a chi vende né a chi acquista.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La questione è complessa, con molteplici sfaccettature.</strong> Perché – ripetiamolo ancora una volta – l’ecopelle non può certo essere un materiale vegano, visto che è di origine animale. Ma la finta pelle è un materiale industriale che fa sì che ogni volta che, per esempio, laviamo un capo, vengano rilasciate microplastiche, dei minuscoli frammenti di plastica che si disperdono nell’acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è dunque in ballo il discorso della salvaguardia degli animali. C’è in ballo la salvaguardia dell’ambiente perché la plastica non è certo ecologica. Le microplastiche, infatti, possono essere ingerite dagli animali con effetti catastrofici sulle specie e sull&#8217;intero ecosistema. Ed ecco che il cerchio si chiude.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Lasciatemi dunque dire una verità scomoda: non è facile avere materiali sostenibili al 100%, eticamente e ambientalmente.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Materiali riciclati, lavorazioni e processi più rispettosi, risparmio di acqua ed energia, riduzione delle emissioni di carbonio: certo, sono tutte ottime iniziative per diminuire l’impatto dell’industria tessile sull’ambiente.</strong> Eppure, l&#8217;eccessiva produzione spesso le vanifica. La sovrapproduzione <em>(overprodction</em> se preferite l’inglese) è oggi una delle sfide più grandi che l’industria della moda deve affrontare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra grande sfida riguarda i materiali. <strong>L’industria della moda non può più fare affidamento sulla plastica per risolvere i problemi etici all’interno delle proprie catene produttive. Abbiamo bisogno di investimenti in materiali rispettosi degli animali, certo, ma che siano anche di origine non esclusivamente sintetica e industriale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve quindi la progressiva sostituzione della similpelle con materiali che abbiano origine da materie alternative. La buona notizia è che questi materiali sono già in fase di sviluppo: <strong>ci sono studi per pelli di origine vegetale ricavate da ananas, bucce di mela, funghi, uva</strong> – giusto per citarne alcuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, i nuovi materiali percorrono una strada fatta di successi e, a volte, insuccessi. O stop.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È di quest’estate, per esempio, la notizia del <strong>fallimento del materiale Mylo</strong>, prodotto dalla <strong>startup statunitense Bolt Threads</strong>, progettato per essere un’alternativa tattile e visiva molto simile alla pelle di origine animale. Generato a partire dal micelio, l’apparato vegetativo dei funghi, <strong>Mylo è stato protagonista degli esperimenti eco-friendly di maison del calibro di Hermès e Stella McCartney</strong> (da sempre a vocazione green) e <strong>colossi dello sportswear come Adidas</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Ma per un progetto che si ferma, eccone un altro che invece procede a gonfie vele: si tratta di Desserto, il progetto sviluppato da Adrián López Velarde e Marte Cázarez.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Tra-pelle-ed-ecopelle-ce-Desserto-02-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-14442" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Tra-pelle-ed-ecopelle-ce-Desserto-02-980x980.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Tra-pelle-ed-ecopelle-ce-Desserto-02-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Adrián López Velarde e Marte Cázarez</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Entrambi originari del Messico, Adrián e Marte hanno sviluppato un&#8217;alternativa vegana alla pelle.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È realizzata con nopal, una pianta appartenente alla famiglia delle Cactacee comunemente chiamate cactus.</strong> L’hanno presentata con successo nel 2019 proprio in Italia, a Milano. <strong>Il suo nome commerciale è Desserto e ha caratteristiche competitive rispetto alla pelle animale e a quella sintetica</strong>. Offre sostenibilità e garantisce ottime prestazioni tecniche ed estetiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adrián e Marte hanno avuto l&#8217;idea dopo aver lavorato nei settori del mobile, dell&#8217;automobile e della moda. Hanno potuto comprendere la gravità del problema dell&#8217;inquinamento. E, sinceramente interessati a ridurre l&#8217;impatto ambientale, hanno deciso di avviare <strong>Adriano Di Marti</strong>, azienda focalizzata sullo sviluppo di Desserto oggi conosciuta come pelle vegana di cactus o nopal.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La loro missione è diventata essere in prima linea nell’innovazione sposando le esigenze del mercato della pelletteria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Desserto è un materiale contraddistinto dalla <strong>grande morbidezza al tatto</strong>. Rispetta i più rigorosi <strong>standard di qualità e ambientali</strong>. Offre dunque un’<strong>alternativa cruelty-free e sostenibile, senza sostanze chimiche tossiche, ftalati e PVC</strong>. È parzialmente biodegradabile e possiede le specifiche tecniche richieste dall&#8217;industria della moda, della pelletteria, del packaging di lusso e dell&#8217;arredamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è anche il Deserttex, un materiale esclusivo per il settore automobilistico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Tra-pelle-ed-ecopelle-ce-Desserto-03-1024x1024.jpg" alt="Tra pelle ed ecopelle c’è Desserto 03" class="wp-image-14444" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Tra-pelle-ed-ecopelle-ce-Desserto-03-980x980.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Tra-pelle-ed-ecopelle-ce-Desserto-03-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Prodotto in un&#8217;ampia varietà di colori, spessori e texture, Desserto può superare le richieste di un settore in continua evoluzione senza gli svantaggi di altre produzioni.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In Messico, nello stato di Zacatecas, Adrián e Marte <strong>hanno un ranch dove coltivano la loro materia prima, il cactus</strong>. Al ranch selezionano e tagliano solo le foglie mature della pianta senza danneggiarla: ogni 6-8 mesi c’è un nuovo raccolto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cactus nopal è molto resistente e forte: può sopportare le basse temperature durante l&#8217;inverno senza morire e le sue spine sono molto piccole, quindi è più facile e sicuro raccoglierlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, <strong>non viene utilizzato un sistema di irrigazione artificiale</strong> e vengono sfruttati i minerali della terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La specie è autoctona, tipica della regione, ed è una pianta detta tecnicamente CAM (Crassulacean Acid Metabolism). Il cactus assorbe CO2 durante la notte, genera ossigeno e assorbe l&#8217;acqua presente nell&#8217;atmosfera, per esempio la rugiada mattutina o le acque piovane.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-id="14445" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Tra-pelle-ed-ecopelle-ce-Desserto-05-Calvin-Klein-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-14445" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Tra-pelle-ed-ecopelle-ce-Desserto-05-Calvin-Klein-980x979.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Tra-pelle-ed-ecopelle-ce-Desserto-05-Calvin-Klein-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1005" height="1024" data-id="14446" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Tra-pelle-ed-ecopelle-ce-Desserto-04-Hublot-1005x1024.jpg" alt="" class="wp-image-14446" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Tra-pelle-ed-ecopelle-ce-Desserto-04-Hublot-980x999.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/Tra-pelle-ed-ecopelle-ce-Desserto-04-Hublot-480x489.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1005px, 100vw" /></figure>
<figcaption class="blocks-gallery-caption wp-element-caption">A sinistra Vegan Leather Crossbody Bottle Bag by Calvin Klein. A destra  Big Bang Unico Titanium Green Ceramic Mexico</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <a href="https://desserto.com.mx/home" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sito</a> si trovano moltissime informazioni interessanti. E si possono vedere le <strong>certificazioni e i riconoscimenti prestigiosi</strong> ottenuti da Adrián e Marte. Faccio giusto un nome&#8230; <strong>PETA</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso i canali social (<a href="https://www.instagram.com/desserto.pelle" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> Instagram) si possono vedere le <strong>continue collaborazioni</strong>. Tra le <strong>più recenti</strong> ce n’è una con <strong>Hublot</strong>, prestigioso marchio di orologi di lusso controllato dalla holding LVMH, e una con <strong>Calvin Klein</strong> per una borsa porta borraccia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, dopo ecopelle e similpelle e il pasticcio nell’utilizzo dei termini, oggi la speranza sembra arrivare dalla pelle vegana. Sempre a patto che regnino chiarezza e trasparenza, come nel caso di Desserto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A noi tutti spetta l’onere di pretenderle per essere non semplici spettatori bensì consumatori consapevoli.</p>



<p class="has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph"><em>Photo credits Desserto by Adriano Di Marti</em></p>
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		<title>Le borse e i loro racconti secondo Eugenio Gallavotti</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2023/10/29/le-borse-e-i-loro-racconti-eugenio-gallavotti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pirré]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2023 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[borse]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Eugenio Gallavotti, docente e grande esperto, ha pubblicato il volume I racconti delle borse &#8211; Lessico illustrato dalla Birkin allo Zaino. Un libro pensato per studenti di moda, addetti ai lavori e per tutti coloro che desiderano immergersi nel mondo delle borse per scoprirne storie, origini, design. Lo confesso: sono una collezionista. E lo sono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2023/10/29/le-borse-e-i-loro-racconti-eugenio-gallavotti/">Le borse e i loro racconti secondo Eugenio Gallavotti</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Eugenio Gallavotti, docente e grande esperto, ha pubblicato il volume I racconti delle borse &#8211; Lessico illustrato dalla Birkin allo Zaino. Un libro pensato per studenti di moda, addetti ai lavori e per tutti coloro che desiderano immergersi nel mondo delle borse per scoprirne storie, origini, design.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo confesso: sono una collezionista. E lo sono soprattutto in ambito moda e per quanto riguarda gli accessori. E tra gli accessori ho una malattia, ehm, diciamo una predilezione <em>(suona meglio)</em> per le borse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se chiudo gli occhi, posso ancora vedere la mia prima borsa. Era in un tessuto trapuntato verde muschio a piccoli fiorellini. C’è una foto in cui una me piccolissima stringe tra le mani quella borsettina. Era Carnevale e, quel giorno, conteneva coriandoli colorati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono passati molti anni da allora e nelle borse non tengo più i coriandoli <em>(chissà poi perché, servirebbero proprio per colorare questo nostro folle mondo).</em> Ma l&#8217;amore per le borse continua, anzi, cresce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho spesso analizzato questa mia passione e mi sono data varie risposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima è che le amo perché gli accessori, che nascono per accompagnare l&#8217;abito e per essere complementari svolgendo una funzione decorativa, in realtà rifiutano spesso il loro ruolo marginale e secondario per reclamare quello da veri protagonisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda risposta riguarda la natura stessa della borsa. Una natura che mi appassiona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’origine della borsa è collegata alla nascita della moneta e, in un tipo di società in cui era l&#8217;uomo a svolgere attività legate al commercio e all&#8217;uso del denaro, la borsa era soprattutto un accessorio maschile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua storia, però, si è poi evoluta, a volte anche con risvolti più vivaci e frivoli rispetto a quelli meramente economici, rendendo così <strong>la borsa un accessorio costantemente in bilico tra utilità e vezzo, tra funzione contenitiva ed esteriorità.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente è uno degli accessori a maggior tasso di utilità. A lei è affidato il delicato compito di contenere il nostro piccolo mondo privato, un insieme di oggetti, indispensabili e non, che rappresentano ciò che vogliamo ci accompagni nel nostro viaggio quotidiano tra lavoro e impegni di ogni tipo. Rappresenta un contenitore di cui solo il proprietario conosce il contenuto. Eppure, allo stesso tempo, è un involucro che ama farsi notare giocando con forme, colori, materiali, stili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio questa sua doppia valenza a renderla – secondo me – un oggetto tanto interessante. Secondo me ma, soprattutto, secondo un grande esperto, ovvero Eugenio Gallavotti.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Eugenio Gallavotti è l’autore del libro <em>I racconti delle borse</em> che ha un sottotitolo molto eloquente: <em>lessico illustrato dalla Birkin allo Zaino.</em></h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="796" height="790" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Eugenio-Gallavotti-libro-I-racconti-delle-borse.png" alt="Eugenio Gallavotti libro I racconti delle borse" class="wp-image-13772" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Eugenio-Gallavotti-libro-I-racconti-delle-borse.png 796w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Eugenio-Gallavotti-libro-I-racconti-delle-borse-480x476.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 796px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I<strong>l testo raccoglie tantissime tipologie di borsa in un susseguirsi di stili e dettagli. E classifica i materiali, le parti, i tagli così come insegnano i migliori artigiani del mondo, ovvero gli italiani.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A loro, al fatto a mano Made in Italy, è dedicata la seconda parte del volume: un&#8217;incursione nel backstage dei nostri laboratori da nord a sud, luoghi in cui creativi e manager rispondono anche alle tante domande legate al costume e all&#8217;attualità. Sarà davvero l&#8217;intelligenza artificiale a disegnare sacche e pochette di oggi e di domani? Ha ancora senso parlare di borsa <em>da donna?</em> Esiste una borsa che, oggi, possa definirsi chic senza essere anche sostenibile?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro è dunque pensato non solo per studenti di moda e addetti ai lavori, ma anche per tutti coloro che desiderano immergersi nel mondo delle borse – anche attraverso visualizzazioni Qr Code – per scoprirne le storie, le origini, i design.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Eugenio Gallavotti ci racconta le borse una per una.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si sofferma su modelli da sogno come la Birkin, la celeberrima borsa realizzata dagli artigiani di Hermès e ispirata dall’attrice e cantante Jane Birkin, scomparsa, ahimè, il 16 luglio 2023.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gallavotti ci ricorda come la borsa sia nata nel 1984, durante un volo Parigi-Londra. Seduti per caso uno accanto all’altra, ci sono Jean-Louis Dumas, allora presidente di Hermès, e la star francese che si lamenta. <em>«Possibile che non esista la mia borsa ideale, capiente, che soddisfi tutte le mie esigenze di madre?»:</em> detto e fatto, Dumas comincia a disegnare uno degli accessori più famosi di tutti i tempi. La disegna capiente, di forma rettangolare, morbida e spaziosa, con un profilo levigato e cuciture a punto sellaio. Con, in più, uno spazio dedicato ai biberon&#8230;</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Vi regalo l’incipit del volume.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«O la borsa o la vita? Ma no, la borsa è la vita. L’abbiamo mai pensato? La borsa è l’unico oggetto capace di comprendere tutte le nostre tre vite: pubblica, privata e segreta. La vita pubblica, quando scegliamo – e mostriamo – una clutch o una shopper anche per raccontare chi siamo&#8230; La vita privata, quando in una bucket infiliamo il telefono, il portafogli, le chiavi&#8230; Vita segreta, quando nella tasca interna di un bauletto chiusa da una zip – o da un lucchetto – nascondiamo qualcosa che nessuno dovrà mai scoprire. Ecco perché la borsa è così importante, così identitaria.»</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, Gallavotti e io la pensiamo alla stessa maniera, lo ribadisco. E questo mi inorgoglisce, visto chi è lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Autorevole docente universitario in ambito comunicazione, giornalismo, media e pubblicità, Eugenio Gallavotti ha pubblicato vari libri.</strong> E sta lavorando da tempo a una trilogia sugli accessori moda. Ha già pubblicato <em>I racconti delle scarpe. Lessico illustrato dall’Anfibio alla Zeppa </em>(2021). Ha appena pubblicato questo libro sulle borse. Sta già lavorando al prossimo volume dedicato ai gioielli.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="690" height="869" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Eugenio-Gallavotti-ritratto.png" alt="Eugenio Gallavotti ritratto" class="wp-image-13774" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Eugenio-Gallavotti-ritratto.png 690w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Eugenio-Gallavotti-ritratto-480x605.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 690px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Ritorno al libro appena pubblicato perché, a pagina 10, l’autore sottolinea un altro fatto fondamentale.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo un recente rapporto di Confindustria, su dati Istat, <strong>oggi gli accessori sono diventati quota di maggioranza nelle esportazioni italiane del comparto moda.</strong> Il tessile-abbigliamento si ferma al 48 per cento, il resto è appannaggio di borse, scarpe, gioielli. Alla faccia della definizione di accessori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ragioni del sorpasso? Sono molte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra queste, Gallavotti ci ricorda che <strong>l’accessorio è un settore nel quale i designer liberano una spiccata fantasia</strong> in particolari unici e innovativi che rendono una borsa di moda ancor più seducente: chiusure speciali, manici insoliti, decorazioni geniali, eccentricità e forme sorprendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come vale, per esempio, nel caso della borsetta a forma di piccione firmata JW Anderson. Da oggetto di scena nella serie tv <em>And Just Like That</em> per Carrie Bradshaw, da pura acrobazia, è diventata un meme che prende vita. Ed è diventata meno accessorio e più protagonista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa posso aggiungere? Ah, sì, non ho detto che il viaggio in cui ci conduce Gallavotti dura 180 pagine, che la casa editrice è la Franco Angeli è che il <a href="https://www.francoangeli.it/Libro/I-racconti-delle-borse?Id=28337" target="_blank" rel="noreferrer noopener">volume</a> è disponibile in versione cartacea e anche in eBook. E pare che, attualmente, sia già in ristampa.</p>



<p class="has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph"><em>Photo credits Eugenio Gallavotti &amp; Edizioni Franco Angeli</em></p>
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		<title>Incotex RED tra moda, arte e responsabilità ambientale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pirré]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[collab]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[FW23/24]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Incotex, marchio di pantaloni smart-casual, e Red Longo, visual artist di fama internazionale, hanno lanciato la capsule collection Incotex RED per la FW 2023-24. Una collezione che oscilla tra moda, arte e responsabilità ambientale. Moda e arte. Due mondi che si attraggono, si osservano, si corteggiano. La moda subisce il fascino dell’arte. L’arte è incuriosita [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Incotex, marchio di pantaloni smart-casual, e Red Longo, visual artist di fama internazionale, hanno lanciato la capsule collection Incotex RED per la FW 2023-24. Una collezione che oscilla tra moda, arte e responsabilità ambientale.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Moda e arte. Due mondi che si attraggono, si osservano, si corteggiano. La moda subisce il fascino dell’arte. L’arte è incuriosita dalla moda. E spesso collaborano l&#8217;una con l&#8217;altra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso, per esempio, a Elsa Schiaparelli e alle sue collaborazioni con artisti del calibro di Salvador Dalí, Alberto Giacometti, Leonor Fini. Schiaparelli è stata stilista, musa, amica e artista lei stessa. La sua vita professionale (e privata) è sempre stata indissolubilmente legata al mondo dell’arte. E della cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso a un grande stilista e creativo come Elio Fiorucci. È indimenticabile la commistione che ha saputo creare con l’arte e con artisti tra i quali Keith Haring. Era il 1983 quando Fiorucci – da vero precursore – affidò all&#8217;artista statunitense la decorazione del suo negozio milanese, in Piazza San Babila.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi vengono in mente tantissimi couturier e stilisti che hanno creato costumi – e talvolta anche scenografie – per opere teatrali, spettacoli di danza, produzioni cinematografiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Amo il connubio tra arte, cultura e moda, lo trovo estremamente affascinante e stimolante. Cattura la mia attenzione. E mi piace scoprire nuove forme del loro continuo dialogo, come nel caso della collaborazione della quale desidero parlarvi oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da una parte c’è Incotex, marchio conosciuto in tutto il mondo per la proposta sartoriale di pantaloni smart casual. Dall’altra c’è Rediet Longo, writer dell’hinterland milanese e oggi visual artist di fama internazionale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Incotex nasce nel 1951 a Venezia. L’azienda si è sempre distinta per la combinazione di tradizione sartoriale e tecnologie innovative, vestibilità contemporanee e lavorazioni all&#8217;avanguardia. Il risultato è evidente: capi versatili e sempre impeccabili. I tessuti nascono principalmente da fibre nobili scrupolosamente selezionate. I trattamenti, dai  lavaggi alle tinture, avvengono secondo procedure moderne e tecniche sperimentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Etiope di nascita e italiano d’adozione, Rediet Longo, in arte Red, ha scoperto i graffiti da adolescente diventando ben presto uno dei nomi più conosciuti. Dotato di una personalità eclettica, si definisce artista visivo e gli piace espandere la sua creatività sia nella moda che nella pittura. Collabora con numerosi brand di prima grandezza. E recentemente ha inaugurato la sua prima mostra personale a Parigi.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Cosa unisce Incotex e Red? Il lancio di una capsule collection per l’autunno / inverno 2023 -24. Si chiama Incotex RED e il filo conduttore è, naturalmente, il pantalone e il suo diventare una vera e proprio tela d’artista.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Incotex-Red-02-683x1024.jpg" alt="Incotex Red 02" class="wp-image-13046" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con questa capsule, Incotex si mette in gioco sperimentando nuove vestibilità e accogliendo lo spirito creativo di Red Longo che contamina il carattere smart casual del brand con canoni estetici inediti per il DNA dell’azienda. </strong>La capsule rappresenta infatti l’espressione di due anime distinte, una puramente artistica e un’altra rivolta al percorso responsabile del brand.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ANIMA ARTISTICA DELLA CAPSULE INCOTEX RED</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stati scelti e realizzati esclusivi modelli di bluse e pantaloni caratterizzati da vestibilità over e volumi ampi. Attraverso l’utilizzo di speciali tecniche di stampa laser e stampa all-over, su questi capi sono state poi riprodotte opere d’archivio di Red Longo, dando origine a una linea unica nel suo genere e sicuramente inedita nella proposta del brand.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ANIMA RESPONSABILE</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A completare la capsule, c’è la prima iniziativa di upcycling di Incotex, una tappa fondamentale nel percorso di responsabilità sociale e ambientale che il marchio sta compiendo in queste ultime stagioni.</strong> Tale percorso è orientato a dare nuova vita a capi off-market che rientrano nel circuito di vendita in una veste rinnovata. Ed è così che duecento capi del passato, dallo stile senza tempo, hanno trovato nuova vita grazie all’estro creativo di Red, accogliendo le colorate stampe di archivio dell’artista per diventare pezzi unici di grande valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La capsule è stata presentata giovedì 5 ottobre nello store Slowear di via Solferino 18 a Milano e sarà disponibile in pezzi limitati nel network retail del gruppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie a questa iniziativa, <strong>Incotex continua il suo percorso di innovazione e ricerca, sperimentando nuovi trattamenti, nuove tecniche, nuove vestibilità</strong>. E conferma la volontà di essere <strong>un’azienda promotrice di talenti creativi e artistici come Red Longo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dialogo tra moda, arte e cultura continua dunque in chiave contemporanea, includendo anche responsabilità e sensibilità ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dialogo è aperto anche via Instagram, in casa <a href="https://www.instagram.com/incotexofficial/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Incotex</a> et chez <a href="https://www.instagram.com/redlongo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Red Longo</a>.  </p>



<p class="has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph"><em>All images are courtesy of press office</em></p>
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		<title>Mirco Giovannini e il suo Atelier Folleria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pirré]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Oct 2023 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SUSTAINABILITY]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[MFW]]></category>
		<category><![CDATA[Milano Fashion Week]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Moda Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Moda sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[sustainability]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Milano Fashion Week, MG Atelier Folleria ha presentato una nuova chiave della visione dello stilista Mirco Giovannini e del suo luxury knitwear. Il filo sostenibile è il protagonista che, punto dopo punto, crea capi unici e raffinati. Cullo da un po’ di tempo una riflessione che è maturata ancora di più ora, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>In occasione della Milano Fashion Week, MG Atelier Folleria ha presentato una nuova chiave della visione dello stilista Mirco Giovannini e del suo luxury knitwear. Il filo sostenibile è il protagonista che, punto dopo punto, crea capi unici e raffinati.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Cullo da un po’ di tempo una riflessione che è maturata ancora di più ora, alla fine del lungo mese di settembre dedicato alla presentazione delle collezioni SS 2024.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La riflessione mette al centro i direttori creativi che si trovano in un momento particolarmente complesso. Vivono infatti in un periodo in cui la moda è <em>prigioniera</em> di marketing e fatturati. E vale per tutti, per i grandi nomi così come per quelli piccoli e indipendenti che – forse ancora di più dei grandi – devono vendere per sopravvivere e per non sparire fagocitati dal sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono poi tanti direttori creativi che si trovano alla guida di brand dotati di archivi importanti lasciati da fondatori di prima grandezza. E questi direttori devono porsi un quesito che, sicuramente, toglie il sonno: quanto guardare a tale archivio? Quanto attingere? Come citarlo – e onorarlo – senza però restarne schiacciati?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Il problema in questi casi è che guardare troppo la storia di un marchio e raccontarlo può far cadere non nell’ambiente della citazione ma nel mondo del citazionismo».</em> Così scrive un sempre arguto Michele Ciavarella nel suo articolo per <em>Style Magazine</em> parlando di Daniel Roseberry e della collezione SS 2024 Schiaparelli presentata a Parigi. E io sono d’accordo con Ciavarella.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è un problema che si presenta non solo per un designer che entra in una maison storica che porta un nome altrui, ma anche per chi, dopo un lungo percorso, deve continuare a interrogarsi su come mantenere sempre contemporaneo il proprio nome, il proprio marchio e il proprio messaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Tutto ciò si applica alla persona della quale desidero parlare oggi, Mirco Giovannini, e al suo progetto più nuovo, Atelier Folleria.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Classe 1968, riminese di nascita e con un diploma di moda in tasca, <strong>Giovannini ha iniziato collaborando con diversi marchi e aziende del lusso, da Versace a Jean Paul Gaultier.</strong> È salito alla ribalta durante l’edizione 2006 del concorso <em>‘Who’s on Next?’</em>. Si è fatto un nome come <strong>stilista di maglieria di lusso</strong> grazie alla sua notevole creatività e alla conoscenza delle tecniche artigianali tradizionali che padroneggia con grande maestria.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="695" height="869" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Mirco-Giovannini-Atelier-Folleria-03.png" alt="" class="wp-image-12795" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Mirco-Giovannini-Atelier-Folleria-03.png 695w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Mirco-Giovannini-Atelier-Folleria-03-480x600.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 695px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Lo stilista Mirco Giovannini</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Forte delle esperienze come designer in maison blasonate, ha deciso di realizzare il suo sogno: lanciare la propria linea. Da allora, ha lavorato incessantemente alla costruzione e anche all’evoluzione del suo brand. Ed è così che, <strong>nel 2021</strong>, insieme all’amico Gianluca Marchetti, eclettico e instancabile imprenditore romagnolo, ha dato vita al <strong>nuovo progetto Mirco Giovannini Atelier Folleria.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nome è già di per sé un manifesto, è una dichiarazione di intenti. La passione – oppure <em>ossessione</em> – per il bello e il ben fatto di Giovannini assume, attraverso Atelier Folleria, forme in perenne divenire. Con una costante: il filo. Letteralmente.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">La lavorazione dei filati è, come dicevo, uno dei punti forti del lavoro di Giovannini. Con il progetto Folleria, lo stilista ha sposato sempre più sostenibilità e innovazione, lavorando con materiali alternativi.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il filo sostenibile è dunque il vero protagonista di capi raffinati e mai banali che diventano senza tempo. <strong>No season e anche gender fluid</strong>, visto che molti capi ben si prestano a essere interpretati e resi propri dalla persona che li indossa, senza fermarsi al genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È ben visibile la ricerca sia di punti texture sia di filati speciali come <strong>il filo da pesca</strong> utilizzato per creare volumi tridimensionali e chiffon trasparenti che lasciano intravedere il corpo. Sempre parlando di sperimentazione, c’è anche <strong>un filato ottenuto dalla tomaia delle sneaker.</strong></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="695" height="869" data-id="12794" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Mirco-Giovannini-Atelier-Folleria-02.png" alt="" class="wp-image-12794" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Mirco-Giovannini-Atelier-Folleria-02.png 695w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Mirco-Giovannini-Atelier-Folleria-02-480x600.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 695px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="695" height="869" data-id="12796" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Mirco-Giovannini-Atelier-Folleria-04.jpg" alt="Mirco Giovannini Atelier Folleria 04" class="wp-image-12796" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Mirco-Giovannini-Atelier-Folleria-04.jpg 695w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/10/Mirco-Giovannini-Atelier-Folleria-04-480x600.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 695px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nella collezione <strong>convivono stile barocco e ispirazione futurista</strong>, moderno e antico. <strong>Volumi ricchi e ampi si alternano a capi aderenti che accarezzano il corpo.</strong> Non mancano forme, lavorazioni e finiture che da sempre rappresentano la cifra stilistica di Giovannini. Cito per esempio <strong>le maniche a sbuffo, le forme a uovo, il plissettato, le ruche.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ispirazione dei colori nasce dall’incontro tra la visione di <strong>Le Corbusier</strong>, il celeberrimo architetto e urbanista svizzero-francese, e quella di Mirco Giovannini. <strong>Il cromatismo vira così da tinte come écru e nero fino a colori luminosi come il giallo fluo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni capo è realizzato da mani sapienti nel cuore della Romagna, regione meravigliosa nella quale territorio, cultura, cibo, arte e moda si uniscono per dare vita al Made in Italy più autentico. Tecnici e modelliste riescono a creare meraviglie per cui servono settimane di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così torno al mio quesito iniziale: come si guarda a un percorso importante e come lo si onora senza però restarne schiacciati?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mirco Giovannini ha trovato la risposta e la strada. Perché ha trovato la giusta collocazione per la sua maestria. È riuscito a ritagliarle un posto (meritato) nella contemporaneità. Tra sostenibilità, logica no season e qualche guizzo gender fluid.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se volete seguire il suo lavoro, <a href="https://www.instagram.com/mircogiovannini.atelier/?hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> trovate il profilo Instagram.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph"><em>All images are courtesy of Mirco Giovannini</em></p>
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		<title>Gabriel Urist e i suoi Ethical Navigation Systems in mostra a Milano</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2023/09/30/gabriel-urist-e-i-suoi-ethical-navigation-systems-in-mostra-a-milano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pirré]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Sep 2023 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;artista Gabriel Urist, celebre designer di accessori con collaborazioni illustri, è protagonista di una mostra monografica intitolata Ethical Navigation Systems, aperta a Milano fino al 19 ottobre. Il curriculum di Gabriel Urist, l’artista che spazia dalla creazione di gioielli fino a quella di sculture, è impressionante. Conosciuto per il suo stile unico, crea oggetti (ciondoli, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>L&#8217;artista Gabriel Urist, celebre designer di accessori con collaborazioni illustri, è protagonista di una mostra monografica intitolata Ethical Navigation Systems, aperta a Milano fino al 19 ottobre.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il curriculum di Gabriel Urist, l’artista che spazia dalla creazione di gioielli fino a quella di sculture, è impressionante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conosciuto per il suo stile unico, crea oggetti (ciondoli, anelli, spille, fibbie e altro) in argento, oro e platino. I suoi lavori vengono spesso commissionati con gemme preziose diventando pezzi unici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Urist ha creato oggetti di scena per <strong>Matthew Barney</strong> (performance artist, regista, scultore) e opere che hanno affiancato le sculture di <strong>Tom Otterness</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ha disegnato collezioni per Futura 2000, Converse, Nike, Supreme, Alife, NBA, MLB, New Era, Wu-Tang e Staple.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se siete pronti a giurare di aver letto il suo nome legato a quello di <strong>Virgil Abloh</strong>, avete ragione: nel sito <strong>Off-White</strong>, potete trovare i pezzi firmati Gabriel Urist. La sneaker Vulcanized, la borsa Jitney, gli stivali in stile cowboy, il motivo Arrow: gli iconici design d&#8217;archivio di Off-White hanno ispirato Urist che li ha declinati in collane, spille, portachiavi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Urist ha anche realizzato pezzi personalizzati per <strong>Kobe Bryant, Duane Wade, Lebron James, Kanye West, Jay-Z, Paul Rodriguez, Ben Kingsley, A$AP Rocky, Spike Lee</strong> e altri ancora. Ha inoltre realizzato gioielli per le sfilate di stilisti tra i quali Z<strong>ac Posen, Miguel Adrover, Narcisso Rodriguez, Gary Graham, Marc Jacobs</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I suoi lavori sono presenti in diverse gallerie negli Stati Uniti e in metropoli cosmopolite come Tokyo, Barcellona e Parigi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E Gabriel è stato nominato dal <strong>CFDA</strong>, Council of Fashion Designers of America, come <em>“<strong>Accessories Man of the Year”.</strong></em> Un fatto che non sorprende. Così come non sorprende che Milano gli dedichi una mostra monografica.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">La mostra si intitola <em>ENS – Ethical Navigation Systems</em> ed è ospitata fino al 19 ottobre 2023 presso lo spazio espositivo di Golab Agency.</h2>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="12374" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/Gabriel-Urist-Ethical-Navigation-Systems-02-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-12374" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="12375" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/Gabriel-Urist-Ethical-Navigation-Systems-03-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-12375" /></figure>
<figcaption class="blocks-gallery-caption wp-element-caption">La mostra <em>Ethical Navigation Systems</em> @ Golab Agency (photo courtesy Gabriel Urist)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L’esposizione copre un arco temporale significativo, visto che comprende lavori di Gabriel Urist che vanno dal 1996 al 2023. Permette dunque di riflettere sull’evoluzione dell’artista negli anni nonché sulle sfumature del suo lavoro che sono molteplici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi spiego meglio. Se quando lavora con i grandi brand il suo approccio è figurativo, con un’attenzione quasi maniacale per i dettagli, nei lavori più recenti si nota invece una progressiva migrazione verso l’astrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È ciò che ho pensato in occasione del vernissage della mostra, quando – affascinata – mi sono trovata a osservare alcune piccole sculture che rappresentano sneaker sempre più destrutturate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho trovato estremamente interessante anche <em>Lost Tribes – an american table of periodic elements.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordiamo tutti la tavola periodica degli elementi o tavola di Mendeleev, lo schema con cui sono ordinati gli elementi chimici e che studiamo a scuola. Urist ne ha elaborato una propria personale versione mettendo in dialogo il Pirkei Avot (uno dei testi fondamentali dell’ebraismo, raccolta di insegnamenti etici e morali) e la narrazione pittografica dei nativi nordamericani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Audace? Certo, come solo l’arte sa essere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Sebbene radicalmente diversi</em> – scrive Urist nel suo sito – <em>entrambi i sistemi condividono un terreno comune. In quanto antiche fonti di conoscenza e verità, ognuna di esse presenta un quadro etico per la vita di tutti i giorni e aiuta a definire il nostro posto su questo pianeta».</em></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Segnalo anche che, in occasione della mostra, le creazioni di Gabriel Urist sono state immortalate in una serie di scatti dal fotografo Dido Fontana.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Fontana, i cui lavori sono presenti in gallerie d’arte in tutto il mondo nonché in molti magazine (nel 2007 ha vinto il premio <em>Best Photo</em> di Pitti Immagine), è riuscito a catturare e rappresentare alla perfezione le opere di Urist. E a restituire il loro energico impatto.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="684" height="1024" data-id="12380" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/Dido-Fontana-x-Gabriel-Urist-01-684x1024.jpg" alt="" class="wp-image-12380" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="684" height="1024" data-id="12379" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/Dido-Fontana-x-Gabriel-Urist-02-684x1024.jpg" alt="" class="wp-image-12379" /></figure>
<figcaption class="blocks-gallery-caption wp-element-caption">Due degli scatti Di Dido Fontana con i gioielli di Gabriel Urist</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Una segnalazione va infine alla location che si inquadra nell’ambito dello storico Palazzo Cramer, a due passi dall’Accademia di Brera, dalla Chiesa di San Marco e da via Solferino. Location e opere creano un dialogo tra storia e contemporaneità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E a proposito di dialoghi&#8230; Mentre osservavo le opere di Urist, ho ripensato a una frase della grande Elsa Schiaparelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Disegnare abiti, sia detto di sfuggita, non è una professione ma un’arte. È una delle arti più difficili e deludenti perché, appena il vestito è nato, già appartiene al passato. Un vestito non rimane attaccato al muro come un quadro e nemmeno conduce la lunga esistenza intatta e preservata di un libro».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piace pensare che l’approccio portato avanti da Gabriel Urist, un dialogo contemporaneo tra moda, gioiello e arte, le sarebbe piaciuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">***</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>ENS – Ethical Navigation System</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gabriel Urist Solo Exhibition</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aperta fino al 19 ottobre 2023 <strong>su appuntamento attraverso l’<a href="https://www.instagram.com/gabriel_urist/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">account Instagram</a> dell’artista</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Giorni e orari di apertura: dal lunedì al venerdì dalla 10 alle 18</p>



<p class="wp-block-paragraph">Location: Golab Agency, Via Fatebenefratelli 5, Milano (zona Brera)</p>
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		<title>Appuntamento al Sake Bar per una moda davvero consapevole</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2023/09/27/appuntamento-al-sake-bar-per-una-moda-davvero-consapevole/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pirré]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Sep 2023 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SUSTAINABILITY]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[MFW]]></category>
		<category><![CDATA[Milano Fashion Week]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Moda sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[SS24]]></category>
		<category><![CDATA[sustainability]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sake è un brand peruviano, innovativo ed eco-sostenibile, fondato da Ana Tafur. Ha presentato la collezione Sake Bar SS 2024 presso il Fashion Hub di Camera Moda durante la Milano Fashion Week. Partiamo dal principio: chi è Ana Tafur? Dopo aver lavorato come responsabile di produzione in uno dei più grandi impianti di produzione a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Sake è un brand peruviano, innovativo ed eco-sostenibile, fondato da Ana Tafur. Ha presentato la collezione Sake Bar SS 2024 presso il Fashion Hub di Camera Moda durante la Milano Fashion Week.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Partiamo dal principio: chi è Ana Tafur?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver lavorato come responsabile di produzione in uno dei più grandi impianti di produzione a Shanghai, in Cina, la designer colombiana Ana Tafur ha deciso di lasciare il suo lavoro. È tornata in America Latina dove ha intrapreso un viaggio e ha visitato le comunità indigene per conoscere le tecniche di cucito tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I suoi viaggi sono culminati nel <strong>2013 quando Ana ha lanciato Sake, marchio di moda sostenibile ed etico</strong>. La base è in Perù dove lavora con le comunità locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, a dieci anni di distanza, Ana fa parte a pieno titolo di un gruppo crescente di designer latinoamericani che sostengono proprio le modalità di produzione tradizionali. Cito l’uso di coloranti vegetali, l’estrazione della resina dagli alberi per creare pelle vegetale, l’utilizzo di antiche tecniche di lavorazione a maglia. E aggiungo l&#8217;impiego di materiali locali quali la lana di alpaca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tutto avviene con un obiettivo ben preciso: potenziare la filiera locale. E garantire tracciabilità e sostenibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Sake è nato dall&#8217;esigenza di migliorare la trasparenza e ridurre l&#8217;impatto della filiera della moda</em> – racconta Tafur – <em>e il processo è iniziato con l&#8217;idea di cercare materiali locali e lavorare con le comunità native e rurali. Facendo domande, viaggiando e spostandomi, ho iniziato a riscoprire processi e materiali».</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="821" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/Sake-founder-Ana-Tafur-821x1024.jpg" alt="" class="wp-image-12077" /><figcaption class="wp-element-caption">Ana Tafur, fondatrice di Sake</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sake ha investito diversi anni nella ricerca di tecnologie bio-tessili e nello sviluppo di formule che traggono beneficio dal potere della Natura e lavorano in armonia con l’ambiente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I saperi delle comunità indigene vengono integrati eticamente nelle lavorazioni dei capi, perché per Ana Tafur <em>bello deve essere anche buono.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">I materiali, rielaborati con lo scopo di comunicare la cultura tessile peruviana, si basano sulla convinzione che la produzione è una fonte di crescita positiva e duratura per le comunità con cui collabora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È, per esempio, presente nelle collezioni una pelle ottenuta da un processo che <em>evita il sacrificio di ulteriori animali,</em> trattata con sostanze prive di petrolio, solfuri, cromo e qualsiasi altra sostanza chimica dannosa per l’uomo e l’ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa significa esattamente <em>evitare il sacrificio di ulteriori animali?</em> La pelle in questione è quella dell&#8217;arapaima gigante o <strong>paiche</strong>, ovvero un pesce originario del bacino del Rio delle Amazzoni. La pelle utilizzata da Sake è ottenuta con gli scarti dell’industria di tale pesce – che altrimenti verrebbero riversati nei corsi d’acqua come sostanze inquinanti – e con la collaborazione delle comunità di pescatori dell’Amazzonia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il materiale più emblematico del marchio è lo <strong>Shiringa</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo Shiringa è un albero da cui si produce il lattice naturale, noto anche come pelle vegetale. Le comunità native lo utilizzano sapientemente per produrre una varietà di prodotti che generano reddito. E, allo stesso tempo, permettono loro di conservare le foreste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le comunità indigene sono infatti esperte nell’estrarre la linfa naturale dell’albero in armonia con i suoi cicli stagionali e di vita. Non viene abbattuto nessun albero e ciò consente alle famiglie native di uscire dalla povertà attraverso la gestione sostenibile del territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Dopo aver partecipato lo scorso febbraio a <em>Designers for the Planet</em> – uno dei principali progetti di Camera Moda – Sake ha fatto ritorno a Milano in occasione della MFW appena conclusa. E ha presentato la collezione Sake Bar SS 2024 presso il Fashion Hub di Palazzo dei Giureconsulti, a pochi passi dal Duomo.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il marchio sottolinea ancora una volta la sua chiara visione. La natura – anzi, la Natura con la N maiuscola – e le tradizioni culturali devono essere parte integrante del nostro benessere. Presente e futuro.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="12087" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/Sake-Bar-SS-2024-04-1-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-12087" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="12086" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/Sake-Bar-SS-2024-03-1-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-12086" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="12085" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/Sake-Bar-SS-2024-02-1-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-12085" /></figure>
<figcaption class="blocks-gallery-caption wp-element-caption">Sake Bar SS 2024</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ana Tafur ha scelto un titolo particolarmente eloquente per la collezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Sake Bar</em> allude infatti a un luogo accogliente in cui ritagliare momenti di scambio e riflessione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le silhouette proposte sono avvolgenti. Reti e tessuti a motivi traforati fasciano le figure. La leggerezza di top, longuette e abiti ricchi di trasparenze contrasta con la pienezza della pelle e con capispalla dalle linee più rilassate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli outfit sono composti da pezzi facilmente remixabili che lasciano spazio a creatività e reinterpretazione personale. La palette cromatica è giocata sui toni naturali accesi da colori vivaci. A fare da contraltare è un black &amp; white grafico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello di Ana Tafur è un approccio interessante così come è interessante la sua filosofia &#8211; creare qualcosa che sia <em>bello e anche buono.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se volete accogliere il suo invito al <strong><em>Sake Bar</em></strong> e conoscere meglio il progetto, potete seguire il <a href="https://www.instagram.com/sakeofficial____/?hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">profilo Instagram</a> del marchio. C&#8217;è anche il <a href="https://www.instagram.com/theamazkin/?hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">profilo</a> <em>The Amazkin</em> attraverso il quale vengono spiegate le potenzialità dello Shiringa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È altrettanto interessante il <a href="https://www.instagram.com/caravanaandina/?hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">profilo</a> <em>Caravana Andina,</em> il movimento creato da Sake per promuovere il benessere delle comunità native della regione andina del Perù.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sake è la dimostrazione che una dimensione moda responsabile e consapevole è davvero possibile.</p>
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		<title>Da ACBC x Garmont a PRISM, alla MFW è di scena la sostenibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pirré]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Sep 2023 16:09:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SUSTAINABILITY]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[FW23/24]]></category>
		<category><![CDATA[MFW]]></category>
		<category><![CDATA[Milano Fashion Week]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Moda sostenibile]]></category>
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		<category><![CDATA[sustainability]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre si spengono i riflettori sulla Milano Fashion Week, parliamo di due progetti appena presentati e che riguardano sostenibilità e circolarità. Si tratta della capsule collection ACBC x Garmont e del laboratorio sociale PRISM. Partiamo da ACBC x Garmont. Il marchio specializzato in calzature e abbigliamento per le attività all’aria aperta ha fatto squadra con [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Mentre si spengono i riflettori sulla Milano Fashion Week, parliamo di due progetti appena presentati e che riguardano sostenibilità e circolarità.</em></strong> <em>S</em><strong><em>i tratta della capsule collection ACBC x Garmont e del laboratorio sociale PRISM.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Partiamo da ACBC x Garmont.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il marchio specializzato in calzature e abbigliamento per le attività all’aria aperta ha fatto squadra con ACBC, B Corp italiana esperta in progettazione e produzione di prodotti sostenibili. La loro unione ha dato vita a ACBC x Garmont, la capsule collection green FW 2023/24 che coniuga elementi outdoor e urban.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lagom, il modello di scarpa proposta in versione Low e Mid, da uomo e da donna, è 100% vegan e a ridotto impatto di CO2. Il nome ha origine da un concetto svedese che rimanda alla <em>“giusta misura”,</em> confermando l’impegno di entrambe le realtà, ovvero <strong>creare una calzatura in materiali responsabili, di derivazione naturale oppure riciclati</strong>. E pensata per un utilizzo quotidiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lagom gioca su volumi ampi, tipici delle calzature di ispirazione streetwear. Mantiene però elementi outdoor come il puntalino, la chiusura fast lace e i tasselli intagliati nel battistrada. Il tessuto principale della tomaia è il RePET, ricavato dal riutilizzo delle bottiglie di plastica a fine vita. L’intersuola in BioEVA, invece, ha al suo interno materiale biobased derivante dalla canna da zucchero. Il battistrada Garmont GTF EMERALD è in ReRUBBER, derivata dagli scarti di lavorazione della gomma.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«La sostenibilità è uno dei pilastri del brand Garmont ormai da diversi anni</em> – racconta Davide Calcagnotto, General Manager di Garmont – <em>e la collaborazione strategica con ACBC, primo brand footwear italiano certificato B Corp, ha permesso di accelerare e validare il nostro processo di responsabilità in questo senso. Un altro pilastro di Garmont è l’innovazione e con il progetto LAGOM abbiamo voluto esplorare territori a noi sconosciuti, come quello delle sneakers lifestyle, mantenendo l’impegno nel minimizzare l’impatto ambientale dei nostri prodotti</em><em>».</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="760" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/Garmont-x-ACBC-FW-2023-24-02-1024x760.jpg" alt="" class="wp-image-11908" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/Garmont-x-ACBC-FW-2023-24-02-1024x760.jpg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/Garmont-x-ACBC-FW-2023-24-02-980x727.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/Garmont-x-ACBC-FW-2023-24-02-480x356.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Qui sopra e in copertina: dalla collezione ACBC x Garmont</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso entusiasmo risuona nelle parole di Gio Giacobbe, CEO di ACBC.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Siamo davvero felici di presentare questo nuovo progetto, realizzato a quattro mani con Garmont. Il nostro obiettivo è quello di supportare le aziende che vogliono realizzare prodotti responsabili. Per questo motivo, abbiamo seguito ogni passo di questa creazione, dall’idea e disegno iniziale fino alla sua realizzazione. E siamo arrivati infine alla strategia di marketing per presentarla sul mercato. Il risultato è una collezione unica, che non vuole passare inosservata e che, soprattutto, rispetta l’ambiente»,</em> spiega Giacobbe.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Anche PRISM aspira a coniugare moda e sostenibilità, dal punto di vista ambientale e sociale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I capi d’alta moda del marchio vengono realizzati da persone che arrivano dalle fasce più vulnerabili della società, principalmente rifugiati e migranti provenienti da 14 Paesi di Africa e Asia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tutto avviene attraverso un processo sartoriale basato sul riciclo e l&#8217;upcycling dei tessuti spesso provenienti dalle rimanenze della produzione di alcune grandi griffe internazionali. Lo scopo è ridurre al minimo ogni scarto e rifiuto in un’ottica di circolarità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto nasce dall’idea di Giovanni Mario Lucchesi, laureato in Relazioni Internazionali e da sempre impegnato in esperienze di volontariato. Dopo tanti viaggi all’estero in contesti di estrema fragilità, Lucchesi ha deciso di tornare in Italia e riportare nella moda non solo colori e costumi ma, anche e soprattutto, la consapevolezza maturata in anni di volontariato in Africa e Asia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al suo fianco nella realizzazione del progetto c’è la Fondazione Social Venture Giordano Dell&#8217;Amore: nasce così PRISM.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>PRISM è il primo laboratorio sociale in Lombardia che, attraverso condizioni lavorative eque e dignitose, valorizza i propri sarti non solo come impiegati, ma come sapienti artigiani possessori di un sapere antico sempre pronto a rinnovarsi.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="667" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/PRISM_team.jpg" alt="" class="wp-image-11910" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/PRISM_team.jpg 1000w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/PRISM_team-980x654.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/PRISM_team-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1000px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Il team PRISM</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">All’esperienza di Lucchesi, si uniscono la creatività e la conoscenza di moda e arte di <strong>Fabio Sasso e Juan Caro, già fondatori e direttori creativi di LeitMotiv</strong>. Oggi Sasso e Caro si occupano di accompagnare PRISM nella creazione della sua brand identity e nell’ideazione e nel design dei capi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Multiculturalità, inclusione sociale, sostenibilità ambientale: sono questi i valori del progetto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La coesistenza di origini, tradizioni e culture differenti provenienti da ogni angolo del mondo si fondono con le caratteristiche chiave dello stile Made in Italy. Il risultato? Capi unici nella loro originalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I capi firmati PRISM non sono solo abiti, ma intrecci di storie fatte di luoghi e di persone. Sono un vero e proprio viaggio intorno al mondo perché è <strong>attraverso gli abiti che si crea il collegamento tra culture e Paesi distanti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni collezione racconta una nuova realtà. E per la SS 2024 – che si intitola <em>The Heaven&#8217;s Kingdom</em> – l’ispirazione arriva da uno stato dell&#8217;Africa Meridionale: il Lesotho.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Paese, oltre che per il design e la palette cromatica, ispira il nome della collezione. Il Lesotho è infatti la nazione il cui il punto più basso di altitudine risulta essere comunque il più alto al mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro della collezione troviamo un design creativo che rispecchia appieno le idee e i valori fondamentali del Paese. I tessuti, realizzati utilizzando materiali di rimanenza che vengono nobilitati tramite il lavoro delle sartorie di PRISM, permettono al brand di aiutare a ridurre l’impatto dell’industria tessile sull’ambiente.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="667" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/PRISM_SS2024.jpg" alt="" class="wp-image-11912" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/PRISM_SS2024.jpg 1000w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/PRISM_SS2024-980x654.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/09/PRISM_SS2024-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1000px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Un capo della collezione PRISM SS 2024</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La Milano Fashion Week ha offerto l’opportunità di conoscere da vicino la capsule collection ACBC x Garmont e il progetto PRISM.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La capsule collection ACBC x Garmont FW 2023/24 è stata presentata all’inizio della settimana con un evento presso il negozio Eral55, a due passi da Corso Como. La formula scelta è stata una live performance per <strong>personalizzare le scarpe in tempo reale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>salone White Milano, fortemente specializzato nella moda contemporanea</strong>, è stato invece il <strong>palcoscenico perfetto per presentare PRISM</strong> e le sue creazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La MFW si conferma dunque ancora una volta come un ottimo momento per parlare di argomenti fondamentali quali multiculturalità (o multiculturalismo), inclusione, sostenibilità, circolarità. Fondamentali e ormai imprescindibili.</p>
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		<title>A Getaria per scoprire Cristóbal Balenciaga</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2023/09/04/a-getaria-per-scoprire-cristobal-balenciaga/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pirré]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Sep 2023 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[La moda si mette in mostra]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono stata a Getaria, città natale del Maestro Cristóbal Balenciaga, e ho visitato il Museo a lui dedicato: vi porto con me in un viaggio virtuale. Tra figura, mito, eredità. Avevo da anni un sogno: visitare la città di Getaria nei Paesi Baschi, in Spagna, perché è il luogo in cui è nato Cristóbal Balenciaga. [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Sono stata a Getaria, città natale del Maestro Cristóbal Balenciaga, e ho visitato il Museo a lui dedicato: vi porto con me in un viaggio virtuale. Tra figura, mito, eredità.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Avevo da anni un sogno: visitare la città di Getaria nei Paesi Baschi, in Spagna, perché è il luogo in cui è nato Cristóbal Balenciaga. E perché proprio lì c’è lo splendido museo che porta il suo nome.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest’estate il mio sogno si è finalmente avverato e ho potuto approfondire ulteriormente i miei studi su colui che è universalmente considerato uno dei più grandi maestri della moda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cristóbal Balenciaga Eizaguirre nasce in una famiglia operaia il 21 gennaio 1895. Suo padre, un pescatore, muore quando lui ha solo 11 anni. Sua madre, importante figura di riferimento, è una sarta e lavora per la famiglia dei Marchesi di Casa-Torres.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto ciò fa sì che, fin da piccolo, Balenciaga entri in contatto con la moda e la sartoria nonché con l&#8217;eleganza e il gusto raffinato della marchesa la quale incoraggia il suo talento e diventa una delle prime clienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante gli anni che trascorre a San Sebastián, il giovane sarto lavora per piccole attività legate alla moda parigina. A quel tempo, infatti, la città viveva un periodo di splendore grazie alla presenza della corte spagnola durante l’estate e all&#8217;attrazione turistica esercitata dalla costa basca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;età di 22 anni, Cristóbal Balenciaga apre la sua prima attività. Dopo varie vicende e cambi societari, nel 1937 si trasferisce Parigi, abbandonando la Spagna a causa della guerra civile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È senza alcun dubbio il periodo parigino a valergli il riconoscimento come uno dei couturier più influenti della storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Apre al n. 10 di Avenue George V e questa scelta non solo gli dà accesso ai più importanti fornitori di tessuti e ai più grandi specialisti nei mestieri legati alla Haute Couture, ma lo mette anche in contatto con una clientela cosmopolita di enorme importanza sociale, culturale ed economica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il successo lo accompagna fin dalla presentazione della sua prima collezione nel 1937.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le sue creazioni – basate sulla purezza delle linee, sulla reinterpretazione della tradizione spagnola e sullo sviluppo di volumi innovativi – segnano la moda nei decenni centrali del XX secolo.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Cristobal-Balenciaga-Museoa-02-insieme-da-sera-in-gazar-blu-reale-1964-768x1024.jpg" alt="CB Museoa insieme da sera in gazar blu reale, 1964" class="wp-image-10400" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Cristobal-Balenciaga-Museoa-02-insieme-da-sera-in-gazar-blu-reale-1964-768x1024.jpg 768w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Cristobal-Balenciaga-Museoa-02-insieme-da-sera-in-gazar-blu-reale-1964-480x640.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 768px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Ensemble</em> da sera in gazar blu reale, 1964, Museo Cristóbal Balenciaga</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La sua precisione, la sua abilità tecnica e il suo perfezionismo gli valgono l&#8217;ammirazione – e in alcuni casi la venerazione – da parte dei colleghi contemporanei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Christian Dior lo definisce <em>«il maestro di tutti noi</em><em>»,</em> mentre Hubert de Givenchy dice che è <em>«l&#8217;architetto della Haute Couture</em><em>».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perfino Coco Chanel lo ammira, lei che non è affatto tenera con molti suoi colleghi e che liquida Elsa Schiaparelli con sufficienza chiamandola <em>«l’italienne»</em> (e Schiaparelli ricambia con <em>«quella modista», </em>riferendosi agli esordi di Chanel come creatrice di cappelli). Per Paco Rabanne e per la sua passione per i materiali inconsueti tra cui i metalli, Chanel conia il soprannome <em>«le métallurgiste»,</em> il metallurgico. Ma quando parla di Cristóbal Balenciaga, Coco dice che è <em>«l’unico vero couturier».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio così. Anno dopo anno, Balenciaga si conferma un grande, grandissimo couturier.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sua capacità di innovazione, in sottile e costante evoluzione, la sua conoscenza dei tessuti, il suo senso delle proporzioni e della misura, la sua visione e interpretazione del corpo femminile gli fanno guadagnare il giusto riconoscimento come uno dei designer più influenti di tutti i tempi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se gli anni Cinquanta sono influenzati dal New Look lanciato da Christian Dior nel febbraio del 1947 attraverso la Ligne Corolle e la Bar Jacket, Cristóbal Balenciaga ha un&#8217;altra idea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricerca, sperimenta, introduce e perfeziona diverse linee che cambiano la silhouette femminile. Si allontana dalle norme socio-culturali dell&#8217;epoca e introduce gradualmente gradi di astrazione sempre più elevati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come? Punta sulla schiena, sposta e poi <em>sfuma</em> il punto vita, genera volumi, semplifica e pulisce i tagli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Introduce dapprima la cosiddetta linea <em>&#8220;tonneau&#8221;</em> (letteralmente a botte, 1947) e poi le gonne <em>&#8220;a palloncino&#8221;</em> (1953), l’abito a tunica (1955), l&#8217;abito <em>&#8220;a sacco&#8221;</em> (1957, evoluzione della linea <em>“tonneau”)</em> e l&#8217;abito <em>&#8220;baby-doll&#8221;</em> (1958, di forma a trapezio e che elimina completamente il punto vita).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Cristobal-Balenciaga-Museoa-03-abito-baby-doll-in-taffetta-di-seta-1958-768x1024.jpg" alt="CB Museoa 03 abito baby doll in taffetta di seta, 1958" class="wp-image-10404" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Cristobal-Balenciaga-Museoa-03-abito-baby-doll-in-taffetta-di-seta-1958-768x1024.jpg 768w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Cristobal-Balenciaga-Museoa-03-abito-baby-doll-in-taffetta-di-seta-1958-480x640.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 768px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Abito baby doll in taffettà di seta, 1958, Museo Cristóbal Balenciaga</figcaption></figure>



<h4 class="wp-block-heading">Anno dopo anno, Cristóbal Balenciaga si orienta sempre più verso il minimalismo formale che caratterizza definitivamente le sue creazioni del decennio successivo. Mette a fuoco quella distanza concettuale tra corpo e abito che gli fanno guadagnare gloria eterna e un posto nella storia della moda.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1960 viene nominato <em>Chevalier de la Légion d&#8217;Honneur,</em> onorificenza francese tra le più significative. La stampa internazionale si riferisce a lui chiamandolo <em>«Maestro»</em> e <em>«Re dalla Haute Couture».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma nel 1968, quando la Haute Couture comincia a perdere di rilevanza in favore del prêt-à-porter,&nbsp; Cristóbal Balenciaga decide di ritirarsi, rifiutando di cedere all’ascesa del nuovo segmento della moda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si spegne nel 1972, a 77 anni, e viene inumato nella sua città natale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1999 nasce la Cristóbal Balenciaga Foundation. È presieduta da Hubert de Givenchy ed è composta da importanti nomi della moda e della cultura con l&#8217;obiettivo di preservare e diffondere l&#8217;opera del grande couturier.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Museo di Getaria (modernissimo e bello anche dal punto di vista architettonico) si pone al centro di questo obiettivo. Ospita mostre che, di volta in volta, puntano il riflettore su un diverso aspetto della figura e del lavoro del Maestro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La mostra attualmente in corso – e che ho visitato – si intitola <em>‘Balenciaga. Character’</em> e parla della riconoscibilità della Maison riunendo alcuni dei modelli più distintivi e rappresentativi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso comprende circa 90 pezzi distribuiti in cinque sale. È possibile apprezzare silhouette, volumi, tessuti e ricami e scoprire quel mondo, spesso nascosto, e reso possibile dal taglio, dalla tecnica e dalle finiture.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Cristobal-Balenciaga-Museoa-04-768x1024.jpg" alt="Cristóbal Balenciaga Museoa 04" class="wp-image-10417" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Cristobal-Balenciaga-Museoa-04-768x1024.jpg 768w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Cristobal-Balenciaga-Museoa-04-480x640.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 768px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Sotto: abito in taffettà di lana arancio, 1967, Museo Cristóbal Balenciaga</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Cristobal-Balenciaga-Museoa-05-abito-in-taffeta-di-lana-arancio-1967-768x1024.jpg" alt="Cristóbal Balenciaga Museoa 05 abito in taffeta di lana arancio, 1967" class="wp-image-10418" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Cristobal-Balenciaga-Museoa-05-abito-in-taffeta-di-lana-arancio-1967-768x1024.jpg 768w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/08/Cristobal-Balenciaga-Museoa-05-abito-in-taffeta-di-lana-arancio-1967-480x640.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 768px, 100vw" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading">Mentre mi spostavo da una sala all’altra con gli occhi colmi di meraviglia, ho pensato a quanto Cristóbal Balenciaga e Demna Gvasalia, attuale celeberrimo direttore creativo della Maison, siano vicini e allo stesso tempo lontani.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">A mio avviso, sono vicini perché entrambi sono dei rivoluzionari, sebbene in modi diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I contributi concettuali, tecnici e formali di Cristóbal Balenciaga hanno lasciato un segno indelebile nella storia della moda.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Era un rivoluzionario senza fare la rivoluzione</em><em>»,</em> ha detto di lui Hubert de Givenchy, aggiungendo che i suoi cambiamenti <em>«erano sottili e progressivi e allo stesso tempo inesorabili, sempre in anticipo rispetto agli altri</em><em>».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Era talmente in anticipo che la sua linea a sacco, per esempio, è stata una delle più controverse e discusse. In mostra si può vedere il video di una donna che passeggia per le strade di Parigi indossando uno di questi abiti e facendo girare quasi tutti gli uomini e tutte le donne che incrocia. Impossibile non pensare a Demna e alla sua capacità di non lasciare mai indifferenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò in cui sono invece più lontani è il modo di gestire la propria figura e il proprio lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cristóbal Balenciaga era considerato invisibile ed enigmatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Geniale quanto schivo, il Maestro detestava la mondanità. Non amava mostrarsi e presenziava difficilmente perfino alle prove delle sue clienti, incluse le più importanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non solo la sua vita personale è sempre rimasta discretamente in secondo piano, ma perfino la sua stessa immagine e le sue parole. Di lui ci sono pochissime fotografie e sono ancora meno le interviste che ha rilasciato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure il suo pensiero e la sua visione ci sono arrivati forti e chiari grazie alle sue silhouette, iconiche e senza tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato il suo lavoro a parlare per lui, con l’aggiunta di poche parole ben dosate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Un modisto debe ser arquitecto de la forma, pintor para el color, músico para la armonía y filósofo para la medida.</em><em>»</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Così diceva Cristóbal Balenciaga.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Un couturier deve essere un architetto della forma, un pittore per il colore, un musicista per l&#8217;armonia e un filosofo per le proporzioni.</em><em>»</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lui è riuscito a incarnare tutto ciò. Alla perfezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><a href="https://www.cristobalbalenciagamuseoa.com/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qui</a> trovate il sito del Museo Cristóbal Balenciaga e <a href="https://www.instagram.com/cristobalbalenciagamuseoa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> il profilo Instagram</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Tutte le foto sono state realizzate in occasione della visita presso il Museo Cristóbal Balenciaga, Getaria</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2023/09/04/a-getaria-per-scoprire-cristobal-balenciaga/">A Getaria per scoprire Cristóbal Balenciaga</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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		<title>Sustainable Fashion Communication Playbook, cos’è</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pirré]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 13:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono convinta del fatto che dare spazio a sostenibilità e circolarità sia uno dei compiti più importanti per chi si occupa oggi di comunicazione in ambito moda. UNEP ha pubblicato The Sustainable Fashion Communication Playbook, una guida che ci supporta lungo questa strada. Non capita spesso di poter vedere centinaia tra i più importanti esponenti [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Sono convinta del fatto che dare spazio a sostenibilità e circolarità sia uno dei compiti più importanti per chi si occupa oggi di comunicazione in ambito moda. UNEP ha pubblicato The Sustainable Fashion Communication Playbook, una guida che ci supporta lungo questa strada.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non capita spesso di poter vedere centinaia tra i più importanti esponenti dell’industria della moda riuniti nello stesso luogo, ma è successo recentemente a <strong>Copenaghen</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come e perché?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 27 e 28 giugno, la capitale danese ha ospitato importanti rappresentanti della filiera produttiva, dal segmento fast fashion al mondo del lusso. Queste personalità si sono trovate e confrontate grazie al <strong><em>Global Fashion Summit</em></strong> e l’hanno fatto sotto gli occhi di numerosi rappresentanti della stampa accredita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta del <strong>principale forum internazionale per la sostenibilità nella moda</strong> ed è presentato da <strong>Global Fashion Agenda (GFA)</strong>, l&#8217;organizzazione senza scopo di lucro che si pone l’obiettivo di guidare il settore verso un impatto positivo per le persone e per il Pianeta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È ormai assodato come uno dei principali problemi dell’industria della moda sia l’eccesso di produzione e consumo ed è per questo motivo che <strong>occorre lavorare anche sulla comunicazione, spingendo verso messaggi che conducano a un approccio più sostenibile</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I modelli non più sostenibili di consumo e produzione del settore moda stanno contribuendo direttamente e in modo significativo alla <strong>triplice crisi planetaria (cambiamento climatico, perdita di biodiversità, inquinamento e rifiuti)</strong>. E inaspriscono anche la <strong>questione dell&#8217;ingiustizia sociale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La comunicazione della moda può avere un importante ruolo per aumentare la consapevolezza e può guidare il passaggio verso una fase più sostenibile ed equa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È in tale ottica che nasce <em>The Sustainable Fashion Communication Playbook.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova guida è stata <strong>presentata proprio in occasione del <em>Global Fashion Summit</em></strong> di Copenaghen e ha un sottotitolo eloquente. <em>“Shifting the narrative, a guide to aligning fashion communication to the 1.5 degree climate target and wider sustainability goals”.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size"><em>Sustainable Fashion Communication Playbook</em>: di cosa si tratta?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La guida è rivolta a esperti di marketing, brand manager, narratori (o storyteller), media, influencer e non solo. È pubblicata da UNEP (acronimo di <a href="https://www.instagram.com/unep/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">UN Environment Programme</a>), il programma delle Nazioni Unite per l&#8217;ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rappresenta uno <strong>strumento per reindirizzare la comunicazione della moda verso soluzioni sostenibili e circolari, </strong>mostrando ai comunicatori come <strong>agire su diversi fronti</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="The Sustainable Fashion Communication Playbook" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/dEHyZEhraCQ?start=3&#038;feature=oembed"  allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In primis parla di come <strong>contrastare disinformazione e greenwashing</strong>. Spiega come <strong>ridurre i messaggi che perpetuano il consumo eccessivo</strong>, come <strong>reindirizzare a stili di vita più sostenibili ambientalmente e socialmente</strong>. Parla anche di come <strong>responsabilizzare i consumatori nel loro ruolo di cittadini per richiedere maggiori azioni da parte di imprese e responsabili politici</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda il fatto di sradicare tutti quei messaggi che incoraggiano il consumo eccessivo, i suggerimenti sono molto diretti. Gli influencer vengono invitati a proporre <em>“modelli alternativi di status e successo”,</em> mentre i media vengono sollecitati a <em>“dissociare l&#8217;identità dalla novità”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La guida UNEP sottolinea anche l’importanza di <strong>salvaguardare la diversità insita nel patrimonio culturale e nelle tradizioni artistiche e culturali</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra questi temi rientra anche l’importanza di <strong>non appropriarsi del lavoro e delle culture altrui</strong>, soprattutto senza riconoscimento di credito o proprietà intellettuale, ovvero invita a <strong>evitare la cosiddetta appropriazione culturale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, il messaggio che UNEP vuole far passare è chiaro. <strong>Sfruttando le proprie capacità, i comunicatori possono essere parte della soluzione piuttosto che contribuire al problema</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In qualità di persona che si occupa proprio di questo, ovvero di comunicazione, mi sento profondamente coinvolta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E ho voluto parlare di <em>The Sustainable Fashion Communication Playbook</em> perché <em>ADL Mag</em> desidera fermamente essere parte della soluzione e non del problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che stia già avvenendo grazie ai nostri studenti che si cimentano ogni giorno con giornalismo e comunicazione attraverso un nuovo approccio e una nuova visione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Per chi desidera approfondire, <a href="https://www.unep.org/interactives/sustainable-fashion-communication-playbook/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> è possibile scaricare The SFC Playbook.</em></p>
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