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	<title>Tik Tok Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>Tik Tok Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>Saraheyfooreal: un’altra faccia della moda su Tik Tok</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Zuccotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SUSTAINABILITY]]></category>
		<category><![CDATA[Sara Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Tik Tok]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Su Tik Tok è famosa per i suoi stitch pungenti e il dissing con Gianmarco Zagato e Nicole Pallado. In realtà è una professionista del settore moda che ha molto da dire: Saraheyfooreal. Quando e perché hai deciso di lanciarti sui social con Saraheyfooreal? E perché proprio Tik Tok? Io Tik Tok l’ho conosciuto ed [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Su Tik Tok è famosa per i suoi stitch pungenti e il dissing con Gianmarco Zagato e Nicole Pallado. In realtà è una professionista del settore moda che ha molto da dire: Saraheyfooreal.</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Quando e perché hai deciso di lanciarti sui social con Saraheyfooreal? E perché proprio Tik Tok?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Io <a href="https://www.tiktok.com/@sara_insidefashion?_t=ZN-8tDaYqhU1x8&amp;_r=1">Tik Tok</a> l’ho conosciuto ed ho cominciato ad usarlo per il mio e-commerce di home decore d’antiquariato. Mai avrei pensato di parlare di moda. Seguendo la piattaforma mi sono accorta che si parlava di moda in maniera molto semplicistica ed assolutamente non tecnica. Quindi ho deciso di coprire questo buco.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Qual è stato il tuo primo video? E come è andato?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Era il periodo delle sfilate ed io commentai lo show di Erdem. Il video andò subito benissimo, per i miei standard. Così capii che c’era uno spazio per parlare di moda nel modo giusto. Iniziai così girando, sullo stesso account, video di home decor e di moda. Poi mi venne hackerato il profilo. E quando lo riaprii lo dedicai solo alla moda e lo chiamai Saraheyfooreal.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">E quando non ci sono le sfilate?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Così nasce la mia rubrica “ma ne vale la pena” in cui analizzo le proposte dei brand sui loro e-commerce.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Arrivi sui social un po’ per caso&#8230;oggi, invece, hai una sorta di strategia?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Strategia mi sembra esagerato. Cerco di essere costante nella pubblicazione. Prima caricavo 5 video al giorno, oggi sono diventati 3. Dedico a questa attività un’ora ogni mattina prima di iniziare il mio vero lavoro. Non scrivo i video e non programmo, cerco solo di essere costante.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Pensi che il successo dei tuoi video derivi da una certa passione per il dissing? Oppure credi che le persone si stiano effettivamente interessando a questa narrazione della moda?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non ho una risposta certa a questa domanda. Io non faccio gli stitch per rincorrere il dissing, ma perché trovo interessante l’argomento e vengo taggata dai miei follower. Sicuramente alcuni di questi portano persone, ma non è un’equazione certa. Non è detto che prendendo un video con tante visualizzazioni il mio stitch abbia lo stesso riscontro. Lo scopo dei miei video non è criticare le persone in sé.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Invece fanno spesso stitch ai tuoi video?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Devo dire di no, e questo mi dispiace, vorrei succedesse più spesso. C’è da dire che a rispondermi spesso sono persone con molto più seguito di me. Ultimi Nicole Pallado e Gianmarco Zagato che se la sono presa moltissimo! Ci hanno persino fatto una puntata del loro podcast, mai avrei pensato.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Parlando di tutto il caso Gianmarco Zagato e Nicole Pallado, senza entrare nel merito della questione, perché pensi che tutti si sentano in diritto di parlare di moda?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sicuramente è qualcosa che, oggi più che mai, riguarda tutti. Perciò è normale che tutti parlino di moda e ne parlino come bene di consumo. Quando si entra nel tema della produzione, però, c’è bisogno di più attenzione e competenza. Riguardo gli influencer c’è chi ne parla per tornaconto personale. Perché magari ha un proprio brand e deve giustificare certe scelte, proprio come Nicole Pallado. Detto ciò non ci si può nemmeno aspettare che nessuno ti risponda o evidenzi che stai dicendo un’inesattezza.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Chiudendo il discorso, ci sarà mai un falò di confronto con loro?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma volentieri, io non ho nessun problema ad incontrarli. Sono talmente tranquilla su quello che dico che potrei fare con loro una puntata del podcast.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Entriamo nel merito dei tuoi argomenti. Andrea Guerra, CEO del gruppo Prada, ha dichiarato: “Abbiamo sbagliato ad aumentare i prezzi” cosa ne pensi?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Beh, che ha assolutamente ragione. Però, innanzitutto, se ne è accorto troppo tardi. E poi bisognerebbe anche fare qualcosa magari. Peccato che il qualcosa che lui ha proposto non può essere la soluzione. Guerra dice che bisognerebbe migliorare la comunicazione per giustificare i prezzi, ma il problema non è affatto la comunicazione. Se il problema sono i prezzi si potrebbe tranquillamente abbassarli. Poi però i consumatori che hanno acquistato a quei prezzi si sentirebbero presi in giro. E crollerebbe tutto il mercato che gira attorno al lusso, dal vintage al resell.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">In che senso?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Siamo portati a considerare alcuni accessori di lusso come un investimento, quando non è così. Questo aumento proporzionale dei prezzi nel tempo è una situazione temporanea, non sarà così per sempre. Il giorno in cui questo si fermerà la Birkin non sarà più un bene rifugio, così come tanti altri. Comunque la verità dietro il problema dell&#8217;aumento dei prezzi, non è l’aumento in sé, ma il drastico calo della qualità che rende i costi ancor più ingiustificati.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Parlando di qualità, nella rubrica “ma ne vale la pena”  del tuo profilo Saraheyfooreal fai notare le criticità di grandi brand. La moda ha ufficialmente tradito la fiducia dei consumatori?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Purtroppo sì. Mentre prima un capo di lusso era sinonimo di grande qualità e design ricercato, oggi non è più così. Vent’anni fa quando andavo a fare ricerca nelle boutique vedevi davvero cose incredibili, oggi trovi, invece, gli stessi capi che vedi da Zara. Questo è figlio di una velocità richiesta alla moda che non fa parte del suo DNA. Con tutte queste collezioni annuali non si può mantenere lo standard di prima.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Quando si parla di alternative sostenibili al fast fashion si parla sempre di second hand, ma questo smisurato consumo di moda di seconda mano, può diventare un problema?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Lo è già secondo me. Io compro <a href="https://www.adlmag.it/2024/10/17/che-schifo-comprare-second-hand-davvero/ù">second hand</a> da molto prima che diventasse un trend. Negli ultimi anni, anche con l’arrivo dell’online, ne ho comprato sempre di più. E mi sono accorta di un drastico calo della qualità. La richiesta è tanta ed inizia a scarseggiare il prodotto di qualità, ma perché manca nei nostri armadi. Per altro questo esagerato consumo di vintage viene fatto con la stessa bulimia con cui compriamo fast fashion. Insomma dovremmo comprare meno.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nel merito del consumismo si dà tutta la responsabilità al consumatore, non pensi che così si deresponsabilizzi il sistema?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La responsabilità non è del consumatore, è delle aziende. Vero però che le scelte del consumatore possono orientare quelle delle aziende. Il cambiamento quindi può arrivare dai compratori. Tutte le scelte aziendali arrivano dalle suggestioni dei consumatori.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Grazie</h3>
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		<title>Anatomia ed evoluzione di YouTube Italia: il nuovo giornalismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Zuccotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 19:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[Tik Tok]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se sei nato tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del 2000 per te YouTube ha un posto speciale nel cuore! Ma come è cambiato YouTube Italia negli anni? Ogni Zillenials ha passato interi pomeriggi incollato a YouTube. Giornate spese guardando le candid camera dei The Show, i gameplay di Favij e gli story [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Se sei nato tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del 2000 per te YouTube ha un posto speciale nel cuore! Ma come è cambiato YouTube Italia negli anni?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ogni Zillenials ha passato interi pomeriggi incollato a YouTube. Giornate spese guardando le candid camera dei The Show, i gameplay di Favij e gli story time di Sofia Viscardi. A ripensarci sale un po’ di nostalgia per quel periodo, per gli anni d’oro di Youtube Italia quando tutti sognavano la camera da letto di Cleo Toms! Tra challenge e video tag YouTube era il luogo dell’intrattenimento per eccellenza. I video erano brevi e la community unita. Oggi le cose sono cambiate e questi contenuti sono passati su Tik Tok. Pochissimi ancora gli esempi di youtuber che, mantenendo gli stessi contenuti di un tempo, continuano ad avere successo. È Chiara Facchetti una delle poche superstite di questo mondo insieme ai The Show e Celo Toms che ha, da poco, tentato il rilancio.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="480" height="451" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/11/213bf1b47329aa131bfa597721c97884.jpg" alt="" class="wp-image-28707" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/11/213bf1b47329aa131bfa597721c97884.jpg 480w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/11/213bf1b47329aa131bfa597721c97884-300x282.jpg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sofia Viscardi</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Cos’è oggi Youtube Italia?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Lontani i tempi degli “whats’s in my bag” e delle collezioni di Cover per l’<a href="https://www.adlmag.it/2024/09/19/cosa-rappresenta-liphone-per-la-gen-z/">Iphone</a> 5. Oggi questi contenuti semplici e veloci fioriscono su Tik Tok mentre YouTube è diventato un media più impegnato. Sulla piattaforma funzionano contenuti simili a servizi giornalistici. Tra i creator più apprezzati c’è, per esempio, Ale della Gisuta. Youtuber che racconta, attraverso i suoi video, luoghi pericolosi o realtà misteriose. Con una sincerità che un giornale, forse, non potrebbe avere.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sulla sua scia, che oggi conta 1,18 milioni di iscritti, sono nati tanti altri personaggi e format che indagano la realtà in maniera proto giornalistica. Gabriele Vagnato, ormai anche noto volto televisivo, diventa virale con un format che lo immerge nelle diverse professioni. Altri ancora realizzano interviste vere e proprie, come fossero testate giornalistiche. È questo il caso di Sofia Viscardi, storica youtuber dei tempi d’oro della piattaforma che, dopo un enorme successo, è stata in grado di reinventarsi rimanendo al passo con i tempi aprendo Canale di Venti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/11/1722234761-aledellagiusta-palazzodicemento-librino-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-28710" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/11/1722234761-aledellagiusta-palazzodicemento-librino-1024x768.jpeg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/11/1722234761-aledellagiusta-palazzodicemento-librino-980x735.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/11/1722234761-aledellagiusta-palazzodicemento-librino-480x360.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Ale della Giusta</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Interessante come, a differenza di molte altre piattaforme fagocitate dal fenomeno Tik Tok, YouTube, nella sua specificità, abbia mantenuto un certo spazio e acquistato autorevolezza. Nel passato, in effetti un video YouTube non era altro che intrattenimento di poco conto. Oggi, invece, è diventato un veicolo autorevole, soprattutto in relazione al suo “antagonista”. Molti sono i volti che si sono spostati da YouTube ad altre piattaforme. Molti però sono rimasti guadagnando valore, e anche soldi, dal momento che pare che YouTube paghi ragionevolmente i creator.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’attuale valore ed autorevolezza di un video YouTube non sono nemmeno paragonabili a quelli di un tempo. Nonostante la piattaforma sia notevolmente “passata di moda”&nbsp;i contenuti rimasti hanno fatto, in linea di massima, un enorme salto di qualità. I video sono diventati vere e proprie inchieste giornalistiche con il plus della verità. In assenza di accordi commerciali ed editori alle spalle gli youtuber sono veramente liberi di raccontare la realtà. E, molto spesso, non avendo l&#8217;incombenza di una testata, raggiungono luoghi che, all&#8217;istituzionalità di un giornalista sono negati.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">YouTube è, in ultima, il social della resilienza. Una piattaforma che premia i contenuti di qualità e i creator bravi. E dove, con tutta probabilità, moltissimi dei personaggio più virali di oggi non durerebbero nemmeno una giornata.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Foto: Pinterest-Il Giornale</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br></p>
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		<title>Michelle Comi: un personaggio di cui non avevamo bisogno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Zuccotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[Michelle Comi]]></category>
		<category><![CDATA[Mondocash]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È passata da Onlyfans al dire scemenze in podcast online e salotti televisivi: Michelle Comi. Secondo qualcuno un personaggio costruito, per altri la triste realtà. In qualunque caso non ne avevamo bisogno. &#8220;Le donne non dovrebbero votare&#8220;, &#8220;Sono bella non mi serve studiare&#8220;, &#8220;Due persone brutte non dovrebbero fare figli&#8220;. Queste sono solamente alcune delle [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">È passata da Onlyfans al dire scemenze in podcast online e salotti televisivi: Michelle Comi. Secondo qualcuno un personaggio costruito, per altri la triste realtà. In qualunque caso non ne avevamo bisogno.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">&#8220;<em>Le donne non dovrebbero votare</em>&#8220;, &#8220;<em>Sono bella non mi serve studiare</em>&#8220;, &#8220;<em>Due persone brutte non dovrebbero fare figli</em>&#8220;. Queste sono solamente alcune delle frasi demenziali dette da Michelle Comi, influencer e Onlyfanser torinese da più di 400 mila follower su Instagram. Se avete i social, in particolare Tik Tok, non potete non esservi imbattuti nelle assurde dichiarazioni di questa creator. Da poco ospite televisiva nel programma &#8220;Donne sull&#8217;orlo di una crisi di nervi&#8221; in onda sulla Rai. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La ragazza, ex impiegata amministrativa all&#8217;Istituto dei Tumori di Milano, è, da qualche mese, sulla bocca di tutti per le sue incredibili dichiarazioni fatte in diversi salotti web e radio. La maggior parte di questi poetici aforismi nascono all&#8217;interno di un podcast altresì demenziale: Mondocash condotto da Ale Stark, Gabriele Boninni e Yuri Pennisi. In questa stupenda cornice di maschilismo e ignoranza la Comi da sfogo a tutte le sue idee più assurde e indicibili.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"> Oltre a quanto scritto prima sul voto e quant&#8217;altro, ci si lascia andare anche a vecchi e noiosi cliché sul nord e il sud Italia. Luogo dove lei dichiara di non essere mai stata perché, dice ironicamente, non ha il passaporto. Per non parlare dell&#8217;ignoranza diffusa sulle figure amministrative del nostro governo e, più in generale, sulla situazione nel mondo. Ma tanto non sono cose di suo interesse, dice la Comi, che trova più importante preoccuparsi della sua immagine piuttosto che della guerra. &#8220;<em>Sono più angosciata dalle mie extension che dalla pace nel mondo, questa mica me la devo mettere addosso</em>&#8221; dice chiaramente. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il tutto viene giustificato con gli interessi personali. Se la politica non ti riguarda perchè interessarsene. Forse, però, ci dimentichiamo che la politica riguarda chiunque, ma soprattutto che è un dovere civico essere informati su certi argomenti. Detto questo secondo Michelle le donne non dovrebbero nemmeno votare. Sulla Rai dichiara di volere una società patriarcale come quella dei suoi nonni in cui l&#8217;uomo lavora e la donna sta a casa a farsi bella, così che il marito non la tradisca. Forse Michelle non sa che, di per se, una società patriarcale già ce l&#8217;abbiamo. Ma soprattutto la ragazza ignora il fatto che in un sistema come quello dei suoi nonni lei, certamente, non potrebbe fare Onlyfans ne, tantomeno, presenziare in questi simpatici salotti dove si trova tanto a suo agio. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il pubblico del web in parte è indignato per le dichiarazioni demenziali di Michelle Comi. Un&#8217;altra parte invece chiama ignoranti quelli sconvolti che, a detta loro, non capiscono che quello della Comi è un personaggio. Ecco il fatto che, ci auguriamo, le dichiarazioni di Michelle siano studiate a tavolino per fare bufera mediatica, non ne diminuisce la gravità. Dire che le donne non dovrebbero votare dopo decenni di lotte femministe è un problema. Rifiutare l&#8217;indipendenza economica come strumento di libertà femminile è un problema. Non importa che lei creda o meno a queste scemenze. Si tratta, in ogni caso, di frasi pericolose. Soprattutto se dette di fronte ad un pubblico ultra giovane che, magari, non ha tutti gli strumenti per capire certi meccanismi.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel 1994, nel saggio filosofico &#8220;Cattiva Maestra Televisione&#8221; il sociologo Karl Popper avanzava l&#8217;idea di una specie di patentino per gli operatori televisivi. Un brevetto da revocare in caso questi agiscano in contrasto con certi principi etici e morali. Mai discorso più attuale ed estendibile, oggi, al mondo del web. Realtà dove, sempre di più avanzano personaggi discutibili e, in una certa forma, pericolosi. Spesso si dice di cambiare canale se una cosa non piace, grande verità. In certi casi però è meglio che il canale lo cambi chi sta dall&#8217;altro lato della telecamera. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2024/10/02/michelle-comi-un-personaggio-di-cui-non-avevamo-bisogno/">Michelle Comi: un personaggio di cui non avevamo bisogno</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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		<title>La campagna elettorale si sposta su Tik Tok</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2024/06/05/la-campagna-elettorale-si-sposta-su-tik-tok/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Zuccotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2024 13:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tik Tok]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo in fase di campagna elettorale. Le elezioni europee si terranno tra poco più di una settimana (8 e 9 giugno). Tutti, da destra a sinistra, stanno spostando la campagna elettorale su Tik Tok. Ma è una strategia vincente? Fino all’altro ieri le campagne elettorali vivevano di affissioni e volantinaggio. Nelle piazze c’erano i banchetti, [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Siamo in fase di campagna elettorale. Le elezioni europee si terranno tra poco più di una settimana (8 e 9 giugno). Tutti, da destra a sinistra, stanno spostando la campagna elettorale su Tik Tok. Ma è una strategia vincente?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Fino all’altro ieri le campagne elettorali vivevano di affissioni e volantinaggio. Nelle piazze c’erano i banchetti, le bandiere e qualche rappresentati del partito che dialogavano con i passanti. E poi i comizi politici che dagli auditorium si sono spostati alle emittenti televisive, oggi invece è tutto su Tik Tok.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Compatibilmente con il cambiamento della società anche la politica è rimasta al passo con i tempi, per lo meno quanto a strategie di comunicazione. I social sono diventati la nuova piazza. Ogni partito ha la sua pagina e tutti i rappresentati contribuiscono a condividerne gli ideali. I programmi elettorali sono veicolati attraverso video e post che vogliono arrivare a più pubblico possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il target è, chiaramente, quello della Gen Z. Secondo uno studio pubblicato da La Repubblica a marzo 2023, infatti, il 14% della generazione Z utilizza Tik Tok per infornarsi. Contro il 2% di tutti gli altri gruppi anagrafici analizzati. Ecco che allora la campagna elettorale prende le forme più disparate. Dai video Tik Tok, ai reel instagram passando per post di ogni genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensandoci un contenuto social non ha uno scopo tanto diverso rispetto ad una campagna elettorale. Tutti e due puntano ad arrivare al bacino d’utenza più alto possibile in modo da guadagnare la fiducia dei più. Come sui social si intercetta il trend da seguire la politica, almeno per la maggior parte dei casi, cerca di carpire i più impellenti bisogni dei cittadini. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembrerebbe allora tutto normale. Con il cambiamento delle abitudini cambiano anche le abitudini politiche, è ovvio. A far storcere il naso sono le modalità con cui la politica si è spostata su Tik Tok. L’ultima campagna elettorale, in effetti, sta utilizzando delle strategie tipiche del mondo social. Tra i post di campagna elettorale si scorgono diversi Meme. Virali sono stati quelli pubblicati da Matteo Salvini per la campagna della Lega. Vignette nate con lo scopi di evidenziare un “problema” (almeno secondo il partito) che, in men che non si dica, sono diventate virali, tra chi le riposta con voglia di affermazione e chi le sbeffeggia. Partiti diametralmente opposti come Più Europa, per esempio, hanno ripubblicato gli stessi post evidenziandone la contrarietà.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualunque sia l’idea politica la domanda è:</p>



<h2 class="wp-block-heading">Può essere una strategia efficace?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto a raggiungimento di persone lo è senza dubbio. Basti pensare al fatto che questi post siano diventati immediatamente virali. Fa un po’ pensare riguardo il tema dell’istituzionalitá della comunicazione. È giusto che la politica si sposti toccando gli interessi e le vie di una generazione che non va alle urne, ma è questo il modo giusto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pare che i politici si muovano sui social come dei boomer che non sanno come utilizzarli così da diventare sempre meno interessanti e sempre più ridicoli per la Gen Z.</p>
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		<title>For the plot: come Tik Tok ha reinterpretato il travaglio del negativo</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2023/12/05/for-the-plot-come-tik-tok-ha-reinterpretato-il-travaglio-del-negativo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Zuccotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[For the Plot]]></category>
		<category><![CDATA[Tik Tok]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Tik Tok alla filosofia hegeliana è un attimo. La generazione Z trasforma il travaglio del negativo in un trend Tik Tok:”for the plot”. La vita della Gen Z è come un film, o meglio, una serie TV. Ogni cosa è vissuta come un dramma, le emozioni sono spesso amplificate e, soprattutto, raccontate sui social, [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Da Tik Tok alla filosofia hegeliana è un attimo. La generazione Z trasforma il travaglio del negativo in un trend Tik Tok:”for the plot”. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">La vita della Gen Z è come un film, o meglio, una serie TV. Ogni cosa è vissuta come un dramma, le emozioni sono spesso amplificate e, soprattutto, raccontate sui social, proprio come succede ai protagonisti delle più classiche serie televisive. Anche gli eventi negativi diventano parte di questo racconto e hanno uno scopo nella storia; scopo utile a chissà quale colpo di scena. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco in che cosa consiste “For the plot” trend che sta spopolando su Tik Tok che racconta come gli avvenimenti infausti possano essere funzionali al plot twist della propria vita. Un nuovo modo, in chiave ottimistica, per assimilare quanto di brutto capita nel quotidiano. Approccio non molto distante, anzi pressoché identico, a quello del famoso filosofo che ha fatto dannare tutti gli studenti del triennio liceale: Hegel. Tra i mille concetti della filosofia Hegeliana la Gen Z fa proprio il “travaglio del negativo”. L’idea secondo cui, nella storia, tutto ciò che succede di negativo, brutto o sconvolgente non vada cancellato o rinnegato, ma, piuttosto, accolto in quanto scaturirà in qualcosa di positivo. Insomma potremmo dire che se Hegel avesse vissuto nel secolo scorso avrebbe forse pensato che le grandi guerre siano servite alla nascita della repubblica e che, se avesse vissuto ai giorni nostri, sarebbe probabilmente un tik toker.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il trend, nato oltreoceano, fa in modo che i ragazzi accettino le cose più fastidiose o brutte che gli succedono in un’ottica più ampia, legata non al momento preciso, ma allo svolgersi delle propria storia. Non solo, il trend prevede anche la possibilità di compiere azioni noiose e indesiderate seguendo il mantra: “do it for the plot”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma seguendo questa riflessione pare che la Gen Z creda nella predestinazione. Come se vivessero una storia già scritta essendo banali attori e non registi della propria vita. Ma qual’è la verità? È tutto già scritto o la nostra storia è nostra in tutti i sensi? </p>
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