Immaginereste mai un hotel in cui ogni stanza conduce ad una parte della nostra coscienza—incubi, rimorsi, paure—da attraversare per poter crescere? E se vi dicessi che “Uomo di mezzo. Eterno check-in” vi invita proprio a varcare quella soglia?
Ognuno di noi custodisce cassetti interiori che preferirebbe non aprire, zone d’ombra da evitare per timore di cosa potrebbero rivelare. Eppure, è proprio in queste verità scomode e irrisolte che possiamo trovare la possibilità di riscatto, di equilibrio e serenità.
Pubblicato da SBS Edizioni, all’interno della collana “Raccontando”, il romanzo intreccia suspense psicologica e sentimento. È la storia di Carmen, in fuga da una relazione violenta. Il suo percorso la conduce in un hotel isolato nella Sierra de Gredos: un luogo sospeso, dove il tempo smette di seguire il ticchettio degli orologi e diventa occasione di ascolto.
A Casa Sanremo Writers, Barbara Fabrizio trova l’occasione ideale per amplificare il significato di “Uomo di mezzo. Eterno check-in”, già intimo e profondo, portandolo ad un pubblico più ampio. La letteratura, qui, incontra le ferite del presente e prova a curarle, guardando in faccia chi siamo stati.
Perché il primo passo verso la stabilità è scegliere se stessi, accettarsi e perdonarsi. In fondo, l’unica persona con cui dobbiamo davvero fare i conti siamo noi.

Nei tuoi romanzi il viaggio non è mai solo geografico, ma soprattutto interiore. In che modo “Uomo di mezzo. Eterno check-in” rappresenta un punto di svolta o di sintesi nel tuo percorso narrativo?
In questo romanzo il viaggio geografico è solo la superficie di un percorso molto più profondo. “Uomo di mezzo” è un punto di svolta nel mio percorso narrativo perché se già nei miei precedenti lavori il viaggio era metafora di crescita, qui la narrazione si fa esplicitamente liminale. L’hotel di Elias è uno spazio sospeso dove i personaggi non attraversano solo luoghi fisici ma soprattutto stanze della propria coscienza, affrontando incubi, rimorsi, desiderio di riscatto. Il viaggio interiore qui non è sottotesto, è il vero motore della trama: quello che Carmen dovrà raggiungere non è solo un luogo sicuro, è la possibilità stessa di accettare la propria storia, perdonarsi e lasciar andare il passato.
Essere selezionata per Casa Sanremo Writers 2026 significa portare questa storia in un luogo di grande esposizione simbolica. Che ruolo attribuisci a Sanremo come spazio di ascolto per temi complessi come violenza, colpa e rinascita?
Portare questo romanzo a Casa Sanremo Writers significa affidare una storia di dolore, resistenza e rinascita a un palcoscenico che amplifica il valore simbolico del racconto. Sanremo Writers è uno spazio dove le emozioni collettive si intrecciano con le storie individuali, un luogo di accoglienza narrativa dove la letteratura può dialogare con la società. Il racconto di Carmen può diventare voce per chi non riesce ancora a parlare, specchio per chi si riconosce nel dolore e nella speranza.

L’hotel del romanzo è un vero e proprio luogo-soglia, sospeso tra vita e oltre. Come è nata l’idea di affidare a uno spazio narrativo il compito di guidare la trasformazione dei personaggi?
L’idea nasce dal desiderio di dare forma concreta al processo di trasformazione interiore dei personaggi. L’albergo diventa un vero e proprio personaggio che accompagna, protegge e mette alla prova chi vi entra. La scelta deriva dalla volontà di rappresentare il limbo in cui si è costretti a fare i conti con il proprio passato prima di poter rinascere. L’hotel quindi è costruito come un purgatorio narrativo dove i personaggi rivivono e affrontano incubi e traumi per trovare la possibilità di liberarsi di ciò che li tiene prigionieri. Qui le stanze, gli oggetti e i cambiamenti atmosferici diventano metafore delle emozioni, dei ricordi e delle tappe della guarigione.
Se dovessi suggerire ai lettori di Sanremo una chiave di lettura per avvicinarsi a “Uomo di mezzo. Eterno check-in”, quale dimensione emotiva o simbolica consiglieresti di attraversare senza difese?
Consiglierei di attraversare senza difese la dimensione dell’accettazione del dolore e della trasformazione. Lasciarsi toccare dalla vulnerabilità dei personaggi, dalla loro lotta per la libertà e dalla ricerca di una nuova identità permette di cogliere il senso profondo del romanzo.
Solo accogliendo le proprie ferite, senza barriere, si può davvero rinascere.
Per approfondire:
– Sheyla Bobba e SBS Edizioni;
– Chiara Domeniconi;
– Antonella Torres;
– Marinella Brandinali;
– Veronica Madia;
– Alessandra Esposito;
– Alessio Tanzi.


