Quando le parole rompono il silenzio

da | CULTURE

Avete mai scritto una lettera? Per oggi non dovrete scriverla, ma leggerla.

Con “Frammenti di vita. Dieci lettere in cerca di un mittente”, Alessandra Esposito ci consegna dieci storie di consapevolezza e fragilità, che non chiedono compassione, ma ascolto. Racconti in cui esporsi diventa un vero e proprio atto di coraggio. Vedremo persone che, attraverso le parole, ci affideranno un frammento di loro, chiedendo a chi legge di prendersene cura.

Pubblicato da SBS Edizioni nel 2025, il libro mostra come la scrittura sia in grado di contenere sentimenti ed esperienze, senza la pretesa di trovare risposte o soluzioni. Scrivere una lettera richiede solo presenza, non spiegazioni. Chiede di fermarsi, di essere lì per davvero, di dedicare tempo e attenzione a qualcuno—o anche a nessuno. Esistono parole che non nascono per essere dette ad alta voce, ma per essere lette in silenzio, o semplicemente scritte per alleggerire un peso troppo grande da trattenere.

In “Frammenti di vita” il vero protagonista non è l’autrice né il personaggio di una storia, ma il lettore stesso, che diventa il destinatario sconosciuto di queste lettere senza nome.

Attraverso questi frammenti, Alessandra Esposito approda a Casa Sanremo Writers, un luogo in cui le parole incontrano un altro linguaggio, quello della musica. Se Sanremo è in grado di dare voce alle emozioni attraverso le canzoni, queste lettere ne raccontano i segreti, i lati più nascosti che non cercano di stare al centro del palco. Non usano la voce ma restano nella nostra mente, come una melodia che non si riesce a dimenticare e che riaffiora all’improvviso.

In questo senso, scrittura e lettura diventano strumenti di consapevolezza di sé e degli altri. Siamo ormai abituati a interpretare e a leggere tra le righe, ma sappiamo ancora ascoltare? “Frammenti di vita”, insieme al suo primo libro “Frammenti di frastuono”, cerca di insegnarcelo. Alcune parole non colpiscono subito: rimangono latenti, ferme dentro di noi, in attesa del momento giusto per farsi sentire.

Nel suo percorso di autrice, in che modo la pratica della scrittura epistolare in “Frammenti di vita” riflette la sua visione personale dell’esperienza umana, e come pensa che questa visione dialogherà con il pubblico di Casa Sanremo Writers 2026?

La lettera è il mio modo di dire la verità senza fare rumore. In “Frammenti di vita” l’essere umano è relazione, frattura, tentativo di contatto con gli altri e con le parti di sé che spesso restano in ombra. Scrivere a un “tu” significa esporsi, ma anche aprire spazio: chi legge può entrarci dentro con la propria storia.  A Casa Sanremo Writers 2026 questa visione parla bene alla Gen Z perché non moralizza e non “spiega la vita”: mette in scena emozioni reali—memoria, silenzio, tradimento, cura—con una voce che chiede ascolto, non giudizio.

Sanremo è un luogo di forte valenza simbolica per la parola, la musica e l’emozione collettiva. Quali aspettative e significati attribuisce al fatto di presentare la sua opera in un contesto culturale così ricco di immaginario?

Sanremo è il posto dove le parole diventano condivise e una frase può trasformarsi in memoria collettiva. Portare lì “Frammenti di vita” significa far incontrare due linguaggi che parlano la stessa materia—emozione—ma con strumenti diversi: la lettera e la canzone. Nel libro ogni lettera si apre con un riferimento a una canzone italiana: non è un “ornamento”, è una chiave. Quella melodia evocata accompagna le parole, crea atmosfera, accende il tema prima ancora che la storia cominci. Ecco perché Sanremo è simbolico: perché è il luogo in cui la musica dà voce a ciò che spesso non sappiamo dire. Le mie lettere nascono nel silenzio, ma arrivano con un ritmo emotivo preciso, come un ritornello che ti resta addosso. Anche le emozioni sussurrate, in un posto così, possono arrivare fortissimo. Senza urlare.

“Frammenti di vita” offre al lettore un percorso attraverso dieci lettere che esplorano memoria, silenzio e relazioni. Quale lettera o tema del libro considera centrale per comprendere il nucleo emotivo della sua opera?

Il cuore del libro è la trasformazione: come si passa dalla ferita alla consapevolezza. La lettera più centrale, per me, è la lettera dello specchio, in cui una donna parla con il proprio tumore, che ogni giorno sta guarendo.
È il punto in cui la fragilità smette di essere solo paura e diventa scelta: ascoltarsi, prendersi cura, non abbandonarsi. È lì che capisci davvero cosa vuole fare il libro: dare parola a ciò che di solito resta chiuso dentro.

In che modo l’esperienza di scrivere una raccolta epistolare, in cui il mittente è spesso indefinito, ha trasformato il suo rapporto con la voce narrativa e l’empatia verso il lettore?

Mi ha resa più umile e più precisa. Quando il mittente è indefinito, non puoi appoggiarti a un’identità rigida, ma devi ascoltare la voce prima del personaggio. Questo mi ha costretta a lavorare sulla verità emotiva, su ciò che è essenziale, su quello “spazio di mezzo” dove il lettore può entrare. L’indefinitezza del mittente ha trasformato anche la mia empatia: ho scritto pensando non a un pubblico astratto, ma a un essere umano reale, con le sue crepe e la sua storia. Ho imparato a lasciare margini, a non spiegare tutto, a fidarmi del silenzio tra le righe. Perché è lì che il lettore si sente chiamato, non quando lo guidi, ma quando lo rispetti. E in fondo, questa raccolta mi ha insegnato una cosa semplice: la voce narrativa non è solo “la mia voce”. È un ponte.
E un ponte funziona solo se regge due direzioni: quella di chi scrive e quella di chi legge.

Per approfondire:
– Sheyla Bobba e SBS Edizioni;
– Chiara Domeniconi;
– Antonella Torres;
– Marinella Brandinali
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Veronica Madia.