Parigi Fashion Week SS26: day 2

da | FASHION

La seconda giornata della Parigi Fashion Week ha visto sfilare sorprese e delusioni. Nuovi brand e quelli di sempre si sono presentati con poche innovazioni lasciando un sapore amaro in bocca.

Mame Kurogouchi

Il brand nato dalle mani della stilista Maiko Kurogouchi si trova in Giappone e fa la sua presentazione alla Paris Fashion Week. Il brand trasporta la femminilità in capi senza tempo con il savoir-faire tradizionale. Dal 2018 sono presenti nella fashion week francese con capi di linee semplici e talvolta sensuali. Questa collezione intitolata “Riflessi” trasforma i momenti dell’infanzia della stilista che ha trascorso dietro finestre guardando montagne e fiumi a Nagano. La trasparenza del vetro e la luce che si riflette hanno ispirato la palette di questa collezione.

La loro collezione di primavera/estate 2026 propone colori sobri, una scelta scontata per un brand che vuole creare capi atemporali e di larga durabilità, e si vedono fin dal primo look le influenze giapponesi. La chiusura delle giacche come Soshiotsuki, il collo tipico del qipao, l’assenza di volumi e la forma in cui le vesti cadono sul corpo modellandolo senza strutture addizionali. Tailleur e vestiti delicati che in ogni passo hanno denotato la femminilità che il brand voleva e trasporta da anni.

Louis Vuitton

Niente sembra andare nella direzione giusta per il gruppo LVMH e la sfilata di Louis Vuitton di questo pomeriggio non aiuterà neanche. Un primo look che apre la sfilata e dopo non viene ripreso, neanche quello dopo e neanche quello dopo… Motivi floreali barocchi, turbanti, il peplum (silhouette dell’antico Egitto) e colli ampi come quelli indossati dal Duca Hamilton nel 1600. In poche parole, una gran confusione. Non è nuovo dire che gli stilisti si ispirano a riferimenti storici ma non in una forma così disordinata.

Niente tornava a un riferimento unico ma continuavano a parlarsi tra di sé solo alcuni vestiti anziché la collezione come un tutto. Diversi momenti storici che in nessun momento hanno presentato un filo in comune oltre che il brand per cui si stava sfilando e le borse della Maison, tra l’altro, molto belle. Mi sarei aspettata questa collezione da Pharrell Williams che è un produttore musicale e non fa lo stilista ma Nicolas Ghesquière ha lasciato un sapore amaro in bocca e solo aggiunto alla confusione delle Fashion Week.

Lanvin

Stampe, un’ampia palette di colori estivi, vite basse, spalle imbottite e silhouette grandi hanno aperto il Lanvin di Peter Copping. Questa stagione marca la terza collezione dello stilista per il marchio francese e la seconda collezione di womenswear. Ha presentato pochi volumi e la raffinatezza che la donna Lanvin porterebbe. La vita bassa e la silhouette degli anni ’20 sono una delle caratteristiche che riportano agli origini del brand quando era alla guida di Jeanne Lanvin. I turbanti riferiti al balletto russo hanno tenuto insieme la collezione come filo conduttore portando coesione sia nei look di donna che quelli di uomo. Ha portato sartoria ed eccellenza.

Courrèges

Dopo alcuni minuti di ritardo (ma cosa sarebbe la fashion week senza i suoi ritardi) spiccò un vestito trasparente azzurro cielo che diede inizio alla sfilata di Courrèges. Tra trasparenze, pantaloncini asimmetrici e colori freddi la tematica della sfilata sembra essere quella della temperatura. Una voce che durante tutta la sfilata ha contato i “degrees” (gradi) alzando i numeri accompagnata dalla musica. Vita bassa, poche stampe e linee dritte che verso la fine, quando la luce si è alzata al punto di “accecare” le modelle, hanno iniziato ad apparire delle strutture che facevano di parasole.

Un fattore chiave e coerente della sfilata sono state le vite basse, l’aggiunta di cinture sottili quasi impercettibili e la incessante voglia di coprire le facce delle modelle. Su vestiti, gonne, sopra le giacche o i trench appariva una cintura o addirittura tutto il vestito conformato di esse. Dalla prima modella all’ultima, sono state poche quelle che non avevano degli occhiali da sole o una elongazione del vestito che non coprisse la loro faccia. La palette di colori era prevalentemente terra tranne per gli azzurri e qualche pesca verso la fine. I vestiti con le cinture riporterebbero un po il bandage che torna ma è una proposta non molto innovativa che rientra nei canoni del Courreges di Nicolas di Felice. 

Stella McCartney

“Come Together” era il titolo di questa sfilata ed effettivamente era un messaggio alle donne. Subito iniziò con un tailleur grigio e la modella a marcare il passo forte e deciso di tutta la collezione. Una donna che trasmette sicurezza e potenza in qualsiasi vestito che indossi. Le spalle imbottite in completi tipicamente da uomo portano al power dressing portando a pensare che quanto più si è grandi, più si è forti. Invece, quando sono apparsi i vestiti eleganti e delicati di piume, l’energia era ugualmente sicura e forte. 

Tanti look mi hanno riportato ad altre collezioni… borse intrecciate, look già presentati similmente da Yves Saint Laurent, plissettature come quelle di Alaïa di quest’anno, delle giacche e pantaloncini messi insieme come nella sfilata precedente di Chloé, vestiti mini con una circonferenza all’altezza delle cosce come Duran Lantink e riportare Stella McCartney però il Pre-Fall 25.

Mi porta a pensare che nella moda è tutto già fatto e invece di trovare forme innovative, si accetta. Chi porta cose nuove in passerella oggi sono i nuovi designer che hanno da rischiare ma non tanto come una maison di 50 anni o 24 nel caso di Stella McCartney. Le vendite calano e la pressione aumenta quindi vanno tutti a ricreare quello che ha già funzionato ed è già stato applaudito. Non è nuovo dire che la moda si copia e si ripete tra passato e presente ma aggiungere qualcosa o non farlo molto ovvio porterebbe sicuramente più riconoscimento.

Foto: account X di Linda e Kea