La silhouette scolpita da avvolgenti fasce elastiche è pronta a fare il suo ritorno: nato negli anni ’80, amato nei ’90 e primi 2000, l’iconico bandage dress è oggi di nuovo in voga. Ed è qui per restare.
Impossibile sfuggire alla precisa, ritmica circolarità della moda: se è vero che tutto passa, è anche vero che tutto torna, prima o poi. Oggi, il momento è arrivato anche per uno degli abiti più simbolici della storia della moda. Pronti a reinnamorarvi del bandage dress?


Il ritorno del bandage dress
Quando lo scorso settembre la modella Kaia Gerber indossò un abito a fasce bianco in un chiaro riferimento a quello indossato da sua madre, Cindy Crawford, agli Oscar del 1993, dovevamo immaginarlo: il bandage dress era già sulla strada del ritorno.
Nonostante venga comunemente attribuito a Hervé Léger, il bandage dress ha un background più intricato di così. È vero: Léger lo rese celebre, lo trasformò in un simbolo. Ma il vestito esisteva già. Fu infatti inventato da Azzedine Alaïa, che lo fece sfilare sulle sue passerelle già dai primi anni ’80, fasciando il corpo femminile in un gesto di liberazione nei confronti dell’imponente e più brusco power dressing, oracolo di stile dell’epoca. Ispirato dalle bende delle mummie egizie, Alaïa celebrò la silhouette femminile plasmandola in morbide – ma modellanti – fasce di viscosa elastica.

All’inizio degli anni ’90, poi, Hervé Léger raccolse il testimone, facendo delle attillate strisce di tessuto, la sua cifra. Il successo fu senza precedenti. Il bandage dress dominava le passerelle e incantava i red carpet, diventando un’uniforme per celebrità e supermodelle, che gli gravitavano attorno come satelliti. Per citare alcuni nomi: Linda Evangelista, Naomi Campbell, Iman, Salma Hayek. E ovviamente, Cindy Crawford. Che dichiarò inoltre in più di un’occasione il dolore che quelle bande elastiche provocavano al corpo, costringendolo in una stretta morsa.


A seguito del suo primo boom, un periodo di silenzio. Che non durò molto. Durante il primo decennio degli anni 2000, le lenti attente di fotografi e paparazzi iniziarono ad immortalare i volti più influenti del celebrity system con indosso, ancora una volta, quelle attillate fasce firmate Léger. Le scelsero Rihanna, Beyoncé, Victoria Beckham, Britney Spears. L’abito divenne nuovamente uno status symbol. Proprio come oggi.
Un nuovo significato
Nato come celebrazione delle naturali linee del corpo femminile, il bandage dress diventò presto sinonimo di altro. La cultura di quegli anni, tra heroin chic e canoni di bellezza inarrivabili, giocò le sue carte a favore dell’uso di un abito che serviva a differenziare i corpi. Sì, differenziarli. In due categorie: chi se lo poteva (fisicamente) permettere, e chi non avrebbe potuto.

Che significato assume quindi oggi, in una società che combatte fieramente qualsiasi standard estetico in virtù dell’accettazione del sé? È semplice, diventa solo un vestito. Ricco di storia, riferimenti, fascino. Ma non è più esclusivo, né distintivo di un solo tipo di fisicità. Può esaltare le forme, contenerle, fasciare il corpo per intero o solo in parte. Le nuove generazioni lo indossano onorandone la storia, ma con una consapevolezza nuova. Non cercando la perfezione, ma l’autenticità.
Con un nuovo significato, un design rinnovato, ma lo sguardo volto verso il passato, è ormai ufficiale: il bandage dress è il vestito dell’estate 2025.
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