Negli anni ’90 le super modelle riscrivevano la moda: alcune, più in disparte di altre.
Hanno promosso un nuovo ideale di donna, influenzato la moda dell’epoca e quella a venire, rivoluzionato la visione della femminilità: chiamarle semplicemente modelle sarebbe riduttivo. Le top model degli anni ’90 non erano semplici indossatrici, ma simboli di una cultura che con e grazie a loro subì una profonda metamorfosi. Seppur ancora incatenato entro criteri ligi, quali gli inflessibili canoni di bellezza, il ruolo della donna in società iniziò a vacillare anche per merito di coloro che passerella dopo passerella lo ridefinirono a suon di amor proprio e affermazione personale. Essere indipendenti, esporre il proprio corpo a piacimento e per propria decisione, e fare carriera, era possibile. Insomma, il classico “tornatene in cucina” iniziava a non funzionare più.
Tuttavia, quando si pensa alle più famose top model di quegli anni, i nomi che vengono alla mente sono più o meno i seguenti: la trinità composta da Naomi Campbell, Christy Turlington e Linda Evangelista, Kate Moss con il suo stile heroin chic, e ancora, modelle come Claudia Schiffer, Cindy Crawford, e chi più ne ha più ne metta. Ognuna di loro ha contribuito al fashion system a modo suo, ma se il movimento ha avuto l’effetto sopracitato, è anche grazie a tantissime altre modelle, ad oggi spesso dimenticate. Prendete nota.
Nadja Auermann: le gambe più lunghe della moda
Scoperta in un piccolo caffè berlinese poco dopo i suoi esami di maturità, l’ex top model tedesca Nadja Auermann passò alla storia come la modella con le gambe più lunghe del mondo. Ufficialmente. Negli anni ’90 infatti le fu riconosciuto un posto nel Guinness dei primati per le sue gambe lunghe un metro e quattordici centimetri. Ma i record non finiscono qui. Sfila per Gianni Versace, Chanel, Vivienne Westwood, John Galliano e diventa una delle muse di Thierry Mugler, indossando alcune delle sue creazioni più famose. Per farla breve: Nadja è una di quelle che pur non essendone consapevole, hai guardato ammirato almeno una volta scorrendo sul tuo feed Instagram.


Yasmeen Ghauri: la regina delle passerelle
Definire la camminata di una modella con un nome preciso non è un fenomeno comune. Con Yasmeen Ghauri, però, non si riuscì a fare altrimenti. Le sue falcate presero il nome di “walk of life”, per la fluidità dei suoi movimenti e per il modo in cui riusciva inevitabilmente a vendere qualsiasi abito avesse indosso. Il colore della sua pelle, insieme ai suoi tratti esotici, furono motivo di vergogna e bullismo prima del suo debutto nella moda. Dopo la sua prima passerella, diventarono motore di riscatto e simbolo di rappresentazione all’interno di un’industria ancora dominata da modelle di pelle bianca.


Debra Shaw: la performer
Non tutti i mali vengono per nuocere: Debra Shaw lo sa bene. Dopo una relazione finita male, con il cuore in mille pezzi, Debra iniziò a fare la modella, usando quello che credeva essere un hobby, come una distrazione. In men che non si dica, diventa una delle supermodel più influenti degli anni ’90. Paco Rabanne e John Galliano sono alcuni dei primi a volerla nelle loro passerelle, ma è sulle pedane di Alexander McQueen che dà il meglio di sé, diventando una delle sue muse grazie al suo modo unico di mettere in scena gli abiti. Oggi fa qualche comparsata qua e là durante le fashion week, ed è occupata per lo più nel sociale. Ma all’epoca, in una stagione, guadagnava più di tutta l’intera divisione uomo della sua agenzia.


Karen Elson: l’anti-model
Sentì dirsi: “sei brutta, ma ci piaci”. Le fu intimato di perdere peso. Karl Lagerfeld la definì un “mutante di un altro pianeta”. Tuttavia, le mille copertine di riviste guadagnate e le passerelle delle città di tutto il mondo, la pensavano diversamente. Proprio come Mario Testino e Steven Meisel, fotografi per la cui lente lei fu come una calamita. Karen Elson fu uno dei primi fiori a farsi strada nel cemento, una delle prime indossatrici ad ignorare giudizi e standard fisici in favore di un lento ma efficace cambiamento di principi nel mondo della moda. I suoi capelli rosso fuoco e il suo viso dai tratti singolari sfilano ancora oggi per i più grandi brand.


Tatjana Patitz: la più misteriosa delle modelle
Il suo volto è stato protagonista di numerose copertine di Vogue, eppure il suo nome non è altrettanto conosciuto. Un po’, anche per sua volontà. Mentre le sue colleghe cavalcavano l’onda del successo, ben accogliendo le luci dei riflettori che esso portava con sé, Tatjana Patitz se ne stava in disparte. A scoprirla e a lanciarla definitivamente fu il fotografo Peter Lindbergh, nel 1988. I suoi scatti la trasformarono in un volto internazionale, ma questo non la fece rinunciare alla sua riservatezza. Icona del minimalismo, Tatjana fu una delle prime modelle ad appassionare il mondo intero non solo per le sue apparizioni in passerella, ma soprattutto per i suoi off-duty look, fatti di capi rubati al guardaroba maschile. Insomma, fu lei una delle prime outfit inspo di sempre.


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