Dare potere alle donne nascondendole dai loro tratti femminili. Esiste ancora il power dressing e non sempre come scelta stilistica
Come nasce il power dressing?
Il power dressing viene spiegato nel libro “Storia della Moda” del Kyoto Costume Institute pubblicato nel 2003: “Il numero di donne che lavoravano aumenta e, sulla falsariga degli uomini, esse iniziarono a indossare tailleur dai colori tenui”. Nel 900, con la prima e seconda guerra mondiale, le donne si devono affermare come lavoratrici e rimpiazzare gli uomini nei loro ambiti. Cambiano le necessità e con loro, il modo di vestire. Le donne includono nel loro armadio capi maschili, diventando subito pari con i suoi colleghi nascondendo i tratti femminili per la quale vengono sessualizzati.
Questo termine viene originariamente introdotto da John Y. Malloy nel suo libro “Dress for Success” nel 1975. Nello stesso anno, è Giorgio Armani a portare a Milano tailleur di linea morbida, senza strutture rigide ma sempre simili alle vesti maschili. Uno studio ha confermato che l’uso di vestiti formali porta le persone a sentirsi più allerta, concentrati e potenti. Il “power suit” e il “power dressing” non esistono solo come concetti ma come risposta fisiologica. Per le donne è anche una richiesta.
Dare un’immagine seria e affidabile agli occhi maschili. Facile e carino, vero?

Sì, si utilizza ancora oggi
Certo! Basta prendere la metro o il treno e identificare tutte le donne che portano in ufficio giacche scure e abiti simili a quelli dei loro colleghi maschi. Puo essere una scelta di stile personale o spinta dalla consapevolezza che altrimenti non verremo prese in considerazione.
A primo impatto potremmo dire che si creò un’uguaglianza e che ciò che indossano gli uomini lo possono indossare anche le donne. Ma non è solo questo. Si creò un pensiero in cui una donna viene riconosciuta e ascoltata se è vestita come un uomo. Addio ai fiori, ai colori pastello, ai vestiti, ai volant e agli swarovski. Una donna con una gonna potrebbe mai essere in controllo o autoritaria come una donna che porta il blazer? Sembra che dal 1975 al 2025 non sia cambiato nulla.
Adottando il power dressing si nasconde il corpo della donna. Non perché si sposta all’ambito lavorativo ma perché la donna e il suo corpo sono sempre più sessualizzati. Il power dressing sono i colori sobri e le silhouette maschili. E si vede quindi che ancora oggi il potere e l’auotervolezza si aggiudica agli uomini. Perfettamente descritto da Eugenia Nicolosi: è il cane che si morde la coda. Il mio empowerment femminile raggiunge il suo apice grazie all’affermazione dallo stesso gruppo di persone che mi costringe a vestirmi come loro per sentirmi ascoltata e accettata.
Esisterà un mondo in cui non servirà il power dressing
Più designer decidono di portare alle sfilate le collezioni ispirate al power dressing come Claude Montana, Ottolinger e Thierry Mugler, ognuno a modo suo. Siamo tutti consapevoli di quanto la moda possa dire più delle parole ma non le sostituità mai. Come donne, abbiamo tutti i giorin il faticoso compito di affrontare e opporci alla società in cui viviamo. Stipendi, opportunità, insicurezze e soprattutto timori molto molto diversi. La forma in cui vestiamo può sicuramente presentarci ma dobbiamo essere noi a parlare e farci sentire, non i vestiti.


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