Con pelle, muscoli e scheletro, la Cina lancia sul mercato delle emozioni degli umanoidi programmati per amarci per sempre.
Nel 2016 in Cina viene abolita la “politica del figlio unico”, uno dei più radicali e controversi esperimenti di ingegneria sociale. Introdotto tra il 1979 e il 1980, il suo scopo era quello di evitare una sovrappopolazione del paese che durante quel periodo sfiorava il miliardo. Fondamentalmente la legge vietava alle coppie di avere più di un figlio colpendolo con sanzioni economiche pesantissime, perdita del lavoro e anche abortì e sterilizzazioni forzate.
Il risultato oggi è uno shock demografico senza precedenti.
oggi ogni giovane adulto si trova a dover supportare economicamente e psicologicamente due genitori e quattro nonni, con un sistema di welfare basato sulla famiglia ormai al collasso. Non vi sono abbastanza strutture o persone per coprire la gigantesca richiesta. Ecco che l’azienda UBTech lancia la serie UWORLD U1.
Muscoli bionici e pelle in silicone biomimetico: vengono presentati dei robot umanoidi programmati per amarci per sempre.

A grandezza naturale, sia in versione maschile e femminile, rientrano in un iperrealismo quasi surreali. Difatti i modelli di fascia più alta sono d orati di pori, vasi sanguigni visibili e impronte digitali, con la possibilità di riprodurre il 90% dei movimenti umani.
superando questa agghiacciante innovazione, la cosa più rivoluzionaria sta nel riconoscimento emotivo.
Questa serie di “prodotti” sono ufficialmente il primo modello di umanoidi basato su un Large Language Model. Come ChatGpt, per intenderci. Questo gli permette di identificare qualcosa come oltre 20 stati d’animo diversi e con una precisione superiore al 90%. Con questo sistema nel momento in cui noi interagiamo con lui/lei, il robot sarà in grado di risponderci con tono e sguardo idonei alla situazione e basati sulla nostra interazione.
L’algoritmo viene quindi creato per motivi emozionali, non più per essere efficienti e trovare soluzioni, ma diventa un vero e proprio sostegno emotivo.
88 snodi bionici e una pelle elettronica sensibile al tatto, i robot sono in grado di reagire agli abbracci, ma non vi aspettate che puliscano casa, cucinino o lavino i piatti (per ora). Possono camminare solo su superfici piane e non sono in grado di salire le scale, possono però stare seduti accanto a noi, guardarci meglio occhi e dare un realistico senso di ascolto.

questi umanoidi sono dotati anche di memoria locale ovviamente crittografata, la quale fu aziona come una vera e propria banca dati di ricordi a lungo termine. Il robot si ricorderà delle canzoni preferite, della brutta giornata, di cosa ha fatto il giorno prima e anche delle sue ansie ricorrenti. Un qualcosa creato per dare un’illusione di di storia condivisa, un meccanismo alla base di qualsiasi legame affettivo profondo.
In sintesi si tratta di surrogati di presenza: non nascono per liberare l’uomo dalle fatiche fisiche, ma da quelle emozionali.
È la linea che divide lo strumento tecnologico dal soggetto tecnologico, un nuovo modo di intendere la tecnologia.
La domanda sorge spontanea: ma perché?
il CEO ha parlato di una risposta a una crisi demografica e relazionale molto presente in Cina. L’isolamento urbano e i ritmi di lavoro incessanti lasciano poco spazio alle relazioni umane. Quindi invece di trovare una soluzione a questa tendenza strutturale, hanno deciso di trovare una soluzione a A.I. suoi effetti, che è un modo di affrontare la cosa.
Per quanto riguarda l’isolamento degli anziani, gli umanoidi oltre alla parte emozionale svolgono un ruolo di monitoraggio e assistenza, come ad esempio il semplice gesto di ricordare di prendere una certa medicina a un certo orario. Possono anche rilevare anomalie in caso di emergenza. Un qualcosa che si inserisce come uno strumento fondamentale e di grande aiuto, in questo caso.
Si sta lavorando anche alla possibilità di clonare la voce di persone scomparse e di ricostruire in 3D persino il loro viso.

un qualcosa che forse ci porterebbe indietro, facendoci disimparare il meccanismo di difesa e sostegno del lutto.
Pensando a lungo termine si riconoscono degli elementi positivi come la mitigazione della crisi assistenziale o la riduzione del danno di isolamento. Ma i rischi sono notevoli.
Passando a un’artrofia relazionale a L’inganno affettivo che andrebbe a colpire soggetti fragili che svilupperebbero un vero e proprio legame profondo con i robot, dimenticando che dietro di loro vive una stringa di codici e non una coscienza. l’essere umano investirebbe sentimenti reali verso un dispositivo che simula l’amore e l’affetto per scopi commerciali.
Inutile poi anche solo menzionare il pericolo tecnologico che si cela dietro alla loro memoria o costruzione, rendendoli dei terreni fertili per l’hacking e l’invasione della privacy.
Nel futuro si potrebbe perfino arrivare a parlare di famiglia ibrida dove il partner o il caregiver robotico è integrato nel tessuto sociale.
Per un costo che parte da 15.000€ fino ai 140.000€ per la versione migliore, i nuovi robot “A.I. Love You” promettono amore eterno e le migliaia di preordini arrivati ci fanno capire quanto la crisi emozionale che stiamo vivendo sia grave. Si tratta di hype per l’ultimo modello di tecnologia avanzata o non ci bastiamo davvero più?


