Tutte le ispirazioni artistiche della collezione Dior Haute Couture FW26/27 di Jonathan Anderson
Un dialogo tra moda, natura e arte. Jonathan Anderson non voleva presentare solo una collezione Couture ma invitare il pubblico ad osservare lo straordinario e laborioso savoir-faire che si nasconde dietro ad ogni pezzo della collezione.
La sfilata si è svolta nei giardini del Musée Rodin, tra felci e vegetazione che richiamavano il tema naturale della collezione. E poi, la collaborazione con l’artista Lynda Benglis, a rafforzare questo legame tra moda e arte.
Lynda Benglis e gli abiti-scultura
Lynda Benglis è una famosa artista e scultrice americana, nota per le sue sculture fluide e materiche. La sua ispirazione è centrale nella collezione, e lo si vede in vari outfit, come l’abito plissettato color argento ispirato ad una delle sue opere intitolata Toyopet Crown (1989). Mentre la modella cammina, il tessuto riflette la luce e cambia continuamente forma, quasi come se fosse una scultura in movimento.


Lo stesso dialogo continua in un abito color bronzo ispirato a Siata (1987-88).


Anche il completo due pezzi con gonna e camicia è decorato da grandi fiori bianchi che riprendono uno schizzo realizzato a penna e inchiostro dalla Benglis, l’opera Untitled (2001). Qui i fiori non sono semplici decorazioni, ma sembrano pennellate tridimensionali applicate sul tessuto.


La natura come ispirazione
La natura è presente in tutta la collezione, non solo nella scenografia ma anche nei dettagli degli abiti. Uno dei look più delicati è quello con i fiori ricamati sull’orlo e sul fondo delle maniche, ispirato a Buckler Fern (1839) di William Henry Fox Talbot — inventore e fotografo inglese. Un richiamo botanico elegante che lega perfettamente lo sfondo della passerella agli abiti.


L’arte prende forma
Tornando alla nostra artista di oggi, tra i look che colpiscono sicuramente di più, c’è un abito il cui sottogonna richiama Georgia On My Mind (2018). L’opera, realizzata a mano con carta e rete, viene reinterpretata attraverso texture, sovrapposizioni e colori che ricordano la delicatezza e la matericità della scultura originale.


E infine, l’ultimo look degno di nota è l’abito azzurro con il grande ventaglio sul davanti, ispirato a Zanzidae: Peacock Series (1979). La forma ampia e strutturata del ventaglio richiama il movimento e la leggerezza dell’opera, trasformando l’abito in una vera scultura da indossare.


Ancora una volta, Anderson non copia l’opera ma ne cattura l’essenza, trasformandola in un elemento couture capace di muoversi e prendere vita sul corpo.
Fonte foto in copertina: Photo by Kenzo TRIBOUILLARD / AFP via Getty Images)


