Roland Barthes e il grado zero della moda

da | FASHION

‘Il vestito non è mai innocente. Ogni scelta, anche quella di non scegliere, è già un atto di linguaggio. Il minimalismo non fa eccezione: è la retorica del silenzio, e il silenzio, come sappiamo, dice moltissimo.’: come attraverso il pensiero di Roland Barthes, il minimalismo si rivela un linguaggio capace di comunicare anche quando sembra tacere.

C’è un paradosso al cuore del minimalismo nella moda, e Roland Barthes, semiologo, critico, pensatore del quotidiano, lo avrebbe riconosciuto immediatamente: il meno che si indossa non è mai davvero meno. È, al contrario, un sistema segnico esattamente tanto complesso quanto il suo opposto.

Barthes pubblicò “Il sistema della moda” nel 1967, analizzando non gli abiti in sé ma il linguaggio che li descrive, le riviste, le didascalie, i cataloghi. Sosteneva che la moda trasforma il vestito in senso: ogni elemento diventa significante, ogni combinazione produce un discorso. Il pullover aperto sul collo comunica qualcosa di diverso dal pullover chiuso. La gonna lunga non è mai solo una gonna lunga. Il minimalismo, in questo schema, è il grado zero del vestire, l’espressione barthesiana per indicare una scrittura svuotata di ornamento, ridotta all’essenziale. Ma il grado zero non è assenza di stile: è lo stile portato alla sua forma più pura, più consapevole, più deliberata.

‘Il grado zero non è assenza. È la forma più consapevole di presenza.’

Le collezioni Primavera/Estate 2025-2026 sembrano avere letto Barthes. O almeno, sembrano averlo assimilato. La stagione si è distinta per una sobrietà che non è rinuncia ma scelta: tagli geometrici, palette ridotte al bianco, al beige, al nero. Tessuti che non vogliono stupire ma resistere. Abiti che non urlano la propria identità ma la lasciano intuire.

Barthes avrebbe trovato qui materia per un capitolo nuovo. Il minimalismo contemporaneo non è silenzio: è un discorso sul silenzio, il che è tutt’altra cosa. Chi indossa una camicia bianca tagliata con precisione chirurgica da The Row o un cappotto grezzo di Lemaire non sta rinunciando alla comunicazione, sta scegliendo il registro più alto, quello in cui meno parole bastano a dire di più.

C’è anche una dimensione politica, che Barthes avrebbe colto. In un’epoca di sovrapproduzione, di fast fashion, di novità che diventano obsolete nel giro di settimane, scegliere il meno è un atto di resistenza. È rifiutare il sistema che lui stesso aveva analizzato, quel meccanismo per cui la moda si rinnova continuamente non per necessità ma per creare il desiderio del nuovo. Il minimalismo dice: non ho bisogno del nuovo. Ho già il necessario.

Articolo a cura di Selena Perca

Foto: Pinterest