Un’haute couture tra passato e presente, ma dov’è finto il futuro?

da | FASHION

L’haute couture di Parigi è appena iniziata e già tutti gridano alla meraviglia. Da Schiaparelli and Iris van Herpen sembra tutto memorabile. Ma sarà vero?

Come vuole ormai la tradizione Parigina è Schiaparelli ad aprire il calendario dell’haute couture. La stagione più attesa del capoluogo francese profanata, questa volta, da due show fuori calendario. In città, infatti, i flash dei fotografi hanno cominciato a scattare già domenica in occasione del debutto di Michael Rider da Celine e dello show di Patou. E se del secondo non c’è gran che da dire, righe, fiori e pizzi per la collezione primaverile del 2026 non sono esattamente degni di nota, lo show di Celine ha fatto parlare.


Nell’headquarter di Celine, in Rue de Vivienne, dove Rider aveva lavorato affianco della mitica Phoebe Philo va in scena la SS del brand. “Volevo essere moderno e strong” spiega Rider quando racconta il suo show di debutto. Il nuovo direttore mette in piedi una collezione che parla ai consumatori, in un mondo della moda che pare esserseli dimenticati. Nulla di assurdo. Qualche tocco di styling puntuale, gli accessori giusto e un logo forse fin troppo presente. Rider non stupisce con effetti speciali, ma non si propone di farlo. Rimane con i piedi per terra, non ci fa sobbalzare dalle sedie, ma almeno sembra parlare un linguaggio concreto.

Il ritorno al futuro di Schiaparelli


Non ha nulla di concreto invece, e va benissimo così, l’alta moda di Schiaparelli. Anche questa stagione Rosberry incanta il pubblico con una parata di star in toilette eccentriche e uno show fatto di nostalgici richiami al mondo di Madame Schiap. Per l’occasione in passerella torna il mantello Apollo, disegnato dalla Schiaparelli negli anni ’30 per l’attrice Elsie de Wolfe. E poi ancora serrature, giacche da matador, ricami oro e abiti da gran sera. “Ritorno al futuro” è il titolo di una collezione che si pone l’obiettivo di assottigliare il confine tra passato e futuro. Di passato ce n’è moltissimo, e anche stupendo, rimangono però i dubbi sul futuro dal momento che le sfilate di Schiaparelli, negli ultimi anni, sembrano essere sempre stupendamente uguali a loro stesse.

L’ecologia fluttuante di Iris Van Herpen


Sempre incredibile è lo show di Iris Van Herpen che, anche questa stagione, non delude. Per l’haute couture dell’autunno/inverno 2025 il brand propone un viaggio negli abissi dell’oceano. Ispirandosi ai movimenti dell’acqua, e a quelli dei suoi abitanti, Iris Van Herpen porta in scena una sfilata teatrale e magnetica. Tra i look anche un abito realizzato con 125milioni di alche bioluminescenti incapsulate in una membrana protettiva. L’intera collezione pone una particolare attenzione al mondo della sostenibilità ispirandosi al concept Gaia dell’ecologista James Lovelock secondo cui “l’oceano, l’atmosfera e il clima sono tutti collegati. Sono intrecciati insieme come un tessuto auto-regolato”.

L’anima cosmopolita di Parigi


E mentre i francesi continuano a proporre completi in tweed ed abiti in tulle, vedi lo show di Julie de Libran, sono gli stranieri a portare avanti il buon nome dell’alta moda. Spicca per bellezza e visione lo show del designer indiano Raul Mishra. Abiti che sembrano opere d’arte ispirati proprio ai quadri di Klimt. Costruzioni architettoniche e tessuti leggeri, incrostati di gemme, rendono lo show una passeggiata in un museo. Una nuova onda della moda orientale arriva a Parigi. Chissà se come n egli anni ’80 la città ha accolto a braccia aperte gli stilisti nipponici oggi farà lo stesso con la nuova wave indiana?