Se vuoi essere uno stilista modello, sfila in passerella

da | FASHION

Starsene a guardare il lavoro altrui o parteciparvi sfilando? Questo è il dilemma.

Definire l’industria della moda come non competitiva è come dire che gli skinny jeans non torneranno mai: in parte falso, in parte utopico. Rivalità, inimicizie e giudizi reciproci sono ciò che, subito dopo il denaro, muove le dinamiche del fashion system. Se la guerra del puntarsi il dito contro è un misfatto di cui tantissimi designer si macchiano, insieme alla caccia a chi ha copiato chi, c’è anche qualcuno che nel corso degli anni ha saputo camminare controcorrente. Quando territorialità e gelosie si fanno da parte, può succedere infatti che uno stilista scelga di promuovere il lavoro della concorrenza. Come? Sfilando.

Vivienne Westwood per Yohji Yamamoto FW98

Parigi, gennaio 1998. Il pubblico in fervore attende la presentazione della collezione uomo di Yohji Yamamoto per la stagione Autunno/Inverno di quell’anno. Al calare delle luci, però, i volti della folla assumono immediatamente espressioni di stupore: in passerella, non c’è nemmeno un uomo. Yamamoto decide infatti di far sfilare solo donne, pur trattandosi di menswear, e questo perché disegnando la collezione tenendo a mente la sua clientela, si rende conto che i suoi clienti “non sono uomini d’affari. Molte donne indossano i miei abiti maschili, mi è sembrato del tutto normale”, spiega. Tra le modelle, in giacca e cravatta oversize e tacchi a spillo, spicca con ben tre look Dame Vivienne Westwood, amica e profonda ammiratrice dello stilista giapponese.

Alexander McQueen per Comme des Garçons FW97

Pochi giorni dopo il suo esordio da Givenchy, Alexander McQueen riceve una chiamata da Rei Kawakubo: la stilista e fondatrice di Comme des Garçons, chiede a Lee di aprire lo show per la sua collezione uomo Autunno/Inverno 1997. Che sia stata la loro amicizia, o il fatto che Comme des Garçons componesse gran parte del guardaroba personale del designer, non ha importanza: quello che conta, è lo stilista che accetta, dando vita ad uno dei tanti momenti della lunga storia d’amore tra McQueen e il lavoro di Kawakubo.

Martin Margiela per Jean Paul Gaultier FW86

Nella seconda metà degli anni ’80, mentre l’Unione Sovietica va disgregandosi, un giovane Martin Margiela svolge il suo tirocinio presso Jean Paul Gaultier. La collezione “Costruttivismo Russo” dell’Autunno/Inverno 1986, ispirata alle estetiche del panorama politico dell’epoca, viene ricordata non solo per le tecniche artistiche adottate, ma anche per quello che sembrava essere un particolare, e ad oggi costituisce una delle pagine più curiose della storia della moda. A sfilare, c’è infatti Martin Margiela. Gaultier era solito includere gli stessi membri del suo staff nel cast di modelli, e tra loro in quegli anni si nascondeva insospettatamente lo stilista belga, che regala così al suo pubblico uno dei pochissimi frammenti visivi ritraenti il suo viso.

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Pieter Mulier per Sterling Ruby SS20

Il debutto dell’artista e designer Sterling Ruby a Pitti nel 2019, non poteva ricevere supporto migliore. Prima di lui, nessun artista aveva prodotto una linea d’abbigliamento, tantomeno sfilato a Pitti Uomo. Per l’occasione, seduto in prima fila, c’è Raf Simons. A camminare tra i modelli, invece, con un coordinato full denim in rosa e texture stropicciata, c’è Pieter Mulier, direttore creativo di Alaïa e grande ammiratore del lavoro dell’artista americano.

Francesco Risso per Marni FW22

Per l’autunno 2022 di Marni, Francesco Risso, volendo rappresentare l’idea di community e lo spirito di condivisione di valori del brand tra i suoi membri, si mette sul loro stesso piano. Invece di restarsene dietro le quinte, ribadendo la posizione dello stilista come quasi superiore rispetto a tutto il resto della comunità intorno ad un brand, calca anche lui la passerella. “Tutti vivono sotto lo stesso tetto, quello di Marni”, spiega. Nessuna concorrenza, in questo caso si sfila in casa. Ma il è messaggio è arrivato, forte e chiaro.

Foto: Pinterest