La body modification: cosa significa abitare il proprio corpo

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La body modification come pratica contemporanea tra moda, identità e trasformazione del corpo. Ecco i nuovi modi di abitare il proprio sé

Nel mondo d’oggi, dove la performatività rappresenta un vero e proprio modo di essere e di stare, emergono diversi modi di abitare il proprio corpo. Primo fra tutti, la body modification.

“Abitare è esistere, perché dell’esistenza ha il sapore e il respiro, i sogni, che lo mettono in moto e fanno tutt’uno con l’istanza antropologica, che costruisce luoghi dove raccontare la vita e fa degli stessi una narrazione, in cui mettere in scena lo stare e l’agire, i desideri e i ricordi”. Proprio a partire da questa idea descritta da Eleonora Fiorani, epistemologa e saggista, la differenziazione appare come un modo di organizzarci come società, e la morfologia ci offre la possibilità di costruire un’esistenza differenziata. Analogamente all’evoluzione dello spazio abitativo nelle nuove città, esiste un modo simile, appartenente all’essere umano, di abitare il proprio corpo.

Molte espressioni della società contemporanea mostrano questo modo di vivere il proprio corpo. Nel mondo della moda, ad esempio, la body modification si afferma e rafforza l’immaginario individuale legato al proprio corpo. Durante la Fashion Week di quest’anno, designer come Matières Fécales, Rick Owens, Gaurav Gupta e Robert Wun, ne sono stati un esempio significativo.

Le diverse pratiche di body modification: dallo splitting tongue alla dentatura

Questa dimensione trasversale dell’esistenza mostra come sia possibile intervenire concretamente sulla realtà attraverso l’uso di tecniche di modificazione del corpo, come lo splitting tongue o biforcazione della lingua, l’eyeball tattoo (ovvero il tatuaggio del bulbo oculare) o l’uso di lenti a contatto che modificano non solo il colore e la forma dell’iride, ma anche l’aspetto dell’intero occhio. Un’altra antica forma di body modification è lo stretching, ovvero l’allungamento della pelle, di derivazione tribale. Esistono inoltre le cosiddette mutilazioni volontarie, praticate per finalità estetiche, riguardanti per lo più la cartilagine dell’orecchio.

Si diffonde anche l’uso di protesi e impianti sottocutanei, una tra le pratiche più invasive del fenomeno. Questi impianti sono caratterizzati da elementi in silicone inseriti sotto la pelle, come creste sopra gli occhi, corna sulla fronte, orecchie da elfo o modifiche applicate alle mani. Vengono utilizzati anche impianti metallici, solitamente applicati esternamente al corpo, come corna, punte o borchie.

Ancora, la limatura dei denti. Una pratica che consiste nel ridurre di pochi millimetri lo smalto degli incisivi o dei canini, rimodellandone la forma fino a renderli acuminati o completamente abrasi. A questa si affianca l’uso di protesi dentali temporanee, oppure la colorazione dei denti tramite materiali non lesivi per la salute. Essi consentono di ottenere tonalità diverse, talvolta per assumere sembianze ispirate al mondo animale.

Body painting e bagel head

Tra le tecniche meno invasive rientra il body painting, ovvero la pittura corporale temporanea, che consiste nel decorare il corpo a scopo ornamentale. Questa pratica, nella sua forma contemporanea, è stata resa celebre anche grazie all’artista Max Factor, che la presentò durante la Fiera mondiale di Chicago.

Infine vi è la bagel head, che consiste nell’iniettare una soluzione salina sotto la pelle, generalmente nella zona della fronte. Questo provoca un rigonfiamento che viene modellato fino a ottenere una forma simile a quella di un bagel, da cui prende il nome. L’effetto dura generalmente dalle 16 alle 24 ore, dopo le quali la soluzione viene riassorbita dall’organismo e il viso ritorna al suo aspetto naturale.

Abitare il proprio corpo: moda e contemporaneità

Un esempio di tutto questo è osservabile nella moda nel corso degli anni, ma anche nella contemporaneità, in cui si assiste a una trasformazione quasi surrealista del corpo. La moda cerca di scardinare l’anatomia “sacra”, trasformando le modelle in veri e propri oggetti d’arte che, talvolta in modo esasperato, riflettono una profonda esplorazione sul futuro dell’umano, sulla fluidità di genere e sulla fusione tra biologico e tecnologico. Le modificazioni del corpo, a diversi livelli, sono ormai pratiche quasi quotidiane e sono divenute parte integrante della nostra cultura. L’apparire rappresenta lo status quo di una psiche che, nel teatro quotidiano dei selfie e dei social media, ha favorito un processo di normalizzazione che ha trasformato radicalmente la percezione di sé e della propria vita.

In questo contesto, abitare il corpo diventa una sorta di maschera attraverso cui stare nel mondo e apparire come unici. Tale dinamica sembra emergere da un inconscio che sfiora il narcisismo e da un’idea di controllo che induce l’individuo ad immaginarsi come pienamente padrone di sé. Si tratta però di una costruzione che va oltre i confini della finitudine reale, dando forma a un “self” apparentemente sicuro, ma spesso distante da quello autentico e in parte mistificato dall’ego.

Articolo a cura di Wale Albornoz

Foto: Pinterest, Instagram, WWD