Quanti pregiudizi hanno gli adulti su noi ragazzi? Parliamo della generazione più osservata, criticata e incompresa di sempre

“Non dormono, non si concentrano, stanno poco in società” intitola un articolo una famosa testata italiana. «La generazione ansiosa» dice uno psicologo riferendosi ai giovani d’oggi, mentre nel suo nuovo libro analizza ”le conseguenze della «rovina» di un’intera generazione”.
“Ma voi, li avete visti i ragazzi di oggi?” risponde Lino Guanciale – un attore che, per una volta, si ferma davvero a guardare – attraverso un monologo sincero e necessario.
Perchè sì, siamo noi i “ragazzi di oggi”. Quelli etichettati come svogliati, troppo fragili, dipendenti dalle cose sbagliate. Quelli che si vestono male e che ascoltano musica volgare, nichilista e misogina.
Ma è così davvero? O semplicemente siamo diversi?

Quante etichette ci cuciono addosso?
Ci dicono che siamo persi e senza valori, che siamo “rovinati”. Ma essere adolescenti oggi è davvero dura, e chi ci giudica spesso non se ne rende nemmeno conto. I dati parlano chiaro: secondo Gallup (2023), il 47% della Gen Z tra i 12 e i 26 anni si sente spesso ansioso, e il 22% si definisce depresso. Tra i giovani LGBTQ+, le percentuali salgono ancora: 74% ansiosi, 50% depressi.
Forse siamo cresciuti in un mondo che cambia troppo in fretta e che ci chiede di adattarci senza darci gli strumenti per farlo. Ci chiedono di essere felici in una realtà che fa schifo. Di essere sani, quando tutto intorno a noi è malato. E non è vero che non ci importa di niente. Ci importa eccome: dell’ambiente, dei diritti, del nostro futuro. Solo che, a volte, non sappiamo da dove cominciare. Eppure, il 65% dei ragazzi della Gen Z si dice preoccupato per il futuro del pianeta (Deloitte, 2025), e molti sono disposti a spendere di più per prodotti sostenibili.
Non vogliamo essere capiti. Solo lasciati vivere
Non siamo fragili: siamo stanchi. Siamo ansiosi, depressi — e non per moda, ma per diagnosi. E quando proviamo a farci sentire, ci accusano di urlare. Quando restiamo in silenzio, ci definiscono apatici. Ma la verità è che il nostro silenzio è pieno di dubbi. Di paure che non sappiamo come affrontare e di battaglie che non vogliamo o non possiamo condividere.

Forse non siamo incomprensibili. Forse siamo soltanto troppo diversi da ciò che vi aspettate. È per questo che spesso ci rifugiamo nella notte. Nei club, nelle strade, nei bagni dagli specchi sporchi in cui ci scattiamo le foto. Spesso non sappiamo dove andare, cosa fare. Siamo incerti sul nostro futuro. Ci innamoriamo troppo, troppo in fretta, e delle persone sbagliate.
Ma siamo autentici e senza filtri. E va bene così. Non è necessario capirci sempre. Non dobbiamo essere esempi per nessuno. Siamo vivi adesso, e tanto basta. Quindi, non giudicateci, ma cercate semplicemente di capirci.
Foto: Pinterest, HediSlimaneDiary


