Tra rigore e sensualità, la collezione Autunno Inverno 2026/27 trasforma il corpo in architettura emotiva
Per la collezione Autunno Inverno 2026/27, Francesco Murano costruisce un racconto visivo che unisce precisione, tensione plastica e intensità simbolica. Il punto di partenza è Aenigma, parola greca che evoca l’idea del significato nascosto, del mistero da decifrare, di una bellezza che non si consegna mai del tutto allo sguardo. Da qui nasce una collezione che attraversa il glamour dell’Art Déco, l’eleganza pittorica di Tamara de Lempicka e una visione della femminilità insieme salda, consapevole e magnetica. Murano non veste semplicemente il corpo: lo modella, lo disciplina, lo trasforma in presenza scultorea.


Aenigma, il fascino di ciò che non si svela
Il cuore della collezione sta proprio nell’idea di enigma. Francesco Murano prende ispirazione dall’universo visivo di Tamara de Lempicka, in particolare dalla sua capacità di rendere il corpo una superficie lucida, tagliente, quasi monumentale. Ne nasce una femminilità che non cerca compiacimento, ma affermazione. È una donna che emerge con decisione, che abita il proprio spazio con fermezza e che conserva un’aura indecifrabile. In questa visione, la moda diventa linguaggio di tensione interiore, di controllo e di fascino trattenuto.

Il corpo diventa struttura
Le silhouette si sviluppano come costruzioni architettoniche. Volumi scolpiti, linee tese e proporzioni calibrate definiscono una figura lunga, affilata, quasi verticale. Il corpo femminile è concepito da Murano come una struttura plastica da modellare con precisione, attraverso tagli netti, geometrie rigorose e dettagli capaci di incidere la superficie dell’abito. Il risultato è un equilibrio sofisticato tra disciplina e seduzione, dove ogni elemento sembra progettato per accompagnare il movimento senza mai perdere intensità formale.


Chiaroscuro in tessuto
Uno degli aspetti più interessanti della collezione è la traduzione del linguaggio pittorico in costruzione sartoriale. Il chiaroscuro evocato da Lempicka prende forma nei tagli, nelle pieghe strategiche e nei drappeggi fluidi ma controllati, che generano profondità, tensione e dinamismo. Colletti a corolla, coppe croccanti in taffetà e linee rigorose contribuiscono a creare un lessico visivo netto, quasi scultoreo. Qui la superficie dell’abito non è mai neutra: è materia viva, capace di creare ombra, rilievo e presenza.

Rigore maschile, sensualità femminile
Murano lavora su una dicotomia estremamente contemporanea: quella tra codici maschili e morbidezze femminili. Le sue silhouette affondano nel glamour e nella disciplina, mettendo in dialogo rigidità e fluidità, controllo e desiderio. Anche i materiali riflettono questo contrasto: la pelle e il taffetà croccante dialogano con il jersey classico e con i drappeggi più morbidi, costruendo una femminilità sfaccettata, mai banale. Non c’è nostalgia in questo gesto, ma la volontà di restituire al guardaroba una tensione forte, lucida e moderna.


Una palette che sa di marmo e silenzio
A completare la narrazione interviene una palette raffinata e misurata, ispirata direttamente ai toni marmorei e freddi della pittura di Tamara de Lempicka. Grigio caldo, bianco, nero, verde menta e rosa pallido accendono la collezione senza tradirne il rigore, esaltando volumi e proporzioni con discrezione sofisticata. È una gamma cromatica che non urla, ma incide. E proprio in questa capacità di essere essenziale ma memorabile si riconosce la forza di Francesco Murano: quella di creare abiti che non cercano l’effetto immediato, ma restano impressi come immagini nitide nella mente.
Fonte: murano.francesco on Instagram


