Un “Aperitivo” a suon di musica con Peter White

da | LIFESTYLE

In occasione dell’uscita del suo nuovo EP dal titolo “Aperitivo” abbiamo fatto due chiacchiere con il cantautore romano Peter White. Musica, ideali generazionali e tanta Roma.

Peter White, classe 1996, al limite tra millenial e GenZ. In quale generazione ti senti più rappresentato?

Mi sento un po’ un ibrido, ma forse più millenial.

Perchè?

Non so, saranno le abitudini o la mia infanzia ma mi sembra di vivere la vita più come un millenial che come un GenZ.

Qual era il tuo sogno da bambino? Volevi fare il cantante?

No no, io nella musica mi ci sono trovato. Come tanti bambini il mio grande sogno da piccolo era fare il calciatore, il pallone è stata la mia prima passione. Poi ho cominciato a scrivere, a scuola ero l’unico contento di fare i temi. Parallelamente ho cominciato a suonare la chitarra ed ho pensato di unire le due passioni.

Quando hai capito che la musica poteva essere la tua strada?

L’ho capito quando ho sentito che la gente si rivedeva nelle mie canzoni. Il periodo in cui è uscita, per esempio “Narghilè”, è stato un po’ lo sparti acque. Non erano più solamente i miei amici ad ascoltarle per carineria, iniziavano ad avere una certa risonanza.

Qual è il ruolo di Roma, la tua città, nella tua musica?

Assolutamente sì, Roma ti influenza nel modo di vivere. Non è la città in se, ma l’essere romano che contraddistingue il tuo stile di vita. La bellezza di Roma sta nel suo essere antitetica. L’estremamente bello convive con l’estremamente fatiscente e questo ha un che di poetico. Una passeggiata nel centro di Roma ti muove dentro qualcosa, per forza.

Nonostante questa grande influenza romana il titolo del tuo ultimo EP è molto milanese, come mai la scelta di chiamarlo “Aperitvo”?

Beh, innanzitutto, nemmeno a Roma ci tiriamo indietro con gli aperitivi. L’ho scelto perchè mi piace il senso di convivalità che evoca questa parola. Ma soprattutto dopo l’aperitivo può succedere di tutto, l’aperitivo apre qualcosa, è un inizio non un punto d’arrivo.

Aperitivo-Peter White

Quindi possiamo definire questo tuo progetto come un nuovo inizio?


Ogni canzone è un nuovo inizio per come la vedo io. Non si rivive mai una giornata due volte e con la musica è la stessa cosa.

In questo senso, la musica può essere un modo per fissare dei momenti?

Penso che il vero potere della musica sia proprio questo. E lo vivo in primis da ascoltatore quando sento una canzone che mi ricorda un periodo. Per esempio quando sento un pezzo di Carl Brave torno immediatamente al primo anno di università.

Nel tuo ruolo da cantautore quanto è importante mettersi nei panni dell’ascoltatore?

È sicuramente importante però è un’arma a doppio taglio. Pensando troppo all’ascoltatore si rischia di perdere la sincnerità della scrittura, le canzoni non si preparano a tavolino devono venire da dentro.

Spesso mi capita di dire, un po’ per scherzare che sono nato nella decade sbagliata, anche se sono fieramente figlio del mio tempo”. Cosa ti fa sentire appartenente ad una decade sbagliata e cosa, invece, ti accomuna?


Mi sento in una decade sbagliata per come si muove oggi il panorama musicale. L’industria punta sempre più sull’immagine, il contenuto non basta più. Sono un grande fan degli anni ’70, quando contava la musica e basta. Anche i social, nel bene e nel male, hanno cambiato la musica traducendo la qualità in quantità.

Senti il peso dell’immagine che schiaccia la tua musica?

In generale sento che devo dare qualcosa oltre la canzone che, invece, dovrebbe essere il fine ultimo del mio mestiere. A lasciarmi perplesso è la potenza dell’immagine in confronto a quella della musica. L’immagine è importante, ma c’è qualcosa di sbagliato nella proporzione tra queste forze.

E invece cosa ti accomuna a questa epoca?


Sicuramente la tecnologia che, tra le altre cose, mi ha permesso di farmi conoscere. La musica gira più facilmente e io ne sono la prova. E poi credo che se sono qui in questo momento un motivo ci sia.

Oggi consiglieresti a qualcuno una carriera nella musica? È possibile sfondare o c’è sempre il “solito circoletto”?

Oggi è molto difficile entrare nel mondo della musica. Però se hai la passione devi provarci, consapevole che non sarà affatto facile.

Parliamo di sogni: con chi vorrebbe fare un feat Peter White? Dimmene uno realizzabile ed uno impossibile.

Beh il feat realizzabile è facile: Francesco De Gregori, non ho dubbi. Per quello impossibile se la giocano Elvis o John Lennon.

Grazie

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