Pizzi merletti e trafori

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Quando nel 1908 l’architetto austriaco Adolf Loos scrisse un saggio intitolandolo “Ornamento e delitto”, non prevedeva un lungo periodo in cui ogni forma di decorazione – in architettura, nell’arte, nel design e nella moda – venne guardata con sospetto, fino agli anni del minimalismo radicale che lo abolì del tutto. Oggi invece viviamo nell’epoca della complessità, espressa da un iper-decorativismo che si esprime nella modernità futuribile delle tecnologie informatiche e virtuali e nel recupero delle manualità artigianali, intese come massimo lusso etico-estetico.

Tra le manualità di cui desidero richiamare l’attenzione, c’è la costruzione del pizzo, che “apre” la superficie circoscrivendola con delicati e sottili decori. Il pizzo può essere ad ago, a fuselli e ad uncinetto, ottenendo infinite variazioni in base al disegno, alla lavorazione, al titolo e al materiale del filato, oggi anche sintetico e di di grandi dimensioni.

L’attenzione contemporanea a questa espressione come sempre coinvolge l’architettura, il design, l’arte e, ovviamente, la moda che in questi tempi è un vero e proprio ponte di congiunzione tra le diverse manifestazioni e spesso funge anche da anticipatore.

Ca’ d’Oro è un magnifico palazzo del XV secolo che si affaccia sul Canal Grande di  Venezia, la cui architettura gotica ricorda un pizzo, di cui l’isola di Burano nello stesso periodo era diventata una delle sedi più prestigiose d’Europa per il merletto ad ago, insieme alla produzione del merletto a fuselli di Cantù.

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Ca’ d’ Oro, Venezia XV secolo

Oggi molti architetti contemporanei si ispirano agli ariosi intrecci delle sue lavorazioni, pensiamo alla cupola della Doha Tower dell’architetto francese Jean Nouvel, in Qatar, dalla facciata “a pizzo” in alluminio: un merletto strutturale assemblato assemblati in modi diversi in base all’orientamento, che crea particolari giochi di luce.

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Jean Nouvel, Doha Tower, Qatar

O anche al vero e proprio pizzo ad uncinetto della grande installazione di Singapore The Urchins (“I ricci”, inteso come ricci di mare), dello studio coreano di design Choi+Shine Architects, realizzata a mano in corda di poliestere bianco lavorato all’uncinetto.

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Choi+Shine Architects, The urchins, part.

Anche il design da tempo si esercita a imitare gli intrecci dei pizzi, come nella famosa seduta in acciaio inox Miss Lacy dell’architetto francese Philippe Stark per Driade, diventata una vera e propria icona, o per molti prodotti della Kartell, specializzata nell’uso della plastica, tra cui la lampada kabuki, disegnata dall’architetto Ferruccio Laviani.

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Philippe Stark, Miss Lacy, per Driade

Giungiamo dunque all’arte contemporanea, dove da tempo gli intrecci di filati e cordoncini di materiali e spessori vari: nel Padiglione degli Sciamani della Biennale di Venezia dello stesso anno l’artista brasiliano Ernesto Leto ci invitava a “guarire l’anima” entrando in Um sagrado lugar (“Un luogo sacro”) : una tenda sciamanica realizzata in cotone lavorato a uncinetto, ispirata alle tradizioni indigene del Perù.  

Ernesto Neto-Um sagrado lugar

Ernesto Neto, Um sagrado lugar

Da tempo immemore la moda si dedica al pizzo e al merletto, un tempo riservato solo alle classi nobili e agli indumenti di grande pregio e prestigio. Famose le lavorazioni italiane di Burano e di Cantù che ancora ne conservano gelosamente le abilità tradizionali, candidate a Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Unesco. La recente mostra che si è tenuta a Palazzo Morando (Milano) intitolata Merletti e design. Intrecci creativi a Cantù dal ‘900 a oggi ha mostrato una serie di capolavori del XIX secolo lavorati a tombolo con filati sottilissimi e anche un abito abito corto realizzato negli anni Cinquanta dall’azienda di Gegia Bronzini ingrandendo un motivo decorativo tradizionale con un audace filato di grande titolo, per conferire un aspetto volutamente rustico.

Gegia Bronzini-Abito in seta

Gegia Bronzini, Abito in seta, anni ’50

In conclusione erano esposti dei “multipli d’arte”: un’interpretazione contemporanea del merletto su progetto di famosi designer, tra cui: Alessandro Mendini (recentemente scomparso), Andrea Branzi, Patricia Urquiola,  Ugo la Pietra e Angela Missoni.

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Angela Missoni, multiplo d’arte 1/9

Una saper fare, un recupero delle migliori tecniche artigianali a cui guardare con interesse per mantenere il primato della moda italiana nel mondo.

Renata Pompas
Docente di Accademia Del Lusso

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