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	<title>interior design Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>Memphis presenta &#8220;As Seen By&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[interior design]]></category>
		<category><![CDATA[Memphis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il funzionalismo, l’immagine Memphis e la persistente attualità dell’oggetto simbolico. Memphis presenta &#8220;As Seen By&#8221;: il progetto fotografico che invita tre fotografi contemporanei a confrontarsi con alcuni dei pezzi più riconoscibili della sua collezione Quando nel 1981 Ettore Sottsass e il gruppo Memphis presentarono la loro prima collezione al Salone del Mobile, la reazione [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dopo il funzionalismo, l’immagine Memphis e la persistente attualità dell’oggetto simbolico. Memphis presenta &#8220;As Seen By&#8221;: il progetto fotografico che invita tre fotografi contemporanei a confrontarsi con alcuni dei pezzi più riconoscibili della sua collezione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quando nel 1981 Ettore Sottsass e il gruppo <strong>Memphis </strong>presentarono la loro prima collezione al Salone del Mobile, la reazione fu tanto immediata quanto divisiva. Colori accesi, laminati plastici, forme apparentemente arbitrarie, citazioni pop (a volte anche erotiche) e decorazioni prive di giustificazione funzionale sembravano mettere in discussione uno dei principi fondativi del design moderno ovvero l’idea che la forma dovesse necessariamente derivare dalla funzione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A distanza di oltre quarant’anni, ciò che colpisce non è tanto la forza formale di quei progetti, quanto la loro sorprendente contemporaneità. Il progetto fotografico <strong>As Seen By, che affida a Mattia Balsamini, Alecio Ferrari con Danila Saulino e Louis De Belle una rilettura di alcune icone Memphis</strong>, non appare infatti come un’operazione nostalgica o archivistica ma, al contrario, evidenzia come questi oggetti continuino a produrre immaginari, a generare narrazioni e a dialogare con la cultura visiva contemporanea. Questo può avere una spiegazione nel fatto che Memphis avesse intuito qualcosa che oggi appare evidente; gli oggetti non sono mai soltanto “oggetti”.</p>



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<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Già negli anni Settanta, Robert Venturi aveva sostenuto che l’architettura non potesse più essere interpretata esclusivamente come costruzione funzionale, ma dovesse essere letta come sistema di segni. Bene, Memphis porta questa intuizione all’interno dello spazio domestico in cui tavoli, lampade e sedute smettono di essere semplici risposte a un problema pratico e diventano elementi comunicativi, simboli, racconti. </p>



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<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Memphis secondo tre linguaggi visivi diversi</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La sedia Riviera di Michele De Lucchi, reinterpretata da <strong>Mattia Balsamini</strong>, ne è un esempio evidente. Isolata nello spazio, privata di qualsiasi contesto narrativo, appare quasi come una piccola architettura autonoma. Gli archi che ne costituiscono la struttura evocano ponti, passaggi, soglie. Non descrivono una funzione, ma costruiscono un’immagine mentale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Forse ancora più esplicita è la lettura di Tahiti di Ettore Sottsass e Super di Martine Bedin proposta da <strong>Alecio Ferrari e Danila Saulino</strong>. Le lampade si trasformano in creature, personaggi, presenze animate. È una trasformazione che, in realtà, era già contenuta nei progetti originari. Memphis non ha mai cercato di nascondere la componente narrativa degli oggetti, al contrario, l’ha sempre esibita. Gli oggetti erano (quasi) sempre protagonisti di una scena, capaci di evocare emozioni, memorie e associazioni culturali. Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del rapporto tra Memphis e il contemporaneo: la società odierna è dominata dalle immagini. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Gli interni vengono fotografati prima ancora di essere abitati, gli oggetti vengono condivisi prima ancora di essere utilizzati. In questo contesto, molte delle intuizioni di Memphis sembrano anticipare la cultura visuale dei social media pur se ridurre Memphis a un precursore dell’Instagrammabilità sarebbe un errore. L’immagine, per Sottsass, non era mai fine a sé ma era uno strumento per mettere in discussione il progetto moderno e la sua presunta neutralità. Dietro ogni superficie decorata si nascondeva una critica alla razionalità assoluta. Dietro ogni colore acceso, una riflessione sulla dimensione emotiva dell’abitare.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Anche il tavolino Hyatt, reinterpretato da <strong>Louis De Belle</strong>, racconta questa posizione. Nato negli anni Ottanta proprio per la casa milanese di Sottsass, il progetto sfugge alle classificazioni tradizionali poiché non è soltanto un complemento d’arredo, ma una dichiarazione culturale: quella per cui il design non deve limitarsi a risolvere problemi, ma può dare forma a desideri, comportamenti e rituali quotidiani.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="63885" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10-768x1024.png" alt="" class="wp-image-63885" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10-768x1024.png 768w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10-480x640.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 768px, 100vw" /></figure>



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<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per questo motivo Memphis continua a esercitare una tale influenza su moda, fotografia, arte e cultura visiva. Non tanto per il suo stile, spesso imitato ma raramente realmente compreso, ma <strong>perché ha spostato il baricentro del progetto dall’oggetto alla sua capacità di generare significati</strong>. As Seen By rende evidente proprio questa eredità. I fotografi coinvolti non documentano gli oggetti Memphis; li interpretano. E nel farlo mostrano come questi progetti continuino a vivere non come reperti storici, ma come dispositivi aperti, ancora capaci di produrre nuove letture.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Forse è questa la vera lezione di Memphis. Non aver sostituito il funzionalismo con la decorazione, come spesso si è sostenuto, ma aver compreso che ogni oggetto, prima ancora di essere funzione, è linguaggio. E che abitare significa sempre, inevitabilmente, abitare un sistema di simboli.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Articolo a cura di Massimiliano Zigoi</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong><em>Foto: Memphis GC Agency</em></strong></p>
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		<title>La rivincita degli oggetti normali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Di Fano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 07:08:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[interior design]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come bottiglie, freccette e oggetti dimenticati stanno diventando i dettagli più cool delle nostre case C&#8217;è una cosa che ho notato ultimamente: le case più belle non sono quelle perfette. Anzi, spesso sono quelle più particolari. Negli ultimi anni, infatti, il modo di arredare e decorare casa è cambiato tantissimo. Si è passati dall&#8217;ossessione per [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Come bottiglie, freccette e oggetti dimenticati stanno diventando i dettagli più cool delle nostre case</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C&#8217;è una cosa che ho notato ultimamente: le case più belle non sono quelle perfette. Anzi, spesso sono quelle più particolari. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, infatti, <strong>il modo di arredare e decorare casa è cambiato tantissimo.</strong> Si è passati dall&#8217;ossessione per gli interni impeccabili, coordinati e quasi da catalogo, alla voglia di creare <strong>spazi che raccontino qualcosa di personale.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"></p>



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</figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Quando una casa inizia a raccontare chi sei </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Oggi conta molto di più l&#8217;atmosfera:<strong> luci soffuse</strong>, <strong>mobili recuperati</strong> nei mercatini, <strong>progetti DIY</strong> fatti in un pomeriggio noioso, <strong>collage </strong>appesi alle pareti, ceramiche imperfette e pile di vinili che diventano parte dell&#8217;arredamento. Forse perché una casa inizia davvero ad avere <strong>identità</strong> quando smette di sembrare costruita per essere mostrata agli altri e comincia invece ad assomigliare a chi la vive. Ed è qui che entrano in gioco gli oggetti normali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Da oggetti comuni a dettagli di stile</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le bottiglie di vetro diventano portabracciali o vasi minimalisti. Le freccette si trasformano in appendi-collane da parete. Le scatole di latta trovano una seconda vita come portaoggetti e persino una pila di libri può diventare un comodino improvvisato. L&#8217;idea non è comprare sempre qualcosa di nuovo, ma guardare ciò che abbiamo già con occhi diversi. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="649" height="864" data-id="62904" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/download-77-edited.jpg" alt="" class="wp-image-62904" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/download-77-edited.jpg 649w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/download-77-edited-480x639.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 649px, 100vw" /></figure>



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</figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E ancora, cornici spaiate, specchi trovati nei mercatini, piatti decorativi usati come quadri e utensili da cucina come porta orecchini. <strong>Oggetti che non nascono per essere &#8220;di design&#8221;, ma che lo diventano proprio grazie al modo in cui vengono reinterpretati e riutilizzati. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Come può un oggetto rappresentare la nostra società?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Potrebbe sembrare banale, ma in realtà è una tendenza che racconta molto del nostro tempo: la voglia di <strong>personalizzare gli spazi</strong>, di <strong>riutilizzare invece di sostituire</strong> e di creare <strong>ambienti che abbiano una storia da raccontare</strong>. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Non solo per risparmiare o per una questione di sostenibilità, ma perché il risultato finale è molto più interessante.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="878" data-id="62900" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/download-80.jpg" alt="" class="wp-image-62900" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/download-80.jpg 735w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/download-80-480x573.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 735px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="736" data-id="62903" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Wall_Home-decor.jpg" alt="" class="wp-image-62903" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Wall_Home-decor.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Wall_Home-decor-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="62901" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/sunglasses-hanger-home-idea-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-62901" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/sunglasses-hanger-home-idea-683x1024.jpg 683w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/sunglasses-hanger-home-idea-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 683px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E poi, nessuno avrà mai una casa identica alla tua se gli oggetti che la riempiono hanno una storia personale. E forse è proprio questa la vera rivincita degli oggetti normali: smettere di essere semplici oggetti e diventare <strong>espressione della personalità di chi li sceglie</strong>. E a volte basta solo un chiodo, o un pizzico di creatività.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>2026: dallo spazio statico allo spazio empatico</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/01/22/2026-dallo-spazio-statico-allo-spazio-empatico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[interior design]]></category>
		<category><![CDATA[Trend 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’interior design non è solamente la definizione di spazi, ma è la diretta rappresentazione del sentire sociale di un’epoca. La tendenza per l’anno appena iniziato è quella di una continua, benché sottile, trasformazione, legata a una sempre più evidente adattabilità degli ambienti Sembrerebbe quasi di essere tornati alla machine à habiter di Le Corbusier, ma [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’interior design non è solamente la definizione di spazi, ma è la diretta rappresentazione del sentire sociale di un’epoca. La tendenza per l’anno appena iniziato è quella di una continua, benché sottile, trasformazione, legata a una sempre più evidente adattabilità degli ambienti</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sembrerebbe quasi di essere tornati alla machine à habiter di Le Corbusier, ma non tanto perché la casa debba semplicemente “funzionare”, quanto perché debba seguire i cambiamenti che essa stessa richiede. Forse non è un caso che il colore Pantone dell’anno sia un bianco quasi diafano (sarebbe probabilmente piaciuto proprio a Le Corbusier). Come a voler diventare sfondo, tela su cui possano appoggiarsi elementi ben più presenti e persino azzardati.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una spazialità in continua trasformazione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Anche la spazialità non è più statica, ma diventa proteiforme per assecondare le modifiche che avvengono all’interno della stessa abitazione attraverso una continua “trasformazione”. Pareti mobili, moduli trasformabili, elementi che scompaiono alla bisogna. Nulla che Joe Colombo non avesse già immaginato, ma questa volta non come provocazione, bensì come risposta concreta alle domande di un’abitazione non più eternamente ferma. <strong>Questa continua trasformabilità diventa metafora della società che stiamo vivendo, in cui non esistono più punti fermi e tutto è in costante mutazione</strong>. In un’epoca in cui la specializzazione delle professioni è sempre più marcata, sono proprio le stanze a suggerirci che esse stesse possono diventare sempre altro da sé.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="808" height="632" data-id="54967" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/8448bdf3f8d595f3eea79a586d6452d7.jpg" alt="" class="wp-image-54967" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/8448bdf3f8d595f3eea79a586d6452d7.jpg 808w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/8448bdf3f8d595f3eea79a586d6452d7-480x375.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 808px, 100vw" /></figure>
</figure>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>E cosa si trasforma più continuamente della natura?</strong> Il verde è entrato con (pre)potenza nella casa per offrire un’abitazione sempre più sinestetica, in cui i sensi vengono coinvolti in maniera totalizzante. Anche il colore non è più statico. Il colour capping lo rende cangiante e permette di creare ambienti capaci di costruire una vera e propria spazialità visiva, grazie allo stesso tono declinato in differenti modalità, seguendo le ore della giornata e offrendo sensazioni diverse nei momenti che le richiedono.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1119" height="1421" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/5d40421ae78fe5e3528fe84c3f9ed428-edited.jpg" alt="" class="wp-image-54968" style="aspect-ratio:0.7873094170403587;width:461px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/5d40421ae78fe5e3528fe84c3f9ed428-edited.jpg 1119w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/5d40421ae78fe5e3528fe84c3f9ed428-edited-980x1244.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/5d40421ae78fe5e3528fe84c3f9ed428-edited-480x610.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1119px, 100vw" /></figure>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Se il colore ci guida all’interno dello spazio, conducendoci in una sorta di passeggiata in cui esso indica la strada, le forme non possono che assecondare questo percorso. Attraverso elementi fluidi, capaci di garantire una continuità priva di spigoli. Del resto, come afferma Byung-Chul Han, non è forse questa la “società della levigatezza”? <strong>E se la levigatezza risiede nella fluidità spaziale, il tatto recupera tutta la sua funzione </strong>a contatto con pietre levigate, legni scabrosi che mutano al variare della luce. Seguendo non solo il tempo della giornata, ma quello della vita. “Invecchiando” insieme alla casa e a chi, cosa rara in un mondo in cui tutti aspirano a essere come Dorian Gray, la abita. Emerge così una nuova lettura della sostenibilità, che non si fonda più esclusivamente sulla composizione dei materiali, ma sulla loro durata. Sulla loro non necessaria sostituibilità. Serge Latouche, probabilmente, ne sarebbe compiaciuto.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-id="54962" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/0a313b03c6b5691f76433e021fd8baf1-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-54962"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="831" height="1024" data-id="54965" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/32ef2e41bac1543160b5914b09c53a8f-831x1024.jpg" alt="" class="wp-image-54965" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/32ef2e41bac1543160b5914b09c53a8f-831x1024.jpg 831w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/32ef2e41bac1543160b5914b09c53a8f-480x591.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 831px, 100vw" /></figure>
</figure>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Lo spazio che rallenta</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La casa rallenta, mentre il mondo, al di fuori di essa, accelera. <strong>L’involucro che ci accoglie e ci protegge vive e attraversa il tempo con noi, opponendo resistenza all’eterno presente e alla velocità impazzita dei social media.</strong> La vita trascorsa lascia il proprio segno non solo sul volto, ma anche nello spazio domestico, che diventa racconto di ciò che negli anni è avvenuto al suo interno.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E sempre in contrapposizione alla logica dei social, dove tutto si mostra, la casa si riappropria di una parola nata nella modernità ma forse dimenticata: privacy. Non più costruita attraverso ambienti nascosti, ma mediante uno spazio capace di accogliere, all’occorrenza, i nostri momenti intimi. Perché privacy e intimità non coincidono; per avere intimità è necessario custodire qualcosa che non si desidera esporre. Questo riconfigura radicalmente l’idea di apertura totale degli spazi, che per molti anni è stata considerata la strada maestra.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="668" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/8d88db6812602a873ef21bef31b82d52-1024x668.jpg" alt="" class="wp-image-54966" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/8d88db6812602a873ef21bef31b82d52-1024x668.jpg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/8d88db6812602a873ef21bef31b82d52-980x639.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/8d88db6812602a873ef21bef31b82d52-480x313.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’anno appena cominciato <strong>non chiede più che la casa sia un palcoscenico in cui il protagonista è solo chi la abita</strong>. La direzione che si delinea è quella di una <a href="https://www.adlmag.it/2026/01/17/quando-il-lusso-diviene-grammatica-dello-spazio/">spazialità </a>capace di facilitare il vivere quotidiano, di aiutarci a stare meglio, adattandosi a noi e alle nostre esigenze.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Articolo a cura di Massimiliano Zigoi</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong><em>Foto: Pinterest</em></strong></p>
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		<title>Quando il lusso diviene grammatica dello spazio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[Armani]]></category>
		<category><![CDATA[interior design]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuova fase per Armani Hotels &#38; Resorts: l&#8217;alleanza con Symphony Global rilancia una visione dell&#8217;interior design fondata su coerenza, controllo, e durata La nuova joint venture tra il Gruppo Armani e Symphony Global di Mohamed Alabbar segna un passaggio strategico per lo sviluppo futuro di Armani Hotels &#38; Resorts, ma il suo interesse più rilevante [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nuova fase per Armani Hotels &amp; Resorts: l&#8217;alleanza con Symphony Global rilancia una visione dell&#8217;interior design fondata su coerenza, controllo, e durata</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La nuova joint venture tra il Gruppo Armani e Symphony Global di Mohamed Alabbar segna un passaggio strategico per lo sviluppo futuro di Armani Hotels &amp; Resorts, ma il suo interesse più rilevante non è economico quanto progettuale. L’accordo rimette al centro una questione cruciale per l’interior design contemporaneo, ovvero come tradurre un<strong> linguaggio estetico in spazio abitabile senza ridurlo a formula replicabile.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La risposta è già inscritta nell’esperienza dell’Armani Hotel Milano, che continua a funzionare come matrice culturale del modello e in cui l’hotel non è una semplice estensione del brand, ma un dispositivo spaziale coerente, in cui l’estetica non decora l’architettura, la struttura. L’interior design agisce per sottrazione, controllo e misura, secondo una logica più sartoriale che iconica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="699" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/Armani-Hotel-Milano-photo-credit-Gionata-Xerra-1024x699.jpg" alt="" class="wp-image-54689" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/Armani-Hotel-Milano-photo-credit-Gionata-Xerra-980x668.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/Armani-Hotel-Milano-photo-credit-Gionata-Xerra-480x327.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il lusso come disciplina</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel lessico Armani, <strong>il lusso non è mai esibizione ma disciplina del dettaglio, continuità sensoriale e rifiuto del contrasto superfluo. </strong>Materiali, luce e cromie lavorano insieme per costruire ambienti che non cercano l’impatto immediato, ma una durata percettiva. Lo spazio non intrattiene ma accompagna, non impone un’esperienza ma ne crea le condizioni.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questo approccio emerge con particolare chiarezza nella gestione della soglia; ingressi, filtri, sequenze distributive costruiscono un rallentamento percettivo che agisce prima sul corpo che sullo sguardo. Le camere si configurano come micro-atmosfere autonome, variazioni controllate di uno stesso linguaggio, mentre la spa diventa un interno introverso, progettato per sottrazione, dove il benessere non è tematizzato ma incorporato nella struttura dello spazio.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="672" height="1017" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/Armani-Hotel-Dubai-photo-credit-SGP.png" alt="" class="wp-image-54690" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/Armani-Hotel-Dubai-photo-credit-SGP.png 672w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/Armani-Hotel-Dubai-photo-credit-SGP-480x726.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 672px, 100vw" /></figure>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La <strong>joint venture promette ora un’espansione internazionale selettiva</strong>, con il coinvolgimento diretto di Armani in architettura, interni, materiali e luce. Una dichiarazione che suggerisce un controllo autoriale raro nell’hospitality contemporanea. Probabilmente il rischio non è l’omologazione, ma l’eccesso di coerenza; la trasformazione del linguaggio in stile chiuso, autoreferenziale. È su questo equilibrio sottile che si misurerà la qualità dei futuri progetti.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Se l’Armani Hotel Milano può essere letto come un autoritratto urbano, profondamente radicato nella città e nella biografia del suo autore, la sfida globale sarà mantenere questa densità senza ridurla a segno. In un panorama dominato da esperienze spettacolari e identità iper-narrate, Armani continua a proporre una via alternativa ovvero un’ospitalità silenziosa, misurata, in cui lo spazio non si mostra, ma si lascia abitare.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è forse proprio questa ostinata coerenza, più che l’espansione geografica, a rendere il <a href="https://www.adlmag.it/2025/09/25/casa-mariu-il-progetto-di-giorgio-armani-per-listruzione-dei-bambini/">progetto </a>ancora oggi <strong>un riferimento critico per il discorso sull’interior design.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Articolo a cura di Massimiliano Zigoi</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong><em>Foto: Armani Press</em></strong></p>
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		<title>L&#8217;arte funzionale delle sedie di design</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/01/11/larte-funzionale-delle-sedie-di-design/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Greta Liberatoscioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jan 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[bauhaus]]></category>
		<category><![CDATA[interior design]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Semplici oggetti d’uso quotidiano, o manifestazioni del proprio gusto estetico? Le sedie di design sanno essere entrambi. Che siano per la cucina, il soggiorno, o la camera da letto non ha importanza: le sedie sono elementi indispensabili, ma difficili da pensare al di fuori dell’immaginario comune. La loro funzionalità sembra creare un limite, ovvero quello [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><em>Semplici oggetti d’uso quotidiano, o manifestazioni del proprio gusto estetico? Le sedie di design sanno essere entrambi</em>.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Che siano per la cucina, il soggiorno, o la camera da letto non ha importanza: le sedie sono elementi indispensabili, ma difficili da pensare al di fuori dell’immaginario comune. La loro funzionalità sembra creare un limite, ovvero quello di non riuscire a guardare oltre quello che è il loro scopo. È questa la condanna degli <a href="https://www.adlmag.it/2024/04/29/design/">oggetti</a> di uso comune. Li tocchiamo, spostiamo ed utilizziamo tutti i giorni, inconsapevolmente, senza riflettere, semplicemente in funzione di quello che possono fare per noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se cambiassimo prospettiva, però, scopriremmo che c’è molto di più.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando la praticità incontra l’arte</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La barriera tra l’arte e la quotidianità iniziò a subire le prime fratture già dall’inizio del secolo scorso, con la nascita del Bauhaus: una scuola che partendo dall’apprendimento di pratiche artistiche, puntava alla produzione industriale, rispondendo a quelle che erano le esigenze del quotidiano, ma con un linguaggio tutto nuovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle produzioni più iconiche e rivoluzionarie della scuola, fu proprio una sedia: la&nbsp;poltrona modello B3, in seguito nota come <em>Wassily</em>, di Marcel Breuer. Composta dalla combinazione di fasce di tessuto e tubolari d’acciaio, cambiò totalmente il modo di pensare sia la seduta, che il materiale impiegato. Da quel momento in poi, infatti, l’acciaio si piegò in sempre più forme, prima credute impossibili.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1025" height="757" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-08-150749.png" alt="" class="wp-image-31697" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-08-150749.png 1025w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-08-150749-980x724.png 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-08-150749-480x354.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1025px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: Pinterest</em></figcaption></figure>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Molto più di una seduta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se è vero che “le sedie sono testimoni importanti del loro tempo e ritratti delle persone che le usano”, come affermò Rolf Fehlbaum, presidente emerito di Vitra, allora bisogna dare uno sguardo alle più enigmatiche sedie di design degli ultimi tempi, per poterli comprendere a pieno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Belle da vedere, provocative, fuorvianti. Alcune non rinunciano alla funzionalità, mettendola in primo piano e abbellendo poi il proprio design. Altre, la nascondono completamente, a tal punto che viene da domandarsi come sia possibile sedervici su. La Sedia per visite brevissime disegnata da Bruno Munari, ne è un esempio. Le improbabili proporzioni e l’insolita inclinazione rendono possibile l’appoggio, ma impediscono la seduta. Ancora, la fluttuante e scultorea sedia Panton, dell’omonimo designer: il profilo ad S la rende fluida, mentre il materiale plastico le garantisce forza. Fu questa la prima sedia al mondo ad essere stampata in una singola unità, grazie allo stampaggio ad iniezione.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="667" data-id="31710" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/pinterest-edited-1.jpg" alt="" class="wp-image-31710" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/pinterest-edited-1.jpg 1000w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/pinterest-edited-1-980x654.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/pinterest-edited-1-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1000px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Foto: Pinterest</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Delle stesse forme sinuose è la <em>Carpet Chair</em> di Mousarris, realizzata a mano con tappeti persiani tradizionali, con l’intento di creare l’illusione di essere su di un tappeto sospeso in aria. Parlando ancora di illusioni, assume tratti quasi surrealistici la seduta <em>Pratone</em>, progettata da Giorgio Ceretti, Pietro Derossi e Riccardo Rosso. Si presenta come una porzione di prato con alti steli, e abbandonandosi su di essa, ci si sente quasi in bilico tra i suoi astratti e grossolani fili d’erba. Di seduta più stabile, ma con un design ugualmente audace, è poi la <em>Poodle chair</em> di Mati Sipiora. Ispirata alla figura stilizzata del barboncino, simile a quello creato da un palloncino, è composta da cilindri stondati, di colori vivaci, e sembra rispondere perfettamente ai principi del Bauhaus. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, c’è chi invece di simulare altri oggetti, li incorpora nel design. È questo il caso della <em>Scooter Chair </em>di Bel&amp;Bel, la poltrona da ufficio realizzata utilizzando parti originali di vecchie Vespa Piaggio. Ma non si tratta solo di estetica: l’altezza e l’inclinazione della poltrona possono essere regolate, e le luci sul retro sono persino funzionanti.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="892" height="890" data-id="31704" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-07-200721.png" alt="" class="wp-image-31704" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-07-200721.png 892w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-07-200721-480x479.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 892px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Gufram</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="31702" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/mila-lapko-mateusz-sipiora-14-cover-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-31702"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mati Sipiora</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="687" height="1024" data-id="31712" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/vespa-chair-green-687x1024.jpg" alt="" class="wp-image-31712"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>Bel&amp;Bel</em></figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">È interessante scoprire che un oggetto come una sedia possa essere pensato in così tanti modi diversi e influire così tanto sull’ambiente circostante, trasformandolo da ordinario a singolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il più delle volte, per sorprendersi, basta semplicemente cambiare punto di vista.</p>
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