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	<title>Francesca Soba, Autore presso AdL Mag</title>
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	<title>Francesca Soba, Autore presso AdL Mag</title>
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		<title>Bikkembergs SS27: Lee Wood firma una collezione tra natura, Giappone e sportswear contemporaneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La collezione Primavera/Estate 2027 esplora il dialogo tra memoria e innovazione attraverso silhouette rilassate, riferimenti culturali e un nuovo concetto di eleganza sportiva In un momento storico in cui la moda sembra oscillare continuamente tra nostalgia e innovazione, Bikkembergs sceglie di non schierarsi. La collezione Primavera/Estate 2027, firmata da Lee Wood, costruisce infatti un dialogo [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La collezione Primavera/Estate 2027 esplora il dialogo tra memoria e innovazione attraverso silhouette rilassate, riferimenti culturali e un nuovo concetto di eleganza sportiva</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In un momento storico in cui la moda sembra oscillare continuamente tra nostalgia e innovazione, Bikkembergs sceglie di non schierarsi. <strong>La collezione Primavera/Estate 2027, firmata da <a href="https://www.adlmag.it/2026/03/05/lee-wood-e-la-nuova-era-di-bikkembergs/">Lee Wood</a>, costruisce infatti un dialogo tra memoria e futuro, natura e tecnologia, istinto e progresso. </strong>Un racconto che prende forma attraverso silhouette rilassate, contaminazioni culturali e un linguaggio estetico che continua ad evolvere senza perdere il legame con il DNA sportivo che da sempre definisce il marchio.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con “<strong>Natura e Nostalgia</strong>”, il brand immagina l’uomo contemporaneo come un viaggiatore consapevole, capace di muoversi tra mondi e identità differenti. Un tema che emerge fin dalle ispirazioni della collezione. Da un lato il Pacific Loon, uccello migratore simbolo di libertà e trasformazione; dall’altro Robert Redford, icona di un’autenticità senza tempo. Due immagini lontane ma complementari che diventano la metafora di una ricerca di equilibrio sempre più attuale.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il denim come ponte tra Europa e Giappone</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il punto di partenza della collezione è il denim, reinterpretato come elemento di connessione tra culture differenti. È proprio attraverso questo tessuto che Bikkembergs costruisce una narrazione che guarda contemporaneamente all’Europa e al Giappone, lasciando emergere una doppia anima che attraversa l’intera proposta.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le silhouette abbandonano progressivamente le costruzioni più aderenti per lasciare spazio a volumi ampi e rilassati. Pantaloni wide e loose fit diventano protagonisti di una nuova idea di comfort contemporaneo, mentre la sartorialità viene alleggerita attraverso lavorazioni morbide, texture vissute e proporzioni più fluide.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tra i look più rappresentativi emerge il completo ispirato alla tradizione giapponese, composto da una giacca-kimono e pantaloni extra wide con risvolto, sintesi perfetta tra ricerca culturale e funzionalità quotidiana.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1429" height="2560" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/SS27-TEASER-1-1-edited-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-63854" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/SS27-TEASER-1-1-edited-scaled.jpg 1429w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/SS27-TEASER-1-1-edited-1280x2293.jpg 1280w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/SS27-TEASER-1-1-edited-980x1756.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/SS27-TEASER-1-1-edited-480x860.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) and (max-width: 1280px) 1280px, (min-width: 1281px) 1429px, 100vw" /></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La nuova evoluzione dello sportswear Bikkembergs</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’identità sportiva resta il cuore del brand, ma viene riletta attraverso materiali tecnici e sperimentazioni contemporanee. Ricami su nylon, superfici lucide e opache, dettagli grafici e interventi funzionali contribuiscono a definire una collezione che supera la tradizionale distinzione tra fashion e sportswear.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Una direzione che riflette anche la visione di Lee Wood, impegnato da diverse stagioni nel reinterpretare il patrimonio di Bikkembergs senza trasformarlo in un semplice esercizio nostalgico. Il risultato è un guardaroba che conserva l’energia originaria del marchio, ma la traduce in un linguaggio più internazionale e contemporaneo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La maglieria assume un ruolo centrale grazie a una costruzione sempre più tecnica e versatile, mentre il jersey introduce t-shirt grafiche e stampe effetto newspaper. Prosegue inoltre la collaborazione con il Fossombrone Calcio, che porta all’interno della collezione una lettura autentica e territoriale dell’estetica calcistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le sneaker protagoniste della SS27</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Anche il footwear continua il proprio percorso evolutivo. Le iconiche Soccer vengono aggiornate attraverso materiali più morbidi, doppio laccio e dettagli in velcro, mentre le Recoba assumono un’estetica più essenziale e le Basket vengono reinterpretate in chiave contemporanea. Tornano inoltre le Ignite, modello che recupera l’estetica running degli archivi del brand e la combina con soluzioni tecniche attuali, rafforzando il dialogo tra heritage sportivo e innovazione che caratterizza l’intera stagione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="572" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/SS27-TASER-2-1-572x1024.jpg" alt="" class="wp-image-63850"/></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Natura, memoria e futuro</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Con la Primavera/Estate 2027, Bikkembergs conferma la volontà di costruire una nuova idea di uomo contemporaneo.</strong> Un uomo in movimento, che attraversa culture, linguaggi e riferimenti diversi senza perdere il contatto con la propria identità.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“Natura e Nostalgia” diventa così molto più di un tema stagionale: è una riflessione sul cambiamento, sulla capacità di evolvere senza rinunciare alle proprie radici e sulla ricerca di un equilibrio possibile tra ciò che siamo stati e ciò che stiamo diventando.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong><em>Foto: Bikkembergs Press Kit</em></strong></p>



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		<title>La Vale Collection presenta Alchimia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[beauty]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La collezione beachwear 2026 che celebra il body positive Quando si parla di costumi da bagno, la moda non riguarda soltanto stile e tendenze. Per molte donne rappresenta ancora oggi un terreno complesso, spesso influenzato da aspettative estetiche, confronti e insicurezze. Da questa riflessione nasce Alchimia, la nuova collezione beachwear 2026 di La Vale Collection, [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La collezione beachwear 2026 che celebra il body positive</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quando si parla di costumi da bagno, la moda non riguarda soltanto stile e tendenze. Per molte donne rappresenta ancora oggi un terreno complesso, spesso influenzato da aspettative estetiche, confronti e insicurezze. Da questa riflessione nasce Alchimia, la nuova collezione beachwear 2026 di La Vale Collection, il brand fondato dalla modellista bresciana Valentina Pellegrini che ha fatto della valorizzazione della fisicità femminile e dell’artigianalità made in Italy il proprio punto di forza.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La nuova collezione si sviluppa come un vero e proprio racconto simbolico dedicato al rapporto che ogni donna costruisce con il proprio corpo nel corso della vita. Un percorso che attraversa quattro fasi: Risveglio, Desiderio, Coraggio e Libertà, trasformate in altrettanti drop che interpretano l’evoluzione dell’identità femminile attraverso colori, forme e dettagli.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="281" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Alchimia_Drop-Risveglio-gruppo.jpg" alt="" class="wp-image-63697" style="aspect-ratio:1.779399924856422;width:525px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Alchimia_Drop-Risveglio-gruppo.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Alchimia_Drop-Risveglio-gruppo-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">«<em>Per anni ci hanno insegnato che il problema fosse il corpo. Io credo che spesso il problema sia indossare qualcosa che non gli rende giustizia</em>», spiega Valentina Pellegrini, fondatrice del marchio. Una filosofia che si traduce nella progettazione di costumi studiati su fisicità reali e pensati per accompagnare le donne verso una maggiore consapevolezza del proprio corpo.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Un viaggio tra stile e consapevolezza</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il primo capitolo della collezione, Risveglio, si ispira alle silhouette degli anni Cinquanta e propone una femminilità morbida e naturale. Fantasie a pois irregolari, tonalità di bordeaux, rosa e sfumature di blu costruiscono un immaginario delicato che richiama l’estetica pin-up reinterpretata in chiave contemporanea.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con Desiderio le linee diventano più audaci. Geometrie intrecciate, scollature impreziosite da pietre in resina e una palette intensa che spazia dal blu oceano al verde foresta raccontano il momento in cui emerge la volontà di esprimere liberamente la propria personalità.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="281" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Alchimia_Drop-Desiderio-gruppo.jpg" alt="" class="wp-image-63698" style="aspect-ratio:1.779450193373053;width:550px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Alchimia_Drop-Desiderio-gruppo.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Alchimia_Drop-Desiderio-gruppo-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Coraggio rappresenta invece la fase della trasformazione. I modelli giocano con il corpo attraverso tagli più decisi, linee che si interrompono e si ricompongono, colori vibranti che spaziano dal verde oliva al lilla.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A chiudere il percorso è Libertà, una sezione dedicata all’accettazione e alla cura di sé. Qui i costumi accompagnano le forme senza costringerle grazie a drappeggi, arricciature, scolli strutturati e dettagli studiati per valorizzare l’unicità di ogni silhouette. Molti modelli presentano inoltre una costruzione reversibile che consente di alternare versioni color block più energiche a proposte monocromatiche essenziali.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Stampe esclusive e materiali sostenibili</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Elemento distintivo della collezione è il lavoro sulle stampe. La storica fantasia sfumata di La Vale Collection si rinnova attraverso una geometria romboidale che crea profondità e movimento, mentre debutta la nuova stampa Vipera, ispirata al simbolismo della muta e della trasformazione personale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’attenzione alla sostenibilità rimane centrale nel progetto. I costumi vengono realizzati utilizzando materiali certificati made in Italy e, quando possibile, tessuti riciclati come l’Econyl, nylon rigenerato ottenuto dal recupero di reti da pesca e altri materiali destinati allo smaltimento. La produzione esclusivamente su ordinazione permette inoltre di ridurre gli sprechi e limitare la sovrapproduzione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="400" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Alchimia_Drop_Desiderio-Gruppo3.jpg" alt="" class="wp-image-63699" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Alchimia_Drop_Desiderio-Gruppo3.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Alchimia_Drop_Desiderio-Gruppo3-480x384.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Costumi personalizzati per ogni fisicità</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’approccio di La Vale Collection va oltre la semplice realizzazione del capo. Ogni cliente può accedere a un percorso di consulenza personalizzata, in atelier oppure online, durante il quale vengono analizzate proporzioni, vestibilità, armocromia ed esigenze individuali per individuare il modello più adatto.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ogni fantasia è disegnata direttamente da Valentina Pellegrini e trasformata in una stampa esclusiva, contribuendo a rendere ogni creazione unica e altamente personalizzata. Una filosofia che riflette la volontà del brand di valorizzare la diversità delle forme femminili senza inseguire modelli standardizzati.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="625" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Alchimia-Drop-Coraggio1.jpg" alt="" class="wp-image-63700" style="width:370px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Alchimia-Drop-Coraggio1.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Alchimia-Drop-Coraggio1-480x600.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con Alchimia, La Vale Collection propone quindi una visione del beachwear che unisce sartorialità, sostenibilità e inclusività, trasformando il costume da bagno da semplice capo stagionale a strumento di espressione personale e benessere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: press kit B2M</p>
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		<title>Poliform Cafè</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/06/15/poliform-cafe/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poliform apre il suo primo bistrot a Milano. Design, gastronomia e ospitalità si incontrano nel nuovo spazio nel cuore della città Poliform amplia il proprio universo e debutta ufficialmente nel mondo della ristorazione. Nel cuore di Milano, affacciato su Piazza della Scala, nasce Poliform Café, il nuovo bistrot sviluppato in collaborazione con Michele De Liguoro, [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Poliform apre il suo primo bistrot a Milano</strong>. <strong>Design, gastronomia e ospitalità si incontrano nel nuovo spazio</strong> <strong>nel cuore della città</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Poliform amplia il proprio universo e debutta ufficialmente nel mondo della ristorazione. Nel cuore di Milano, affacciato su Piazza della Scala, nasce Poliform Café, il nuovo bistrot sviluppato in collaborazione con Michele De Liguoro, tra i protagonisti più autorevoli della scena gastronomica milanese.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il progetto rappresenta un nuovo capitolo per l’azienda italiana, che dopo l’apertura del flagship store di Piazza della Scala inaugura uno spazio pensato per vivere il design attraverso un’esperienza quotidiana fatta di convivialità, gusto e accoglienza.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Aperto tutti i giorni, Poliform Café accompagna gli ospiti lungo diversi momenti della giornata. Dalla colazione, con una selezione di pasticceria italiana, proposte salate e frutta fresca, fino al pranzo e all’aperitivo, da sempre uno dei rituali più rappresentativi della vita milanese. Il tutto accompagnato da una carta dei vini ricercata e da cocktail realizzati da barman professionisti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="574" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.42.42-1024x574.png" alt="" class="wp-image-63459" style="aspect-ratio:1.783073798239675;width:563px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.42.42-1024x574.png 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.42.42-980x550.png 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.42.42-480x269.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“Crediamo che il lusso più autentico sia sedersi a tavola e trascorrere del tempo insieme”, ha dichiarato Marco Spinelli, CEO di Poliform. Una visione che trova espressione in un luogo dove il linguaggio del design incontra quello dell’ospitalità.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Un bistrot tra eleganza milanese e atmosfera internazionale</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Situato all’interno dello storico edificio ottocentesco che ospita il nuovo flagship store Poliform, il bistrot è stato progettato dall’architetto Stefano Belingardi Clusoni. L’intervento dialoga con il contesto urbano attraverso linee essenziali, materiali pregiati e una presenza discreta ma riconoscibile.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Gli interni, sviluppati da Poliform Lab, raccontano un’estetica sofisticata fatta di travertino, mogano rossastro, olmo nero e acciaio spazzolato. Lo spazio si sviluppa su circa 90 metri quadrati e accoglie quaranta coperti in un ambiente pensato per offrire comfort e riservatezza, sia per un business lunch sia per un incontro informale.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="565" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.15-1-1024x565.png" alt="" class="wp-image-63461" style="aspect-ratio:1.8115284083092584;width:569px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.15-1-1024x565.png 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.15-1-980x541.png 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.15-1-480x265.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>La cucina di Michele De Liguoro celebra la tradizione italiana</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Al centro del progetto gastronomico c’è la filosofia di Michele De Liguoro, chef di Rovello 18, storico indirizzo milanese. Una cucina che punta sulla qualità della materia prima, sulla stagionalità e su una lavorazione essenziale capace di valorizzare gli ingredienti.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il menu rende omaggio ai grandi classici della tradizione milanese e italiana attraverso piatti iconici come il risotto allo zafferano, la cotoletta alla milanese, il vitello tonnato, la tagliata di fassona e le tagliatelle al ragù di salsiccia di Bra.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La scelta di aprire in Piazza della Scala non è casuale. Poliform punta infatti a inserirsi nel cuore della vita culturale milanese, creando un luogo di incontro che unisce design, gastronomia e socialità.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="726" data-id="63464" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.46-1024x726.png" alt="" class="wp-image-63464" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.46-1024x726.png 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.46-980x695.png 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.46-480x341.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="714" data-id="63463" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.01-1024x714.png" alt="" class="wp-image-63463" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.01-1024x714.png 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.01-980x683.png 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.01-480x335.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Nasce così Poliform Hospitality</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Poliform Café è il primo progetto di Poliform Hospitality, la nuova società nata dalla collaborazione tra Poliform e Michele De Liguoro. Un’iniziativa che conferma la volontà del brand di ampliare il proprio raggio d’azione oltre il mondo dell’arredamento, sviluppando esperienze capaci di mettere in dialogo design, cultura e lifestyle contemporaneo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="763" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.31-1-1024x763.png" alt="" class="wp-image-63465" style="aspect-ratio:1.341312485675724;width:542px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.31-1-1024x763.png 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.31-1-980x731.png 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-14-alle-20.43.31-1-480x358.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con questa apertura, Milano aggiunge un nuovo indirizzo alla propria mappa gastronomica e consolida ancora una volta il suo ruolo di laboratorio creativo dove moda, design e ospitalità continuano a incontrarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: press kit Poliform P-S.it</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/06/15/poliform-cafe/">Poliform Cafè</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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		<title>Sabato De Sarno torna a Milano</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/06/09/sabato-de-sarno-torna-a-milano/</link>
					<comments>https://www.adlmag.it/2026/06/09/sabato-de-sarno-torna-a-milano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[LGBTQIA+]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra]]></category>
		<category><![CDATA[Porta Venezia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Sabato de Sarno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;Al PAC la mostra “Eravamo notte, ora siamo giorno” di Ambrosia Fortuna Dopo aver lasciato la direzione creativa di Gucci, Sabato De Sarno continua a costruire un percorso sempre più trasversale tra moda, arte e cultura contemporanea. Lo fa tornando a Milano con “Eravamo notte, ora siamo giorno”, la mostra dell’artista e fotografa Ambrosia Fortuna [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/06/09/sabato-de-sarno-torna-a-milano/">Sabato De Sarno torna a Milano</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>&nbsp;Al PAC la mostra “Eravamo notte, ora siamo giorno” di Ambrosia Fortuna</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dopo aver lasciato la direzione creativa di Gucci, Sabato De Sarno continua a costruire un <a href="https://www.adlmag.it/2026/04/06/insieme-e-sabato-de-sarno-che-riscrive-il-lusso/">percorso sempre più </a><a href="https://www.adlmag.it/2026/04/06/insieme-e-sabato-de-sarno-che-riscrive-il-lusso/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trasversale</a> tra moda, arte e cultura contemporanea. Lo fa tornando a Milano con “Eravamo notte, ora siamo giorno”, la mostra dell’artista e fotografa Ambrosia Fortuna che sarà ospitata dal 13 al 15 giugno 2026 al PAC (Padiglione d’Arte Contemporanea).</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il progetto nasce all’interno di Orgoglio Porta Venezia Milano, la manifestazione diffusa dedicata ai temi dell’inclusione, della libertà e della rappresentazione delle comunità LGBTQIA+, giunta quest’anno alla sua quarta edizione. Una cornice che non rappresenta soltanto uno sfondo, ma diventa parte integrante del significato stesso della mostra.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="457" data-id="63247" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Interno-Catalogo_Eravamo-notte-ora-siamo-giorno_Belle-di-Notte.jpeg" alt="" class="wp-image-63247" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Interno-Catalogo_Eravamo-notte-ora-siamo-giorno_Belle-di-Notte.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Interno-Catalogo_Eravamo-notte-ora-siamo-giorno_Belle-di-Notte-480x439.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="457" data-id="63248" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Interno-Catalogo_Eravamo-notte-ora-siamo-giorno_Momenti-Ritrovati.jpeg" alt="" class="wp-image-63248" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Interno-Catalogo_Eravamo-notte-ora-siamo-giorno_Momenti-Ritrovati.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Interno-Catalogo_Eravamo-notte-ora-siamo-giorno_Momenti-Ritrovati-480x439.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Un archivio visivo che racconta oltre dieci anni di vita queer</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“Eravamo notte, ora siamo giorno” prende forma attraverso un corpus di fotografie e video realizzati da Ambrosia Fortuna oltre dieci anni fa tra Milano e Napoli. Non si tratta però di un semplice lavoro documentaristico né di un’operazione nostalgica.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="625" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Portrait_Ambrosia-Fortuna.jpeg" alt="" class="wp-image-63251" style="width:318px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Portrait_Ambrosia-Fortuna.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Portrait_Ambrosia-Fortuna-480x600.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le immagini raccolgono frammenti di quotidianità, relazioni, confessioni, camerini, attese e momenti condivisi all’interno della scena queer e trans italiana. Un archivio costruito dall’interno, attraverso lo sguardo di chi quella comunità l’ha vissuta e attraversata in prima persona.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">I soggetti ritratti (performer, amiche, amanti e figure appartenenti a una rete affettiva e culturale condivisa) non vengono osservati come oggetti di studio, ma restituiti nella loro autenticità, lontani da stereotipi e rappresentazioni convenzionali.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il risultato è una narrazione visiva che parla di identità, appartenenza e riconoscimento, lasciando emergere la forza politica dell’intimità.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="281" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2019-Meri-La-Boum_ph_Ambrosia-Fortuna.jpeg" alt="" class="wp-image-63249" style="width:436px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2019-Meri-La-Boum_ph_Ambrosia-Fortuna.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2019-Meri-La-Boum_ph_Ambrosia-Fortuna-480x270.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>La curatela di Sabato De Sarno</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Più che interpretare il materiale fotografico, Sabato De Sarno sceglie di costruire un contesto capace di accogliere le immagini senza sovrastrutture.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“La mostra non interpreta. Espone.”</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Una dichiarazione semplice ma significativa, che sintetizza l’approccio curatoriale adottato per il progetto. Le opere vengono lasciate libere di esistere nella loro complessità, senza gerarchie e senza la necessità di essere tradotte in una narrazione univoca. Lo spettatore è così chiamato a confrontarsi direttamente con le immagini, stabilendo una relazione personale con ciò che osserva.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per De Sarno, che negli ultimi mesi ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione oltre il sistema moda, si tratta di un ulteriore tassello di un percorso che mette al centro il valore della cultura come strumento di dialogo e partecipazione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="625" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Portrait_Sabato-De-Sarno_ph_Jacopo-Benassi.jpeg" alt="" class="wp-image-63250" style="width:306px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Portrait_Sabato-De-Sarno_ph_Jacopo-Benassi.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Portrait_Sabato-De-Sarno_ph_Jacopo-Benassi-480x600.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Il significato di “Eravamo notte, ora siamo giorno”</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Anche il titolo della mostra assume un ruolo centrale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“Eravamo notte, ora siamo giorno” non racconta una trasformazione lineare né una semplice conquista di visibilità. Piuttosto suggerisce l’esistenza di una soglia continua tra passato e presente, tra invisibilità e riconoscimento, tra memoria e presenza.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le immagini di Ambrosia Fortuna non appartengono infatti a un tempo concluso. Continuano ad agire nel presente, mantenendo viva la loro capacità di generare relazione, riflessione e confronto.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È proprio questa dimensione sospesa tra archivio e attualità a rendere il progetto particolarmente rilevante nel contesto culturale contemporaneo.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="333" data-id="63252" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2018-Vicky-e-io-Camerini-de-La-Boum-Milano_ph_Ambrosia-Fortuna.jpeg" alt="" class="wp-image-63252" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2018-Vicky-e-io-Camerini-de-La-Boum-Milano_ph_Ambrosia-Fortuna.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2018-Vicky-e-io-Camerini-de-La-Boum-Milano_ph_Ambrosia-Fortuna-480x320.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="320" data-id="63254" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2026-Talona-a-Torre-del-Greco-Napoli-marzo_ph_Ambrosia-Fortuna.jpeg" alt="" class="wp-image-63254" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2026-Talona-a-Torre-del-Greco-Napoli-marzo_ph_Ambrosia-Fortuna.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2026-Talona-a-Torre-del-Greco-Napoli-marzo_ph_Ambrosia-Fortuna-480x307.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="281" data-id="63253" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2019-Il-mio-ultimo-show-a-La-Boum_ph_Ambrosia-Fortuna.jpeg" alt="" class="wp-image-63253" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2019-Il-mio-ultimo-show-a-La-Boum_ph_Ambrosia-Fortuna.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2019-Il-mio-ultimo-show-a-La-Boum_ph_Ambrosia-Fortuna-480x270.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Moda, arte e attivismo culturale</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La mostra nasce dalla collaborazione tra Orgoglio Porta Venezia Milano, PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea e Levi’s, brand che da decenni sostiene iniziative legate ai diritti e alla rappresentazione della comunità LGBTQIA+.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un dialogo che conferma come il confine tra moda, arte e attivismo culturale sia oggi sempre più permeabile. In un momento storico in cui il concetto di rappresentazione assume un valore sempre più centrale, “Eravamo notte, ora siamo giorno” sceglie di non spiegare né interpretare. Sceglie semplicemente di rendere visibile.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E forse è proprio qui che risiede la sua forza più autentica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: press kit Wunderplace Studio</p>
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		<title>Martin Margiela mette all’asta il suo archivio personale</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/06/05/martin-margiela-mette-allasta-il-suo-archivio-personale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Margiela]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre 200 pezzi raccontano quarant’anni di rivoluzione nella moda Disegni, fotografie, Tabi iconiche e creazioni Hermès appartenute alla madre del designer: per la prima volta Martin Margiela apre le porte del suo universo privato e trasforma la memoria in patrimonio culturale. Cosa vale la memoria di un genio della moda? Dal primo dossier che immaginava [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Oltre 200 pezzi raccontano quarant’anni di rivoluzione nella moda</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Disegni, fotografie, Tabi iconiche e creazioni Hermès appartenute alla madre del designer: per la prima volta Martin Margiela apre le porte del suo universo privato e trasforma la memoria in patrimonio culturale.</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Cosa vale la memoria di un genio della moda?</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dal primo dossier che immaginava una maison ancora inesistente alle Tabi che hanno rivoluzionato il concetto stesso di calzatura contemporanea, Martin Margiela ha deciso di mettere all’asta una parte della propria storia.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Oltre 200 lotti, quarant’anni di ricerca creativa e un archivio che racconta molto più di una carriera: racconta il modo in cui una delle menti più influenti della moda contemporanea ha imparato a guardare il mondo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Perché questa non è semplicemente una vendita. È un raro accesso all’universo privato di un uomo che ha costruito la propria leggenda restando invisibile.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="500" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/@Marc-Chatelard-21.jpg" alt="" class="wp-image-63114" style="width:456px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/@Marc-Chatelard-21.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/@Marc-Chatelard-21-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il prossimo 9 luglio, a Parigi, Maurice Auction e Kerry Taylor Auctions presenteranno una vendita destinata a entrare nella storia della moda. Martin Margiela ha infatti scelto di mettere sul mercato una parte del proprio archivio personale, dando vita a quella che rappresenta la prima collaborazione diretta tra un designer vivente e una casa d’aste per la cessione dei propri materiali creativi.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Una decisione sorprendente, soprattutto se si considera il rapporto che il designer belga ha sempre avuto con l’esposizione pubblica. Mentre gran parte dell’industria della moda ha costruito il proprio successo attorno alla personalità dei direttori creativi, <a href="https://www.adlmag.it/2025/08/28/maison-margiela-lancia-una-linea-di-prodotti-intangibili/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Margiela ha fatto dell’assenza una dichiarazione estetica</a>. Il suo volto è rimasto nell’ombra, il suo nome è diventato un manifesto e il suo lavoro ha continuato a parlare per lui.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Oggi, invece, sono gli oggetti a raccontare ciò che per anni è rimasto custodito lontano dagli sguardi.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’asta ripercorre un arco temporale che va dal 1984 al 2008, dagli anni della formazione ai giorni in cui il designer decise di lasciare Maison Martin Margiela per dedicarsi a nuovi progetti. Fotografie, disegni, prototipi, accessori, documenti e oggetti personali compongono un mosaico che permette di osservare da vicino il processo creativo di uno dei protagonisti più influenti della moda contemporanea.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="750" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/MAISON-MARTIN-MARGIELA-PERSONAL-PAINTED-DENIM-JACKET-OF-MARTIN-MARGIELA-@Marc-Chatelard-1.jpg" alt="" class="wp-image-63115" style="width:356px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/MAISON-MARTIN-MARGIELA-PERSONAL-PAINTED-DENIM-JACKET-OF-MARTIN-MARGIELA-@Marc-Chatelard-1.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/MAISON-MARTIN-MARGIELA-PERSONAL-PAINTED-DENIM-JACKET-OF-MARTIN-MARGIELA-@Marc-Chatelard-1-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Dentro l’archivio che ha cambiato il fashion system</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tra i pezzi più significativi figura il celebre dossier realizzato nel 1987, quando Margiela era ancora alla ricerca di produttori italiani e stava immaginando la futura identità della Maison. Disegni, collage e appunti raccontano la nascita di un linguaggio visivo che avrebbe ridefinito il concetto stesso di decostruzione, anonimato e sperimentazione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non meno affascinanti sono gli oggetti che negli anni sono diventati veri e propri simboli del suo immaginario.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="500" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/BLOUSE-BLANCHE_-1988-2008-©Marc-Chatelard.jpg" alt="" class="wp-image-63122" style="width:426px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/BLOUSE-BLANCHE_-1988-2008-©Marc-Chatelard.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/BLOUSE-BLANCHE_-1988-2008-©Marc-Chatelard-300x300.jpg 300w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/BLOUSE-BLANCHE_-1988-2008-©Marc-Chatelard-150x150.jpg 150w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/BLOUSE-BLANCHE_-1988-2008-©Marc-Chatelard-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La celebre blouse blanche, il camice bianco indossato da collaboratori e atelier, testimonia quella filosofia collettiva che ha sempre rifiutato il culto della personalità. Il velo utilizzato per coprire completamente il volto delle modelle racconta invece l’ossessione per l’abito come protagonista assoluto, libero da qualsiasi distrazione legata all’identità di chi lo indossa.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Persino un telefono personale dipinto di bianco entra a far parte della narrazione. Un oggetto quotidiano trasformato in manifesto estetico, coerente con quella visione radicale che alla fine degli anni Ottanta avrebbe reso il bianco una delle firme più riconoscibili dell’universo Margiela.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="500" data-id="63116" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/@Marc-Chatelard-9.jpg" alt="" class="wp-image-63116" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/@Marc-Chatelard-9.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/@Marc-Chatelard-9-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="500" data-id="63118" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/@Marc-Chatelard-22.jpg" alt="" class="wp-image-63118" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/@Marc-Chatelard-22.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/@Marc-Chatelard-22-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Le Tabi: da provocazione a icona</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tra i top lot della vendita spiccano le celebri Tabi “Graffiti” del 1991. Oggi considerate una delle calzature più influenti della moda contemporanea, nacquero da un’intuizione che all’epoca apparve quasi incomprensibile. Ispirandosi alle tradizionali calzature giapponesi indossate dagli operai, Margiela immaginò una scarpa capace di rompere ogni convenzione estetica del periodo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La storia racconta che nessuno le amasse particolarmente agli inizi. Eppure il designer continuò a proporle stagione dopo stagione, fino a trasformarle in uno degli accessori più riconoscibili e desiderati del fashion system.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le Tabi presenti nell’asta conservano inoltre un valore simbolico particolare: durante una mostra al Palais Galliera di Parigi furono spontaneamente disegnate e annotate dai visitatori, trasformandosi in una sorta di opera collettiva che ancora oggi testimonia il rapporto diretto tra creazione e pubblico.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="500" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/GRAFFITI-_TABI_-1991-©Marc-Chatelard.jpg" alt="" class="wp-image-63119" style="width:360px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/GRAFFITI-_TABI_-1991-©Marc-Chatelard.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/GRAFFITI-_TABI_-1991-©Marc-Chatelard-300x300.jpg 300w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/GRAFFITI-_TABI_-1991-©Marc-Chatelard-150x150.jpg 150w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/GRAFFITI-_TABI_-1991-©Marc-Chatelard-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>L’eredità silenziosa di Hermès</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Accanto agli archivi personali del designer trova spazio un capitolo altrettanto emozionante: il guardaroba Hermès appartenuto a Léa Bouchet, madre di Martin Margiela.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Circa sessanta capi, accessori, scarpe e borse raccontano il periodo compreso tra il 1997 e il 2003, quando il creativo guidava la linea femminile della maison francese. Un periodo che oggi molti considerano uno dei momenti più raffinati della storia moderna di Hermès. Le silhouette sono essenziali, i dettagli ridotti al minimo, i materiali straordinari. Cachemire, seta, pellami e costruzioni impeccabili restituiscono una visione del lusso fondata sulla qualità e sulla durata piuttosto che sull’ostentazione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tra i pezzi più significativi emergono la celebre Clochette reinterpretata come collana, la rivoluzionaria cintura Double Tour che avrebbe influenzato generazioni di accessori e il raro sac Initial, esempio perfetto della ricerca di equilibrio tra funzionalità e artigianalità che ha caratterizzato il lavoro di Margiela per Hermès.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="500" data-id="63120" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/DOUBLE-TOUR_-©Marc-Chatelard.jpg" alt="" class="wp-image-63120" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/DOUBLE-TOUR_-©Marc-Chatelard.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/DOUBLE-TOUR_-©Marc-Chatelard-300x300.jpg 300w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/DOUBLE-TOUR_-©Marc-Chatelard-150x150.jpg 150w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/DOUBLE-TOUR_-©Marc-Chatelard-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="560" data-id="63121" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/THE-HERMES-BAG-INITIAL-2002-@Marc-Chatelard-1.jpg" alt="" class="wp-image-63121" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/THE-HERMES-BAG-INITIAL-2002-@Marc-Chatelard-1.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/THE-HERMES-BAG-INITIAL-2002-@Marc-Chatelard-1-480x538.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>La moda </strong>è <strong>patrimonio</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’esposizione che accompagnerà la vendita, curata da Bob Verhelst, è stata concepita come una sorta di “unwrapping”. Un gesto semplice ma evocativo che invita il pubblico a scoprire gli oggetti come se venissero aperti per la prima volta.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è forse proprio questo il significato più profondo dell’intera operazione. In un momento storico in cui la moda sembra consumare sé stessa alla velocità di uno scroll, Martin Margiela sceglie di fermarsi e guardare indietro. Non per celebrare la nostalgia, ma per ricordare che ogni collezione nasce da idee, tentativi, intuizioni e ossessioni.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per anni questi oggetti sono rimasti custoditi in silenzio. Oggi diventano testimonianze tangibili di una visione che continua a influenzare designer, studenti e appassionati in tutto il mondo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Perché se la moda vive nel presente, i grandi archivi hanno il potere di raccontare il futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: press kit Com &amp; Stories </p>
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		<title>Voices of Denim</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/06/02/voices-of-denim/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[Afro Fashion Association]]></category>
		<category><![CDATA[denim]]></category>
		<category><![CDATA[Levi’s]]></category>
		<category><![CDATA[MFW]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Levi’s e Afro Fashion Association selezionano 30 creativi per la Milano Fashion Week 2026 Dal fashion design alla fotografia, fino al cinema e al sound design: il nuovo progetto di Levi’s e Afro Fashion Association trasforma il denim in un linguaggio culturale e porta alla ribalta una nuova generazione di talenti creativi. I tessuti che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/06/02/voices-of-denim/">Voices of Denim</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Levi’s e Afro Fashion Association selezionano 30 creativi per la Milano Fashion Week 2026</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Dal fashion design alla fotografia, fino al cinema e al sound design: il nuovo progetto di Levi’s e Afro Fashion Association trasforma il denim in un linguaggio culturale e porta alla ribalta una nuova generazione di talenti creativi.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">I tessuti che seguono le tendenze sono vari, tanti, e poi c’è il denim, che le attraversa tutte.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nato come uniforme da lavoro, trasformato in simbolo di ribellione, adottato dalle sottoculture e successivamente elevato a pilastro del lusso contemporaneo, il denim continua a raccontare storie che vanno ben oltre il guardaroba. È proprio da questa consapevolezza che nasce <strong>Voices of Denim</strong>, il nuovo progetto sviluppato da <a href="https://www.adlmag.it/2024/12/12/inside-the-editorial-denims-embrace/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Levi’s</a> e Afro Fashion Association, che riunisce 30 creativi emergenti BIPOC in un percorso annuale dedicato a moda, arte, fotografia, cinema e cultura contemporanea.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’iniziativa culminerà durante la <strong>Milano Fashion Week di settembre 2026</strong>, quando una mostra immersiva aperta al pubblico presenterà il risultato di un anno di ricerca, sperimentazione e collaborazione interdisciplinare. Ma sarebbe riduttivo definire Voices of Denim una semplice piattaforma dedicata ai giovani talenti. Il progetto nasce infatti con l’obiettivo di esplorare il denim come linguaggio culturale vivo, capace di raccontare identità, memoria collettiva, appartenenza e trasformazione sociale.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="663" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-01-alle-20.34.10.png" alt="" class="wp-image-62884" style="width:327px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-01-alle-20.34.10.png 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-01-alle-20.34.10-480x636.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Cos’è Voices of Denim, il nuovo progetto di Levi’s e Afro Fashion Association</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Presentato a Milano, <a href="https://afrofashion.org/afwm/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Voices of Denim</a> rappresenta un nuovo modello di collaborazione tra industria della moda e produzione culturale. Il programma coinvolge professionisti provenienti da discipline diverse (fashion design, fotografia, arti visive, styling, sound design, cinema e scrittura) chiamati a reinterpretare l’eredità creativa di Levi’s attraverso prospettive contemporanee e nuove sensibilità culturali.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La struttura del progetto si sviluppa attraverso diverse fasi di mentorship, ricerca e produzione creativa. Al centro dell’iniziativa c’è la volontà di costruire un ecosistema in cui le nuove generazioni possano accedere a competenze, relazioni e opportunità professionali spesso difficili da raggiungere.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un approccio che riflette una delle trasformazioni più interessanti del fashion system contemporaneo: la moda non è più soltanto un prodotto da consumare, ma un terreno di confronto culturale dove identità, rappresentazione e creatività diventano parte della stessa conversazione.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="750" data-id="62888" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Jordan-Anderson.jpg" alt="" class="wp-image-62888" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Jordan-Anderson.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Jordan-Anderson-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="750" data-id="62887" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Michelle-Francine-Ngonmo.jpg" alt="" class="wp-image-62887" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Michelle-Francine-Ngonmo.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Michelle-Francine-Ngonmo-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="333" data-id="62886" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Michelle-Francine-Ngonmo_Jordan-Anderson.jpg" alt="" class="wp-image-62886" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Michelle-Francine-Ngonmo_Jordan-Anderson.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Michelle-Francine-Ngonmo_Jordan-Anderson-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>I 30 creativi che porteranno il denim alla Milano Fashion Week 2026</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">I trenta partecipanti selezionati provengono da background geografici e professionali differenti. Tra loro figurano fashion designer, fotografi, artisti, stylist, videomaker, sound designer e storyteller che operano tra Italia, Africa, Sud America, Asia e Medio Oriente.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dieci designer realizzeranno altrettanti look manifesto utilizzando materiali deadstock Levi’s, mentre gli altri creativi contribuiranno alla costruzione dell’universo narrativo del progetto attraverso immagini, produzioni editoriali, installazioni, contenuti audiovisivi e paesaggi sonori. Il risultato sarà una riflessione collettiva sul ruolo del denim nella cultura contemporanea e sulla sua capacità di attraversare generazioni, comunità e linguaggi differenti.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ad accompagnare il percorso saranno alcune figure di riferimento del panorama creativo internazionale. Tra i mentor coinvolti figurano Francesca Ragazzi, Head of Editorial Content di Vogue Italia, Edward Buchanan, Tamu McPherson, Walter D’Aprile, Michelle Francine Ngonmo e membri del team design di Levi’s, tra cui Cara Fenu e Paul Dillinger.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="428" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Voices-of-Denim_Talent-Creative_Portrait.jpg" alt="" class="wp-image-62885" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Voices-of-Denim_Talent-Creative_Portrait.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Voices-of-Denim_Talent-Creative_Portrait-480x411.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Perché il denim continua a essere il linguaggio universale della moda</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In un momento storico in cui il settore della moda è chiamato a confrontarsi con temi come inclusione, rappresentazione e accesso alle opportunità creative, Voices of Denim sceglie di partire da uno degli oggetti più democratici del guardaroba contemporaneo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Da oltre 150 anni il denim accompagna cambiamenti sociali, movimenti culturali e trasformazioni generazionali. Oggi Levi’s sceglie di utilizzare questo patrimonio come punto di partenza per un dialogo che guarda al futuro, mettendo al centro nuove voci e nuove prospettive.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il progetto sviluppato insieme ad Afro Fashion Association supera infatti il tradizionale concetto di collaborazione tra brand e creativi. L’obiettivo è costruire uno spazio in cui la creatività possa diventare strumento di crescita collettiva, scambio culturale e innovazione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Una visione che appare particolarmente significativa in un periodo in cui il valore della moda non si misura soltanto attraverso le collezioni, ma anche attraverso la capacità di generare conversazioni, costruire comunità e amplificare narrazioni spesso rimaste ai margini.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="548" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/LEVIS_2.jpg" alt="" class="wp-image-62971" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/LEVIS_2.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/LEVIS_2-480x526.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Una mostra aperta alla città di Milano</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il percorso si concluderà il 23 settembre 2026 con l’inaugurazione di una mostra immersiva presso Casa degli Artisti, durante la Milano Fashion Week. Curata da Jordan Anderson e supportata da Camera Nazionale della Moda Italiana, l’esposizione sarà aperta gratuitamente al pubblico per due settimane.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Denim, immagini, suono, installazioni e storytelling si intrecceranno in un racconto collettivo che parla di identità, appartenenza e nuove forme di espressione creativa.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Probabilmente il segreto del denim è sempre stato questo: cambiare continuamente forma senza perdere la propria voce. E oggi, grazie a una nuova generazione di creativi, quella voce sembra avere ancora molto da raccontare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: press kit NEGRI FIRMAN PR &amp; COMMUNICATION</p>
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		<title>Cosa ci rimane davvero di Cannes? Forse un paio di Superga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 09:14:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[Cannes]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Philippine Leroy]]></category>
		<category><![CDATA[superga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra red carpet spettacolari, haute couture e look destinati a diventare virali, l&#8217;immagine più autentica del Festival arriva dall&#8217;aeroporto: Philippine Leroy rilancia il mito delle sneakers italiane più iconiche di sempre. Cosa ci rimane davvero di Cannes? Non soltanto gli abiti. Ci rimangono le immagini. Quelle che resistono quando i flash si spengono e il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Tra red carpet spettacolari, haute couture e look destinati a diventare virali, l&#8217;immagine più autentica del Festival arriva dall&#8217;aeroporto: Philippine Leroy rilancia il mito delle sneakers italiane più iconiche di sempre.</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Cosa ci rimane davvero di Cannes? Non soltanto gli abiti. Ci rimangono le immagini. Quelle che resistono quando i flash si spengono e il red carpet torna a essere semplicemente un tappeto rosso.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ci rimangono i look che hanno dominato le cronache del Festival: le apparizioni scenografiche di Bella Hadid, le silhouette couture che hanno trasformato la scalinata del Palais des Festivals in una passerella internazionale, gli abiti pensati per essere fotografati, condivisi e commentati nel giro di pochi minuti. Cannes continua a essere il luogo dove il cinema incontra la moda e dove la moda, ogni anno, cerca di superare sé stessa.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Eppure, a distanza di settimane, una delle immagini più interessanti del Festival non arriva dal red carpet.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Arriva dall&#8217;aeroporto.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="242" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/superga-chaussures-1024x496-2.jpeg" alt="" class="wp-image-62829" style="width:463px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/superga-chaussures-1024x496-2.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/superga-chaussures-1024x496-2-480x232.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Mentre Cannes continuava a vivere nel linguaggio dell&#8217;eccezione, Philippine Leroy-Beaulieu sceglieva una camicia morbida, denim chiaro e ai piedi un paio di <a href="https://www.superga.com/it/pages/made-in-italy" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Superga 1925</a>.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel posto dove la moda vive di eccessi, è bastato un paio di sneakers bianche per rubare davvero la scena.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’attrice francese, diventata icona internazionale grazie al ruolo di Sylvie Grateau in <em>Emily in Paris</em>, è stata avvistata all’aeroporto di Cannes con le storiche sneakers italiane, riportando ancora una volta Superga dentro quel territorio rarissimo dove convivono lusso, semplicità ed eleganza autentica.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="750" data-id="62827" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/HD-Philippine-Leroy-B.-in-SUPERGA.jpeg" alt="" class="wp-image-62827" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/HD-Philippine-Leroy-B.-in-SUPERGA.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/HD-Philippine-Leroy-B.-in-SUPERGA-480x720.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="820" data-id="62828" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/b3e190768c5cf446da40a3268524388f.jpeg" alt="" class="wp-image-62828" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/b3e190768c5cf446da40a3268524388f.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/b3e190768c5cf446da40a3268524388f-480x787.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Perché ci sono scarpe che seguono le tendenze. E poi ci sono quelle che sopravvivono a tutte.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Il ritorno dell’eleganza effortless</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Cannes 2026 sarà ricordato anche per alcuni dei look più discussi della stagione. Dalle apparizioni da diva contemporanea alle architetture couture viste sul red carpet, il Festival ha confermato ancora una volta la propria natura di laboratorio estetico globale. Ma proprio in mezzo a questa sovrabbondanza visiva emerge il valore dell’immagine di Philippine Leroy: non è una provocazione, nemmeno un esercizio di spettacolarizzazione, bensì un promemoria.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La moda può ancora essere desiderabile senza essere rumorosa. In un’epoca dominata dalla logomania, dai drop continui e da un’estetica sempre più spettacolare, il gesto di Philippine Leroy assume quasi una valenza culturale. Indossare Superga a Cannes significa scegliere una forma diversa di lusso: meno ostentazione, più identità.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="681" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Philippine-Leroy-Beaulieu-Saint-Laurent-752x1024-2.jpg" alt="" class="wp-image-62831" style="width:305px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Philippine-Leroy-Beaulieu-Saint-Laurent-752x1024-2.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Philippine-Leroy-Beaulieu-Saint-Laurent-752x1024-2-480x654.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è esattamente questo il motivo per cui il brand continua a resistere al tempo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nata a Torino nel 1911 e diventata celebre grazie alla sua iconica suola in gomma vulcanizzata, Superga ha attraversato intere generazioni senza mai perdere davvero il proprio linguaggio estetico. Da scarpa sportiva a simbolo trasversale dello stile italiano, fino a diventare oggi una delle sneakers più riconoscibili della moda contemporanea.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le Superga 1925 indossate dall’attrice rappresentano perfettamente questo equilibrio: linee pulite, tela di cotone, costruzione essenziale e quella capacità tutta italiana di apparire sofisticate senza mai sembrare costruite. Un concetto che oggi, paradossalmente, appare quasi rivoluzionario.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="334" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/110635_004-2.jpeg" alt="" class="wp-image-62832" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/110635_004-2.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/110635_004-2-480x321.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Philippine Leroy e il fascino della moda non urlata</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non è un caso che sia stata proprio Philippine Leroy a riportare sotto i riflettori le iconiche sneakers italiane.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il personaggio di Sylvie Grateau in <em>Emily in Paris</em> è diventato negli anni un vero manifesto estetico di <a href="https://www.adlmag.it/2026/02/15/silver-models/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">eleganza adulta</a>, minimalismo e femminilità controllata. Tailoring rigoroso, palette neutre, sensualità mai ostentata. Una donna che comunica potere senza bisogno di eccessi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="500" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/philippine-leroy-beaulieu6-693817ac3e283.jpg" alt="" class="wp-image-62836" style="width:480px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/philippine-leroy-beaulieu6-693817ac3e283.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/philippine-leroy-beaulieu6-693817ac3e283-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Anche fuori dal set, l’attrice francese sembra incarnare perfettamente quella stessa idea di stile. E le Superga diventano quasi una naturale estensione di questo immaginario: discrete, sofisticate, immediatamente riconoscibili senza dover gridare la propria presenza. In fondo, la vera eleganza contemporanea sembra essersi spostata proprio lì. Nella sottrazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Perché le Superga continuano a essere un mito della moda italiana</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel fashion system contemporaneo, dove tutto cambia alla velocità di un algoritmo, sopravvivere senza snaturarsi è probabilmente la forma più alta di rilevanza. Superga continua a riuscirci da oltre un secolo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Lo dimostra il fatto che, ancora oggi, celebrity, modelle e attrici internazionali continuino a sceglierle fuori dalle passerelle e lontano dagli styling più costruiti. Perché le Superga non appartengono realmente alle tendenze. Appartengono piuttosto a quella categoria rarissima di oggetti che attraversano il tempo diventando familiari, quasi emotivi.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="371" height="560" data-id="62833" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Superga-con-gonna.jpg" alt="" class="wp-image-62833" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Superga-con-gonna.jpg 371w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Superga-con-gonna-199x300.jpg 199w" sizes="(max-width: 371px) 100vw, 371px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="914" data-id="62835" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/kate-superga.jpeg" alt="" class="wp-image-62835" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/kate-superga.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/kate-superga-480x877.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="750" data-id="62834" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/superga-14.jpeg" alt="" class="wp-image-62834" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/superga-14.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/superga-14-480x720.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Una sneakers, una memoria collettiva dello stile italiano. Perché se Cannes ci ha lasciato in eredità abiti spettacolari, haute couture e red carpet destinati a entrare negli archivi della moda, ci ha lasciato anche qualcosa di molto più interessante.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Forse è proprio questo il paradosso più affascinante del Festival.Mentre tutti cercavano il look perfetto per conquistare i social, l&#8217;immagine che continua a tornare nelle moodboard della stagione non arriva dal red carpet. Arriva da un aeroporto.Una camicia morbida, un paio di jeans, delle Superga bianche. La dimostrazione che, anche oggi,&nbsp; il vero stile non è necessariamente quello che urla più forte.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È quello che riesce a farsi ricordare quando il Festival è già finito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: press kit JR Studio, Pinterest</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/05/31/cosa-ci-rimane-davvero-di-cannes-forse-un-paio-di-superga/">Cosa ci rimane davvero di Cannes? Forse un paio di Superga</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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		<title>Il silenzio è un lusso: digital detox e quiet luxury</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/05/22/il-silenzio-e-un-lusso-digital-detox-e-quiet-luxury/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[genZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle Dolomiti ai digital detox retreat: perché sogniamo il silenzio invece della visibilità C’è chi risponde alle mail mentre sta cenando. Chi controlla Instagram appena apre gli occhi.Chi parte per il weekend portandosi dietro il computer “nel caso servisse”. Per anni ci avevano raccontato che vivere significasse esserci sempre. Sempre presenti. Sempre raggiungibili. Perennemente visibili. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/05/22/il-silenzio-e-un-lusso-digital-detox-e-quiet-luxury/">Il silenzio è un lusso: digital detox e quiet luxury</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Dalle Dolomiti ai digital detox retreat: perché sogniamo il silenzio invece della visibilità</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C’è chi risponde alle mail mentre sta cenando. Chi controlla Instagram appena apre gli occhi.<br>Chi parte per il weekend portandosi dietro il computer “nel caso servisse”. Per anni ci avevano raccontato che vivere significasse esserci sempre. Sempre presenti. Sempre raggiungibili. Perennemente visibili.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">I tavoli prenotati nei ristoranti giusti, i rooftop trasformati in set fotografici, le vacanze vissute come caroselli Instagram da aggiornare in tempo reale. Anche il tempo libero, lentamente, è diventato una performance.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="334" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/organizzare-lufficio-in-modo-efficiente-1.jpg" alt="" class="wp-image-62335" style="width:437px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/organizzare-lufficio-in-modo-efficiente-1.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/organizzare-lufficio-in-modo-efficiente-1-480x321.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Poi qualcosa si è incrinato.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E così, nel 2026, il vero privilegio sembra diventato un altro: sparire.<br>Non per mesi. Non per sempre. Solo per un weekend. Il tempo necessario per chiudere il computer il venerdì sera, infilare un maglione pesante in borsa e guidare verso un posto dove il telefono prende male e nessuno si aspetta che tu sia produttivo anche durante un aperitivo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le montagne, in questo senso, sono diventate molto più di una destinazione. Sono una fuga simbolica da tutto ciò che continua a fare rumore.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="333" data-id="62333" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Migliori-terrazze-rooftop-Milano-images.xceed_.me_.jpeg" alt="" class="wp-image-62333" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Migliori-terrazze-rooftop-Milano-images.xceed_.me_.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Migliori-terrazze-rooftop-Milano-images.xceed_.me_-480x320.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="304" data-id="62332" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/benefici-camminate-montagna-790x480-1.jpg" alt="" class="wp-image-62332" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/benefici-camminate-montagna-790x480-1.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/benefici-camminate-montagna-790x480-1-480x292.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>
</figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>La fuga dalle città performative</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Milan continua a correre. E forse il problema è proprio questo. Corrono le mail. Corre il lavoro. Corrono i social.<br>Corre perfino il modo in cui ci rilassiamo. Gli aperitivi diventano networking. Le cene si trasformano in contenuti. Anche il weekend sembra ormai una checklist da completare: allenarsi, documentare, postare, ottimizzare.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Abbiamo trasformato persino il riposo in una prestazione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La Generazione Z, cresciuta online, iperconnessa e abituata a vivere sotto osservazione costante, sta iniziando però a ribellarsi a questa dinamica, a differenza di noi millenials che fatichiamo a staccarci da queste reti. Sempre più giovani parlano apertamente di burnout digitale, di ansia da reperibilità continua, di bisogno di anonimato. Il boom delle ricerche legate al digital detox, alle vacanze offline e ai wellness retreat racconta esattamente questo: il desiderio di sparire, almeno per qualche giorno.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E allora cambiano anche i weekend. Meno rooftop. Più sentieri. Meno locali affollati. Più rifugi nel bosco.<br>Meno necessità di mostrarsi. Più bisogno di respirare. Forse perché siamo diventati così abituati a essere reperibili da vivere il silenzio quasi con senso di colpa.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="334" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/shutterstock_2387464427.jpg.avif" alt="" class="wp-image-62336" style="width:416px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Hotel che vendono silenzio</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La cosa più interessante è che il turismo lo ha capito perfettamente.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per anni gli hotel di lusso hanno venduto accesso: rooftop esclusivi, ristoranti stellati, lobby affollate di persone da fotografare. Oggi invece il nuovo privilegio sembra essere l’opposto. La possibilità di sparire.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Secondo diverse analisi sui travel trend del 2026, il wellness tourism e i soggiorni legati al digital detox stanno vivendo una crescita significativa, soprattutto tra Millennials e Generazione Z, sempre più attratti da esperienze legate a lentezza, mindfulness e disconnessione emotiva.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="336" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/weekend-montagna-760x510-1.jpg" alt="" class="wp-image-62342" style="width:387px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/weekend-montagna-760x510-1.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/weekend-montagna-760x510-1-480x323.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il concetto è semplice: in un mondo dove tutti sono sempre reperibili, diventare irraggiungibili è diventato uno status symbol.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non sorprende quindi che sempre più strutture stiano costruendo la propria identità attorno al silenzio.<br>Non solo spa o panorami. Silenzio vero. Assenza di notifiche. Tempo rallentato. Esperienze offline.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sulle Dolomiti, ad esempio, FORESTIS ha trasformato questa filosofia nel centro stesso della propria narrazione. Il resort parla apertamente di “peace as a new luxury”, definendosi un luogo di ritiro immerso nella natura dove recuperare tempo, presenza mentale e calma emotiva.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-10 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="278" data-id="62337" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/forestis.jpg" alt="" class="wp-image-62337" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/forestis.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/forestis-480x267.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="333" data-id="62339" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ChatGPT-Image-22-mag-2026-08_47_51.png" alt="" class="wp-image-62339" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ChatGPT-Image-22-mag-2026-08_47_51.png 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ChatGPT-Image-22-mag-2026-08_47_51-480x320.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le camere guardano le foreste anziché le città. I ritmi vengono scanditi dalla luce naturale, dalle passeggiate nei boschi, dai rituali wellness e dal silenzio delle montagne. Non è soltanto hospitality: è una forma contemporanea di evasione psicologica.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E non si tratta di un caso isolato. Le ricerche online per “digital detox retreat” sono cresciute sensibilmente nell’ultimo anno, mentre sempre più viaggiatori dichiarano di voler limitare l’uso dei social durante le vacanze. Persino il design degli hotel sta cambiando. Alcuni resort internazionali propongono Wi-Fi limitato, aree phone-free, meditazione guidata, yoga immersivo e percorsi di “intentional restoration”, quella che il turismo di lusso inizia ormai a definire come una nuova forma di benessere emotivo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="375" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ADLER-Lodge-ALPE-@AdlerHotels-2-1.jpg-copia-1.jpg" alt="" class="wp-image-62340" style="width:412px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ADLER-Lodge-ALPE-@AdlerHotels-2-1.jpg-copia-1.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ADLER-Lodge-ALPE-@AdlerHotels-2-1.jpg-copia-1-480x360.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è forse questo il cambiamento più interessante del lusso contemporaneo. Per anni il lusso è stato presenza.<br>Oggi sta diventando assenza. Assenza di rumore. Di richieste continue. Assenza di persone che pretendono attenzione immediata.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Il nuovo quiet luxury emotivo</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per questo il quiet luxury non riguarda più soltanto i vestiti. Non sono solo i maglioni color panna o le silhouette minimaliste viste sulle passerelle. Il <a href="https://www.adlmag.it/2026/05/21/quiet-vs-loud-luxury/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quiet luxury</a> è diventato un modo diverso di stare al mondo. Più lento. Più discreto. Meno ossessionato dalla performance.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ecco perché la montagna è diventata il nuovo status symbol emotivo. Non tanto per mostrarsi, quanto per sparire meglio.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le vacanze off-grid, gli chalet isolati, le spa immerse nei boschi e i weekend detox stanno crescendo proprio perché promettono qualcosa che le città sembrano non riuscire più a offrire: silenzio mentale. Perché la verità è che siamo stanchi. Stanchi di essere sempre reperibili. Sempre online. Efficienti. Sempre presenti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="281" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/generazione-sempre-connessa-tra-like-e-ia.jpg" alt="" class="wp-image-62341" style="width:436px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/generazione-sempre-connessa-tra-like-e-ia.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/generazione-sempre-connessa-tra-like-e-ia-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E forse è proprio qui che si nasconde il vero lusso del 2026. Non nell’essere ovunque.<br>Ma nel potersi assentare senza dover dare spiegazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: Pinterest, Hotel Forestis homepage, created from IA</p>
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		<title>Bad Bunny x Zara</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/05/21/bad-bunny-x-zara/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[bad Bunny]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[zara]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>BENITO ANTONIO è la collezione che trasforma il fast fashion in identità culturale Dai look del Super Bowl al Met Gala 2026: la collaborazione tra Bad Bunny e Zara racconta molto Esiste qualcosa di estremamente contemporaneo nel modo in cui Zara ha scelto di presentare BENITO ANTONIO: perché questa non è stata una collaborazione annunciata. È [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">BENITO ANTONIO è la collezione che trasforma il fast fashion in identità culturale</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dai look del Super Bowl al Met Gala 2026:  la collaborazione tra Bad Bunny e Zara racconta molto </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Esiste qualcosa di estremamente contemporaneo nel modo in cui Zara ha scelto di presentare <em>BENITO ANTONIO</em>: perché questa non è stata una collaborazione annunciata. È stata una storia lasciata filtrare lentamente dentro la cultura pop, fino a diventare inevitabile.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Prima il Super Bowl LX. Poi il Met Gala. Poi ancora quel pop-up apparso quasi senza spiegazioni a San Juan, nel cuore di Porto Rico. Come se la collezione avesse iniziato a esistere prima ancora di essere ufficializzata.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="375" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0233.jpg" alt="" class="wp-image-62284" style="width:457px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0233.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0233-480x360.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è forse proprio qui che si capisce quanto Zara sia cambiata.Per anni il fast fashion ha inseguito il lusso cercando di copiarne l’estetica. Oggi invece il gioco è diverso: non basta più produrre vestiti desiderabili. Bisogna costruire mondi credibili. Universi narrativi. Identità abbastanza forti da trasformarsi in linguaggio culturale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è esattamente ciò che accade con Bad Bunny.<em>BENITO ANTONIO</em>, disponibile dal 21 maggio online e in selezionati store Zara nel mondo, nasce come una collezione di 150 pezzi costruita attorno all’identità personale di Benito Antonio Martínez Ocasio. Non soltanto al suo stile, ma al modo in cui ha sempre trasformato la propria immagine in dichiarazione culturale. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Perché Bad Bunny non appartiene semplicemente alla categoria delle celebrity.<br>È uno di quei personaggi che riescono a spostare il baricentro della conversazione estetica contemporanea ogni volta che entrano in una stanza. E Zara questo lo ha capito perfettamente.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="176" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Benito-Antonio-Logo-1.jpeg" alt="" class="wp-image-62285" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Benito-Antonio-Logo-1.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Benito-Antonio-Logo-1-480x169.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La collezione Bad Bunny x Zara racconta Porto Rico senza renderlo “più comprensibile”</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La parte più interessante del progetto, infatti, non è nemmeno l’abbigliamento. È il modo in cui la collezione sceglie di raccontare Porto Rico.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Creata insieme allo storico direttore creativo Janthony Oliveras,&nbsp;<em>BENITO ANTONIO</em>&nbsp;attraversa tailoring rilassato, oversize, texture materiche e statement graphics, ma senza mai sembrare costruita per inseguire una tendenza precisa.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Al contrario, tutto appare profondamente personale. Quasi istintivo. Secondo quanto raccontato nel comunicato ufficiale, anche l’identità visiva sviluppata con M/M Paris nasce da dettagli quotidiani del paesaggio portoricano: pali elettrici, infrastrutture urbane, superfici consumate, texture artigianali. Elementi normalmente invisibili agli occhi del fashion system globale, che qui diventano invece parte del racconto estetico. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-11 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="373" data-id="62286" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/STILLZ_ZARA_BB_025.jpg" alt="" class="wp-image-62286" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/STILLZ_ZARA_BB_025.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/STILLZ_ZARA_BB_025-480x358.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="666" data-id="62287" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0090.jpg" alt="" class="wp-image-62287" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0090.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0090-480x639.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="769" height="1024" data-id="62288" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0037-769x1024.jpg" alt="" class="wp-image-62288" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è impossibile non notare quanto questo approccio racconti perfettamente il presente della moda. Per anni il lusso ha inseguito l’idea di un’estetica internazionale, neutra, quasi sterilizzata. Oggi accade il contrario: più qualcosa appare locale, personale, autentico, più riesce a diventare globale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Bad Bunny non ha mai modificato davvero la propria identità per essere compreso dal mondo.<br>Ha fatto una cosa molto più potente: ha costretto il mondo a entrare nella sua.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tutte le collaborazioni più famose di Zara: da Narciso Rodriguez a Stefano Pilati</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Naturalmente&nbsp;<em>BENITO ANTONIO</em>&nbsp;non arriva dal nulla.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Negli ultimi anni Zara ha progressivamente trasformato le proprie collaborazioni in operazioni culturali sempre più sofisticate. Dalla capsule con Narciso Rodriguez, che aveva riportato nel fast fashion il minimalismo sensuale degli anni Novanta, fino alle partnership con Studio Nicholson, ADERERROR e Samuel Ross.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Poi Harry Lambert, stylist simbolo della nuova mascolinità fashion. Charlotte Gainsbourg, capace di incarnare quell’eleganza francese disinvolta che il lusso continua a romanticizzare. E ancora Stefano Pilati, ex Yves Saint Laurent, figura quasi mitologica per chiunque abbia vissuto la moda degli anni Duemila. Ed è recentissima quella con John Galliano</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma il punto non è soltanto l’elenco dei nomi. Il punto è che Zara sembra aver compreso una verità molto precisa sul presente: oggi le persone non acquistano semplicemente vestiti. Acquistano appartenenza estetica.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="761" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0175-1-1024x761.jpg" alt="" class="wp-image-62293" style="aspect-ratio:1.3456301254374985;width:506px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0175-1-980x728.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0175-1-480x357.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è qui che il confine tra lusso e fast fashion inizia a collassare definitivamente.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Perché BENITO ANTONIO è una delle collaborazioni moda più importanti del 2026</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La campagna fotografata da STILLZ, mente creativa dietro alcune delle immagini più iconiche della carriera di Bad Bunny, mostra l’artista seduto da solo su una roccia nell’oceano accanto a una barca artigianale costruita usando frammenti della collezione stessa. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non sembra una classica campagna fashion. Sembra quasi una metafora.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Come se Zara stesse cercando di trasformare il fast fashion in qualcosa di più emotivo, più personale, più narrativo. Non soltanto un sistema industriale capace di produrre velocemente, ma una macchina culturale capace di generare desiderio attraverso il racconto.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-12 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="761" data-id="62290" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0175-1024x761.jpg" alt="" class="wp-image-62290" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0175-980x728.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0175-480x357.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="403" data-id="62289" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/16d91e24-f7c5-4e16-8f90-9ffe54a5b8da.jpg" alt="" class="wp-image-62289" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/16d91e24-f7c5-4e16-8f90-9ffe54a5b8da.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/16d91e24-f7c5-4e16-8f90-9ffe54a5b8da-480x387.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="769" height="1024" data-id="62291" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ZARA-PLAYA_0022-769x1024.jpg" alt="" class="wp-image-62291" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E forse è proprio questo il motivo per cui <em>BENITO ANTONIO</em> funziona. Perché nel 2026 non basta più che un capo sia bello.<br>Deve sembrare vissuto. Deve evocare un’identità. Deve dare l’impressione di appartenere a un mondo preciso. Bad Bunny non sta semplicemente vendendo vestiti insieme a Zara.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="755" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/STILLZ_ZARA_BB_097-1024x755.jpg" alt="" class="wp-image-62292" style="aspect-ratio:1.3572109562214951;width:543px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/STILLZ_ZARA_BB_097-980x722.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/STILLZ_ZARA_BB_097-480x354.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ci sta vendendo una versione del presente in cui autenticità, streetwear, cultura latina e moda globale smettono finalmente di essere categorie separate.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>La collezione sarà disponibile da oggi, 21 maggio, su zara.com e in store Zara selezionati nel mondo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: press kit Zara Press Italy</p>
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		<title>The Custodians Earth Solutions Conference </title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/05/14/the-custodians-earth-solutions-conference/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SUSTAINABILITY]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Napoli la conferenza che lancia l’allarme sulla salute Gli scienziati: “Nei pazienti con microplastiche aumentano rischio di ictus, infarto e mortalità” Le microplastiche non sono più soltanto un problema ambientale. Oggi la scienza le collega sempre più direttamente anche alla salute umana. Ed è proprio da Napoli che arriva uno degli allarmi più forti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>A Napoli la conferenza che lancia l’allarme sulla salute</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Gli scienziati: “Nei pazienti con microplastiche aumentano rischio di ictus, infarto e mortalità”</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le microplastiche non sono più soltanto un problema ambientale. Oggi la scienza le collega sempre più direttamente anche alla salute umana. Ed è proprio da Napoli che arriva uno degli allarmi più forti degli ultimi mesi.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Al Circolo Canottieri Napoli si è svolta la quinta edizione di <em>The Custodians Earth Solutions Conference</em>, conferenza internazionale promossa da BioDesign Foundation insieme alla Marina Militare e all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, dedicata all’impatto delle microplastiche sulla salute e sulla biodiversità. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="813" height="548" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/maddalena-1.jpg" alt="" class="wp-image-61990" style="width:395px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/maddalena-1.jpg 813w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/maddalena-1-480x324.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 813px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Napoli al centro del dibattito internazionale sulle microplastiche</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A presenziare all’evento sono stati Giancarlo Bracale, presidente del Circolo Canottieri Napoli, Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio Regionale della Campania, Gianfranco Nicoletti, rettore dell’Università Vanvitelli, Claudia Pecoraro, assessora regionale con deleghe all’ambiente e alle pari opportunità, e Gianluca Baiesi, Stadium Manager e direttore operativo del Calcio Napoli.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Presenti anche numerosi scienziati internazionali, tra cui Gaetano Guerra della European Association of Professors Emeriti, Giorgio Budillon dell’Università Parthenope, Maria Emanuela Errico dell’IPCBNCR, Pasquale Iovino e Raffaele Marfella dell’Università Vanvitelli e Ciryll Hugi di ENESPA.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Microplastiche nel sangue: i dati che preoccupano i ricercatori</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Durante la conferenza sono stati presentati dati che stanno facendo discutere il mondo scientifico.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Secondo quanto emerso dagli studi illustrati durante l’evento, nei pazienti con microplastiche presenti nelle placche aterosclerotiche è stato osservato un rischio significativamente più alto di infarto, ictus e mortalità.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Su 257 pazienti con stenosi carotidea superiore al 70% sottoposti a intervento chirurgico, in 150 casi è stato rilevato polietilene e in 31 polivinilcloruro (PVC). Ancora più impressionante il dato relativo ai pazienti con infarto acuto: oltre l’80% presentava micro e nanoplastiche nel sangue.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-13 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="333" data-id="61995" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/02-MARINA-MILITARE.jpg" alt="" class="wp-image-61995" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/02-MARINA-MILITARE.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/02-MARINA-MILITARE-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tra i fattori ambientali associati al fenomeno figurano anche il fumo di sigaretta e l’esposizione agli inquinanti atmosferici.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Ogni anno oltre 430 milioni di tonnellate di plastica prodotte nel mondo</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’emergenza ambientale continua intanto a crescere. Ogni anno vengono prodotte circa 430 milioni di tonnellate di plastica nel mondo, mentre milioni di rifiuti finiscono negli oceani, con conseguenze sempre più evidenti sugli ecosistemi marini e sulla salute umana. &nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Napoli è stata scelta come simbolo di una possibile trasformazione ambientale e centro operativo del progetto internazionale “<a href="https://www.adlmag.it/2026/04/01/custodians-plastic-race/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Custodians Plastic Race</a>”, iniziativa dedicata alla pulizia del territorio e alla sensibilizzazione ambientale.  </p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Le possibili cure contro le microplastiche nel corpo umano</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Come spiegato dal professor Raffaele Marfella dell’Università Vanvitelli, il centro di ricerca nato all’interno dell’ateneo campano sta studiando due possibili strategie terapeutiche.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="333" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/01-OCEAN-RACE-1.jpg" alt="" class="wp-image-61994" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/01-OCEAN-RACE-1.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/01-OCEAN-RACE-1-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La prima riguarda farmaci capaci di ridurre l’infiammazione provocata dalle microplastiche. La seconda punta invece a eliminare completamente le particelle dall’organismo attraverso enzimi ispirati a batteri e funghi in grado di degradare la plastica.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Una ricerca che apre scenari ancora poco esplorati ma che potrebbe diventare fondamentale nei prossimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: BioDesign Foundation web site</p>
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