Top model anni ’90, le più grandi di tutti i tempi: anche dei nostri

da | FASHION

A distanza di più di trent’anni, le top model dell’epoca d’oro della moda continuano a dominarla. Cos’è che le ha rese immortali?

Non ci sono più le modelle di una volta: può sembrare riduttivo, forse sconsiderato, ma la moda non fa che ripetercelo. La campagna Autunno Inverno 2025 di Versace, l’ultima firmata da Donatella nelle vesti di direttrice creativa, ne è la conferma. Statuarie e audaci – e più Versace che mai –, parte delle protagoniste sono alcune tra le top model più influenti degli anni ’90: Claudia Schiffer, Kate Moss, Kristen McMenamy, Amber Valletta. Posano accanto ad icone anni 2000 come Natasha Poly, e a quelle del momento (forse del futuro) come Mica Argañaraz. Ma nonostante ciò, sono loro ad attirare lo sguardo, fungendo da calamita per l’attenzione di chiunque. E facendo parlare più di sé, che della campagna stessa.

Il potenziale delle top model di un tempo la moda lo conosce bene. Continuano a dominare le copertine di ogni rivista, e ad incarnare i volti di mille campagne. Si pensi, ad esempio, all’ultima di Zara, o a quella per il rilancio di Donna Karan. Tutto ebbe inizio, più o meno, nel 2023, quando Linda Evangelista, Cindy Crawford, Christy Turlington e Naomi Campbell – le fantastiche 4 – si riunirono sulla copertina del numero di settembre di Vogue. Da lì, una serie su Apple TV ed infinite comparsate in passerella durante le settimane della moda.

Quello che doveva essere un breve ritorno di fiamma, tanto raro quanto eccezionale, diventa sempre di più una presenza quasi attesa. Ma perché le top model di un tempo sono ancora così rilevanti?

Un’impronta indelebile

La loro influenza non si è mai limitata solo alle passerelle. Le top model hanno avuto un impatto su qualsiasi ambito abbiano toccato: musica, pop culture, pubblicità, persino la visione della donna in società venne rivalutata dopo il loro avvento.

Le modelle precedenti al fenomeno supermodel erano strettamente legate al loro tradizionale ruolo di indossatrici. Poi, negli anni Novanta, (e grazie a Gianni Versace) tutto cambia: le modelle diventano personaggi pubblici, riconosciute e amate dal grande pubblico. Insomma, non serviva essere del settore per conoscere Naomi Campbell o Kate Moss. E anche oggi continua ad essere così. Ma se facessi il nome di Mona Tougaard, o quello di Angelina Kendall, in quanti riuscirebbero a dire lo stesso?

Viviamo nell’era degli archivi digitali: tutto ciò che vediamo può essere pubblicato, salvato, tenuto. Un’immagine, un momento. Qualsiasi cosa può vivere per sempre nei nostri dispositivi, ma soprattutto, nel web. Eppure, se da un lato tutto è destinato a lasciare il proprio segno, scolpendosi virtualmente online, dall’altro, nulla rimane davvero. Siamo così sovraesposti a qualsiasi tipo di contenuto, e così abituati alla velocità della sua consumazione, che niente resta veramente impresso nella nostra memoria.

Ogni trend è una meteora, qualsiasi notizia passa in secondo piano rapidamente in favore della successiva. Avere un impatto risulta essere sempre più difficile. In un contesto simile, per una modella, pensare di poter influenzare l’industria della moda replicando il fenomeno delle top model, è impossibile. Alcune coprono solo alcune stagioni, poi si dedicano alla vita da influencer. Altre sono onnipresenti, ma non vengono mai viste davvero. Altre ancora vengono premiate come modelle dell’anno, ma quello successivo finiscono nel dimenticatoio. Quindi, cosa fa la moda? Uno squillo agli anni ’90, chiedendogli in prestito un po’ di quella linfa vitale che li rese indimenticabili.

 Influencer d’altri tempi

Le loro immagini, sia in passerella che off duty, continuano ad essere redditizie fonti d’ispirazione. Impossibile non imbattersi in almeno una di loro su Pinterest. Sono senza tempo, perché hanno saputo lasciare il segno in un’epoca in cui non vi erano scorciatoie o trucchi per la viralità: il segreto stava nella personalità. Che ad oggi, talvolta, si acquisisce solo tramite un infimo gioco di copia e incolla.

Le prime supermodelle continuano a dimostrare la loro duratura influenza culturale, sulla quale l’industria della moda sembra non voler lasciare la presa. È proprio il caso di utilizzare uno dei termini più abusati degli ultimi tempi: perché loro sì che sono state, e continuano ad essere, delle icone.

Foto: Pinterest