Il suo mondo creativo è un inno all’espressione personale e all’unicità. Fashion e jewelry designer romana, Giorgia Pacini porta avanti il proprio progetto artigianale nel suo atelier di Castel Gandolfo, da oltre quindici anni. Spirito massimalista e anima neobarocca: attraverso la sua storia abbiamo esplorato il valore del fatto a mano e il coraggio di distinguersi.

Chi è Giorgia Pacini e quando ha iniziato a creare?
Posso dire che la mia vena creativa è nata con me.
La mia creatività ha sempre cercato una via d’uscita, fin da bambina. Trasformavo conchiglie in braccialetti, dipingevo i miei vestiti, creavo composizioni floreali, ricamavo e arredavo. Ho sempre avuto uno spirito profondamente artistico a 360 gradi, anche se la vita, inizialmente, mi ha portata su un percorso diverso.
Tuttavia la passione non si è mai spenta e proprio durante gli studi in Giurisprudenza ho assecondato la mia inclinazione, iniziando a realizzare gioielli. Da perfetta autodidatta ho studiato ogni tecnica da sola, mossa solo dal desiderio di imparare e sperimentare. Questo mi ha permesso di sviluppare un estro totalmente libero da schemi preimpostati: per me, la tecnica è al servizio dell’emozione.
Passo dopo passo, le mie creazioni hanno iniziato a farsi notare, permettendomi di collaborare con i primi negozi di gioielleria e antiquariato. La vera svolta è avvenuta circa 15 anni fa, quando ho inaugurato il mio atelier nel corso principale di Castel Gandolfo, in provincia di Roma. Da quel momento, quello che era un sogno d’infanzia ha preso forma, permettendomi di aprire le porte delle mie collezioni ad un pubblico internazionale, e di ricoprire ruoli di spicco quali quello di Fashion Manager per Miss Universe Italy e Miss Universal Beauty – curando gli shooting e vestendo le finaliste con miei abiti e gioielli.
Con il lancio della mia linea di abbigliamento sono poi arrivate le sfilate personali, la collaborazione con una scuola di moda di Milano, la sfilata all’Expo 2015, quella a Formentera, la realizzazione di abiti per il tappeto rosso del Festival del cinema di Venezia e l’evento a Palm Beach, in Florida. Insieme a tanto altro.

Le tue creazioni si distinguono subito per l’esplosione di colore, le texture ricche e la personalità travolgente. Come definiresti la tua estetica e da quale intuizione o emozione nasce il tuo estro creativo?
Definirei la mia estetica come un inno alla gioia di vivere. All’autenticità, alla libertà espressiva. Non amo il minimalismo rigido perché credo fermamente che ciò che si indossa debba emozionare, stupire, raccontare una storia. Fin dal primo sguardo. Le mie creazioni sono pensate per donne che non hanno paura di farsi notare, che indossano la propria personalità senza timore di giudizio.
Il mio percorso è in costante evoluzione: sono nata con i gioielli e poi, durante il periodo del Covid, ho espanso la stessa visione artistica al disegno di abiti.


Il mio estro creativo si accende sempre partendo dalla materia prima, ma con due approcci ben distinti. Per la gioielleria, tutto ruota attorno ad un elemento centrale, qualcosa capace di catturare la mia attenzione: un pezzo d’epoca, un antico dettaglio berbero, un elemento di pitone, un corno inciso o una giada antica. Qualcosa carico di storia. Per gli abiti, invece, l’ispirazione scaturisce dal tessuto. Mi basta guardarne la fantasia e toccarlo per visualizzare immediatamente, nella mia mente, il capo già finito.
Il marchio di fabbrica dei tuoi capi è l’uso di tessuti d’impatto, in particolare broccati elaborati. Che tipo di ricerca c’è dietro la selezione di questi materiali così speciali e dove trovi la combinazione perfetta di qualità e storia?
Viaggiare per me è una fonte inesauribile di ispirazione e di scoperta.
La ricerca dei tessuti, per me, è una vera e propria caccia al tesoro, emotiva e culturale. I broccati preziosi, elaborati e vivaci che caratterizzano le mie collezioni non sono semplici materiali da sartoria, ma frammenti di storia che custodiscono un’anima profondamente artigianale. Cerco tessuti che abbiano una consistenza, un peso e una lucentezza capaci di trasmettere un’elegante opulenza e personalità: questa è la combinazione perfetta!
Il tessuto è la scintilla.

Hai a disposizione una cena con un designer della storia della moda: chi inviteresti e cosa gli/le chiederesti?
Essendo una creativa decisamente fuori dagli schemi, non ho mai avuto un modello di riferimento specifico a cui ispirarmi. Ho sempre preferito seguire la mia intuizione.
Tuttavia, se devo pensare alle sfilate che più hanno fatto battere il mio cuore, il pensiero va immediatamente all’Alta Moda di Dolce e Gabbana. Le loro presentazioni sul Lago di Como, nella Valle dei Templi ad Agrigento o a Firenze a Villa Bardini sono per me l’apoteosi della bellezza: lì si respira la vera artigianalità italiana, quel fatto a mano prezioso. La mostra “Dalle mani al cuore” è unica, è riuscita a portare l’artigianalità italiana in tutto il mondo, e a trasformare la maestria tecnica dei nostri artigiani in pura poesia visiva.
Se potessi scegliere, quindi, andrei a cena proprio con Domenico Dolce e Stefano Gabbana poiché credo che ci leghi una profonda affinità elettiva e la stessa identica visione della moda, intesa come arte, opulenza e celebrazione delle radici.
In un’epoca dominata dalla produzione in serie e dalla velocità del fast fashion, la tua scelta è radicale: ogni tua creazione è un pezzo unico e irripetibile. Che valore ha per te offrire a chi ti sceglie qualcosa che non avrà mai nessun altro al mondo?
Oggi assistiamo ad una profonda crisi: un’omologazione estetica radicale. Il fast fashion non ha solo accelerato i ritmi di produzione, ma ha impoverito la personalità dell’individuo. A tutto questo si aggiunge la perdita di una vera cultura del prodotto, oltre a quella del senso della qualità.
La mia idea di lusso non è un logo esibito, ma il possedere un abito o un gioiello che sia un pezzo unico, interamente realizzato a mano, dotato di una personalità dirompente. Creo per far sì che chi indossa le mie creazioni venga notato per la sua assoluta diversità ed eleganza.
Offrire l’irripetibilità significa restituire a chi mi sceglie il coraggio di avere carattere.
Lavori e crei a Castel Gandolfo, un luogo suggestivo immerso nella bellezza e nella storia alle porte di Roma. Quanto l’estetica e i ritmi del territorio influenzano la tua creatività e la nascita dei tuoi gioielli e abiti?
La mia estetica si è formata nel cuore pulsante di Roma. Sono cresciuta respirando ogni giorno la Grande Bellezza della capitale, in un’epoca in cui il centro era l’apice assoluto non solo dell’architettura, ma anche dell’eleganza commerciale, fatto di boutique straordinarie, gioielli unici e abiti d’alta moda. Questo imprinting visivo, unito ai miei numerosi viaggi che mi hanno permesso di esplorare culture e realtà diverse, ha plasmato in modo definitivo il mio gusto personale e la mia ricerca dell’eccellenza.
La scelta di Castel Gandolfo, quindi, non è casuale. Chi viene qui è un viaggiatore che ama e cerca attivamente la bellezza, la storia e la particolarità. In un luogo così suggestivo, il mio negozio si propone come una scoperta: un rifugio per l’estetica pura dove il turista o l’appassionato possono scovare qualcosa di davvero introvabile. I ritmi e la meraviglia di questo borgo si sposano perfettamente con la natura delle mie creazioni.



Le tue creazioni chiedono carattere a chi le indossa. Cosa ti auguri che provi chi sceglie un tuo pezzo unico, indossandolo per la prima volta?
Quando immagino qualcuno che sceglie una mia creazione mi auguro che si senta a proprio agio, e che abbia la certezza assoluta che nessun altro al mondo, in quel momento, stia camminando con la sua stessa identica storia addosso. Il lusso impagabile di celebrare la propria irripetibile identità.
Cosa non vedremo mai in una collezione firmata Giorgia Pacini?
Niente riproduzione in serie, niente minimalismo. Non ho mai creduto nella filosofia del less is more. Credo invece nel more is more, nell’abbondanza che emoziona, nel dettaglio che rapisce. Il mio è uno stile neobarocco, dirompente. Creo pezzi che escono volutamente fuori dagli schemi e che sopravvivono a qualsiasi trend passeggero. Mi interessa dare vita a capi e gioielli dotati di una grande forza espressiva. La mia è una filosofia massimalista e i miei pezzi bastano da soli a fare il look!
Questa intervista verrà letta dagli studenti di Accademia Del Lusso e da tanti giovani creativi che sognano di avviare un proprio brand. Quale consiglio senti di dare a chi desidera trovare la propria voce nel settore, e farne un mestiere?
Non credo esista un consiglio universale valido per tutti, perché ognuno ha la propria strada, le proprie ambizioni. C’è chi sceglie la moda con un approccio prettamente commerciale, ad esempio. È una scelta legittima, ma non è la mia. Il mio consiglio, quindi, si rivolge a chi è simile a me. A queste anime affini voglio dire una verità molto schietta: la creatività, l’inclinazione per l’abbinamento dei colori, il senso delle forme, l’armonia visiva, cercatele dentro di voi.
Lo studio serve a strutturare ciò che avete già dentro, fornendovi gli strumenti tecnici per liberarlo. Abbiate il coraggio di rimanere unici, di essere divisivi. Trovate la vostra ossessione estetica e portatela avanti con assoluta coerenza.
Il mercato è già pieno di cose invisibili: voi siate indimenticabili.

Foto: Courtesy of Giorgia Pacini


