La memoria di un film non è mai soltanto visiva. Ci ricordiamo un vestito, una stanza d’albergo, il colore di una piscina, una sigaretta accesa a metà. E anche se il cinema non ha ancora trovato il modo di farci sentire gli odori attraverso lo schermo, alcuni film sembrano averne comunque uno.
Non si tratta di scegliere il profumo che indosserebbe il protagonista. Sarebbe troppo facile. L’idea è un’altra: se l’atmosfera del film potesse rimanere sulla pelle, che odore avrebbe?
Per rispondere ho mescolato profumeria di nicchia e grandi Maison, senza gerarchie. Perché a volte una bottiglia da profumeria artistica racconta perfettamente una camera d’albergo a Tokyo; altre, un classico nato quasi un secolo fa sa ancora di champagne alle tre del mattino.
Estate, pelle e desiderio
Call Me by Your Name — Diptyque, Philosykos
Non il fico da mangiare, ma l’albero intero: foglie, latte, legno e corteccia scaldata dal sole. Philosykos nasce proprio dal ricordo di un’estate tra fichi selvatici e ha qualcosa di verde, lattiginoso e quasi tattile. È Elio e Oliver prima che l’estate finisca: pelle calda, pomeriggi troppo lunghi e frutta lasciata maturare sul tavolo.


The Talented Mr. Ripley — Acqua di Parma, Colonia
Limone, bergamotto, arancia, lavanda e legni. Colonia ha quella pulizia impeccabile che potrebbe appartenere a una camicia bianca indossata su una terrazza italiana, ma sotto rimane qualcosa di più adulto e scuro. Esattamente come il mondo di Ripley: bellissimo da lontano, molto meno innocente quando ci si avvicina.


In the Mood for Love — Le Labo, Thé Noir 29
Bergamotto, fico e alloro entrano per primi; poi arrivano tè nero, cedro, vetiver, muschio e una sfumatura quasi di tabacco. Non è un profumo apertamente romantico. È trattenuto. Ed è proprio per questo che funziona: sembra fatto della stessa distanza che separa due persone che vorrebbero avvicinarsi e continuano a non farlo.


Hotel, città e identità costruite bene
Lost in Translation — Aesop, Hwyl
Tokyo di notte, corridoi d’hotel troppo silenziosi e quella sensazione stranissima di sentirsi soli in una città piena di persone. Hwyl parte da cipresso, incenso e vetiver e richiama foreste giapponesi, terra umida e legni scuri. Non profuma della Tokyo luminosa del film, ma del silenzio che rimane quando le insegne al neon si spengono.


The Devil Wears Prada — Prada, Infusion d’Iris
Forse la scelta più precisa dell’intera lista. Iris pallida, neroli, mandarino e benzoino: tutto è pulito, controllato, costoso senza bisogno di dimostrarlo. Infusion d’Iris non entra nella stanza prima di chi lo indossa. È più simile a una camicia perfettamente stirata, a un ufficio troppo ordinato, a qualcuno che nota immediatamente se hai cambiato cintura.


Mulholland Drive — Tom Ford, Black Orchid
Tartufo nero, orchidea, prugna, rum e patchouli. Black Orchid sembra quasi troppo intenso finché non lo si abbina a David Lynch. A quel punto ha improvvisamente senso: Hollywood dopo mezzanotte, velluto scuro, trucco rimasto sul viso e qualcosa di bellissimo che, guardato qualche secondo di troppo, comincia a diventare inquietante.


Cipria, eccesso e cose che finiscono male
Marie Antoinette — Frédéric Malle, Lipstick Rose
Violetta, iris, rosa, lampone, vaniglia e muschio bianco. Lipstick Rose odora deliberatamente di trucco, cipria e rossetto. Non della Versailles dei libri di storia, ma di quella di Sofia Coppola: macarons, seta, guance rosa e una quantità eccessiva di bellezza usata quasi come distrazione.


The Virgin Suicides — Byredo, Blanche
Aldeidi, rosa, peonia, violetta, sandalo e muschi: Blanche sa di lenzuola appena lavate e pelle pulita. Proprio per questo l’abbinamento è leggermente disturbante. Le sorelle Lisbon vivono in un universo apparentemente candido, fatto di camere da letto pastello e abiti chiari, mentre sotto quella superficie ordinata si accumula tutto ciò che nessuno riesce a vedere.


The Great Gatsby — Guerlain, Shalimar
Shalimar nasce nel 1925: è difficile trovare una coincidenza più perfetta. Bergamotto, iris, gelsomino, rosa, vaniglia e fava tonka costruiscono qualcosa di opulento, morbido e leggermente proibito. Potrebbe essere il profumo rimasto su un abito dopo una festa a West Egg, quando tutti sono già andati via e nei bicchieri è rimasto solo lo champagne caldo.


Eyes Wide Shut — Frédéric Malle, Portrait of a Lady
Rosa, lampone, patchouli, labdano e incenso. Una rosa enorme, ma senza nulla di innocente. Portrait of a Lady ha la stessa eleganza severa e sensuale del film di Kubrick: tende rosse, stanze chiuse, abiti da sera e la sensazione che dietro una porta ci sia qualcosa che forse sarebbe stato meglio non vedere.


Il profumo come scena che continua
Forse è questo che cinema e profumeria hanno davvero in comune: entrambi lavorano molto bene con la memoria. Un film può riportarci in un’estate che non abbiamo mai vissuto; un profumo può farci ricordare una stanza in cui non siamo mai stati.
E alla fine l’abbinamento migliore non è necessariamente quello più letterale. È quello che, dopo aver visto il film, sembra avere già lasciato qualcosa nell’aria.


