San Valentino: cosa dovremmo smettere di fare

da | LIFESTYLE

Più che una lista di errori, San Valentino è un insieme di abitudini che ripetiamo senza chiederci perché

A San Valentino succede sempre la stessa cosa: le città smettono di essere città e diventano un allestimento temporaneo. Ristoranti pieni fino all’ultimo tavolo, cinema sold out, musei improvvisamente affollati da coppie che non ci metterebbero piede in nessun altro giorno dell’anno. È come se per 24 ore fossimo tutti invitati a partecipare a una rappresentazione collettiva dell’amore, indipendentemente dal fatto che ne abbiamo voglia, un partner o anche solo l’energia mentale per farlo. Non è tanto una festa, quanto un attraversamento obbligato. Ci si va perché “si fa”, non perché si desidera davvero esserci.

Un’atmosfera romantica per ogni tavolo.

I luoghi iconici

I luoghi simbolo sono sempre gli stessi, e proprio per questo perdono significato. I ristoranti iconici, quelli storici, romantici, instagrammati fino all’esaurimento, diventano irriconoscibili. Posti come Al Garghet a Milano, perfetti in qualunque altro momento dell’anno, a San Valentino si trasformano in versioni sovraccariche di se stessi: stessi piatti, stessi tavoli, ma con meno spazio, più rumore e un senso di urgenza che non ha nulla di intimo. L’esperienza non è più scegliere un luogo speciale, ma occupare uno spazio previsto dal copione. Anche il cibo diventa accessorio, un pretesto per dire “abbiamo fatto San Valentino”.

Quando anche i peluche hanno il loro tavolo

Quando anche il tempo libero diventa performativo

Lo stesso accade altrove. Il cinema non è più cinema, ma contenitore emotivo condiviso; i musei smettono di essere luoghi di contemplazione e diventano set fotografici a tema romance; le strade si riempiono di coppie in movimento, mentre i single oscillano tra l’autoironia e l’invisibilità strategica. Non è una divisione netta, è una strana convivenza forzata. Nessuno sembra davvero a suo agio, ma tutti partecipano. San Valentino riesce nell’impresa di rendere performativo anche il tempo libero, trasformando la scelta di uscire, o di restare a casa, in una dichiarazione implicita.

La città si tinge di rosso.

Attraversare San Valentino senza farsene travolgere

Forse il punto è proprio questo: San Valentino non racconta l’amore, ma il modo in cui ci muoviamo dentro rituali che non abbiamo deciso. È una giornata che non viviamo davvero, ma che attraversiamo, sperando passi in fretta e senza troppi danni collaterali. Le città tornano normali il giorno dopo, i ristoranti respirano, i musei si svuotano, e tutto sembra improvvisamente più autentico. Forse l’unico vero atto radicale, il 14 febbraio, è sottrarsi con grazia. O almeno smettere di fingere che sia tutto così naturale.

Foto: Pinterest