Da una caduta alle stelle

da | CULTURE

Dare una seconda possibilità è davvero così rischioso? Veronica Madia analizza questa domanda da un punto di vista fantasy-teologico. “Io. Stella del mattino” è una pubblicazione indipendente che si concentra sulla fede e sul dubbio, sulla redenzione e sulla caduta.

Dal Paradiso all’Inferno e dall’Inferno a Roma: la sua seconda caduta porta Lucifero a un confronto decisivo che mette in discussione certezze e dogmi, causando dolore, vergogna e, forse, libertà.
Con questo romanzo, l’autrice usa il fantasy come lente di ingrandimento per esplorare temi teologici. Un’originalità che le permette di affrontare anche argomenti delicati come il suicidio, rendendoli più leggeri e accattivanti grazie alla storia. Perché, anche quando ci sembra di non farcela, saremo sempre in grado di trovare la luce in fondo al tunnel e di risalire lungo il nostro sentiero. Le nostre fratture ci aiutano a comprendere meglio noi stessi e chi ci circonda, per poi rinascere con una luce migliore.

Questa non è la sua prima pubblicazione: “18 giorni accanto a te” aveva già portato Veronica Madia a Casa Sanremo Writers, e, quest’anno, “Io. Stella del mattino” la riporta direttamente sullo stesso palco. Una vetrina importante in cui esporre il suo racconto e crescere con e grazie ad esso, attraverso il confronto con il pubblico e la critica.

La scrittura di “Io. Stella del mattino” intreccia mito, spiritualità e sensibilità contemporanea. Qual è stata la scintilla che ha portato a scegliere proprio Lucifero come voce e motore narrativo?

È nato tutto dalla curiosità. Lucifero compare in diverse rappresentazioni, ma quasi sempre viene raccontato da altri e sempre in chiave esclusivamente negativa. Io volevo dargli la possibilità di raccontarsi, di offrire un punto di vista diverso, lasciando spazio al dubbio e alla complessità invece che al giudizio definitivo.

La selezione per Casa Sanremo Writers 2026 colloca il romanzo in un contesto di forte visibilità culturale. Che significato attribuisce a Sanremo come luogo in cui la letteratura incontra pubblici diversi e sguardi non sempre “confortevoli”?

Sanremo diventa un trampolino di lancio per raggiungere quante più persone possibile, da quelle più scettiche a quelle più interessate. Allo stesso tempo è un’arma a doppio taglio: una vetrina così ampia può trasformarsi in una calamita per la critica, soprattutto quella negativa. Ma le regole sono queste. Mettersi in gioco significa anche accettare di non poter piacere a tutti.

Nel libro, Roma e il Vaticano non sono semplici scenari, ma presenze simboliche. In che modo questi luoghi hanno orientato la costruzione dei conflitti e il ritmo della storia?

Il Vaticano è la culla della nostra religione, il luogo in cui l’essere umano ha eletto Dio in terra. Proprio per questo, insieme a Roma, è stato fondamentale per l’evoluzione della storia. Diventano spazi in cui il confine tra terreno e divino si assottiglia fino quasi a scomparire, luoghi-testimoni di eventi capaci di mettere in discussione la fede e di far emergere il conflitto in tutta la sua forza.

Il rapporto tra Lucifero e Amalia introduce un asse padre-figlia che sposta continuamente il lettore tra abisso e possibilità di salvezza. Qual è la domanda che l’autrice desidera lasciare aperta a chi chiuderà il libro dopo l’ultima pagina, soprattutto nella cornice di Sanremo?

Vorrei che il lettore si ponesse questa domanda: chi merita una seconda possibilità?
Non è scontato pensare di meritarne una. Spesso siamo noi stessi ad autosabotarci, a convincerci di non essere abbastanza, e questo ci porta su strade diverse e spesso sbagliate. Vorrei che chi arriva in fondo al romanzo si interroghi su se stesso e sulle proprie scelte, e che da lì possa iniziare un percorso personale: quello che porta, attraverso le asperità, a raggiungere le stelle.

Per approfondire:
Sheyla Bobba e SBS Edizioni;
Chiara Domeniconi;
Antonella Torres;
Marinella Brandinali.