Diventare donna tra Pozzallo e Roma, con una valigia, affetti lontani e il coraggio di scegliere il cambiamento
Pozzallo: il luogo che ti forma e ti trattiene
Pozzallo,in provincia di Ragusa, non è solo il paese da cui vengo: è una parte viva di me. È il mare che amo visceralmente, quello che ti calma anche quando tutto il resto va veloce. È casa, famiglia, infanzia, estati infinite e inverni tutti uguali. È un posto che ti accoglie sempre, ma che a volte ti chiede di restare la stessa.
Mi manca il mare ogni giorno, mi mancano gli affetti, le abitudini, le chiacchiere senza orari. Mi manca il mio cane, lasciato lì come una promessa di ritorno. Eppure Pozzallo è anche monotonia, quella che non fa rumore ma pesa. Quella che, a vent’anni, ti fa sentire fuori tempo, come se la tua vita stesse aspettando altrove di cominciare davvero.

Partire fa male (anche quando è necessario)
Due anni fa ho messo tutta la mia vita in una valigia e in un pacco da 30 kg. Nessuno ti spiega quanto sia doloroso andare via, anche quando sei convinta di farlo per te stessa. Lasci le persone che ami, le certezze, i piccoli riti quotidiani che ti facevano sentire al sicuro.
Per scappare dalla monotonia si fanno scelte così: scelte che fanno paura, che ti fanno sentire egoista, ma che spesso fanno bene. Io sono Giorgia, ho 20 anni e come molti ragazzi della Gen Z sono diventata fuorisede non per moda, ma per necessità. Perché non tutti partono per ambizione: alcuni partono per sopravvivere ai propri sogni.

Roma e il cambiamento che ti mette alla prova
Roma è sempre stata la città del mio cuore. Ma viverla significa cambiare stile di vita, ritmo, mentalità. Qui nulla ti aspetta: devi costruirti tutto da sola. Nuove amicizie, nuove abitudini, nuovi equilibri. Ho imparato a stare in compagnia, ma anche a stare da sola senza sentirmi incompleta.
Roma è caos, bellezza stanca, contraddizioni continue. Ti sfinisce e ti forma. Ti obbliga a cavartela, a diventare adulta prima del previsto, a fidarti di te stessa anche quando ti senti persa. È qui che ho capito che il cambiamento non è sempre comodo, ma spesso è necessario per crescere davvero.

Fuorisede, Gen Z e il coraggio di scegliere se stessi
Siamo una generazione che vive sospesa tra ciò che lascia e ciò che insegue. Con le radici forti e il futuro incerto. Siamo i fuorisede che amano la propria terra, ma che sono costretti ad allontanarsene per avere una possibilità. Non perché non ci appartenga, ma perché non sempre ci permette di diventare ciò che siamo.
Essere una ragazza della Gen Z significa convivere con la nostalgia e l’ambizione, con il mare che manca e la città che ti cambia. Io non ho smesso di essere la ragazza di Pozzallo, ma sto imparando a essere una donna a Roma. Forse il cambiamento fa paura perché rompe gli equilibri. Ma molto spesso fa bene. Perché partire, a volte, non è scappare: è l’atto più onesto che possiamo fare verso noi stessi. E se dovessi rifarlo, scommettendo tutto l’impegno, l’amore che metto nelle cose belle, i miei sacrifici e quelli dei miei genitori mi butterei ancora, una volta e mille volte, perché l’unica colpa che ho è quella di avere sogni troppo grandi per restare chiusi in un cassetto.Il mio augurio a tutti i miei coetanei è questo: partite. Buttatevi in nuove esperienze, anche lontane, anche dolorose. Perché non c’è niente di più bello che aprire gli orizzonti, conoscere persone nuove, pensieri diversi, versioni di voi che ancora non immaginate. Non restate chiusi nella bolla della monotonia e della quotidianità. Comprate quel volo: potrà sembrare un fallimento, oppure potrebbe essere il vostro terno al lotto per la felicità.

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