Recession Core: la moda della crisi

da | FASHION

Una tendenza che, come il resto del mercato, si adatta all’economia globale. Non servono 20 magliette ma una da usare 20 volte. 

Cos’è il recession Core

Abiti poco appariscenti, sobrio, colori neutri e addio al massimalismo. Il recession core, chiamato anche normcore, risponde alla situazione geopolitica attuale. Elegante, confortevole e senza tempo. Il recession core punta sulla qualità e sui capi durevoli, chissà quando riusciremo a comprarli di nuovo. Una sobrietà studiata che finge di non essere consapevole del proprio privilegio e potere d’acquisto che viene descritto da The Over Magazine come una depurazione del superfluo. 

Look di Balenciaga Fall 2025 con un abito, camicia e cravatta
Look della sfilata di Balenciaga Fall 2025

Non solo include i capi ma anche le tendenze beauty. Le tendenze come “underconsumption” e “Naked Nails” si manifestano in un clima economicamente complicato. Si sta cambiando la mentalità sulle spese e le cose che sono veramente essenziali. Le campagne di moda che ci mettono davanti alla faccia le cuffie con il cavo e le frutte e verdure fresche che ci mostrano che mangiare bene diventerà anche un lusso. 

Perché lo vediamo ora

Con l’imposta dei dazi da parte degli Stati Uniti con l’Europa e la Cina con percentuali altissime, la moda si vede forzata a chiudere frontiere anziché cerniere. Non solo nell’Italia ma in tutta l’Europa i prezzi verranno alzati nel paese americano facendo allontanare clienti e popolarità. Potrebbe aumentare il turismo europeo oppure l’identità nazionalista degli americani. L’abbiamo anche visto ai Golden Globes di Gennaio quando certi looks erano privi di gioielli non per errori degli stylist ma per la volontà di farsi vedere più vicini al pubblico, a tutti noi. Una (finta) colpa per chi ha di meno e non si può permettere Virtuosity di Louis Vuitton. 

Cosa vuol dire per il futuro del mercato

Guardando il mercato del lusso, LVMH ha visto una discesa del 22% dell’utile netto nel primo semestre del 2025. Si è annunciata una possibile vendita del palazzo acquistato da Kering per 1.3 miliardi di euro in Via Montenapoleone 8. Le vendite del gruppo OTB in discesa del 4.4%, l’addio a Jacopo Venturini come CEO di Valentino e le vendite di Gucci giù di un 26% non _ un grande panorama. Anche i costanti cambi dei direttori creativi sembrano di essere una disperata richiesta di salvagenti in una barca che continua a affondare. 

Per il mercato dei comuni, la popolarità del charm “Labubu” è anche un accessorio che rappresenta la recession core. Non si smette di spendere ma si cambia la spesa. Un giocattolo creato dal marchio PopMart che si trova in mercato per la somma, eccessiva, di 36 euro direttamente arrivati dalle fabbriche cinesi. Un piccolo oggetto di “lusso” che ha lo stesso effetto che oggi conosciamo come “lipstick effect”. Una risposta fisiologica che si riflette sul mercato ed è mirate a calmare il nostro stress e ricevere una piccola gioia in una crisi molto più grande di noi. 

C’e l’abbiamo fatta già una volta

Cambiamento climatico, guerre, dazi, l’estrema destra e l’inflazione costante calpestano tutte le aree della nostra vita dal lavoro al modo in cui ci vestiamo. Non è casuale che tendenze come Old Money o Quiet Luxury siano in ascesa. Non interessa più il logo, se l’hai pagato mille euro troverai il modo di farlo sapere. 

Nel 2001 in America dopo il 9/11 è nato il lisptick effect. Nel 2008 siamo stati spettatori di un’altra recessione, un altro cambio nella moda e ne siamo usciti. Oggigiorno con i social si vive più drammaticamente.  Non solo perché vogliamo far vedere i nostri look colorati in spiaggia ma perchè siamo spettatori, in tempo reale, delle cause di questa recessione. Spettatori e attori, non solo guardiamo ma stiamo più attenti a ciò che consumiamo e come. 

Look della stilista Phoebe Philo con un maglione grigio e pantaloni neri

Foto: Pinterest