In una società basata sull’incertezza tendiamo a tornare a quello che conosciamo. Consumatori e aziende richiamano il passato alla ricerca del successo piuttosto che per mancanza di originalità
Cercasi idee nuove
La nostalgia è un arma di doppio taglio. Sappiamo di andare avanti nella vita e cercare di migliorare ma qualcosa ci mormora all’orecchio: “prima si stava meglio”. Le cose che hanno già avuto successo sono destinate ad averlo ancora. E questo lo sa anche la moda. Un passato migliore a cui ci torniamo come rifugio contro l’incertezza e lontano dalla confusione. Da qualche parte si deve iniziare ma se non viene offerta la possibilità di crescere, siamo davvero in difficoltà. Sembra che tutti abbiano paura di sbagliare, del rifiuto.
Lo vediamo nei continui cambi di direttori creativi. Sono sempre le stesse persone a cambiare Maison ma raramente vediamo aprirsi la possibilità a uno stilista sconosciuto. Perché non si dà l’opportunità a figure nuove? Forse per soldi. Chi deve spendere andrà a investire su qualcuno conosciuto, affermato e dentro la loro zona di comfort. Si sa già cosa aspettarsi e non si presenta una grande incertezza come di fronte ai prodotti o film nuovi. I soldi sono stati sempre preziosi ma oggi ancora di più. Se non si rischia tanto non si perde tanto, la nostalgia vende. Procedendo così però, si perdono originalità, autenticità e innovazione.
Remake, richiamo, ispirazione
Vediamo copertine di celebrities che richiamano Madonna, editoriali di Rhode con l’estetica di Gianni Versace, la campagna di Light Blue di Dolce & Gabbana, le Puma Speedcat e le rivisitazioni di tutti i prodotti possibili immaginabili. Cosa hanno tutti in comune? Un appello alla nostalgia. Non per niente nella sfilata di Chloé abbiamo visto il ritorno della borsa Paddington o il temerario ritorno dei skinny jeans. Viviamo nel presente ma costantemente anelando a un passato che non tornerà più.
Tutte le rivisitazioni ci fanno sentire a nostro agio. L’abbiamo già visto e assimilato quindi rimane non solo nella memoria personale ma anche in quella collettiva. Per esempio, il film di Biancaneve. Conosciamo tutti la storia e sicuramente Disney aveva soldi per fare qualsiasi altro film ma decide di riportare la storia sapendo che sarebbe stata un successo oppure dare da parlare…Queste rifacimenti possono non essere uguali a quelli del passato ma adattati ai tempi di oggi, come richiede la società alle aziende.


Tempi di oggi
Oggi non esiste altro che incertezza. Non è una notizia che l’unico proposito dei brand sia vendere ma oggi, per resistere, ritornano alla storia. A quello che è di successo. Quel passato a cui siamo così attaccati non tornerà più ma queste piccole cose ci fanno sentire di nuovo là. Sappiamo cosa è successo, sappiamo come si svolgerà di nuovo. Il risultato l’abbiamo già vissuto. È una risposta fisiologica ai tempi tristi che viviamo e a cui continuiamo ad avvicinarci. Globalmente, si presenta un panorama spaventoso, quindi, perché non scappare da quello con le campagne, le sfilate o le riviste. Intanto, il mondo continua a distruggersi e noi facciamo finta di niente
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