Grandi alleati soprattutto quando l’economia va storta. Il cibo è il protagonista delle nuove collezioni e diventa un nuovo lusso.
La scarsità ed esclusività del cibo
Aldilà del marketing sensoriale, il cibo viene presentato in campagne e addirittura in passerelle. Dentro un industria che si adatta ogni giorno di più al digitale, il cibo ci viene offerto come oggetto reale ma anche di aspirazione. In mezzo ad una crisi economica globale, il lusso non sono solo le borse ma il sedano fresco, il pomodoro e il pane. Sembrano oggetti quotidiani ma nella moda vengono posizionati come veri e propri oggetti lussuosi e aspirazionali.
L’uso del cibo, anche se usato come simbolo di status, è sicuramente una forma molto più facile di avvicinarsi al consumatore. Non attraverso gli yacht nelle isole di Capri ma in un giardino con la borsa leopardata o con un vestito bianco come quelli presentati da Jacquemus. Ora sono scarsi quindi anche di valore.


Farsi vedere
Aspettiamo tutti che quel ristorante famoso abbia posto per la nostra prenotazione. La prima cosa che facciamo quando entriamo: la foto. Facciamo vedere che sono qua e che posso permettermi di mangiare qua. La prima iniziativa che c’è stata quando è arrivato l’inivto al pop-up di Jacquemus in 2023 è stato postare. Fare vedere a tutti che ero invitata ed ero dentro la cerchia.
Ma da quando il farsi vedere è attraverso il cibo? La vetrina della moda è diventata lo scaffale del supermercato. E non qualsiasi supermercato. Ci interessa solo che tutti sappiano quanto io mi posso permettere e cosa io posso consumare. E voi no. Da quando esiste Instagram vediamo le celebrities postare i loro piatti giganti con un gambero addobbato con una foglia di prezzemolo nei ristoranti più costosi della California. Chiamasi NOBU, Erewhon, Chateau Marmont oppure Gucci Osteria.
Solo che per noi mondani viene chiamato escursionismo del lusso. Questo termine è stato introdotto nel 1995 da Dubois e Laurent. Quei soggetti che anche se non sono immersi nel lusso possono permettersi una partecipazione intermittente. Magari l’iconica Jackie di Gucci è troppo ma spaghetti al pomodoro a soli 20 euro da Gucci Osteria è più adeguato alle mie spese. La moda usa il cibo ma lo produce anche.

Insieme ala comunicazione sono due fattori che andranno sempre per mano. Saranno sempre un riflesso della nostra cultura. Mentre che la moda può attingere il presente e il passato, la comunicazione ci racconta del presente e deve farlo per essere effettiva. Si adatta. Ogni azione e dettaglio in una campagna, pubblicità o editoriale sono voluti e hanno un significato.
Mangiare o prendere ozempic?
Diventa ironico il concetto quando insieme alle campagne pubblicitarie con la frutta fresca, il pesce e il cibo “salutare” c’è la modella magra e “perfetta”. Un’industria che ci ricorda quanto non possiamo dimagrire e quanto non possiamo mangiare. Nella stagione SS25 solo il 5% delle modelle erano mid-size o plus-size. L’ondata di inclusicivtà che c’era stata negli anni precedenti è sparita e colei anche l’accettazione di questi corpi. Ecco, la pazzia del Ozempic.
Di fronte alla perdita dell’appetito si estetizza il cibo ma occhio, non troppo, si deve comunque essere magra. Con questi trend, si confonde la magrezza con la salute e non basta essere magra ma essere tonificata. Parliamo senno della pilates trend. Ormai i confini tra la moda, la gastronomia, la tecnologia e la salute sono spariti e vengono tutti intersecati. A volte non c’entra la necessità del marketing sensoriale ma trovare per forza nuovi metodi per vendere con degli oggetti che piano piano sembrano allontanarsi dalle nostre tavole.
Foto: Pinterest


