Ci dobbiamo permettere di essere inutili. Dipingere quel quadro, disegnare per ore e leggere tutto il giorno. Il lavoro sarà ancora lì
“Produrremo una collettività malata e senza identità” si legge in una recensione del libro di Nuccio Ordine “L’utilità dell’inutile”. Oggigiorno, si cerca un’utilità produttiva e mai un’utilità personale che faccia piacere. Secondo Nuccio Ordine, come umani, si vuole coltivare lo spirito, migliorare e assorbire al massimo il valore della cultura. Lo studio non viene più visto come un’acquisizione di conoscenze ma si orienta necessariamente a una formazione professionale, ai profitti.
I libri non vengono più letti per le loro storie ma per le conoscenze applicabili al campo lavorativo. Non si persegue il sapere per amore al sapere ma per la sua futura utilità. Sarebbe la fine del mondo fare una cosa solo per piacere? Lavorare ad un progetto personale che ci faccia piacere e non per forza diventi un ingresso monetario. Siamo di fronte al culto dell’iperproduttività.

Per alcuni fermarsi non va bene. Dormire non va bene e prendersi del tempo per mangiare in calma nemmeno. Si deve fare, fare, fare. Senza fermarsi, si deve produrre. Abbiamo creato un mondo in cui godersi una visita al museo o una passeggiata al parco non va bene. Un senso di colpa ci travolge di fronte al tempo libero, al semplice atto di riposarsi o nutrirci. Oggi, grazie all’iperproduttività, chi non è indaffarato è inutile. Chi non deve correre per prendere mezzi e non ha 5 minuti per una chiamata, è importante.
L’inutilità in forma di hobby
Gli umani hanno bisogno di uno sfogo creativo e di dedicarsi del tempo. Nel 1840, portare a zonzo delle tartarughe nelle vie di Parigi era considerato un hobby. E sono sicura che “sprecavano” tanto tempo. Gli hobbies che vengono di gruppo combattono la solitudine e aiutano con le capacità sociali. Gli hobbies che generano piacere stimolano in noi la serotonina e troviamo il perchè di farlo. Anche se non dessero benefici dovrebbero essere parte della nostra quotidianità.
Lo diceva Oscar Wilde: “Tutta l’arte è completamente inutile”. Secondo lui l’arte non istruisce e non influenza l’azione, è lì per essere apprezzato, a volte toccata. Nella nostra attualità si cerca di monetizzare la cultura. Non parlo di prendere i biglietti per i musei o il teatro ma di imparare solo ciò che si può monetizzare, quello che ci permette di fare un video su tiktok e arrivare a milioni di visualizzazioni. Apprendiamo solo dei contenuti che ci servono per fare soldi. Creare non è più un momento di sfogo ma una forma di guadagno.

Le cose inutili hanno cambiato il mondo
Per alcuni, le risorse che si investono sulla ricerca sembrano inutili. Gli scienziati sperimentano senza sapere a quale risultato arriveranno ed è grazie a quello che esistono la tecnologia e la medicina attuali. Alexander Fleming prima delle sue vacanze lascia delle cotture di stafilococco e, dimenticandosi di loro, torna e crea la penicillina. La radio nasce dagli studi di Maxwell e Hertz che lo facevano solo per un’incessante curiosità. Studi poi ripresi da Marconi quando sperimenta la trasmissione a distanza e crea, effettivamente, la radio.
Abbiamo paura di invecchiare e di non aver fatto abbastanza ma cos’è abbastanza? Quando è ora di staccare e riposare non ce lo permettiamo. Non si rende conto nessuno di quanto sia importante fare delle cose senza aspettative e senza pensare allo “spreco” di tempo. Non esiste il piacere, diventiamo delle macchine a puro scopo produttivo. Macchine che rincorrono un ideale o una posizione lavorativa che nel loro arrivo, non ci danno la soddisfazione che speravamo.
Siamo perennemente spinti ad essere produttivi, ad inseguire i nostri sogni per essere una persne di successo. Non importa se quello significa trascurare un momento di pace o riposo. Dobbiamo fare, creare, studiare e lavorare. Che tipo di successo stiamo inseguendo se l’unica cosa che ci dà gioia è finire una “to-do list” o avere più soldi di un altro in banca?
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