Il presente della moda è nelle sfilate del passato

da | FASHION

Non vi è miglior insegnante di moda, che la moda stessa. Per entrare a pieno nelle dinamiche del fashion system odierno, serve fare un tuffo nel passato: in dieci decisive sfilate degli anni ’90.

La moda, con le sue sfilate, parla. Lo faceva nel passato, lo fa oggi, e continuerà a farlo a gran voce, in eterno. Ma nella frenesia dei veloci click odierni, quanto di essa ci resta?

Siamo abituati a scrollare, ad usare i social media come motori di ricerca, a non prestare attenzione a video che durano più di trenta secondi, velocizzandoli o correndo tra i commenti alla disperata ricerca di qualcuno che riassuma il concetto in un paio di righe nette e concise. Gli highlights, i momenti salienti, sono tutto ciò che consumiamo. Anche nella moda. Brevi reel di momenti iconici di sfilate popolano il web, restringendo il campo visivo del pubblico da una parte, e dall’altra spingendo i grandi brand a creare appositamente, sulle loro passerelle, espedienti che diventino virali. Ci si gioca tutto in pochi, decisivi secondi.

Compito per casa: sfilate da vedere

Ci sono sfilate, però, che non possono essere velocizzate. Presentazioni di collezioni che si sono trasformate in veri e propri show, narrazioni in cui ogni micro momento è stato fondamentale per il successivo. Se il mondo della moda vi genera curiosità, interesse, passione o timore, iniziate da qui. Da dieci sfilate da dover guardare per intero. Sì, proprio come film: vi stupiranno come tali.  

Alexander McQueen, Primavera Estate 1999

N. 13, questo il nome della collezione. L’unica, a detta di Alexander McQueen, in grado di farlo piangere. Fece sfilare corsetti e collari ispirati alle protesi create per i feriti della Prima Guerra Mondiale. Quella rude realtà fu messa poi in dialogo con le tecnologie moderne: nel finale, la modella Shalom Harlow fu posizionata su una struttura rotante, mentre il suo vestito bianco veniva macchiato con della pittura spray da due braccia robotiche.

Thierry Mugler, Couture Autunno Inverno 1995

Quanto dura una sfilata oggi? Togliendo l’infinita attesa iniziale, circa dieci minuti. Ma non è stato sempre così: tra gli anni ’80 e ’90, per spettacoli come quelli di Thierry Mugler, s’impiegava circa un’ora. Tanti sono quelli degni di nota, tutti in pratica. Ma la Couture invernale del 1995 vide sfilare due dei look più distintivi della storia della moda in un solo show, la Venere e il Robot. Le immagini della sfilata sono tutt’oggi tra le più ricondivise, forgiate nella nostra memoria collettiva.

Yohji Yamamoto Primavera Estate 1999

La presentazione Primavera/Estate 1999 di Yohji Yamamoto fu uno dei primi esempi di sfilate che, trascendendo la moda, si estesero al regno dell’arte performativa. La tradizione occidentale dei matrimoni, tema della sfilata, prese vita grazie a modelle che muovendosi con passo lento sulla passerella, trasformavano gli abiti man mano, svestendosi e manipolando i vari strati di stoffa sotto gli occhi di un pubblico completamente innamorato. Ogni atto di rimozione che rivelava nuovi indumenti sottostanti era un mezzo per mostrare le complessità legate al matrimonio, ogni bouquet in tulle e cappello oversize, parte della narrazione.

Versace Autunno Inverno 1991

“Un nero molto, molto allegro”, così Gianni Versace giustificò la quasi totale assenza di colore sulla sua passerella Autunno/Inverno 1991. Ma il motivo per cui la sfilata face la storia, fu il finale. Le top model Linda Evangelista, Cindy Crawford, Naomi Campbell e Christy Turlington chiusero lo show sfilando – e cantando – sulle note di Freedom! ’90 di George Michael. Perché è importante? Per due motivi. Il momento segnò la primissima grande fusione tra moda e celebrità. Ma soprattutto, consacrò la nascita del fenomeno delle supermodelle.

sfilate versace 1991

Gucci Autunno Inverno 1996

Moda e sessualità. Combinazione oggi scontata, ieri proibita. Tagli azzardati, allure sensuale ed erotismo sofisticato non esisterebbero nella moda odierna se Tom Ford non fosse passato per Gucci. Lo show autunnale del 1996 è un buon punto di partenza per esplorare l’universo Gucci disegnato da Ford, nonché una finestra sul nostro presente: la moda passa, Ford resta.

Prada Primavera Estate 1996

Per comprendere a pieno il fashion system attuale, non si può non tornare alle origini della tendenza che lo domina: l’ugly chic di Prada. Nel 1996 Miuccia Prada sovvertì i canoni tradizionali di bellezza, trasformando elementi considerati brutti in qualcosa di desiderabile. Il brutto diventa consapevolezza e provocazione, tramite accostamenti inusuali e l’impiego di materiali quali il nylon.

Comme des Garçons Primavera Estate 1997

Il rapporto tra gli abiti e il corpo viene costantemente interrogato, studiato, definito. Sapete da dove inizia il dilemma? Dalla collezione Primavera/Estate 1997 di Comme des Garçons. Con una parodia verso i canoni estetici dell’epoca, Rei Kawakubo creò silhouette mai viste prima: curve esagerate, esasperazioni delle forme e sporgenze insolite. L’abito non è più schiavo del corpo, ma lo modella e distorce.

Maison Margiela Primavera Estate 1990

Un argomento instancabilmente presente (come è giusto che sia) in qualsiasi discorso riguardante la moda di oggi, e del futuro, è l’etica sostenibile. Questo, Martin Margiela, lo aveva già capito negli anni ’90. La sua collezione Primavera/Estate 1990 fu un grido a favore del riciclo e del riutilizzo di materiali: molti dei capi della collezione erano composti da materiali di scarto.

Vivienne Westwood Primavera Estate 1994

Può la moda cambiare la società? La collezione Café Society firmata Vivienne Westwood dimostrò di sì. Facendo sfilare stereotipi stilistici di epoche diverse, e reinterpretandoli con audacia, Westwood rappresentò il contrasto tra le restrizioni dell’abbigliamento femminile passato, e la volontà delle donne di spogliarsene, contribuendo così alla liberazione della sessualità femminile.

Dior Couture Primavera Estate 1998

Si parla sempre più spesso del rebranding delle maison, nonché dei loro repentini cambi di direzioni creative. Cambi che portano quindi ad imminenti cambi di stile. Non si può quindi non nominare il caso Dior-Galliano, uno degli esempi più radicali di rebranding di un marchio. Un incontro che diede vita all’era che ancora oggi viene definita come d’oro per Dior. Correte a guardare la Couture Primavera 1998. Mi ringrazierete più tardi.

Foto: Pinterest