Di silhouette raffinate e materiali di qualità, Dear Frances si riafferma con ogni passo. Il brand inglese forma parte di un lusso che è molto silenzioso.
Stile Dear Frances
Di forma riconoscibile e silhouette moderna, Dear Frances rientra nella mentalità di “If you know, you know”. Con pochi loghi e lontano da una ricchezza urlata, tipiche caratteristiche di un brand che si posiziona nel quiet luxury, la forma delle scarpe incontra la funzione e il disegno direzionale. Una forza delicata combinata con l’artigianalità italiana come punto di mira. Il loro modello più riconoscibile: la ballerina Balla Mesh. Delicata e semplice, è sempre una ballerina, che però prende un giro femminile e innovativo con il cambio di materiale e una punta tonda che la rendono ergonomica. Jane ha saputo dall’inizio chi sarebbe stato la “donna Dear Frances”: il loro cliente è perspicace con una confidence pioneristica.

Chi è Jane Frances
Ispirata dall’arte, la forma umana e la scultura, Jane Frances e suo marito Scott O’Connor fondano il brand inglese. Prima di fondarlo Jane vedeva altri brand che si concentravano troppo sulla artigianalità italiana rimanendo su un design classico e poco innovativo e, chi era più disruptivo, si perdeva nei dettagli della artigianalità. Questo e la sua passione per le calzature la portano a creare Dear Frances nel 2016.
Sapeva già che prodotto voleva. Il movimento del piede si doveva vedere e sentire attraverso la scarpa. Sapeva di essere lontana dai trend dell’epoca visto che cio che dettava la moda del momento erano piattaforme chunky che avrebbero preceduto le Triple S firmate Balenciaga di Demna Gvasalia (e anche uno grande scandalo nei suoi modi di interpretare il brand di Cristobal Balenciaga). Firme nella sua visione, lei continuò.


La produzione e l’ethos di Dear Frances
Jane ha raccontato quanto fosse ossessionata dall’artigianato calzaturiero e dal prodotto, “Desideravo molto lavorare direttamente con gli artigiani e immergermi in un mestiere che dura da generazioni”. Il loro slogan: “Slowing fashion down”, rallentando la moda viene interpretato attivamente con un ethos di slow fashion. Un modello che priorizza la produzione consapevole. Jane Frances decide creare delle calzature di uno stile durevole nel tempo sia fisicamente che esteticamente. In un’industria (mondo) dove tutto è immediato, Dear Frances sceglie la sostenibilità e focalizzarsi sul fatto che le calzature hanno una funzionalità e deve venire compiuta. Si forma con il suo insegnante, Gianpietro Papa, ancora modellista e tecnico di calzature del brand.
Gianpietro spiega quanto sia importante conoscere il mestiere e collaborare con gli stilisti per aggiungere al lato tecnico il loro lato creativo. Lui accoglie Jane “Come se fosse una mia figlia d’arte” vedendo la passione che lei trasmetteva nel suo lavoro e la forma di portarlo avanti. La sostenibilità non si ferma nella produzione di calzature ma anche nel loro packaging che riflette l’artigianalità. Fatto da scarti della raccolta vitivinicola italiana, si assicura di creare scatole con angoli considerati e carta riciclata e certificata FSC e libera di CMO disminuendo in un 20% l’impatto sulla impronta di carbonio.
Dear Frances vide il successo grazie alla loro consapevolezza dell’impatto nell’industria e la qualità che una calzatura deve portare. In un campo veloce, e a volte banale, dove avere le ultime scarpe di tendenza sorpassa qualsiasi tipo di artigianalità, Jane conosce il suo cliente e i cambi che ci sono da portare.

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