Furla Series: Suzanne Jackson – Somethings in the World 

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Il GAM di Milano e Fondazione Furla presentano la quinta edizione di Furla Series in collaborazione con l’artista americana Suzanne Jackson, fino al 17 dicembre 2023.

Fondazione Furla

Fondazione Furla, nata a Bologna nel 2008, incoraggia e promuove l’arte e la cultura in Italia per creare un futuro migliore per i giovani. Furla Series è il nuovo progetto tutto al femminile sviluppato a partire dal 2017, in cui la Fondazione propone attività per rafforzare il suo legame con l’arte. Si impegna a coltivare e dare valore al contributo delle donne nella cultura contemporanea, collaborando con numerose artiste del settore. 

Suzanne Jackson in Furla Series

Per la quinta edizione di Furla Series, quest’anno Suzanne Jackson è l’artista scelta per esporre la sua personale mostra Somethings in the World, un excursus di opere che vanno dai primi anni di produzione fino ai più recenti. I suoi lavoro risentono molto dell’influenza della danza, della poesia e del teatro e prendono spunto della scena artistica underground, di cui lei stessa era esponente negli anni Settanta. Agli esordi la sua pittura era di matrice figurativa, composta da personaggi, animali e riferimenti alla natura; con il passare del tempo si evolve verso l’astrazione e elabora un proprio linguaggio che tende verso la dimensione scultorea e ambientale. È sempre stata vicina alla cultura Black, infatti realizza, per la prima volta a Los Angeles, una mostra dedicata esclusivamente alle artiste di colore.

Dopo aver conseguito un master in scenografia teatrale, prosegue con la strada della pittura. Diventa insegnante e dopo anni di esperienza, il suo lavoro è oggi parte di mostre permanenti. Dal Museum of Modern Art, New York, San Francisco Museum of Modern Art, Baltimore Museum, California African American Museum, Los Angeles. 

Somethings in the World

27 opere in mostra al GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano – trasportano lo spettatore nell’universo dell’artista.

L’esposizione si apre con l’opera Ma-Yaa(1994-98), un’omaggio alla dea madre della tradizione africana Yoruba, Yemaya, la protettrice delle donne. È un inno dal passaggio dell’artista dalla figurazione all’astrazione e l’inizio di quella sperimentazione che porterà il suo lavoro in direzioni imprevedibili.

9, Billie, Mingus, Monk’s (2003) e Singin’, in Sweetcake’s Storm (2017) sono opere in cui la figurazione scompare per lasciare posto a composizioni astratte. Esse vengono realizzate attraverso un processo di stratificazione di materiali di diversa natura: tela, carte, densi strati di pittura acrilica e materiali di recupero.

Tornando alla natura, come fondamento della sua arte e ciò che la porta ad una visione più profonda delle cose, si ricollegano opere come Idyllwild leaves (1982-84) che ha come uniche protagoniste delle foglie, o some things in the world (2011) fatta quasi esclusivamente di frammenti dismessi di carta Bogus usata per proteggere i set teatrali, che dimostra una costante attenzione al riciclo; Triplical Communications (1969) parla invece dell’interconnessione tra spirito, umano e natura, e tra le persone in generale.

In A Black Man’s Garden

Il trittico In A Black Man’s Garden (1973) è la composizione in cui Suzanne riporta la bellezza della natura tramite gli elementi che ne formano l’essenza: piante, animali ed esseri umani. Quest’ultimo rappresenta un passo ulteriore della sua ricerca, in cui la materia acrilica, dimostra le sue potenzialità strutturali diventando il supporto di sé stessa. 

Questo ripensamento della pittura in termini plastici diventa concreto ed  esplicito in Red Top (2021), Quick Jack Slide (2021) e l’inedita future forest (2023), realizzata in occasione della mostra, tutte legate da un’unico filo conduttore: le sperimentazionei di Jakcson scardinano la distinzione tra forme e linguaggi, avvicinando la pittura alla scultura e viceversa.

Alla fine della mostra sono presenti lavori più recenti, definiti environmental abstractions (astrazioni ambientali) che consistono di densi strati di acrilico puro che fa sia da medium che da supporto, come Rag-to-Wobble (2020) e il monumentale deepest ocean, what we do not know, we might see? (2021). L’accostamento di queste opere alle due piccole tele Something New (1969) e Baby Kiss (1982) ci fa comprendere gli infiniti mondi in cui si muove la produzione di Suzanne Jackson. 

Workshop e laboratori:

Domenica 29 Ottobre

ore 10.30 – durata 90’ – ECO-LAYERS (laboratorio per famiglie)

ore 15.00 – durata 90’ – SOMETHINGS IN THE WORLD(visita guidata per adulti)

Domenica 12 Novembre

ore 10.30 – durata 90’ – POESIE DIPINTE (laboratorio per famiglie)

ore 15.00 – durata 90’ – SOMETHINGS IN THE WORLD(visita guidata per adulti)


Maggiori informazioni e calendario completo:

www.fondazionefurla.org