Direttori creativi: perché la moda fatica a cambiare

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Le recenti nomine raccontano un sistema moda che continua a favorire profili consolidati, lasciando poco spazio a nuove generazioni e rappresentanza femminile

Il mondo della moda ha un problema di cui si comincia a parlare solo ora, e ancora troppo poco. Il dibattito si è acceso con l’arrivo di Olivier Rousteing alla direzione creativa di Rabanne. Ma questa dinamica esiste da molto tempo. Quello che è successo negli ultimi mesi ha semplicemente riportato l’attenzione su un sistema che continua a ripetersi e che, forse, è arrivato il momento di mettere davvero in discussione.

Nella moda il potere resta nelle mani degli uomini

Secondo le analisi del settore, tra cui i report del British Fashion Council e diverse rilevazioni dedicate al lusso, solo il 12-14% dei ruoli di direttore creativo è oggi occupato da donne. L’86-88% resta nelle mani degli uomini. Un dato che appare ancora più significativo se si considera che il mercato della moda è composto in larga parte da consumatrici.

La questione, però, non riguarda soltanto la scarsa presenza femminile ai vertici delle grandi maison, ma anche il modo in cui avvengono le successioni. Quando una donna lascia la direzione creativa di un marchio, nella maggior parte dei casi il suo posto viene affidato a un uomo.

È successo con Maria Grazia Chiuri, sostituita da Jonathan Anderson alla guida di Dior. Lo stesso è accaduto dopo l’uscita di Virginie Viard da Chanel, dove è stato scelto Matthieu Blazy, e dopo l’addio di Sarah Burton ad Alexander McQueen, con l’arrivo di Seán McGirr.

Sono solo alcuni degli esempi più recenti. Le maison guidate da donne continuano a essere poche e, nella maggior parte dei casi, si tratta di brand fondati o costruiti proprio da loro, come Prada o Marine Serre.

Il riciclo degli stessi designer

Quando arriva il momento di scegliere un nuovo direttore creativo, le maison non solo continuano a privilegiare uomini, ma tendono anche ad affidarsi agli stessi nomi che da anni gravitano all’interno del sistema. La scelta ricade quasi sempre su figure già affermate, considerate una garanzia.

Un meccanismo che lascia pochissimo spazio sia alle donne sia ai giovani designer che cercano di costruire il proprio percorso. Dopo anni di studio, formazione e sacrifici, emergere diventa sempre più difficile se le opportunità continuano a concentrarsi sugli stessi professionisti. Viene quindi spontaneo chiedersi quale spazio resti davvero per le nuove generazioni.

Una creatività che rischia di diventare monotona

Vedere gli stessi direttori creativi passare da una maison all’altra rischia di rendere il panorama della moda sempre più prevedibile. Quando il ricambio si limita a pochi nomi, anche le visioni creative finiscono inevitabilmente per assomigliarsi, alimentando una sensazione di ripetitività.

Lasciare maggiore spazio alle donne e ai giovani talenti significherebbe, invece, introdurre nuovi punti di vista, nuove sensibilità e nuove idee, elementi indispensabili per un settore che ha sempre fatto dell’innovazione il suo punto di forza.

Come spesso accade, alle donne viene ancora richiesto di dimostrare il doppio per conquistare gli stessi ruoli. Eppure gran parte delle collezioni è pensata per un pubblico femminile e la maggioranza dei clienti della moda di lusso è composta proprio da donne. Aprire finalmente questa cerchia ristretta a nuove figure, senza limitarsi ai soliti nomi, potrebbe rappresentare un passo concreto verso un sistema più dinamico, inclusivo e capace di rinnovarsi.

Foto: Pinterest