Dal 17 al 20 settembre 2026 il MiX Festival, storico appuntamento del cinema queer a Milano, arriva alla 40ª edizione. Horror queer, nudo maschile, Master class e una domanda che riguarda chiunque sia cresciuto dentro la visibilità.
Il genere, sullo schermo, è sempre stato una questione di reparto trucco. Non è una provocazione. È la constatazione da cui parte una delle masterclass ( novità) più interessanti del MiX Festival 2026.
Nat Tasha Lapiana e Luca Buttiglieri lavorano sul make-up cinematografico e sul male impersonating: il modo in cui un volto viene costruito come maschile o femminile per sottrazioni e accumuli. Funziona perché chi guarda accetta la convenzione. Vederla smontata in un’ora produce un effetto collaterale difficile da disinnescare. Se sullo schermo il genere è una tecnica, fuori dallo schermo la differenza è meno netta di quanto la pubblicità racconti.
È un buon punto d’ingresso a un festival che quest’anno ha deciso di non celebrarsi.

Dal 17 al 20 settembre, tra il Piccolo Teatro Strehler a Milano, il suo sagrato e la Casa di Quartiere Garibaldi, il MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer arriva alla quarantesima edizione con un claim che è una domanda: #whatsnext.
Lo dicono apertamente Lara Vespari e Federico Manzionna, alla seconda co-direzione artistica: quarant’anni stanno alle spalle, cosa viene dopo è il punto di partenza.
Lo sguardo queer: le masterclass del MiX Next 2026
La parte del programma più utile a chi lavora con le immagini è MiX Next, il percorso di formazione che quest’anno introduce per la prima volta un ciclo di masterclass.
Il fotografo Mauro Padula, in occasione del numero milanese della rivista Elska, lavora sul ritratto e sul nudo maschile come strumenti per interrogare il potere dello sguardo. Rappresentazione, tabù, libertà. La fotografia come spazio di relazione e autodeterminazione.
Sembra teorico. Non lo è.
Ogni volta che scatti decidi chi ha il diritto di guardare e chi viene messo in posa. Il corpo maschile, costruito per secoli come soggetto dello sguardo e quasi mai come oggetto, è il punto in cui l’asimmetria si vede meglio. Ribaltarla non è una provocazione: è un metodo.

Completano il ciclo la sceneggiatrice Francesca Scialanca sull’interiorità dei personaggi, Camila Fawape sulle colonne sonore, e Lukas Dhont su come si raccontano le emozioni con immagini, gesti e silenzi.
Accanto, due workshop: difesa personale con Luca Vitali e skincare naturale con Lush.
Il costume come macchina del tempo: da Desert Hearts a Coward
Dhont è anche l’ospite d’eccezione di sabato 19, con la proiezione fuori concorso di Coward, presentato a Cannes e distribuito in Italia da MUBI.
Prima Guerra Mondiale. Un soldato appena arrivato al fronte, ansioso di dimostrare il proprio valore. Un altro che nelle retrovie allestisce uno spettacolo teatrale per risollevare il morale. Il teatro dentro la trincea come unica fuga disponibile.
In chiusura, domenica 20, Desert Hearts (1985) di Donna Deitch, dal romanzo di Jane Rule del 1964. Un romance in costume che resta il modello di riferimento per buona parte del cinema saffico successivo.
Entrambi i film scelgono il passato, e non per nostalgia.


Il costume storico permette di dire cose che il presente rende difficili da nominare: trasforma la distanza temporale in un lasciapassare. Strategia antica, ancora efficacissima, e chiunque lavori con l’immagine dovrebbe averla presente.
Ad aprire, giovedì 17, l’anteprima nazionale di Leviticus, esordio dell’australiano Adrian Chiarella presentato al Sundance 2026. Un horror queer che intreccia coming-of-age, romance e soprannaturale: il mostruoso e il desiderio che continuano a scambiarsi di posto.
Quarant’anni di MiX Festival: un archivio, non un trofeo
Quaranta edizioni significano che questo festival ha attraversato l’emergenza AIDS, le prime rivendicazioni giuridiche, l’invenzione mediatica della normalizzazione, il Pride come piattaforma e il Pride come vetrina.
Ha visto il cinema queer passare dal margine militante alla selezione ufficiale di Cannes, Berlino, Sundance. Ha visto le stesse immagini cambiare di segno più volte.
Oggi tutta questa storia circola compressa: una timeline, un documentario, sette slide salvate. L’algoritmo rende contemporaneo tutto quello che tocca. Un festival serve anche a rimettere le cose in ordine cronologico, perché sapere che qualcosa è stato conquistato cambia il modo in cui lo si difende.
Il caso più eloquente è la campagna “What’s next nella prevenzione HIV”, con ViiV Healthcare e Bivio, sviluppata con il supporto scientifico del dott. Davide Moschese dell’Ospedale Luigi Sacco.
Il punto è che oggi la prevenzione può essere personalizzata, e quindi più efficace: strategie diverse per esigenze, tempi e circostanze diverse.

Detto così sembra una nota tecnica. Letto dentro quarant’anni di storia è un’inversione completa. La distanza tra un’epoca che chiedeva di sopravvivere e una che può permettersi di scegliere.
Non è poco. E non è irreversibile.
MiX Festival 2026: programma e tessera. Se ci vai una sera sola
Giovedì 17 se ti interessa il cinema di genere: apertura con Leviticus.
Sabato 19 se ti interessa Dhont: masterclass di giorno, Coward la sera.
Domenica 20 per Desert Hearts e la premiazione.
Tutto è a partecipazione gratuita per chi sostiene il festival con la tessera dell’Associazione MIX MILANO APS: venti euro sul sito, valida anche per masterclass e workshop.
Resta attiva la tessera sospesa, avviata nel 2020: ne compri una per chi non può permettersela.
Piccola riflessione finale su #whatsnext. Una generazione cresciuta dentro la visibilità si trova a distinguere tra il momento in cui l’inclusione è una condizione materiale e il momento in cui è un posizionamento di mercato, sapendo che spesso passano dalla stessa porta e che rifiutare le risorse non è una strategia.
La domanda non è se accettare i partner. È chi decide cosa si racconta, e con quali parole.
MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer, 40ª edizione. Milano, 17–20 settembre 2026. Piccolo Teatro Strehler e Casa di Quartiere Garibaldi.


