A 10 Corso Como, venti look raccontano oltre tre decenni di couture, provocazioni e sperimentazione. Perché per Viktor Horsting e Rolf Snoeren un abito non è mai stato soltanto un abito.
Milano, settembre. A 10 Corso Como ci saranno venti abiti che sarebbe quasi sbagliato chiamare semplicemente abiti.
Non perché manchino maniche, gonne, corsetti o volumi riconoscibili. Al contrario. Il punto è che Viktor Horsting e Rolf Snoeren hanno trascorso più di trent’anni a prendere il vocabolario della moda e usarlo per raccontare qualcos’altro.
A volte con ironia. Altre con una teatralità quasi sfacciata. Spesso attraverso proporzioni che sembrano sfidare contemporaneamente il corpo, il buon senso e quella vecchia convinzione secondo cui un vestito debba, prima di ogni altra cosa, essere indossabile.
Dal 25 settembre al 22 novembre 2026, tutto questo arriva alla Galleria di 10 Corso Como con Viktor&Rolf. Spectrum, la prima mostra personale italiana dedicata al duo olandese. Venti look di haute couture scelti lungo oltre tre decenni di carriera e riuniti non secondo una rassicurante successione cronologica, ma attraverso somiglianze, ritorni e trasformazioni.
Il titolo, Spectrum, non è casuale.
Perché quella di Viktor&Rolf non è mai stata una moda con un’unica tonalità. È piuttosto uno spettro di possibilità: couture e performance, bellezza e deformazione, eleganza e provocazione. Un linguaggio che cambia continuamente forma senza perdere la propria identità.

Prima fashion artists, poi designer
Loro stessi si definiscono Fashion Artists. Da oltre trent’anni Viktor&Rolf lavorano in quel territorio ambiguo nel quale la moda smette di preoccuparsi soltanto del corpo e comincia a occuparsi delle idee. La couture diventa performance, scultura, commento sul sistema che l’ha generata. L’abito viene preso, smontato, esasperato e ricostruito.
Una silhouette può diventare enorme. Un volume può perdere qualsiasi rapporto ragionevole con l’anatomia. Ciò che dovrebbe essere decorazione può trasformarsi nel vero protagonista dell’abito. Eppure, dietro l’eccesso, c’è sempre un metodo.
Il lavoro di Viktor&Rolf ha attraversato negli anni haute couture, arte contemporanea, performance e cultura visiva, fino a entrare nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art, del Victoria and Albert Museum e del Kyoto Costume Institute. La provocazione, insomma, non è mai stata fine a se stessa.
È stata un modo per fare una domanda molto più interessante: che cosa può essere la moda, se smettiamo di chiederle soltanto di essere bella?

Trent’anni senza una linea retta
La risposta prova a darla Spectrum.
Curata da Alessio de’ Navasques, la mostra è stata pensata appositamente per gli spazi della Galleria di 10 Corso Como e riunisce venti look di haute couture realizzati nell’arco di oltre trent’anni. Il progetto rientra inoltre nelle iniziative con cui il concept store milanese celebra il proprio trentacinquesimo anniversario. Ma sarebbe troppo semplice cominciare dal 1993 e arrivare diligentemente al 2026.
La cronologia viene abbandonata per lasciare spazio alle connessioni. Collezioni lontane nel tempo finiscono una accanto all’altra, facendo emergere idee che ritornano, forme che si trasformano e ossessioni creative che sembravano scomparse e invece erano soltanto rimaste in attesa. È una scelta particolarmente adatta a Viktor&Rolf, perché la creatività raramente procede in linea retta.
Torna indietro. Si contraddice. Recupera qualcosa che aveva abbandonato dieci anni prima. Guarda una vecchia idea e decide che forse, dopotutto, non aveva ancora finito di raccontarla. Spectrum prova a rendere visibile proprio questo processo.



Dall’altra parte dello specchio
Il cuore dell’allestimento è costruito attorno a tre concetti: specchio, riflesso e corrispondenza. I venti look vengono presentati in coppia. Non sono copie, ma creazioni accomunate da dettagli, forme, richiami o variazioni. Ogni abito sembra trovare nell’altro una specie di alter ego.
È il riflesso del metodo creativo dei due designer, che lavorano come un’unica entità pur restando, inevitabilmente, due individui: qui lo specchio diventa qualcosa di più di un espediente espositivo. La moda, del resto, con gli specchi ha sempre avuto un rapporto piuttosto complicato. Ci guardiamo per controllare se qualcosa funziona, per correggere un difetto, per decidere se siamo abbastanza eleganti, abbastanza contemporanei, abbastanza vicini all’immagine che vorremmo dare di noi stessi.
Viktor&Rolf sembrano utilizzarlo al contrario: lo specchio non conferma: altera.
Un abito ne incontra un altro e improvvisamente cambia significato. Una silhouette ritorna sotto un’altra forma. Un’idea vecchia di anni acquista un senso nuovo semplicemente perché è stata messa davanti al proprio riflesso. Forse Spectrum parla proprio di questo. Non di ciò che la moda è stata, ma di quante cose diverse possa ancora diventare.

L’epoca dell’“iconico”
C’è poi una parola che la moda contemporanea dovrebbe forse mettere a riposo per qualche stagione: iconico. Oggi tutto sembra esserlo.
Una borsa uscita tre mesi fa. Una sneaker. Un cappotto. Una campagna vista per quarantotto ore sui social. Persino un accessorio che deve ancora arrivare nei negozi riesce, con una certa prodigiosa rapidità, a essere definito iconico. A forza di avere icone, rischiamo di non averne più nessuna.
Viktor&Rolf appartengono invece a una generazione creativa nella quale costruire un’immagine significava prima di tutto costruire un’idea. Ed è paradossalmente questo a rendere il loro lavoro così attuale.
Viviamo dentro una quantità di immagini che probabilmente nessun’altra generazione ha mai dovuto metabolizzare. Scorrono, appaiono, vengono condivise e poi spariscono sostituite dalla successiva.
Viktor&Rolf fanno l’opposto. Costringono a fermarsi, non sempre per ammirare. Talvolta semplicemente per capire che cosa stiamo guardando.
Il privilegio dell’inutile
Qui che entra in gioco l’haute couture. Perché la couture possiede ancora un privilegio che poche altre parti dell’industria possono concedersi: non deve necessariamente essere utile. Può essere esagerata. Scomoda. Può costruire volumi che nessuno sceglierebbe per affrontare una normale giornata di settembre.
Persino fallire nella funzione più elementare che attribuiamo a un vestito: vestirci.
E proprio in quel momento può trasformarsi in qualcos’altro. Viktor Horsting e Rolf Snoeren descrivono infatti il proprio lavoro come un laboratorio, uno spazio nel quale sperimentare continuamente sui codici, sull’aspetto e sulla struttura stessa della moda. Ogni stagione diventa così una nuova possibilità di osservarla da un punto di vista differente.
Dopo più di trent’anni, Spectrum mette insieme quelle prospettive. Non per stabilire quale fosse quella giusta, bensì, per mostrarle tutte.

E allora, è ancora moda?
Probabilmente è la domanda più prevedibile davanti a certe creazioni di Viktor&Rolf. Ed è anche quella meno interessante.
Perché il confine tra moda e arte è stato discusso talmente tante volte da essere diventato quasi più artificiale degli abiti che pretende di classificare. Forse non importa più stabilire dove finisca l’una e cominci l’altra.
Importa ciò che rimane. Un’immagine. Una provocazione. Una forma che ricordiamo anni dopo averla vista. Oppure una domanda che continua a infastidirci abbastanza da non lasciarci indifferenti.
Viktor&Rolf. Spectrum non nasce infatti come una semplice retrospettiva, ma come un ingresso nel laboratorio creativo di due autori che hanno costruito la propria carriera interrogando continuamente il rapporto tra haute couture, arte e immaginario contemporaneo.
A Milano arriveranno venti abiti. Chiamarli soltanto abiti, però, sarebbe ancora una volta troppo facile.
Informazioni Viktor&Rolf. Spectrum
A cura di Alessio de’ Navasques
10 Corso Como Galleria, Milano
25 settembre – 22 novembre 2026
Tutti i giorni, 10:30–19:30
Ingresso libero.
Photocredits: press kit Press 10 Corso Como, Pinterest


