Sailor Moon dimostra come gli anime possano diventare veri e propri contenitori di tendenze, capaci di influenzare il modo in cui immaginiamo la femminilità, la moda e persino le icone pop.

La nascita dell’iconica Sailor Moon
Sono gli anni ’90 quando gli anime iniziano a raggiungere un pubblico sempre più ampio anche in Occidente. Tra questi, Sailor Moon diventa una delle protagoniste di questo fenomeno. Dove propone un gruppo di ragazze adolescenti caratterizzate da un’estetica precisa e insolita rispetto a quella a cui eravamo abituati nei cartoni occidentali.
Sailor Moon nasce dall’immaginario di Naoko Takeuchi, mangaka giapponese che, prima di creare la sua opera più famosa, aveva già lavorato a diversi manga. La sua idea era quella di unire il genere mahō shōjo, quello delle cosiddette “ragazze magiche”, all’azione e ai combattimenti tipici degli shōnen, genere principalmente maschile.
Nasce così una nuova idea di eroina: una ragazza capace di combattere e salvare il mondo senza dover rinunciare alla propria femminilità. E proprio gli abiti diventano una parte fondamentale di questa identità.
Le uniformi da marinarette, con le loro gonne, fiocchi, colori e dettagli distintivi, non sono semplicemente costumi di scena, ma contribuiscono a definire la personalità delle protagoniste e il loro ruolo all’interno della storia.
L’anime arriva nel 1992, prodotto da Toei Animation, trasformando l’opera di Takeuchi in un vero fenomeno internazionale. È proprio in questo momento che l’immaginario delle guerriere Sailor inizia a oltrepassare lo schermo, arrivando fino al mondo della moda.
Perché negli anime i vestiti dei personaggi sono così importanti?
Fin da piccole abbiamo tutte sognato di essere come loro, o almeno di vestirci come loro. Io, personalmente avevo gli occhi a cuoricino davanti ai loro outfit pazzeschi. Forse è anche grazie al loro grande insegnamento di stile che molte di noi sono diventate appassionate di moda.
Il sogno di vestirsi come loro non si è ancora avverato, almeno per me… ma possiamo sempre consolarci guardando questi fantastici look direttamente sulle passerelle.
Le grandi maison sembrano infatti lasciarsi affascinare dalle loro silhouette, dai colori e dall’estetica futuristica, traducendo quell’universo fantastico in abiti da passerella. Thierry Mugler, Versace, Chanel, Christian Lacroix e Christian Dior sono solo alcuni dei grandi nomi che hanno contribuito a creare un dialogo tra l’immaginario degli anime e quello dell’alta moda.



Dalle atmosfere futuristiche di Thierry Mugler alle silhouette couture di Christian Dior e Christian Lacroix, fino alle creazioni di Versace e Chanel, le passerelle sembrano trasformarsi in un nuovo spazio narrativo dove la moda incontra la fantasia.
Anche la cultura pop si lascia conquistare da questo immaginario. Nel 1994 Kate Moss appare nella campagna Yves Saint Laurent Opium accanto a un’estetica che richiama il personaggio di Black Lady, dimostrando ancora una volta quanto il confine tra moda, anime e cultura sia ormai sempre più sottile.



Ma Sailor Moon è soltanto uno dei tanti anime capaci di portare la moda fuori dallo schermo.
Pensiamo a Lady Oscar, con la sua protagonista vestita di completi e uniformi dal taglio maschile. In un’epoca in cui questo tipo di silhouette non era ancora così diffuso nell’abbigliamento femminile. Oscar rompe gli schemi attraverso giacche strutturate, spalle rigide e un’estetica che gioca continuamente con il confine tra maschile e femminile. Un’immagine che ritroviamo ancora oggi nel ritorno di silhouette sartoriali e giacche ispirate alle uniformi militari e alla cosiddetta Napoleon jacket.


E poi c’è Nana, dove la moda diventa quasi un personaggio della storia. I protagonisti sono vestiti dalla testa ai piedi attraverso riferimenti all’estetica di Vivienne Westwood, la nostra regina del punk. Croci, tartan, platform e silhouette ribelli trasformano l’abbigliamento in un’estensione della personalità dei personaggi, creando un rapporto che vive tra musica, moda e anime.



Dalla moda storica alla couture, dal punk alle magical girl, gli anime hanno costruito un linguaggio estetico capace di superare lo schermo e arrivare fino alle passerelle. Perché un abito, proprio come un personaggio, può raccontare un’identità, un’epoca e persino un’intera idea di femminilità.


