Anna Piaggi, 4 cose da sapere sull’inventrice del vintage

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Giornalista, visionaria e icona di stile, Anna Piaggi ha rivoluzionato il mondo della moda con idee e intuizioni che hanno anticipato i tempi. Ecco quattro curiosità per scoprire la donna che ha trasformato il vintage in un’arte.

Nata a Milano nel 1931, Anna Piaggi è stata una giornalista di moda, scrittrice e vera icona di stile. Capace di prevedere le tendenze con anni di anticipo, associava la moda all’arte, alla politica e ai movimenti di strada.
È stata proprio lei a diffondere per prima il concetto di “vintage”, creando uno stile unico che mescolava abiti d’epoca con l’alta moda contemporanea. Ma il suo contributo alla moda va ben oltre il suo stile inconfondibile: ecco quattro curiosità per conoscerla meglio.

1. Le doppie pagine su Vogue

Dal 1988, Anna Piaggi ha curato per Vogue Italia le celebri “D.P.” (Doppie Pagine): collage visivi d’avanguardia che raccontavano la moda attraverso l’impatto di foto, colori e intuizioni grafiche, senza bisogno di lunghi testi. I critici la definivano una personale algebra dello stile: le sue pagine erano formule matematiche del gusto che accostavano elementi opposti. Bastava scovare il filo conduttore che poteva essere un colore, una forma o un concetto storico per veder nascere una nuova tendenza. Il lettore non vedeva il caos, ma intuiva la direzione della moda. Creava questi incastri perfetti nella sua casa di Milano, stendendo sul pavimento ritagli di libri e riviste da tutto il mondo. Completava l’opera con giochi di parole in inglese o francese, come indizi per risolvere l’enigma visivo.

2. Da Arianna a Vanity

Negli anni ’60, Anna Piaggi partecipò alla nascita del mensile Arianna, la prima rivista italiana di servizio e moda dedicata alla donna moderna, prima di dedicarsi quasi interamente a Vogue Italia. In seguito ideò e fondò la rivista Vanity, in cui ogni numero univa abiti di alta moda a testi poetici, impaginazioni grafiche e scenografie teatrali. Il primo numero uscì come inserto speciale di Vogue Italia e fu interamente dedicato ai designer italiani emergenti dell’epoca, contribuendo a far conoscere lo stile italiano in tutto il mondo.

3. La madre del vintage

Anna Piaggi è considerata colei che ha introdotto il concetto di “vintage” nella moda. Prima degli anni ’70 e ’80, indossare abiti usati era visto come un segno di povertà; lei ribaltò questa visione, trasformando l’abito d’epoca in una forma d’arte. La sua passione la portava a frequentare costantemente mercatini e negozi vintage, dove acquistava di tutto: dagli abiti di alta moda del primo Novecento firmati Poiret, Schiaparelli e Chanel, fino alle camicie da notte vittoriane e ai cappelli d’epoca. Amava indossare questi pezzi nella vita di tutti i giorni, mescolandoli con la moda contemporanea e creando uno stile unico e inconfondibile.

4. Lo stile teatrale che la rese una musa

Piaggi era famosa per il suo aspetto teatrale. Non appariva mai in pubblico senza alcuni elementi distintivi: una ciocca di capelli blu elettrico, un trucco marcato con guance rosse e rossetto acceso, i suoi immancabili ventagli e, soprattutto, i cappelli eccentrici e scultorei creati appositamente per lei dal celebre modista Stephen Jones. La sua straordinaria visione della moda la rese la musa ispiratrice di alcuni dei più grandi stilisti del Novecento, tra cui Karl Lagerfeld – che amava disegnarla – , e ancora, Gianni Versace e Manolo Blahnik. A testimonianza della sua influenza nel mondo della moda, nel 2006 il prestigioso Victoria and Albert Museum di Londra le dedicò una mostra interamente incentrata sul suo immenso archivio privato di abiti storici.

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