La startup GRU Space annuncia il primo Hotel sulla superficie lunare in arrivo per il 2032, con solo 3 anni di lavori e sperimentazioni. Ma è davvero possibile (e necessario)?
Mentre cerchiamo ancora di capire se il blu si possa davvero indossare con il nero e le politiche sociali sembrano vivere il peggiore dei loro momenti, c’è chi pensa oltre i confini, con precisione oltre la Terra, nello spazio, più precisamente sulla Luna.
Nel 2032 è prevista l’inaugurazione di un Hotel sulla Luna, con i primi test sul suolo lunare programmati già per il 2029.
Il progetto arriva dalla startup californiana GRU Space e per quanto pioneristico sia, ci chiediamo se nel team qualcuno oltre al marketing sta riflettendo sulle monumentali dimensioni delle sfide ingegneristiche dietro a questo progetto. Però leggendo la tabella di marcia sembrerebbe che nella startup siano tutti al corrente della situazione.
Il piano industriale, infatti, non prevede la costruzione di un grande hotel a cinque stelle dall’oggi al domani, ma si tratta di una strategia a piccoli passi che si basa swu moduli gonfiabili e un grande aiuto di robotica.

Nel 2029 ci sarà il primo passo: l’invio di una sonda pressurizzata che testerà il suolo e analizzerà come utilizzare la regolite, ossia la polvere lunare. Nel 2031 è previsto l’atterraggio di un modulo gonfiabile prototipo all’interno di un cratere o di una cavità naturale. Il posizionamento è fondamentale in quanto le pareti del cratere dovranno poteggere la struttura dalle radiazioni cosmiche e le temperature estreme. Cose che al solo leggere fanno proprio venire voglia di provare questa esperienza..Cosa mai potrebbe andare storto?
In tre anni si prospetta l’inaugurazione con l’arrivo della struttura finale: un habitat gonfiabile ad alta tecnologia in grado di ospitare 4 persone alla volta per soggiorni di pochi giorni.
L’idea ingegneristica alla base è la stampa 3D direttamente sulla Luna, rendendolo un progetto perfino sostenibile. I robot una volta sulla Luna dovrebbero mescolare la regolite creando una specie di “cemento lunare”. Questo verrà usato per rivestire e schermare i moduli spediti dalla Terra, permettendo di ridurre di molto il peso del materiale da trasportare, oltre che i costi e problemi annessi.

Questi assurdi moduli gonfiabili non prenderanno la forma di un castello con tanto di scivolo che la festa di compleanno di Maria della 3B spostati proprio, ma hanno uno scopo preciso e ben ponderato. In primis la scelta: lo spazio sui razzi è risicato e questo tipo di idea risulta quasi obbligata per via di un vincolo gemotrico ed economico.
Nelle missioni spaziali tradizionali i moduli sono dei cilindri rigidi in alluminio o titantio, le dimensioni sono quindi limitate dal razzo che li spedisce nello spazio.
I moduli gonfiabili possono aggirare questo ostacolo essendo ripiegabili e impacchettabili all’interno del razzo. Così si occupa pochissimo spazio, utilizzabile per altra strumentazione o carburante. Una volta posizionati i moduli il loro volume può triplicare o quadruplicare e il gioco è fatto.
Anche solo questo aspetto può far intuire che il pernottamento in questa struttura non regge nessuno sconto “Genius”, ma solo una cerchia limitata potrà permettersi questa esperienza unica. A dimostrarlo anche la richiesta della caparra che ammonta a cifre da 250.000 dollari in sù. Si arriva a cifre fino a 1 milione di dollari solo per assicurarsi un posto in lista.

Il prezzo finale non è ancora definito, ma l’azienda stima che un soggiorno supererà i 10 milioni di dollari a persona.
Però il viaggio di andata e ritorno è compreso! Un affare!
Ora, tornando con i piedi per Terra (per rimanere in tema) la probabilità che questo hotel veda la luce nel 2032 è vicina allo zero. Aldilà dell’hype cycle che le startup utilizzano per raccogliere capitali di rischio e posizionarsi con cognizione sul mercato, ci sono anche dei rischi che allontano il sogno dalla realtà.
Primo tra tutti il fatto che non è mai stato stampato nulla in 3D sul suolo lunare in modo automatizzato, per cui l’idea dell’invio di robot è bello a parole, ma a fatti..Sorvolando anche il fatto che la regolite è un materiale abrasivo che tende a distruggere gli ingranaggi dei robot con la sua carica elettrostatica, se il primo test avverà nel 2029 bisogna sperare che tutto vada perfettamente per andare avanti con il progetto.
Pensare di passare da un piccolo esperimento a un cantiere robotizzato che si conclude con un hoel gonfiabile in solo tre anni è un salto logico ingegneristicamente irrealistico.
Detto questo, GRU Space non costruisce razzi, ma si configura in questo progetto più che altro come un’agenzia di viaggi. Il loro intero modello economico si basa ul fatto che il costo dei lanci possa crollare con i nuovi sistemi di SpaceX e Blue Origin. Ma se la NASA, un’ente che ha fondi governativi, sta accumulando ritardi sui suoi programmi di lancio sulla Luna, una startup privata potrà davvero ottenere risultati migliori?
Un altro aspetto riguarda l’assicurazione viaggi, quella cosa che quando prendi il volo Milano-Ibiza a 20 euro salti beatamente, ma se si tratta di viaggiare sulla Luna non so quanto sia possibile andare oltre. Insomma, ma chi lo assicura un turista sulla Luna?
L’Hotel sulla Luna si farà sicuramente, ma il 2032 è più che altro una scadenza di marketing.
Un qualcosa utile a convincere i milionari a versare la caparra, ma è molto più probabile che il primo sonnelino sulla Luna venga schiacciato tra il 2040 e il 2045. Poi, che le prerogative in una situazione socio-economica come quella attuale siano altre è tutto un altro discorso…Oh, però, vuoi mettere dormire nello Spazio mentre alcune popolazioni mancano ancora di diritti fondamentali? Un qualcosa di spaziale!


