Cinque sfilate che salverebbero qualsiasi fashion addict dalla presa di Vecna

da | FASHION

Quando la moda diventa ancora di salvezza: se un amante del fashion fosse intrappolato in Stranger Things, quali sfilate sarebbero capaci di riportarlo in vita liberandolo dalla mente del temibile Vecna?

È uscito due giorni fa il Volume 2 della quinta, ed ultima, stagione di Stranger Things, la serie Netflix diventata ormai un cult. Per anni ha parlato a più di una generazione, influenzando trend, estetiche e diffondendo un po’ di sana nostalgia pop, rendendo di nuovo irresistibile lo stile e l’immaginario anni ’80.

Nella serie, l’oscurità ha un nome preciso: Vecna. Antagonista inquietante, complesso, spietatamente crudo, Vecna ha il potere di entrare nelle menti delle sue vittime, intrappolandole nella sua, sospese tra realtà e incubo. L’unico modo per sfuggire alla sua presa è aggrapparsi a qualcosa che si ama visceralmente, qualcosa in grado di riportare – letteralmente, in questo caso – l’anima al corpo. È così che Max, in una delle scene ormai simbolo della serie, riesce a salvarsi: correndo verso la vita sulle note di Running Up That Hill di Kate Bush, la canzone che più di ogni altra rappresenta il suo rifugio emotivo.

Ma se al posto di una canzone ci fosse la moda? Se ad essere intrappolato nella mente di Vecna, tra rampicanti ed illusioni, fosse un fashion addict, cosa lo riporterebbe indietro? Ecco cinque sfilate che diverrebbero vere e proprie ancore di salvezza.

Alexander McQueen, P/E 2001

Un’enorme scatola di vetro costruita per emulare la cella asettica di un ospedale psichiatrico è il palcoscenico della sfilata. Al suo interno, le modelle mettono in scena una performance che sfida continuamente il confine tra follia e lucidità, indossando reinterpretazioni sartoriali di camicie di forza, piume di struzzo, bende e corsetti costruiti con vetrini da microscopio. Voss non consola, scuote. E forse, proprio per questo, potrebbe liberarci dalla presa del sovrannaturale serial killer.

Dior, Haute Couture P/E 1998

John Galliano è direttore creativo di Dior da appena due anni quando, nel 1998, presenta l’ormai celebre collezione Haute Couture Primavera/Estate all’Opéra Garnier di Parigi. Bernard Arnault gli concede un budget senza limiti per l’occasione, e Galliano lo trasforma in uno spettacolo senza precedenti. Ispirata alla figura eccentrica della marchesa Luisa Casati – famosa per le sue leggendarie feste – la sfilata è un invito alla stravaganza più estrema: tulle impalpabili, velluti opulenti, volumi esasperati. Una sontuosità accecante che consacra lo show come uno dei momenti più importanti della storia dell’alta moda. Insomma, se non vi risveglia questo, siete spacciati.

Gucci, A/I 1995

Quando Tom Ford debutta da Gucci nel 1995, la moda cambia linguaggio. La sensualità diventa esplicita, magnetica. Non deve chiedere permesso, né scusa. Velluti setosi, camicie sbottonate, pantaloni a vita bassissima e tailleur che riscrivono i confini tra maschile e femminile, nonché l’idea stessa di erotismo. Come può non esser questo, dunque, un richiamo irresistibile al ritorno al proprio corpo?

Maison Margiela, Artisanal 2024

Nel gennaio del 2024, il mondo della moda si è fermato a guardare, ammirato, la nascita di uno dei suoi pezzi di storia. La collezione Artisanal di Maison Margiela di quell’anno, l’ultima firmata da John Galliano alla guida del brand, ha trasformato la Couture in un’esplorazione surreale del concetto di identità. Con un’estetica noir e silhouette capaci di raccontare le fragilità più disturbanti della bellezza, il défilé si è popolato di figure sospese, quasi spettrali, con volti magistralmente resi di porcellana da Pat McGrath. Biglietto di ritorno ai propri sensi assicurato.

Mugler Haute Couture, A/1 1995-1996

Per i vent’anni della sua maison, Thierry Mugler decise di fare le cose in grande. Con la Haute Couture Autunno-Inverno 1995-1996, al Cirque d’Hiver di Parigi, il designer rivisita e amplifica le figure più iconiche di tutte le sue collezioni, trasformando la passerella in un archivio vivente del suo immaginario. Tra creature futuristiche – come il famosissimo Fembot – silhouette scolpite, piume, luccichii, e un’audace reinterpretazione della Venere di Botticelli in chiave high fashion, è impossibile rimanere vittime di qualsiasi psico-sortilegio in stile Vecna.

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