Può un rettangolo di stoffa nascosto in un cappotto fare la storia della moda? Lontana dal semplice ruolo funzionale, l’etichetta diventa manifesto creativo del marchio, narrazione silenziosa della sua storia, nocciolo della sua identità.
Nel mondo della moda, nulla viene lasciato al caso. Ogni dettaglio viene studiato alla perfezione, ogni parte vive in funzione dell’intero, ogni elemento supporta ed eleva l’altro. Ogni cucitura ha un intento, ogni piega un messaggio. Tutto lascia un’impronta: anche un’etichetta. Quello che per molti è solo un dettaglio funzionale – un rettangolo di tessuto con logo, taglia, ed informazioni necessarie – per alcuni diventa un manifesto di stile. Alcune etichette non si limitano ad informare, vanno oltre la loro semplice funzione diventando simboli di design. Riconoscibili, sorprendenti, provocatorie. Ecco le etichette entrate a pieni titoli nella storia della moda.
Il codice numerico di Maison Margiela
Da dove iniziare se non da Maison Margiela? Una semplice etichetta bianca, cucita con quattro punti a vista, accompagnata da una leggenda di numeri che vanno dallo 0 al 23: questa la combinazione di elementi che ha consacrato un semplice pezzo di stoffa a simbolo di innovazione. Ad ogni numero corrisponde una linea del brand (per fare alcuni esempi: Artisanal, moda uomo, calzature, e così via), segnalata da un piccolo cerchio a seconda del capo. Massima espressione dell’anonimato che contraddistingue il brand, e della volontà del suo creatore di concentrarsi sul prodotto piuttosto che sul marchio.


Le ciocche di capelli firmate McQueen
Nelle sue prime collezioni, in particolare nella linea Dante FW 1996, Alexander McQueen era solito cucire all’interno dei vestiti dei rari, gotici ed inquietanti dettagli: etichette realizzate con un involucro di plastica contenente una ciocca di capelli, spesso sua. L’etichetta diventava così una reliquia, trasformando il capo in un oggetto carico di energia personale.


Le etichette manifesto di Vivienne Westwood e Malcom McLaren
Negli anni ’70 e ’80, Dame Vivienne Westwood e Malcolm McLaren trasformarono le etichette in spazi politici e culturali. Le frasi e gli slogan incorporati, gli stessi che dominavano t-shirt e accessori, incarnavano perfettamente lo spirito attivista del brand, da sempre attento a temi di natura sociale, politica e ambientale. Non un dettaglio decorativo, ma un’estensione del punk tipico di Westwood.


Le zip tie di Off-White
Una semplice fascetta di plastica colorata, simile a quelle utilizzate per i sigilli di sicurezza, diventata un elemento distintivo: questa la storia della zip tie di Off-White, ideata da Virgil Abloh. Nata come sigillo di plastica, è diventata poi un accessorio decorativo a sé, brevettato dal marchio.

Le etichette sbagliate di Balenciaga
Il disordine è stata la cifra stilistica di Balenciaga sotto la guida di Demna Gvasalia, che ha saputo stravolgere i confini del lusso un dettaglio alla volta. Come potevano quindi le etichette non seguire la stessa logica? Esibite all’esterno dei capi, collocate in modo casuale o lasciate penzolare come cartellini mai tagliati, le etichette di Balenciaga firmate Demna sono state veri e propri dettagli di design scomposto: dichiarazioni ironiche e provocatorie.


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