The Shards, il mistero veste anni ’80

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The Shards è il thriller più elegante dell’anno ed è già impossibile smettere di guardarlo

Ci sono serie che raccontano una storia e altre che costruiscono un mondo in cui vorresti entrare, anche sapendo che qualcosa andrà terribilmente storto. The Shards, la nuova serie di Ryan Murphy disponibile su Disney+ con rilascio di due episodi ogni giovedì, appartiene alla seconda categoria. I primi episodi sono un viaggio nella Los Angeles del 1981, tra ville moderniste, licei esclusivi, auto d’epoca, giacche di pelle, tennis club e pomeriggi infiniti illuminati da una luce dorata che sembra sospesa nel tempo. Tutto è perfetto. Forse fin troppo. Ed è proprio da quella perfezione che nasce il disagio.

La trama parte da un’ossessione

La serie è tratta dall’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis e segue Bret, uno studente dell’ultimo anno in una prestigiosa scuola privata di Los Angeles. La sua quotidianità fatta di amicizie, privilegi e rituali adolescenziali viene sconvolta dall’arrivo di Robert Mallory, un nuovo compagno di classe tanto affascinante quanto impossibile da decifrare.

Nello stesso momento, la città vive sotto la minaccia di un serial killer soprannominato The Trawler. Da qui inizia un gioco continuo tra sospetto e paranoia, dove ogni dettaglio sembra avere un significato e nessuno appare davvero come vuole essere visto. La tensione cresce lentamente, senza bisogno di inseguimenti o colpi di scena forzati, lasciando che siano gli sguardi, i silenzi e le mezze frasi a fare il lavoro più importante.

L’estetica è la vera protagonista

La prima cosa che colpisce non è il mistero. È la bellezza.

Ogni inquadratura sembra uscita dalle pagine di un libro fotografico dedicato alla California degli anni Ottanta. Le linee pulite delle architetture moderniste, le piscine perfette, prati impeccabili e interni dove tutto è studiato nei minimi dettagli. I costumi raccontano un lusso discreto, fatto di polo, blazer, denim, mocassini e occhiali da sole, senza mai trasformarsi in una caricatura nostalgica. Ryan Murphy non usa gli anni Ottanta come semplice ambientazione. Li ricostruisce con una cura quasi ossessiva, rispettandone l’eleganza e quel senso di privilegio che attraversa tutta la narrazione. È un’estetica raffinata, ma mai fredda. Seduce lo spettatore e, allo stesso tempo, lo mette costantemente a disagio.

Un cast che convince

Anche il casting sembra seguire la stessa filosofia della serie: niente eccessi, nessun protagonista che schiaccia gli altri. Igby Rigney dà a Bret quella fragilità che rende credibile il suo punto di vista, mentre Homer Gere, figlio di Richard Gare, costruisce un Robert Mallory magnetico proprio perché resta indecifrabile. Più lo si osserva, meno sembra possibile capirlo. Anche Kaia Gerber, figlia dell’iconica modella Cindy Crawford, trova probabilmente il ruolo più convincente della sua carriera. Anche Hayes Warner, che interpreta la bellissima quanto superficiale Debbie Shaffer, si colloca perfettamente all’interno di questa estetica.

I primi due episodi sono solo l’inizio

Dopo pochi episodi la sensazione è chiara: The Shards non vuole semplicemente raccontare un thriller. Vuole costruire un’atmosfera dalla quale è difficile uscire. È una serie che si prende il suo tempo, che osserva prima di spiegare e che lascia spazio ai dettagli, perché sono proprio quelli a raccontare il lato più oscuro della storia. Ogni scena sembra avere un doppio significato e ogni personaggio nasconde qualcosa dietro un’apparenza impeccabile. Se il livello resterà questo, The Shards ha tutte le carte in regola per diventare una delle serie più eleganti e affascinanti dell’anno. Non solo per il mistero che racconta, ma per il mondo che riesce a costruire.